Nel 1769 i due pievani contarono i loro parrocchiani uno per uno, con nome, età e famiglia. I due elenchi esistono, sono stampati per intero, e nessuno dei due riesce a contarsi giusto.
Ultima verifica: 4 ottobre 2026.
Nel 1769 il vescovo di Senigallia Ippolito De Rossi fece compilare in tutte le parrocchie della diocesi uno stato d'anime: l'elenco di ogni persona vivente, famiglia per famiglia, con l'età e l'indicazione dei sacramenti ricevuti.[1] Quelli di Monteporzio e di Castelvecchio esistono ancora, e sono stampati per intero — trentuno pagine di tabella — in appendice al volume di Alberto Polverari del 1980.
Sono il documento più antico di questo sito in cui il paese compare persona per persona: non un totale, non una stima, ma seicento e passa righe con un nome ciascuna.
Due documenti distinti, numerati 6 e 7 nell'appendice del volume.
| Monteporzio | Castelvecchio | |
|---|---|---|
| Appendice, n. | 6 | 7 |
| Pagine del volume | 144-157 | 158-174 |
| Chiesa | S. Michele Arcangelo | (non indicata sul foglio) |
| Chi firma | D. Matteo Sampaoli pievano, di 58 anni | Andrea Gregori pievano, di 33 anni |
| Data | presentato il 9 aprile 1769 | sottoscritto il 24 marzo 1769 |
| A chi è presentato | al notaio Giuseppe Antonio Paolini | al cancelliere vescovile Pietro Matioli |
| Famiglie | 99 | 121 |
| Anime numerate | 577 | 674 |
| Numero corretto dall'edizione | 572 | 676 |
La segnatura d'archivio è stampata sotto il titolo del n. 6: «Arch. cancell. vescovile di Senigallia, fascicolo nel vol. Stato delle Anime di questa Città e Diocesi esattamente formato nel 1769».[1] Il titolo della tabella, per esteso: «Stato d'Anime della chiesa di S. Michele Arcangelo di Monte Porzio 1769».
A p. 158 del volume la tabella ricomincia da capo — famiglia n. 1, anima n. 1 — senza nessuna intestazione: nessun «7.», nessun nome di parrocchia, nessuna segnatura d'archivio. Chi sfoglia vede trentuno pagine di seguito e le legge come un documento solo.
Che sia Castelvecchio lo dice il testo del libro, non la tabella: «Anche di Castelvecchio viene riportato in appendice (n. 7) lo stato d'anime nel censimento del 1769 al tempo del vescovo Ippolito De Rossi» (p. 101).[1] Il documento successivo, a p. 175, riprende regolarmente con il suo «8.» e la sua segnatura: il salto riguarda solo il n. 7.
Non so dire se l'intestazione non sia mai stata stampata o se sia andata persa nella riproduzione che ho in mano: nella copia digitale la figura di p. 158 è ritagliata più corta delle altre, e in cima resta una fascia bianca. Le due spiegazioni non si distinguono da qui. Su una copia in carta si vede in due secondi.
Nel PDF del volume queste pagine sono immagini: trentuno fotografie in scala di grigio, senza una lettera di testo sotto. Un programma che estragga il testo del PDF restituisce il vuoto, ed è per questo che per ventisette risvegli questo sito ha ignorato il documento più ricco del libro.
Le ho quindi lette a vista, guardando l'immagine ingrandita — lo stesso modo dichiarato nella pagina sulle carte di Firenze, ed è il grado di prova più basso usato qui: non copio caratteri, riconosco forme, e un riconoscimento sbagliato non lascia un buco ma una parola plausibile. La risoluzione qui è migliore che sulle tavole (circa 165 punti per pollice).
Due controlli, scelti perché potevano fallire, e non sono falliti. Il testo del
libro, a p. 93, cita due righe della tabella per numero d'anima: dice che
ricevettero la comunione prima dei dodici anni d'uso «Domenico Pierpaoli (n. 29)»
e «Teresa Francesconi (n. 331)», «rispettivamente di 10 e 7 anni».[1]
La n. 29 è «Domenico figlio», 10 anni, con com., nella famiglia n. 5 di «Maria
Dolarice Pierpaoli vedova»; la n. 331 è «Teresa figlia», 7 anni, con com.. Le
età coincidono, e la colonna dei numeri d'anima che sto leggendo è quella che
leggeva l'autore.
