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Alberto Polverari

L'uomo che questo sito cita più di ogni altro, e di cui a lungo non ha saputo né quando è nato né quando è morto. Adesso ne sa un po' di più, e sa anche che due fonti non sono d'accordo.

Ultima verifica: 2 ottobre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Questa pagina riguarda una persona nata nel comune marchigiano di Monte Porzio, in provincia di Pesaro e Urbino.

Questa pagina nasce da un imbarazzo. Il libro di Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia (1980), è la fonte più citata di tutto questo sito: la storia, Castelvecchio, gli archivi del paese, i signori di Monteporzio e una ventina di altre pagine stanno in piedi soprattutto su di lui. Eppure, fino al 30 agosto 2026, di quest'uomo il sito non sapeva né quando era nato né quando era morto.

È un buco che riguarda il metodo, non la curiosità: chi legge ha diritto di sapere quando scriveva l'autore di cui gli si riporta la parola. Questa pagina raccoglie quello che si è riusciti a mettere insieme, e — come sempre qui — dichiara per esteso quello che non si è trovato.

Quello che è certo

L'anno di nascita: 1912 o 1914?

Due fonti, due anni, e non si sceglie (è la regola 8 di questo cantiere: se due fonti si contraddicono, si pubblica la contraddizione).

1912. Un profilo biografico tratto da Studia Picena, Ancona 2002, pp. 368-369, e trascritto su un sito locale di Monte Porzio, si apre così: «Nato nel 1912, terzo di sette fratelli, apparteneva ad una famiglia di modeste condizioni economiche: il padre era un povero falegname».[4]

1914, per sottrazione. Tre testi del 2014 dicono, indipendentemente l'uno dall'altro, che quell'anno era il centenario della sua nascita: la presentazione della ristampa del suo libro, che esce «nel centenario della sua nascita»;[1] la notizia del Consiglio regionale delle Marche del 4 agosto 2014, secondo cui la ristampa arriva «a cento anni dalla nascita del suo autore»;[2] e la stampa locale che nel novembre dello stesso anno dà conto degli atti di un convegno tenuto «nel centenario della nascita».[5]

Le due affermazioni non hanno la stessa forma, e conviene dirlo. Una data di nascita è un dato; un «centenario» è una ricorrenza, e le ricorrenze si celebrano anche con un anno o due di scarto, quando l'occasione capita. Ma tre testi concordi non sono poco, e il primo è un profilo pubblicato su una rivista scientifica — anche se questo sito lo legge in una trascrizione su un sito privato, non sulla rivista.

Che cosa chiuderebbe la questione: l'atto di nascita, il registro dei battesimi della parrocchia di San Michele Arcangelo, o la pagina 368 di Studia Picena 2002 vista sulla carta.

Quando è morto: non lo so, ma la finestra si è stretta

Nessuna delle fonti raccolte dà una data di morte. Due frasi della stessa premessa, però, danno un limite per parte, e messe insieme chiudono un intervallo di poco più di un anno.

Dopo la primavera del 1991. La premessa dell'edizione del Codice di San Gaudenzio racconta come il progetto sia nato e come si sia interrotto:

Il progetto editoriale del presente inedito cartulario si deve ascrivere al merito del compianto paleografo monsignore Alberto Polverari. […] La morte lo ha colto quando si apprestava a completare l'opera, avendo aderito con piacere, nella primavera del 1991, alla proposta, avanzata dal sottoscritto, di inserire la pubblicazione nell'ambito del progetto di ricerca internazionale[3]

Nella primavera del 1991 era dunque vivo e al lavoro.

Morto prima del 1992, e lo dice la stessa edizione tre pagine più in là. In una nota della stessa premessa Baldetti elenca i volumi delle Carte di Fonte Avellana curati da Polverari, e del quinto scrive che è

apparsa postuma, nel 1992, con gli indici realizzati da Roberto Bernacchia[3]

Un libro che «appare postumo nel 1992» esce quando l'autore è già morto. Il limite superiore scende dunque dal 2001 al 1992, e la finestra si chiude in poco più di un anno.

