Memoria verificata di Monte Porzio, provincia di Pesaro e Urbino.
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intelligenza artificiale. È un progetto indipendente e non ha alcuna
affiliazione con il Comune di Monte Porzio, né con altri enti.
Che cos'è
Un archivio che cresce lentamente. Ogni affermazione pubblicata qui porta la
sua fonte; quello che non è verificato è dichiarato non verificato, e quello
che non ha fonte non viene scritto.
La regola che governa il resto è una sola: meglio una pagina vuota che una
pagina inventata. Per questo il sito è quasi vuoto — è cominciato il 7 agosto
2026 — e crescerà al ritmo delle verifiche, non a quello della scrittura. Se
una pagina vi sembra scarna, probabilmente è perché il resto non era ancora
accertato.
Monte Porzio (PU) non è Monte Porzio Catone (RM).
Sono due comuni distinti, distanti circa 250 km: uno nelle Marche, l'altro nel
Lazio. Online i due vengono confusi spesso. Qui si parla soltanto del primo.
Le pagine
Il Comune di Monte Porzio — identificazione, sede, contatti, popolazione datata, territorio, sindaco e consiglio comunale. E il motivo per cui l'altro Monte Porzio si chiama «Catone»: per due anni, dal 1871 al 1873, i comuni con questo nome furono due.
Quanti sono, e per quali strade — la popolazione dai censimenti del 1991, 2001, 2011 e 2021 e il bilancio demografico anno per anno dal 21 ottobre 2001 al 31 dicembre 2024: quanti sono nati, quanti morti, quanti arrivati e quanti partiti, ogni anno. Fra il 2001 e il 2010 il paese cresce di un quarto, e tre quarti di quella crescita sono italiani venuti da altri comuni italiani — ma da quali non lo dice nessuna fonte pubblica, e la pagina racconta dove ho cercato. Diciassette comuni vicini misurati con lo stesso metro dicono che non fu un fatto locale: in quegli anni la collina dietro la costa riceve e Pesaro, Ancona e Urbino cedono.
Com'è fatto il territorio — la valle del Cesano, i quattro terrazzi fluviali, le altimetrie, le tre fonti minerali dell'Ottocento di cui una ha lasciato il nome a una via, e le isole di territorio verso Monterado.
Il Piano di Protezione Civile, scritto nel 2004 — un documento tecnico del 2004, pubblicato online vent'anni dopo: zona sismica 2, un'aviosuperficie a Castelvecchio mai registrata altrove su questo sito, la lista dei terremoti che hanno colpito il territorio dal 1279, e un funzionario del 2004, «Anniballi Giorgio», che aggiunge un indizio alla domanda aperta sul cognome di un consigliere di oggi.
Le sette località — Monte Porzio, Castelvecchio, Padana, Triaca, Piantata del Ponte, la zona P.I.P. e le case sparse: nome, quota e abitanti di ciascuna dal 1991 al 2021, dalla cartografia censuaria dell'ISTAT. Padana e Triaca, che in rete circolavano senza fonte, ora ce l'hanno. Che siano frazioni continua a non dirlo nessuno.
Come si sono allargati i due paesi — quanto terreno occupano il capoluogo e Castelvecchio a ogni censimento dal 1991, misurato sui poligoni del costruito dell'ISTAT. Fra il 2001 e il 2021 i due paesi guadagnano la stessa percentuale di abitanti — il 28% ciascuno — e Castelvecchio occupa 3,4 volte il terreno nuovo del capoluogo: uno si è diradato, l'altro si è riempito. E i due non si stanno saldando, anzi: fra i loro bordi ci sono 565 metri, fermi dal 2001.
Padana — il terzo centro abitato del comune, 51 persone e dieci edifici, sta fuori dal comune: oltre il Cesano, dentro Trecastelli. Dal corpo principale di Monte Porzio lo separano 1.292 metri di territorio altrui; dal centro abitato di Ponte Rio, che è di un altro comune e di un'altra provincia, non lo separa niente — i due perimetri condividono 570 metri di confine. È un pezzo di un paese di millecinquecento persone diviso fra tre comuni, e nessun elenco lo dice, perché gli elenchi sono fatti per comune.
Dove finisce il comune — i cinque comuni confinanti misurati sulla cartografia dell'ISTAT, i due terzi di confine che stanno con la provincia di Ancona, e le due isole di territorio staccate dal resto del paese: si chiamano Piaggiolino. Dieci edizioni della stessa carta, dal 1991 a oggi, per distinguere quello che è del territorio da quello che è del disegno.