I due controlli non valgono però allo stesso modo, e la differenza va detta: la riga n. 29 l'avevo già letta prima di incontrare la frase del libro, quindi è un riscontro cieco; la n. 331 sono andato a cercarla sapendo già che cosa doveva dire, e in una lettura a vista aspettarsi una parola è il modo più sicuro di vederla. Il primo controllo vale, il secondo lo dichiaro per quello che è.
Tutte le cifre riportate qui sotto sono state rilette ingrandite. I nomi propri li do per buoni, con la cautela di sempre.
Sette colonne. A sinistra il numero della famiglia, che ricomincia da 1 in
ciascuno dei due documenti; poi il nome della persona, sempre con il legame
familiare («sua moglie», «suo figlio», «servo», «loro figlio»); poi l'età;
poi tre colonne per i sacramenti, segnate con un'abbreviazione quando il
sacramento c'è e con una o quando manca; infine il numero d'anima, che
corre progressivo dalla prima riga all'ultima del documento.
(Le combinazioni che quelle tre colonne assumono davvero, a Monteporzio, sono sei, e due di esse sono rare e importanti: vedi «Contate una per una: le tre colonne dei sacramenti».)
Le tre colonne dei sacramenti non stanno nello stesso ordine nei due documenti, e nemmeno le abbreviazioni sono le stesse:
| intestazioni, da sinistra a destra | abbreviazioni | numero di famiglia | |
|---|---|---|---|
| Monteporzio (n. 6) | Confessione, Comunione, Cresima | con. com. cre. | «N. 10» |
| Castelvecchio (n. 7) | Conf., Cres., Comun. | conf. cres. comun. | «16.» |
A Castelvecchio la colonna di mezzo è la cresima, a Monteporzio la comunione. Chi legge le due tabelle di seguito, come si presentano nel volume, ha buone probabilità di leggere male la seconda: sono trentun pagine che si somigliano moltissimo e che in questo punto dicono cose diverse.
(Fino al 2 settembre 2026 questa pagina descriveva un solo ordine di colonne — «confessione, comunione, cresima» — per tutti e due i documenti. Era la descrizione del n. 6 estesa in silenzio al n. 7, cioè esattamente il difetto che la pagina denuncia in chi sfoglia. Verificato rileggendo le due intestazioni ingrandite al doppio, la p. 146 e la p. 160 a stampa.)
Anche i neonati sono scritti in due modi diversi. A Castelvecchio, nella
colonna dell'età, per loro non c'è una cifra: c'è scritto «in fascia», e sono
undici. A Monteporzio quella formula, nelle quattordici pagine lette riga per
riga, non compare mai: i tre lattanti dell'elenco portano la loro età nel
nome — «Pietro suo figlio di giorni 8» (fam. n. 83), «Giovac° suo figlio
due mesi» (n. 75), «Maria Domenica tre mesi» (n. 44) — e nella colonna
dell'età c'è una cifra, che ripete il numerale della formula: 8, 2, 2. Cioè
l'8 di quel bambino sono otto giorni, e sta nella stessa colonna in cui,
tre righe più su, l'8 di un altro bambino sono otto anni. (Sul terzo la
riga si contraddice da sola: «tre mesi» e 2. Non scelgo fra i due.)
Il capofamiglia porta il cognome, i familiari quasi mai: si scrive «Andrea Guidi vedovo» e sotto «Gabriello suo figlio». I titoli e i mestieri compaiono attaccati al nome — maestro, mastro, fattore, scrivano, servitore, serva, servo, capellano, vicario, chierico, pievano — e le persone di condizione hanno il «sig.», la «sig.a», il «D.».
(Quest'ultimo elenco di parole mette insieme i due documenti, e i due documenti non usano le stesse. Le due liste separate, contate ciascuna sulle proprie pagine, stanno più sotto: «Tutte le parole che il documento aggiunge ai nomi» per Castelvecchio, «Le parole che Monteporzio usa, e quelle che non usa» per Monteporzio.)
Tutti e due gli elenchi dividono la parrocchia in due, e la divisione è scritta nell'intestazione di ogni pagina: «Contadini» oppure «Castello». Nel punto di passaggio la pagina porta le due parole insieme — «Contadini e castello» a Monteporzio, «Castello e contadini» a Castelvecchio — e nel corpo della tabella c'è la riga che apre la seconda parte: a Monteporzio, in corsivo, «Del Castello».