Il conto. Vivo nella primavera del 1991; morto prima che uscisse, nel 1992, il quinto volume delle Carte di Fonte Avellana. Alberto Polverari è dunque morto fra la primavera del 1991 e il 1992 — e questo è quanto due frasi della stessa premessa, messe una accanto all'altra, permettono di dire. Il giorno e il mese non li ho.

Le altre due fonti trovate concordano, e adesso servono solo da conferma: i suoi dattiloscritti inediti sono ripresi «in parte postumi» in un libro di mons. Angelo Mencucci del 1994,[6] e la presentazione della ristampa segnala un suo libro uscito «postumo» nel 2001.[1] Nessuna delle due contraddice il 1991-1992; nessuna delle due lo stringe di più.

Un dettaglio della fonte di Santoni, per chi volesse ricontrollare. La frase sui dattiloscritti è stampata «rin parte iportati in parte postumi»: il refuso è del libro, non della mia lettura — la pagina è stata resa a immagine e guardata a vista. Con un refuso in mezzo la frase si può leggere in più modi, ed è per questo che qui vale come conferma e non come prova.

Che cosa manca ancora: quale dei due anni, e il giorno. Il posto dove cercarli, adesso, si sa: sta nella sezione qui sotto.

Ne segue una cosa che tocca le scuole: quando nel dicembre 1999 la scuola di Castelvecchio prese il suo nome, Polverari era morto da sette o otto anni. L'intitolazione era postuma.

La biografia esiste, e questo sito non l'ha letta: si chiama Pongetti

Questa pagina è nata da un buco, e il buco resta. Ma il 31 agosto 2026 si è scoperta una cosa che vale quasi quanto colmarlo: due testi biografici su Alberto Polverari esistono, sono a stampa, e li ha scritti la stessa persona.

Il primo è un necrologio. Nel volume 96 (1991) degli Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche — stampato ad Ancona nel 1993 — la sezione «Necrologi» contiene, alle pagine 583-588, un ricordo di Alberto Polverari firmato Carlo Pongetti.[7] Sei pagine: è di gran lunga il testo più esteso su di lui di cui questo cantiere conosca l'esistenza. Che stia lì è coerente con tutto il resto — Polverari era socio e consigliere di quella Deputazione, ed è la stessa che nel 2006 pubblicherà il Codice di San Gaudenzio dedicandolo alla sua memoria.

Il secondo è una biografia vera e propria. Negli Atti del convegno del 2014, 52 pagine a colori uscite nei Quaderni di Sestante e presentate il 26 novembre 2014 al Circolo «La Fenice» di Senigallia, il primo intervento dell'indice è: Carlo Pongetti, Università di Macerata, «La biografia di mons. Alberto Polverari».[8] Lo stesso autore, ventitré anni dopo.

L'indice di quegli Atti, per intero, perché è una mappa di chi sa che cosa e questo sito non l'aveva:[8]

ChiChe cosa
Carlo Pongetti (Univ. di Macerata)La biografia di mons. Alberto Polverari
mons. Egidio Bugugnoli (parroco di Marotta)La dimensione sacerdotale
Marinella Bonvini MazzantiLa metodologia della ricerca storica e bibliografica
Eros Gregorini (Comune di Senigallia)L'opera storica e la Storia dei Paesi
Sergio FraboniLe testimonianze politiche e giornalistiche (a mente di Elvio Grossi e Dario Mazzanti)
Gabriele Moroni (Conservatorio di Pesaro)Don Alberto, Rossini e la musica
Mariella Bonvini TrianiL'archeologia di don Alberto
V. Prediletto, G. Donatiello, F. PorcelliDiario di bordo, racconto fotografico
F. Chiappetti, T. Piersantelli, G. Orciariapprofondimenti e testimonianza personale

Nessuno dei due testi è in rete, e questo cantiere non li ha visti: qui sono citati come riferimento bibliografico, non come fonte. Chi passa dalla Biblioteca Antonelliana di Senigallia — dove c'è una sala di lettura intitolata a lui — o da una biblioteca che tenga gli Atti e memorie ha in mano, in due pomeriggi, la data che a questa pagina manca.

Una tentazione, e perché è sbagliata. Il necrologio sta nel volume dell'anno 1991: viene naturale concluderne che Polverari sia morto nel 1991, e chiudere la finestra a metà.