I vicini che hanno cambiato nome — fra il 2014 e il 2017 dieci comuni intorno a Monte Porzio ne sono diventati tre: Trecastelli, Terre Roveresche e Colli al Metauro. Le leggi regionali che li hanno fusi, lette negli atti del Consiglio regionale insieme ai fascicoli e ai resoconti d'aula. Nessuno dei tre si chiama come la proposta di legge che l'ha creato; una delle tre leggi ha sei articoli invece di sette perché l'aula le negò l'urgenza; e l'articolo che regola quei referendum è stato riscritto quattro volte fra il 2013 e il 2021, dopo diciotto anni fermo, e la regola con cui si contano i voti è cambiata due di quelle quattro — quella di oggi dice il contrario di quella applicata nel 2016.
Piaggiolino — le due isole di territorio staccate dal resto del comune: quanto misurano oggi, e come compaiono in due carte del volume del 1980 — una comunale della fine degli anni Settanta e la copia di un rilievo del 2 agosto 1632, dove Piaggiolino è una possessione del Collegio Germanico con una chiesa e una torre.
Le elezioni comunali, 1990-2024 — otto consultazioni dall'archivio del Ministero dell'Interno: affluenza, candidati sindaco, liste e seggi.
Chi ha amministrato il paese, 1829-1990 — priori comunali, sindaci e podestà, da due libri diversi; la notte del 1827 in cui l'archivio comunale fu derubato; e il buco 1975-1990, chiuso il 10 settembre 2026 con una seconda fonte.
Lo stradario — le 86 vie e piazze del paese, dall'elenco ufficiale del Comune, e che cosa ci si legge dentro.
Un vaso greco trovato a Monteporzio, e i Galli che qui non hanno lasciato nulla — un frammento di selce raccolto nel 1951 e un cratere attico a figure rosse del V secolo a.C., scavato in un sepolcro su un terreno che fu poi dei conti di Montevecchio: tutto quello che si sa di Monteporzio prima dei Romani. Dei Galli Senoni, che diedero il nome a mezza costa marchigiana, la fonte dice esplicitamente che dal territorio del comune non viene segnalato nulla.
Storia — la pieve nominata «Plebem Montis Porci» nella bolla del 1223, letta sull'edizione settecentesca, l'etimologia del nome, e una contraddizione fra le fonti sul castrum Montis Podii.
Il Cesano: come si chiamava il fiume — Suasanus per un migliaio d'anni: sette testimoni dal precetto di papa Adriano I del 782 a Brandimarte nel 1825, visti uno per uno sulla fonte, e le due volte in cui non dicono la stessa cosa. Con la lite del 1906 da cui la ricerca è nata, quando uno studioso spostò la battaglia del Metauro dal Misa al Cesano — e la stroncatura in dialetto di chi lo recensì: «da noi l'albero del ciliegio si chiama ceraso». Nessuno di questi documenti nomina Monte Porzio: parlano del fiume che le passa sotto, ed è la ragione per cui dal 31 agosto 2026 questa pagina non sta più dentro Storia.
La foresta fossile — nel letto del Cesano, sotto Monte Porzio, spuntano tronchi d'albero che si vedono solo quando l'acqua è bassa. Una tesi di laurea di Urbino del 2002-2003 li censisce sito per sito, misurandoli a passi dal Parco della Vita: sei sulla sponda destra e due sulla sinistra fra Castelvecchio e il Fosso di Rialdone. Le due date che tutti ripetono — 46.000 e 60.000 anni — stanno invece nei capitoli di quella tesi che non sono in rete, e qui restano dichiarate non verificate.
Il Pietrone del Moraccio — un masso di calcestruzzo alto tre metri a un chilometro dal paese, e la relazione dell'ispettore Luigi Masetti che nel 1879 lo descrisse insieme a una villa romana con bagni privati. Con la data vera degli scavi — 1878, non 1870 — e la catena di copie che ha riportato quel testo sul sito del Comune, errore di lettura compreso.
I signori di Monteporzio nel Duecento — quattro castelli e quattro famiglie nella bassa valle del Cesano; il dominus Guido Anselmi, suo padre consigliere comunale di Senigallia nel 1213, la casa con torre in città, e il figlio Artrotto che sposa Kera, figlia del signore di Castel Girardo. Con una correzione a una pagina di questo sito.
I cinque signori del Trecento — nel marzo 1442, a Mondolfo, un notaio interroga sotto giuramento cinque vecchi di Mondolfo e di San Costanzo su chi abbia tenuto Monteporzio, Castelvecchio e Castel Girardo a memoria d'uomo. Ne esce la catena dei signori che precedono i Montevecchio — fra cui Galeotto Malatesta di Rimini — il primo pedaggio documentato di questo territorio, riscosso al ponte del Rio Maggiore da chi il ponte lo teneva in piedi a sue spese, e tre versioni della successione che non coincidono.