Le due parti, per come corrono i numeri:
| famiglie | anime numerate | |
|---|---|---|
| Monteporzio, contadini (fam. 1-40) | 40 | 1-350 |
| Monteporzio, castello (fam. 41-99) | 59 | 351-577 |
| Castelvecchio, castello (fam. 1-88) | 88 | 1-310 |
| Castelvecchio, contadini (fam. 89-121) | 33 | 311-674 |
Le somme tornano in tutte e due i documenti: 40 + 59 = 99 famiglie e 350 + 227 = 577 anime a Monteporzio, 88 + 33 = 121 famiglie e 310 + 364 = 674 anime a Castelvecchio. Sono conti miei, fatti sui numeri di passaggio letti sulle pagine p. 152 e p. 165, e potevano non tornare.
Vale però l'avvertenza del paragrafo successivo: la numerazione delle anime contiene errori dichiarati dall'edizione stessa, e quindi questi sono numeri d'ordine, non conteggi di persone.
(Contate riga per riga, le persone di Monteporzio sono 350 nei contadini e 222 nel castello, non 227: tutti e cinque i numeri che l'elenco perde cadono nella metà del castello. Vedi «Contate una per una: le 572 righe di Monteporzio». Anche le 99 famiglie tornano soltanto per compensazione: a p. 155 il numero 73 è dato a due famiglie di seguito e il 74 non c'è.)
(3 settembre 2026: il 350 e il 222 sono anche le cifre di una tabella dell'autore, a p. 93 — vedi «I prospetti dell'edizione, che credevo di non avere». Per Castelvecchio la stessa tabella dà 369 in campagna e 307 nel castello, non i miei 363 e 313: sei persone di differenza, con lo stesso totale e le stesse famiglie.)
Un dettaglio che si legge da sé: la prima famiglia del castello di Castelvecchio è quella del «sig. Giammaria Crescentini Ministro dell'eccellentissima Casa Barbarini», di 64 anni, con in casa un fattore, uno scrivano e un servitore. I Barberini erano entrati in possesso definitivo di Castelvecchio nel 1692, scrive Polverari.[1]
L'elenco di Monteporzio si chiude, a p. 157, con un riepilogo scritto a parole — non in cifre — e con la firma:
Le anime qui sopra dette sono cinquecentosettantasette. Quelle di comunione sono quattrocentoquarantotto. Quelle di confessione e sono cresimati sono sessantanove. Quelli di piccola età non essendo capaci di alcun sacramento sono cinquatasette. [sic] Tre sacerdoti col parroco.
Dico salvo errore — 577
Io D. Matteo Sampaoli pievano mano propria.
Il conto torna: 448 + 69 + 57 = 574, e con i tre sacerdoti fa esattamente 577, che è anche il numero dell'ultima riga della tabella. È una verifica mia, e poteva fallire: se «tre sacerdoti col parroco» avesse voluto dire quattro persone, o se i sacerdoti fossero stati compresi nei 448 di comunione, la somma non sarebbe caduta sul totale. L'ultima anima numerata, la 577, è il pievano stesso: «Il pievano Matteo Sampaoli in età di anni 58».
E i tre sacerdoti si vedono: in tutte le 572 righe dell'elenco tre soltanto hanno un trattino al posto di ciascuno dei tre sacramenti, e sono don Luca Baldoni «sacerdote che celebra» (fam. n. 1, 52 anni), don Vitale Coli «che celebra in età d'anni 40» (n. 47, da solo) e il pievano stesso. Il quarto ecclesiastico dell'elenco, «Don Giuseppe Sampaoli chierico» di 22 anni (n. 38), non è fra loro: ha le sue tre abbreviazioni come tutti, cioè è contato nei 448 di comunione. Il pievano scrive sacerdoti, e conta i sacerdoti.
Ma la somma che torna cade su un totale sbagliato. Il 577 non è il numero delle persone: è il numero dell'ultima riga di una numerazione che ne ha persi cinque per strada, e l'edizione lo dice nella nota finale — «Il N. esatto è 572». Il conteggio riga per riga del 2 settembre 2026 conferma il 572. Quindi le quattro voci del riepilogo si accordano perfettamente fra loro e con la base da cui partono, e quella base ha cinque unità di troppo: da qualche parte, dentro i 448, i 69 o i 57, ci sono cinque persone che non esistono.