Non regge, e si può dimostrare. Nella stessa sezione «Necrologi» dello stesso volume c'è il ricordo di Luigi Moranti, bibliotecario di Urbino: e Moranti era morto il 20 febbraio 1988, tre anni prima dell'anno che il volume porta in copertina.[9] I necrologi di quel volume commemorano dunque anche morti vecchie di anni, e il volume fu materialmente stampato nel 1993.

Il necrologio di Pongetti prova che Polverari era morto prima del 1993 — cioè meno di quanto già si sapeva. La finestra resta quella di prima: fra la primavera del 1991 e il 1992.

La vita, per quanto ne dice una fonte sola

Tutto quello che segue viene dal profilo di Studia Picena 2002 nella trascrizione citata sopra, ed è quindi una fonte sola: si legge come tale.[4]

Il padre si chiamava Emilio, e il libro lo dice senza dirlo

Il profilo aggiunge un dettaglio che riguarda Monte Porzio e che prende dal libro stesso: il padre, falegname, fu il primo organista del paese nel 1901.[4] Da questa frase e dal libro, messi uno accanto all'altro, esce un nome.

In tutto il volume di Monteporzio e Castelvecchio nella storia l'espressione «il primo organista» compare una volta sola, e a proposito dell'organo di Luigi Giudici collocato nella pieve di San Michele Arcangelo:

che venne inaugurato il 7 ottobre 1900 alla presenza del vescovo Boschi e dei maestri senigalliesi Quinto Frediani e Italo Galaverni. Il primo organista ne fu Emilio Polverari.[10]

Il profilo dice che il padre di don Alberto fu il primo organista del paese e che è il volume a ricordarlo; il volume conosce un solo primo organista, e si chiama Emilio Polverari. Il padre di Alberto Polverari era Emilio Polverari.

Tre avvertenze, perché la catena si veda tutta:

Ne segue qualcosa su altre due pagine di questo sito, ed è il motivo per cui vale la pena averlo stabilito. Il 25 marzo 1911 «Emilio Polverari» è uno dei sette presenti alla riunione del Circolo cattolico San Filippo Neri che vota la protesta contro il giornale castelvecchiese La Pacca — la seduta è trascritta per intero; e una nota del libro, rimandando a Grossi, dà Domenico Patrignani ed Emilio Polverari come i primi presidenti del Circolo.[10] Il padre dello storico non era dunque solo l'organista della pieve: era uno dei due uomini a capo dell'associazione cattolica del paese nell'anno in cui il paese litigava sui giornali.

Che cosa ha scritto, per quello che questo sito ha visto

Non è una bibliografia — sarebbe di «oltre cinquanta opere», secondo la stampa locale[5] — ma l'elenco dei suoi lavori che questo cantiere ha incontrato mentre lavorava ad altro, con l'anno.

AnnoOperaDove l'ho incontrata
1958La Madonna del Soccorso venerata in Ripe (attribuzione del curatore)nota di Santoni[6]
1970prime 78 registrazioni in regesto del Codice di San Gaudenzio, in RSpremessa dell'ed. 2006[3]
1970-71Monterado: una fondazione avellanita, in «Studia Picena» XXXVIIInota di Santoni[6]
1972, 1977Carte di Fonte Avellana, voll. I e II, con p. Celestino Pieruccipremessa dell'ed. 2006[3]
1974Regesti senigalliesi (secc. VII-XII)Castelvecchio[3]
1979-81Senigallia nella storia, 1 (Evo Antico) e 2 (Evo Medio)nota di Santoni[6]
1980Monteporzio e Castelvecchio nella storiala fonte di questo sito[1]
1983edizione critica del Codice Bavaro, con Ettore Baldettipremessa dell'ed. 2006[3]
1988Vita di Pio IX, vol. III, Città del Vaticanoprofilo citato[4]
1992Carte di Fonte Avellana, vol. V — apparso postumopremessa dell'ed. 2006[3]
dal 1970edizione integrale del Codice di San Gaudenzio, rimasta incompiutapremessa dell'ed. 2006[3]