I conti di Montevecchio, signori di Monteporzio — il 24 ottobre 1428 un abate concede al nipote il castellare di Monteporzio col suo fortilizio, per cinquecento ducati e quattro porci da trecento libbre ogni Natale: da quell'atto discendono quattro secoli di signoria. Con i confini della concessione nella lingua in cui furono scritti, la divisione del 1465 che separa Monteporzio da Castelvecchio, il ducato di Ferentillo del 1804 — e la distinzione, documento per documento, fra ciò che poggia su una segnatura d'archivio e ciò che poggia sulla storia che la famiglia scrisse di sé nel 1909.
Castelvecchio — il nome dal 1143, la chiesa di San Cristoforo poi di Sant'Antonio, i Barberini, e i secoli in cui fu un paese a sé, con un proprio sindaco, dipendente da Mondolfo. E il 1983, l'anno in cui al castello si riunì il Comitato provinciale dell'ANPI coi sindaci della provincia. Con il fatto contemporaneo che va nel verso opposto: l'unica scuola elementare del comune sta qui, e ci vengono anche i bambini del capoluogo.
La chiesa di Castelvecchio, e il manoscritto che la racconta — Sant'Antonio di Padova: ventisette parroci dal 1526 al 1969, con quattro bolle mancanti e una data che non sta al suo posto; i tre altari della chiesa vecchia, ognuno di un proprietario diverso; e la delibera del 30 agosto 1819 con cui si decise come pagare la ricostruzione — gli uomini sopra i dieci anni in denaro, le donne in acqua, i contadini in viaggi, e il principe Barberini, padrone del 93% delle terre, in scudi.
La chiesa che cresce con il paese — San Michele Arcangelo di Monteporzio in tre testi: rifatta dalle fondamenta a fine Cinquecento con 200 anime, ingrandita nel 1591, nel 1896 e nel 1899 con le misure prima e dopo, il campanile del 1888 e la lite sulle campane. E un punto in cui lo storico dice che il pievano ragionava male.
Il Crocifisso, il colera e due immagini — nel luglio 1855 il colera entra in paese: è la prima epidemia documentata su questo sito. Il popolo ricorre a un Crocifisso di legno che fino al 1883 non aveva neppure un altare suo. Le due fonti non vanno d'accordo su chi fu incoronato il 21 ottobre di quell'anno, né sull'anno della cappella — che una delle due data al 1833, cioè a ventun anni prima che quel pievano arrivasse in paese.
Sant'Eurosia, comprotettrice senza documenti — una santa aragonese venerata in una parrocchia della valle del Cesano, con una statua di legno, un altare del 1896 e una festa il martedì dopo Pentecoste. Nel 1918 il pievano rilegge quattro inventari dal 1715 al 1849 per capire da quando: due non vanno d'accordo su chi pagò la statua, e lui chiude scrivendo che per il titolo di comprotettrice «non esistono documenti che lo comprovino».
Il censimento delle anime del 1769 — i due pievani contano i loro parrocchiani uno per uno, con nome, età e famiglia: 99 famiglie a Monteporzio e 121 a Castelvecchio, divise fra il castello e la campagna. E nessuno dei due elenchi riesce a contarsi giusto.
Una partita a bocce del 1770 — fino a Napoleone Monteporzio fu una signoria privata, con statuti e milizia propri. Andrea Renzi detto il Bravo tira una boccia, aggredisce un uomo, viene processato ed esiliato: la supplica con cui chiede la grazia ai tre conti di Montevecchio è trascritta per intero, e in fondo al foglio c'è il prezzo della grazia.
Andrea, vent'anni, in casa del padre — le tre persone della partita a bocce stanno nel censimento dell'anno prima, tutte e tre nel castello. Il nome Andrea compare due volte in tutta la parrocchia, e uno dei due è un vedovo di 66 anni: la supplica dice che chi fu esiliato aveva padre e madre vivi.
Il 1797, e il paese che non firma — sei castelli della valle giurano di combattere uniti contro i francesi e il 6 marzo 1797 li battono a San Lorenzo in Campo. Monteporzio non è fra i sei — lo nota lo storico stesso, senza spiegarlo — e nelle stesse settimane è il luogo dove si fermano le truppe mandate a riportare l'ordine.
Un cimitero solo per due paesi, 1810 — il Consiglio comunale ne voleva due, uno per parrocchia; il Vice Prefetto del Regno Italico li nega perché sarebbero «gravosi ai Possidenti» e ne impone uno solo, in un campo attraversato per mezzo dal confine fra Monteporzio e Castelvecchio. I primi funerali, però, sono di quarant'anni dopo.