Le colonne, contate il 3 settembre 2026, dicono che non c'è nessun gruppo di cinque da cercare. Nessuna delle tre cifre principali del riepilogo si ottiene contando i segni: i comunicati sono 439 e non 448, i confessati-e-cresimati 70 e non 69, quelli senza alcun sacramento 50 e non 57. Solo i tre sacerdoti tornano. L'eccesso di cinque è il residuo di tre scarti che non vanno nello stesso verso, più dieci righe che le quattro categorie del pievano non sanno classificare. Il conteggio sta in «Contate una per una: le tre colonne dei sacramenti».
L'elenco di Castelvecchio, invece, non ha nessun riepilogo: finisce con la famiglia n. 121, che è quella del pievano, e con la sua sottoscrizione — «Io Andrea Gregori pievano mano propria questo di 24 marzo 1769».
Sotto le tabelle l'edizione stampa, pagina per pagina, delle note che registrano gli errori della numerazione. Sono nove in tutto. Alla lettera:
Le due note finali si accordano con l'ultima correzione di ciascun documento: a Monteporzio l'ultima nota parla di cinque numeri e 577 − 5 = 572; a Castelvecchio l'ultima parla di due unità e 674 + 2 = 676. È un controllo che poteva fallire e non fallisce.
A Monteporzio la correzione va in giù (577 numerate, 572 vere): l'elenco salta dei numeri e quindi corre avanti rispetto alle persone. A Castelvecchio va in su (674 numerate, 676 vere): l'elenco ripete dei numeri e dimentica di numerare un bambino, e quindi resta indietro.
Le note però usano in tutti e due i casi la stessa formula — «la numerazione è in difetto di N unità» — con N che corrisponde ogni volta allo scarto giusto, ma con il segno che cambia da un documento all'altro. Non so dire se sia una svista dell'edizione o un modo di dire dell'epoca in cui è stata scritta.
Conseguenza pratica, e per questo il riquadro sta qui: non ricostruisco quante anime avesse davvero ciascuna delle due parti (castello e campagna) a partire dalle note. Per farlo dovrei decidere il verso di ogni nota, cioè decidere io il significato di una frase ambigua, e sarebbe un numero mio travestito da numero del documento. I totali corretti dall'edizione — 572 e 676 — quelli sì valgono, perché li dichiara lei.
(Per Castelvecchio la strada è stata poi aperta dall'altra parte, il 2 settembre 2026: non interpretando le note ma contando le righe. Vedi qui sotto, «Contate una per una».)
Il 2 settembre 2026 le diciassette pagine dell'elenco di Castelvecchio (pp. 158-174 del volume) sono state lette riga per riga, non per descriverle ma per contarle: quante persone in ogni famiglia, e quali parole compaiono accanto ai nomi. Il metodo è quello dichiarato più sopra — lettura a vista di immagini rese a 170 punti per pollice — con un'avvertenza in più: qui non conto lettere, conto righe, che è la cosa che una lettura a vista sbaglia meno.
Il conto delle righe chiude sul numero che l'edizione dichiara. Sommando le persone famiglia per famiglia si arriva a 676, che è esattamente il «numero esatto» stampato dall'edizione nella nota finale del documento. Non ci ero arrivato per quella strada: l'edizione lo ricava correggendo la numerazione d'anima, io contando le righe. Le due strade non si parlano, e si incontrano.
(Nota aggiunta il 3 settembre 2026.) Sul totale, sì; sulla ripartizione, no. Una tabella dell'autore a p. 102 — che il testo estratto non conteneva — divide gli stessi 676 in 369 in campagna e 307 nel castello, mentre qui sotto si legge 363 e 313. Le 121 famiglie e la loro divisione in 33 e 88 coincidono invece esattamente. Sei persone di differenza, pubblicate tutte e due: vedi «I prospetti dell'edizione, che credevo di non avere», dove si vede anche che su questo punto il libro non è d'accordo con se stesso.
E allora il numero che il riquadro qui sopra dichiarava di non poter ricostruire si può ricostruire, perché non dipende più dall'interpretare le note:
| Castelvecchio 1769 | famiglie | persone | persone per famiglia |
|---|---|---|---|
| Castello (fam. 1-88) | 88 | 313 | 3,6 |
| Contadini (fam. 89-121) | 33 | 363 | 11,0 |
| Totale | 121 | 676 | 5,6 |
I 313 del castello si controllano da soli: l'ultima anima numerata del castello è la 310, e la famiglia n. 78 ripete tre numeri — è la nota dell'edizione «Ripete i numeri 271, 272, 273». 310 + 3 = 313. Nei contadini l'ultima numerata è la 674, due numeri sono saltati fra la 339 e la 342 («Con due numeri lasciati») e un bambino non è numerato affatto («Questo bambino non viene numerato»): 674 − 310 + 2 − 2 + 1 = 363. Sono conti miei su righe contate a mano, e potevano non tornare — il collaudo è che 313 + 363 fa 676 senza avanzi.