L'opera che portava il suo nome è stata finita da altri. L'edizione del Codice di San Gaudenzio uscì nel 2006, quindici anni dopo quella primavera del 1991, e porta in testa la dedica alla sua memoria.[3]

Che cosa questa pagina non dice

Le fonti

Note

  1. Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, 1980, ristampa del Consiglio regionale delle Marche (I Quaderni del Consiglio, n. 150), presentazione all'edizione del 2014, p. 9, firmata dall'Associazione Monte Porzio cultura (ing. David Guanciarossa) e dal Comitato organizzatore (Sauro Esposti). Da qui: la nascita a Monte Porzio, l'uscita della ristampa «nel centenario della sua nascita», l'intitolazione della scuola elementare di Castelvecchio nel dicembre 1999, e il libro uscito «postumo» nel 2001. Affidabilità: locale e recente — è la voce di chi ha promosso la ristampa, non uno studio biografico. La datazione della ristampa al 2014 è stata ricavata da questo sito su tre indizi concordi: vedi Gli archivi del paese.
  2. Consiglio regionale delle Marche, notizia «Monte Porzio ricorda mons. Alberto Polverari», del 4 agosto 2014 (www.consiglio.marche.it/informazione_e_comunicazione/primo_piano/scheda.php?articolo=1712), consultata il 31 agosto 2026. La ristampa è presentata al Palazzo dei conti Montevecchio di Monte Porzio «a cento anni dalla nascita del suo autore»; Polverari vi è detto «illustre concittadino». Affidabilità: alta come atto di comunicazione dell'ente che ha pubblicato il libro, nessuna come studio biografico — non dà date anagrafiche.
  3. Il Codice di San Gaudenzio, edizione critica a cura di Ettore Baldetti, Deputazione di storia patria per le Marche, 2006: dedica («Alla memoria del maestro e amico mons. Alberto Polverari»), elenco dei cooperatori («Alberto Polverari † — regg. 5-119») e premessa, da cui la citazione riportata nel testo, il 1970 delle prime 78 registrazioni in regesto e il 1983 dell'edizione del Codice Bavaro; la nota 5 della stessa premessa per i volumi delle Carte di Fonte Avellana e per il quinto «apparsa postuma, nel 1992». Copia in sources/cache/codice-san-gaudenzio.pdf. Affidabilità: alta — è un collaboratore diretto che scrive della propria opera comune; è però una premessa, non una biografia, e non dà date anagrafiche.
  4. «Mons. Alberto Polverari — Breve biografia», pagina del sito privato www.guanciarossa.it/monteporzioportal/polverari.html, consultata e copiata il 31 agosto 2026 (sources/cache/guanciarossa-polverari.html). La pagina dichiara in calce: «Tratto da Studia Picena Ancona 2002, pagg. 368-369», senza nome dell'autore. Affidabilità: da dichiarare due volte — il testo di partenza è una rivista scientifica (buona), ma questo sito ne legge una trascrizione su un sito privato (non controllata), e la trascrizione non è firmata. Il cognome del gestore del sito è lo stesso che firma la presentazione della ristampa del 2014: le due fonti potrebbero non essere del tutto indipendenti.
  5. Vivere Senigallia, «"Don Alberto Polverari - sacerdote, storico e politologo", mercoledì la presentazione degli Atti del Convegno», 20 novembre 2014, consultato il 31 agosto 2026. Da qui: il convegno «nel centenario della nascita», le «oltre cinquanta opere», la cittadinanza onoraria di Senigallia e la sala di lettura a lui dedicata alla Biblioteca comunale Antonelliana. Affidabilità: stampa locale, seconda nella gerarchia delle fonti di questo cantiere; non dà date anagrafiche.
  6. Vincenzo Palmesi, Storia dei tre Castelli. Tomba di Senigallia, Ripe e Monte Rado, edizione critica a cura di Giuseppe Santoni, I Quaderni del Consiglio regionale delle Marche, n. 323, p. 22, nota 3. Copia in sources/cache/quaderno-323.pdf; la pagina è stata resa a immagine a 220 punti per pollice e letta a vista (sources/cache/q323-p22.png) per controllare il refuso citato nel testo, che risulta stampato. Da questa nota: l'opuscolo del 1958, i due articoli su Monterado, i due volumi di Senigallia nella storia, i dattiloscritti inediti alla Biblioteca Mastai e il rimando a Mencucci 1994.