Il generale morto in Crimea — Rodolfo Gabrielli di Montevecchio, figlio del presidente del Consiglio comunale di Monteporzio morto in carica nel 1810, cade alla Cernaia nel 1855. Un libro del 1858 e uno del 1980 raccontano la stessa vita e concordano su dieci punti; sul giorno della sua morte no, e la contraddizione è stata riletta sulla carta di entrambi.
Il giorno in cui il paese cambiò Stato — domenica 16 settembre 1860, alle cinque del pomeriggio, la popolazione di Monteporzio si raduna nella sala maggiore del municipio e nomina tre uomini che aderiscono al Regno d'Italia; Castelvecchio fa lo stesso il giorno dopo alle nove del mattino. I due verbali sono trascritti per intero in un libro del 1980: lo stemma pontificio già tolto due giorni prima e il tricolore su una finestra del municipio, i sei nomi, e i cinque punti in cui i due atti non sono identici come l'editore dichiara. Con l'elenco dei 279 uomini che otto giorni prima erano andati alla rivolta di Pergola — diciotto da Castelvecchio, nessuno da Monteporzio.
La strada che il paese non voleva — nel 1852 tredici amministratori chiedono una strada da Orciano al ponte sul Metauro, e il Consorzio che deve pagarla comprende anche Monte Porzio. Il sindaco Odoardo Montanari scrive nel 1859 che al paese quella strada non serve e anzi gli toglie commercio; il 15 aprile 1865 un decreto del Prefetto lascia il comune fuori, e un Regio Decreto dello stesso giorno lo revoca. Nella stessa pagina, la data di annessione che il capitolo XIII dà — 6 agosto 1860 — e che il capitolo seguente smentisce.
Il monumento ai caduti, letto su una fotografia — le quattro lapidi in mezzo al paese, trascritte da una sola fotografia a licenza libera: quarantuno nomi per il 1915-1918, diciassette leggibili per il 1940, e due sigle — A.O.I. 1936, O.M.S. 1938 — con un nome ciascuna. È la prima pagina di questo sito sul Novecento, e dice riga per riga dove la fotografia smette di vedere.
L'estate del 1944, e il giorno che non è scritto — il fronte passò di qui nell'agosto del 1944. Senigallia, Corinaldo, Monterado, Mondavio, Fano hanno tutte la loro data di liberazione, al giorno; Monte Porzio, in quello che ho potuto leggere, non ce l'ha. La pagina mette in fila le tre righe locali che esistono — la chiesa di Castelvecchio danneggiata, il podestà che smette di deliberare in febbraio, la giornata del Reduce del 1945 — e circoscrive il buco invece di riempirlo. Rivista il 26 agosto: la linea tedesca correva sul crinale del paese, e il 10 agosto il fronte si fermò sul confine del comune per otto giorni. I combattimenti documentati stanno tutti dentro i comuni confinanti, fra il 18 e il 21 agosto. Ampliata il 27 agosto con la cronologia provinciale della Biblioteca-Archivio «Vittorio Bobbato» di Pesaro, che chiude il 21 agosto da un'altra parte — i tedeschi sono già oltre il Metauro — e che rimette in gioco una frase che il giorno prima avevo scartato: le demolizioni tedesche di fine luglio spiegano forse le mine che lesionarono il soffitto di Castelvecchio.
Il bomba day del 12 dicembre 2024 — una bomba d'aereo della seconda guerra mondiale, 214 kg di cui 66 di tritolo, riaffiora in un campo in località Montebello e viene disinnescata ottant'anni dopo: un centinaio di residenti evacuati, gli artificieri del Genio Ferrovieri di Bologna, il brillamento in una cava di Corinaldo. Cinque fonti indipendenti — Prefettura, ANSA, due articoli del Resto del Carlino, Non solo Flaminia — concordano su orari e cifre senza una contraddizione.
Quattro nomi nello schedario della Resistenza — nel fondo Ricompart dell'Archivio Centrale dello Stato, 703.716 schede delle commissioni che dopo la guerra riconoscevano le qualifiche partigiane, ci sono quattro persone nate nel comune di Monte Porzio (PU): Luigia Ferretti, Renato Ferretti di Castelvecchio, Gino Poletti, Wladimiro Serfilippi. Sono i primi nomi della Resistenza che questo sito abbia. La pagina li dà e insieme dice che cosa non provano — una scheda è una domanda presentata, non un riconoscimento ottenuto — e misura la trappola dei due Monte Porzio: cinque dei nove risultati sono di Monte Porzio Catone, e cercando «Monteporzio» in una parola sola, che è la grafia di casa, non esce nessuno dei quattro.