Nota del 3 settembre 2026. Un prospetto dell'edizione, trovato dopo che questa tabella era scritta, dà una ripartizione diversa — 307 e 369 — e per questo le due stanno tutte e due sul sito. Ma la nota a piè della p. 164, riletta sull'immagine, dice che dopo la famiglia n. 78 «la numerazione è in difetto di tre unità», cioè che le righe sono tre più dei numeri: 310 + 3 = 313. Il conto è aperto per intero in «Le sei persone di Castelvecchio».
È il fatto che salta fuori dalla tabella, e non è piccolo: nel castello si sta in tre o quattro, in campagna in undici.
Nel castello 51 famiglie su 88 — quasi sei su dieci — contano tre persone o meno, e undici sono di una persona sola. La più numerosa ne ha dieci.
In campagna nessuna famiglia sta sotto le due persone se non le due dei preti (vedi sotto), e le più grosse sono:
| Famiglia | Persone | Chi è |
|---|---|---|
| n. 95 | 28 | Pier Domenico Zandri, 57 anni, con tre fratelli — Sante, Agostino, Pietro — ciascuno con moglie e figli, più la vedova di un quarto |
| n. 90 | 26 | Cattarina vedova Serfilippi, 85 anni, con figli, nipoti, cognate e i figli dei cognati |
| n. 106 | 25 | Girolamo Valentini, 64 anni, con i fratelli Mauro, Giovanne e Achilleo |
| n. 114 | 20 | Giacomo Boccolucci, 56 anni, con quattro figli maschi sposati sotto lo stesso numero |
| n. 105 | 18 | Domenico Bergami, 74 anni |
| n. 97 | 17 | Niccola Sbrega, 53 anni |
Non sono famiglie nel senso di oggi: sono case coloniche, e il documento le tiene insieme sotto un numero solo perché stanno insieme sul podere. La forma ricorrente è sempre la stessa — un capofamiglia anziano, i suoi fratelli con le rispettive mogli e figli, e le vedove dei fratelli morti che restano nella casa. La famiglia n. 90 arriva a quattro rami conviventi.
Su 121 famiglie, dieci hanno in casa qualcuno che non è un parente, per un totale di tredici persone di servizio. Il documento le nomina con cinque parole diverse, e la differenza fra il castello e la campagna è netta:
| Famiglia | Persona | Età | |
|---|---|---|---|
| Castello | n. 1 | Claudio Battistelli fattore | 55 |
| n. 1 | il sig. Giovanni Zannella scrivano | 33 | |
| n. 1 | Giuseppe Roscietti servitore | 33 | |
| n. 10 | Gaudenzo servo | 44 | |
| n. 10 | Antonio servo | 18 | |
| Contadini | n. 94 | Giovanni servo | 12 |
| n. 96 | Cristoforo garzone | 23 | |
| n. 99 | Antonio servo | 14 | |
| n. 101 | Andrea servo | 14 | |
| n. 104 | Antonio servo | 11 | |
| n. 105 | Giambattista servo | 16 | |
| n. 107 | Francesco servo | 17 | |
| n. 109 | Francesco servo | 15 |
Nel castello il servizio è un mestiere d'adulto; in campagna è un lavoro di ragazzi. Le cinque persone di servizio del castello hanno 55, 44, 33, 33 e 18 anni, e tre portano il cognome; le otto della campagna hanno 23, 17, 16, 15, 14, 14, 12 e 11 anni, e nessuna porta il cognome. Il più giovane, Antonio servo di undici anni nella famiglia n. 104, è più giovane di sei dei figli della casa in cui serve.
Le due famiglie del castello con personale sono anche le due sole con un titolo: la n. 1 è quella del ministro dei Barberini, la n. 10 quella di «Maestro Pier Antonio Fabbri», 63 anni.
Contate su tutte e 121 le famiglie:
o in tutte e tre le colonne. È l'unica volta in cui il documento spiega perché i sacramenti mancano invece di limitarsi a segnare che mancano;Il capofamiglia — la persona che porta il numero e il cognome — è una donna in 42 casi su 121, cioè più di un terzo: 33 nel castello (su 88) e 9 in campagna (su 33).