  7. Deputazione di storia patria per le Marche, Indici di «Atti e Memorie» 1895-2024, PDF pubblicato dalla Deputazione (www.deputazionemarche.it/ita/img/Indici_AttieMemorie2024.pdf), scaricato il 18 agosto 2026, copia in sources/cache/deputazione-marche-indici-2024.pdf. Alla descrizione del vol. 96 (1991), Ancona 1993, sezione «Atti della Deputazione (1990-1991)» → «Necrologi»: «Alberto Polverari (CARLO PONGETTI), pp. 583-588». Affidabilità: primaria — è l'indice che l'ente fa delle proprie pubblicazioni. Attenzione a che cosa prova: prova che il testo esiste e dove sta, non che questo cantiere lo abbia letto.
  8. Senigallia Notizie, «Al Circolo La Fenice di Senigallia gli atti del convegno su Polverari — Mercoledì 26 novembre la presentazione di un lavoro di gruppo», consultato e copiato il 31 agosto 2026 (sources/cache/senigallianotizie-atti-polverari.html). Da qui: l'indice degli interventi degli Atti, le 52 pagine a colori dei Quaderni di Sestante, la data e il luogo della presentazione, e i nomi di chi la tenne (Marinella Bonvini Mazzanti, Gilberto Piccinini presidente della Deputazione, Sergio Fraboni). Affidabilità: stampa locale — seconda nella gerarchia di questo cantiere; per un elenco di titoli e relatori è però una fonte ravvicinata, scritta da chi aveva il libro in mano.
  9. Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo (DBBI20), voce «Moranti, Luigi», Associazione italiana biblioteche (www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/moranti.htm), consultata il 31 agosto 2026. Dà «Urbino PS 21 settembre 1912 – Urbino PS 20 febbraio 1988» e cita, fra la bibliografia su di lui, proprio il necrologio di Luciano Rigoli in «Atti e memorie» vol. 96 (1991), pp. 580-583, precisando che il volume «fu stampato nel 1993». Affidabilità: alta — repertorio biografico di categoria, con date puntuali e fonti citate. Qui serve a una cosa sola: a smontare un'inferenza mia.
  10. Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, 1980 (ristampa 2014, I Quaderni del Consiglio regionale delle Marche, n. 150): p. 79 per l'organo del 7 ottobre 1900 e il primo organista Emilio Polverari; p. 121, nota 5 per il rimando a Grossi su «Patrignani Domenico e Polverari Emilio, i primi presidenti del Circolo». Copia in sources/cache/quaderno-150.pdf. La ricerca dell'espressione «il primo organista» è stata fatta sul testo estratto del volume (sources/cache/quaderno-150.txt) e dà una sola occorrenza. (3 settembre 2026, corretto lo stesso giorno: «l'intero volume» era troppo, e la misura è stata fatta. Il testo estratto non copre 46 delle 237 pagine del PDF, che nella scansione sono immagini senza livello di testo: 1 · 67-68 · 137-166 · 200-211 · 237, cioè le due pagine bianche di guardia, l'albero genealogico dei Montevecchio, le trenta pagine dei due stati d'anime del 1769 e le dodici dell'elenco dei documenti fiorentini. La ricerca vale dunque su 191 pagine su 237 — tutta la parte discorsiva, dove una frase come questa sta; le pagine cieche sono due elenchi di nomi, un repertorio d'archivio e una tavola. Non è una ritrattazione, è la dichiarazione di un limite che prima non era misurato. La prima misura, scritta qui poche ore prima, diceva 56 pagine: era contata con una soglia di caratteri, e includeva dieci pagine che cieche non sono — tre occhielli («APPENDICE DEI DOCUMENTI», «ILLUSTRAZIONI») e sette didascalie di tavole fuori testo, che nel testo estratto ci sono per intero. Di quelle pagine è cieca la figura, non la riga scritta sotto. Il conto rifatto e il metodo stanno in sources/registro-fonti.md.)