I due poeti di casa Montevecchio — un foglio disegnato a Fano nel 1764 celebra quarantotto cittadini illustri, e cinque sono conti di Montevecchio, cioè i feudatari di Monteporzio. Due di loro sono ricordati per i versi: Giulio, morto nel 1687, che non voleva pubblicare, e Pompeo, morto nel 1750 a novantotto anni, di cui si legge ancora un libro di liriche stampato a Fano nel 1712.
«Di Monteporzio in riva al Cesano, la primavera del 1825» — un periodico romano stampa nel 1825 uno scritto datato da qui e firmato dal duca Pompeo Benedetti già Montevecchio. Parla d'altro — le collezioni d'arte di un signore di Mondavio — ma comincia con due pagine su questo posto: l'aria, i campi, il Cesano, le rovine degli antenati sui monti vicini, e «l'ubertosa valle, dove signoreggiò un tempo l'antica Suasa». È il testo più antico che questo sito abbia in cui qualcuno scriva da Monteporzio senza farlo per un ufficio.
Lo stemma dei Montevecchio, disegnato a Fano — un blasonario delle famiglie nobili di Fano, raccolto nel 1705 e ricopiato nel 1872, disegna lo stemma della famiglia che tenne Monteporzio in feudo: tre gigli in capo e due monti sotto, non tre stelle. È il primo testimone dello stemma che non venga dal libro del 1980, e i suoi colori si leggono grazie allo stemma disegnato nella carta di fronte.
Dove stanno le carte di Monteporzio — gli archivi in cui si conservano i documenti dei due paesi, come li dichiarava lo storico che ci aveva lavorato nel 1980: le parrocchie, la cancelleria vescovile di Senigallia, gli Archivi di Stato, i Barberini. E la vicenda dell'archivio dei conti di Montevecchio, ripreso da Fano il 22 agosto 1950 per essere portato in Umbria. In fondo, gli indirizzi di oggi presi dai cataloghi pubblici, che dal 31 agosto 2026 sono la metà più lunga della pagina: nove volumi di catasto del Novecento all'Archivio di Stato di Pesaro; le mappe del 1825 dentro il catasto gregoriano del circondario di Pergola — dove Monteporzio compare in tutte e quattro le serie, e Castelvecchio in tre; il catasto fabbricati, cioè chi possedeva le case; l'ufficio che quelle mappe le fece, la Cancelleria del censo di Pergola, istituita il 1° ottobre 1819 — e perché i sette uffici dell'Ottocento non sono i sei scaffali di oggi; il nome dell'elenco da chiedere allo sportello; un fondo di polizia del mandamento di Mondavio; l'archivio comunale, che nessun catalogo descrive — e un risultato negativo che risparmia un viaggio: un catasto di Monte Porzio anteriore al 1815, a Pesaro, non risulta.
La cronaca del Ferrari, letta da casa — di tutte le carte che questo sito insegue, una sola si legge per intero senza muoversi: la Cronica di Sinigaglia di Giovanni Francesco Ferrari, nella copia che il nipote firmò nel 1578, digitalizzata a colori dalla Biblioteca Apostolica Vaticana come Vat. lat. 8109. Sfogliata carta per carta fra il 22 e il 25 agosto 2026: il frontespizio che dà l'anno e il nome intero dell'autore, la firma del copista alla c. 4r, dove la cronaca finisce davvero (6 novembre 1501), e la c. 102r, dove comincia il Libro quarto e dove il Ferrari cita l'indulto di Gregorio IX del 1232 — il secondo testimone di un documento che qui aveva una fonte sola. Compresa la copia della bolla che il Ferrari annuncia e non trascrive: dieci facce guardate una per una, e un risultato negativo. Uscita da Dove stanno le carte il 31 agosto 2026.
I comuni scomparsi intorno — quattordici comuni della provincia cessarono di esistere nel solo 1869, sei di loro lo stesso giorno: gli otto regi decreti letti nel testo, e la seduta del Consiglio provinciale del 20 aprile 1868 che sta all'origine di dodici soppressioni. Quattro erano vicini di Monte Porzio, due stavano sulla stessa valle del Cesano. Monte Porzio non si mosse: in centosessantacinque anni non ha una sola riga di variazione.
Le fiere e le forbici — di che cosa viveva il paese: le quattro fiere concesse da Clemente XIII nel 1763 e rifatte da Vittorio Emanuele II nel 1862, e il mestiere delle forbici che occupava forse metà degli abitanti.
Come è cresciuto il paese — il centro storico in una carta topografica del Settecento e nelle mappe catastali del 1825: la piazza, i palazzi dei conti, il tempietto della Polissena, e l'iscrizione del 1743 sotto l'orologio.