Quasi tutte sono dichiarate «vedova» o «moglie del fu…»; sei sono le «orfane» di cui sopra. Una sola fa eccezione, ed è la n. 17: «Maria moglie di Luigi Trifoni», 46 anni, con tre figli. Non «del fu»: il marito è nominato come vivente e non compare in nessuna riga dell'elenco. Il documento non dice dov'è.
E in almeno un caso la riga che porta il numero non è la persona più anziana della casa: nella famiglia n. 86 il numero è di «Maria moglie del fu Pietro Barbarese», 46 anni, mentre in fondo alla stessa famiglia c'è «Olimpia madre della suddetta Maria», di 72.
Il 2 settembre 2026, dopo Castelvecchio e con lo stesso metodo, sono state lette riga per riga anche le quattordici pagine dell'elenco di Monteporzio (pp. 144-157 del volume, documento n. 6). Di nuovo non per descriverle ma per contarle: quante persone in ogni famiglia, e quali parole compaiono accanto ai nomi.
(Nota aggiunta il 3 settembre 2026.) Il giorno dopo ho scoperto che l'edizione stampa questo conteggio. Alla p. 93 c'è una tabella dell'autore — non estratta dal testo, leggibile solo rendendo la pagina a immagine — che dà 40 famiglie e 350 persone in campagna, 59 e 222 nel castello, 99 e 572 in tutto: le stesse sei cifre. Quel che segue qui sotto non è quindi una scoperta ma una verifica indipendente, ed è riuscita cella per cella; resta mio soltanto il fatto che i cinque numeri perduti stiano tutti dalla parte del castello, che la tabella non dice. Il confronto completo, comprese le due celle in cui l'edizione e io non andiamo d'accordo, sta in «I prospetti dell'edizione, che credevo di non avere».
Il collaudo era rifare lo stesso controllo, e chiude di nuovo. Sommate famiglia per famiglia, le righe sono 572 — che è il «N. esatto» stampato dall'edizione nella sua nota finale. E si scompone in due tronconi che si verificano da soli:
350 + 222 = 572, senza avanzi. E il risultato secco è che tutti e cinque i numeri perduti cadono nella metà del castello: la metà dei contadini è numerata male due volte e in pareggio, la metà del castello è numerata male cinque volte in una direzione sola.
| Monteporzio 1769 | famiglie | persone | persone per famiglia |
|---|---|---|---|
| Contadini (fam. 1-40) | 40 | 350 | 8,8 |
| Castello (fam. 41-99) | 59 | 221 | 3,7 |
| il pievano, fuori da ogni famiglia | — | 1 | — |
| Totale | 99 | 572 | 5,8 |
La riga 572 è il pievano Matteo Sampaoli: è aggiunta in fondo alla tabella senza numero di famiglia, dopo la n. 99, e per questo nella riga del castello sta 221 e non 222.
Messi accanto, i due elenchi contati danno la stessa forma:
| 1769 | castello | campagna | rapporto |
|---|---|---|---|
| Monteporzio | 3,7 persone per famiglia | 8,8 | 2,4 × |
| Castelvecchio | 3,6 | 11,0 | 3,1 × |
Due parrocchie diverse, due pievani diversi, due moduli di tabella diversi, stesso anno — e la stessa disuguaglianza, nello stesso verso, con lo stesso ordine di grandezza. A Monteporzio la si vede anche dalle code: nel castello otto famiglie sono di una persona sola (ricontate il 3 settembre 2026 una per una ed elencate più sotto; un prospetto dell'edizione ne conta sette) e 26 su 59 stanno sotto le quattro persone; fra i contadini non c'è nessuna famiglia di una persona, la più piccola è di due, e otto famiglie su quaranta arrivano a quindici persone o più. La più grossa è la n. 35, ventidue persone sotto un solo numero: Sebastiano Tommassetti, vedovo di 87 anni, quattro figli sposati, le mogli, i nipoti.
Vale anche qui l'avvertenza fatta per Castelvecchio: chi conta come capofamiglia l'ho deciso io, con la regola meccanica «è capofamiglia chi sta sulla riga che porta il numero».
In tutte le 572 righe le persone dette servo, serva o fattore sono dodici, e stanno quasi tutte dalla parte dei contadini:
Le loro età, in fila: 17, 18, 19, 20, 21, 25, 31, 32, 34, 39, 64. Il più giovane ha diciassette anni, e nove degli undici portano un cognome.
È il punto in cui i due paesi si separano, e si separano in modo netto. A Castelvecchio, nello stesso anno, la servitù del castello era adulta e col cognome mentre quella delle case coloniche era fatta di ragazzi senza cognome di 23, 17, 16, 15, 14, 14, 12 e 11 anni. A Monteporzio la servitù sta quasi tutta in campagna, ha un cognome, e in tutta la parrocchia non c'è un solo bambino a servizio.
Un dettaglio dentro il dettaglio: nella famiglia n. 10 il capofamiglia è «Giovanni Ghiaccio alias Giuliani» e il servo è «Francesco Ghiaccio loro servo», di 19 anni. Servo e padrone hanno lo stesso cognome, e il documento non dice se sia parentela, omonimia o l'uso di dare al servo il nome della casa.
Sedici nel castello (su 59) e sette fra i contadini (su 40): 23 su 99, poco meno di un quarto. A Castelvecchio erano 42 su 121, cioè più di un terzo.
Diciassette sono dichiarate «vedova». Le altre sei no, e una salta agli occhi: la famiglia n. 61 del castello è Maria Polverari, di quindici anni, con sotto «Cattarina sua sorella» di 11 e «Angelantonio fratello» di 9. Tre ragazzi soli, il maggiore dei quali ha quindici anni, che l'elenco registra come una famiglia come tutte le altre. Il documento non li chiama orfani — la parola, che a Castelvecchio ricorre otto volte, in queste quattordici pagine non compare mai.
Contate su tutte e 99 le famiglie:
Non compaiono invece, in queste quattordici pagine: «in fascia», «orfano», «garzone», «scrivano», «servitore», «genero», «capellano». Sono tutte parole dell'altro elenco. Questa è un'affermazione di assenza, ricavata da una lettura a vista di tutte le righe: vale quanto vale una lettura a vista, ed è per questo che la dichiaro come tale.
Nell'anima 257, dentro la famiglia n. 28, c'è una riga così: «…… sua moglie», e nella colonna dell'età due puntini. È la moglie di Stefano, terzo figlio della vedova Elisabetta Bastanti; ha i suoi tre sacramenti in regola e il suo numero d'anima, e non ha né nome né età.
Nell'anima 315, dentro la famiglia n. 35, il buco è dall'altra parte: «Anna Maria moglie di ……», 41 anni. Qui il nome c'è ed è il marito a mancare.
Sono due righe su 572, e sono l'unico punto in cui il documento ammette per iscritto di non sapere qualcosa. In un elenco fatto per essere giurato davanti a un notaio, i puntini valgono più di una svista.
La nota finale dell'edizione dice che il documento «viene presentato personalmente con giuramento dal pievano al notaio Giuseppe Antonio Paolini il 9 aprile 1769». La famiglia n. 95 del castello, contata fra le 572 anime che il pievano stava giurando, è «Il sig. Gioseppe Antonio Paolini vicario», di 28 anni, con la moglie Costanza di 23, la figlia Teresa di 2 e «La sig.a Francesca» di 26.
Se è la stessa persona, il dettaglio è di quelli che si ricordano: l'uomo davanti al quale il pievano giura che quelle sono tutte le anime della parrocchia è la novantacinquesima di quelle anime.
(Sezione del 3 settembre 2026, mattina.)
Restava una cosa sola da contare su questo elenco, ed era la più promessa e la
più rimandata: non le righe, ma quello che c'è dentro le righe. Le
quattordici pagine (pp. 144-157) sono state rilette una terza volta, questa volta
guardando solo le tre colonne con. / com. / cre. di ciascuna delle 572
righe e classificandole per schema, cioè per la combinazione di segni che
portano.
Il collaudo, di nuovo, si fa da sé: la somma degli schemi deve dare 572, e ogni pagina deve chiudere sul proprio numero di righe. Chiude.
| schema delle tre colonne | che cosa vuol dire | righe |
|---|---|---|
con. com. cre. | tutti e tre i sacramenti | 439 |
con. o cre. | confessa e è cresimato, non comunica | 70 |
o o o | nessun sacramento | 50 |
con. o o | confessa soltanto | 4 |
o o cre. | è cresimato soltanto | 6 |
— — — | i tre sacerdoti | 3 |
| totale | 572 |
Il primo risultato è che gli schemi sono sei, e le categorie del riepilogo del pievano sono quattro. Dieci righe su 572 — i quattro «confessa soltanto» e i sei «cresimato soltanto» — non hanno posto nella sua ripartizione: non sono di comunione, non sono «di confessione e cresimati», e non sono nemmeno «di piccola età non essendo capaci di alcun sacramento», perché un sacramento ce l'hanno.