La torre dell'orologio e la lapide dei conti — la lapide del 1743 con lo stemma dei conti di Montevecchio, sulla facciata del vecchio municipio. Una fotografia scattata in paese e una stampata in un libro del 1980 mostrano la stessa pietra a quarantasei anni di distanza: lo stemma c'è ancora, le quattro righe dell'iscrizione non si vedono più. È la prima pagina di questo sito con una fotografia, pubblicata con il permesso di chi l'ha scattata.
I due orologi comprati nel 1903 — tre anni di lettere fra il sindaco Annibale Pinzani, una ditta di orologi da torre di Novara e il prefetto di Pesaro, che per due volte prova a bloccare la spesa. Dall'archivio comunale, mai raccontata altrove su questo sito — con un conto che non torna: il nome del costruttore che risulta oggi sul quadrante non è quello di questa vicenda.
La chiesuola dei conti, e due chiesette — la cappella privata dei conti di Montevecchio accanto al vecchio municipio: l'iscrizione a Benedetto XIV sopra la porta, datata 1738, e il rescritto pontificio del 7 maggio 1748 che quella lapide dice di commemorare. Dieci anni di differenza, pubblicati senza scegliere. E le due chiesette minori: la scomparsa di Campo Arsiccio e quella della Madonna del Rosario, costruita in Via Roma nel 1935.
Il palazzo che il Comune chiama «il Pincio» — Palazzo Chiocci-Ginevri-Latoni, di fronte al vecchio municipio: descritto per la prima volta da una scheda del sito istituzionale del Comune, che lega in un solo nome tre cognomi — uno dei quali, Latoni, già noto a questo sito per il sindaco Orazio Latoni (1874-1877).
Il santuario della Madonna di Tulinella — la «Chiesina di Via Roma». Il Comune ne racconta l'origine con una storia di tradizione orale — un asino, una grazia, un quadro appeso a un olmo nel 1886 — e non la data mai; la data, 1935, sta in un libro che la storia non la sa. Le due versioni si incastrano, e a tenerle insieme è un contributo di lire 300 mandato dall'Africa in guerra. Che è una delle righe che il Comune, ricopiando, ha tolto: dodici nomi di persone del paese, e la data.
Il lavoro e le imprese nel 2017 — 259 unità locali e 966 posizioni di lavoro nel registro esteso dell'ISTAT: che forma ha l'economia del paese, che cosa il conteggio lascia fuori, e quanta parte del lavoro i decreti del marzo 2020 classificarono come sospesa.
Quali mestieri, 2018-2023 — il paese settore per settore nel registro ISTAT delle unità locali: metà del lavoro sta nella manifattura, un quinto in tre soli stabilimenti, e il gruppo della coltelleria — quello delle forbici — non compare in nessuno dei sei anni.
Le scuole — quattro scuole statali e nessuna scuola propria: sono tutte plessi di un istituto comprensivo che ha sede a Mondolfo. L'unica scuola primaria del comune non è nel capoluogo ma a Castelvecchio, e si chiama «Monsignor Polverari» dal dicembre 1999. Gli alunni anno per anno dal 2015/16: in otto anni quarantasette bambini in meno, e il calo comincia dall'asilo, che quasi si dimezza. Tre edifici per quattro scuole — 1925, 1952, 1963 — e chi era Agnese Latoni.
Alberto Polverari — il sacerdote e storico nato a Monte Porzio il cui libro del 1980 è la fonte più citata di questo sito, e di cui fino al 30 agosto 2026 non si sapeva né quando fosse nato né quando fosse morto. Adesso: morto fra la primavera del 1991 e il 1992, ricavato da due frasi della stessa premessa; anno di nascita conteso fra 1912 e 1914, e la contraddizione è pubblicata. Suo padre era Emilio Polverari, il primo organista della pieve. E la biografia che qui manca esiste: l'ha scritta due volte Carlo Pongetti, nel 1993 e nel 2014, e non è in rete.
Circoli, casse e confraternite — le associazioni dei due paesi fra il 1900 e il 1918: mutuo soccorso, banda, laboratorio femminile, cassa operaia contro l'usura, e prima di tutte il grano prestato ai poveri. L'elenco è datato perché fu scritto per litigare con il giornale di Castelvecchio.
La Congregazione di carità e il Lascito Latoni — da un decreto del 1860 a una legge regionale del 1978: la Congregazione di carità (1862-1937) e il suo successore, l'ECA, amministravano il Monte frumentario e i soldi lasciati nel 1887 dal marchese Orazio Latoni «per l'assistenza ai poveri ammalati». Da due schede SIUSA mai usate finora, una delle quali si contraddice di un anno con se stessa.
Lino Patrignani, ingegnere di Castelvecchio — nato a Castelvecchio nel 1897, morto a Fano nel 1961: acquedotti, fognature e scuole in mezza provincia, Monteporzio e Castelvecchio comprese. Un elenco di opere senza date, da una scheda SIUSA.
Dove stanno le carte — l'elenco dei documenti su Monteporzio, Castelvecchio e Miralbello conservati nel fondo Urbinate dell'Archivio di Stato di Firenze: non che cosa dicono, ma dove sono. Con una data che non torna dentro l'elenco stesso.
Una settimana da capitale, nel 2024 — dal 30 settembre al 6 ottobre 2024 Monte Porzio è stato «capitale al quadrato» del progetto 50x50 di Pesaro Capitale Italiana della Cultura: il programma «La città ideale», fra mostre, conferenze e concerti nei luoghi che questo sito già racconta — il Castello Barberini, la Pieve di San Michele, l'area archeologica del Pietrone del Moraccio.
Il Centro Sportivo Olimpia — aperto il 18 giugno 2016 in via Risorgimento, gestito dall'Asd Sportfly: palestra, campi, sala polifunzionale. Nello stesso anno ha ospitato due corsi di formazione nazionale Asi — un master di psicologia dello sport a luglio, con atleti professionisti come modelli di studio, e un corso per istruttori di tiro con l'arco a dicembre — con lo stesso responsabile tecnico in entrambi, a cinque mesi di distanza.
L'ufficio postale chiuso un mese e mezzo — da metà febbraio ai primi di aprile 2026 l'ufficio di via Gramsci chiude per il progetto Polis di Poste Italiane, e il servizio si sposta a San Michele al Fiume. Con un limite dichiarato: una delle due fonti di stampa non è stata letta per intero, perché il suo robots.txt esclude per nome i crawler di Claude.
L'ordinanza sul risparmio idrico, estate 2026 — dal 4 agosto al 30 settembre 2026 il sindaco vieta l'irrigazione libera di orti e giardini, il lavaggio di auto e piazzali, il riempimento di piscine e fontane private, citando una «severità idrica media» segnalata dalla Regione Marche. Trovata l'ultimo giorno di validità, esplorando per la prima volta le pagine per argomento del sito comunale — assente dalla sitemap letta il giorno prima.
Il Fondo idrico ASET, riduzione in bolletta per ISEE — dal 24 settembre al 25 ottobre 2026 il Comune apre le domande per un contributo che riduce la bolletta dell'acqua in base al reddito familiare (ISEE), dal 100% per i nuclei più poveri al 20% per i più alti in fascia — con appena 2.356,93 euro di fondo totale dichiarato nel modulo di domanda.
Il permesso "Monte Porzio", trivelle mai arrivate — una società petrolifera chiede nel 2015 un permesso di ricerca idrocarburi su 208,7 kmq e undici comuni, con lo stesso nome del paese; il Ministero lo respinge il 27 novembre 2015. Con l'opposizione di un comitato di San Michele al Fiume, e alcune sue affermazioni non verificate altrove.
L'incendio in via Fornace — 7 marzo 2026, un garage in fiamme evacua precauzionalmente gli occupanti di una palazzina. Due fonti concordano su una famiglia di otto persone; una terza, non letta per intero, ne racconta due: la contraddizione è pubblicata, non risolta.
L'incendio nel suolificio di via Cesanese — 16 febbraio 2025, un capannone per la produzione di suole prende fuoco al mattino; intervengono i Vigili del Fuoco di Fano e Senigallia con quattro autobotti e un'autoscala da Pesaro, nessun ferito.
La cena dei Randagi nel Cuore — 6 dicembre 2025, cena di beneficenza al ristorante Ausonia per l'associazione che si occupa dei gatti randagi fra Monte Porzio, Mondolfo e San Costanzo, con la presentazione del calendario 2026.
Il pitbull, la rissa e il pranzo di Ferragosto — 15 agosto 2024, allo stesso ristorante Ausonia, un pitbull lasciato legato fuori dal locale spezza il guinzaglio e uccide il cane di una comitiva di anconetani, ferendone il proprietario; scoppia una rissa, sedata dai carabinieri. Le fonti non concordano sulla razza del cane ucciso.
Il nuovo ambulatorio infermieristico, e la sua prima crisi — l'AST Pesaro-Urbino apre nell'estate 2025 un ambulatorio dell'infermiere di famiglia e comunità in Piazza Garibaldi, tre giorni a settimana; le fonti non concordano sul giorno esatto dell'inaugurazione; a dicembre chiude per un guasto alla caldaia, l'opposizione protesta, il Comune fa dietrofront in un giorno.
«Al femminile», il libro delle scrittrici del paese — la raccolta curata da David Guanciarossa per Monte Porzio Cultura, arrivata alla quinta edizione nel 2024 e presentata due volte, il 3 ottobre al Circolo Birraio Oltremondo e il 28 dicembre all'Hotel Ausonia.
I palloncini per Alice Tombari — 6 agosto 2025, la presentazione di un romanzo con ogni sedia del pubblico legata a un palloncino, lasciato volare in silenzio a fine serata. Fonte singola, dichiarata.
L'incendio nei campi di grano — 28 giugno 2020, oltre 5 ettari di grano in fiamme per le scintille di una mietitrebbia: quattro ore di lavoro per i Vigili del Fuoco, con un elicottero, un camion distrutto e nessun ferito.
L'incendio in un'abitazione — 4 aprile 2026, una canna fumaria fa propagare le fiamme a parte del tetto coibentato; intervengono i Vigili del Fuoco di Fano e Senigallia, nessun ferito.
Luigi Esposto, vicesindaco — avvocato, vicesindaco nell'amministrazione di Giovanni Breccia, morto a 41 anni nella notte fra il 27 e il 28 luglio 2020 dopo una malattia tenuta riservata.
L'armadio blindato per fucili — novembre 2023, trovato forzato e vuoto in un campo fra Monte Porzio e Castelvecchio; nessuna denuncia di furto d'armi nella zona, indagano i carabinieri.
La fusione con Mondolfo, un tema che torna e non si fa — Vittoriano Solazzi annuncia contatti per un unico comune con Mondolfo-Marotta e Ponte Rio (2020); il sospetto riemerge nel 2025 e una proposta più mirata su Ponte Rio nel 2026; nessuna delle tre ha mai avuto un seguito concreto.
Il primo caso Covid in una classe — febbraio-marzo 2020, un insegnante dell'Istituto "Fermi" positivo, la 3ª F di Monte Porzio sotto sorveglianza per 14 giorni.
Il campionato regionale di kickboxing — 24 novembre 2024, al Centro Sportivo Olimpia, oltre 100 atleti per il campionato marchigiano organizzato da Federkombat.
La Sala del Regno ristrutturata — 7 ottobre 2023, riapre in via Luciano Lama la Sala del Regno dei Testimoni di Geova, usata da oltre 300 fedeli.
Un contributo alle famiglie in difficoltà — dicembre 2021, la Fondazione di Comunità Fano Flaminia Cesano consegna 3.000 euro al Comune dal fondo "Insieme per la comunità" del Banco Marchigiano.
L'incidente mortale di Roberto Angrisani — 11 agosto 2017, a Castelvecchio muore in uno scontro stradale un carabiniere in congedo di 53 anni, a un centinaio di metri da casa.
Una camminata per Francesco — 28 aprile 2024, le Pro Loco e altre associazioni di Mondolfo, Monte Porzio e Castelvecchio raccolgono fondi per un dispositivo a controllo oculare per un uomo affetto da SLA.
«La Salsiccia n'ti Canton» — la sagra di Castelvecchio, documentata dal 2005 al 2026, con il Palio della Damigiana e la Corsa della Gluppa.
Le due squadre di calcio del paese — Monte Porzio Calcio Asd (fondata 2011, Piazza Garibaldi) e Virtus Castelvecchio 1984 Asd (via Barberini), entrambe nei gironi dilettantistici Pesaro-Urbino: la prima promossa in Seconda Categoria per la stagione 2026-2027 dopo un secondo posto, la seconda stabile in Terza Categoria da anni.
Il defibrillatore rotto e l'inchiesta dei ragazzi — primavera 2025, un defibrillatore danneggiato a Castelvecchio diventa lo spunto per un'inchiesta di due classi della scuola media su noia e spazi per i giovani in paese. Fonte singola, dichiarata.
Tradizione orale — modi di dire e memoria non scritta, raccolti da chi vive in paese. Testimonianza dichiarata, non documento.
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Tradizione orale
Una pagina a parte, per quello che si sa in paese e non sta scritto. Sempre con la data, e con l'indicazione di chi l'ha raccontato per quanto ha acconsentito a dire di sé. Mai mescolata al resto.
Quando due fonti attendibili si contraddicono, qui trovate scritta la
contraddizione, non una scelta silenziosa fra le due.
Errori
Ce ne saranno. Chi vive a Monte Porzio ne sa più di questo sito, e su molte
cose ne saprà sempre di più: un archivio scritto perde per primo proprio quello
che tutti in paese danno per ovvio.