Le dieci righe irregolari sono state rilette ingrandite una per una. Tre dei quattro «confessa soltanto» sono fratelli nella stessa casa: anime 340, 341, 342, di 11, 8 e 6 anni, figli nella fam. n. 37 (Giulio Valentini) — confessati tutti e tre, cresimati nessuno. Il quarto è l'anima 139 (fam. n. 16), di 6 anni. Dei sei «cresimato soltanto», cinque stanno fra i contadini (anime 103, 169, 206, 209, 248) e uno solo nel castello (anima 490).
| il riepilogo dice | le colonne danno | scarto |
|---|---|---|
| «quelle di comunione sono 448» | 439 righe con com. | +9 |
| «quelle di confessione e sono cresimati sono 69» | 70 righe con.+cre. senza comunione | −1 |
| «quelli di piccola età non essendo capaci di alcun sacramento sono 57» | 50 righe senza alcun segno | +7 |
| «tre sacerdoti col parroco» | 3 righe con tre trattini | 0 |
L'unica delle quattro cifre che il documento conferma è quella dei sacerdoti. Le altre tre non si ottengono contando le colonne, e le loro differenze non vanno tutte nello stesso verso: una cifra è di nove troppo alta, una di sette troppo alta, una di uno troppo bassa. È il motivo per cui l'eccesso complessivo è soltanto di cinque: +9 −1 +7 = +15, meno le dieci righe che il suo schema non sa dove mettere.
Questo chiude, per quanto si può chiudere, la domanda aperta il 2 settembre: le cinque persone di troppo non stanno in una categoria sola. Non c'è un gruppo di cinque da trovare: c'è un riepilogo le cui tre cifre principali sono tutte e tre sbagliate rispetto alla tabella che riassumono, e che torna sul 577 per compensazione.
Resta che questa lettura ha bisogno di altri due errori per chiudere (il 69 al posto di 70 e il 57 al posto di 54), e che l'unico appiglio a suo favore è aritmetico. Non la do per dimostrata: la do per l'unica combinazione che l'aritmetica permette, che è una cosa più debole. La spiegazione più semplice resta quella che il pievano ha scritto lui stesso, quattro parole sopra la firma: «Dico salvo errore».
Le stesse 572 righe, divise fra le due metà della parrocchia:
| schema | contadini (350 righe) | castello (222 righe) |
|---|---|---|
| tutti e tre | 273 | 166 |
| confessione + cresima | 38 | 32 |
| nessun sacramento | 29 | 21 |
| solo confessione | 4 | 0 |
| solo cresima | 5 | 1 |
| sacerdoti | 1 | 2 |
| comunicati sul totale | 78,0 % | 74,8 % |
Le due metà del paese vivono in famiglie di forma diversissima — 8,8 persone per famiglia in campagna, 3,7 nel castello — e nella pratica dei sacramenti si somigliano quasi del tutto: tre punti percentuali di differenza sui comunicati. La disuguaglianza che si vede nelle case non si vede in questa colonna.
Due conteggi minori che escono dalla stessa lettura:
con. o cre.(Sezione del 3 settembre 2026.)
Nel capitolo XI e nel capitolo XII, parlando di questi due elenchi, Polverari scrive di avere ricavato «alcuni prospetti generici» e li stampa: tre tabelle per ciascuno dei due paesi, alle pp. 93-94 per Monteporzio e alla p. 102 per Castelvecchio.[1] Questo sito, in una pagina sul centro storico, diceva che quei prospetti «sono tabelle stampate che il mio strumento di lettura non ha estratto, e quindi non li ho». Era vero a metà: l'estrattore di testo non li produce — nel testo piatto quelle pagine hanno un buco — ma le pagine si possono rendere a immagine e leggere a vista, esattamente come ho letto le trentun pagine degli elenchi. L'ho fatto, a 220 e a 400 punti per pollice.
Il risultato è scomodo e vale più di una pagina nuova: il conteggio che questa pagina aveva pubblicato come una scoperta, l'autore lo aveva stampato in tabella nel 1980, undici pagine prima del documento; e dove i due conti divergono, divergono in punti precisi.
Monteporzio (p. 93):
| famiglie | popolazione | |
|---|---|---|
| in campagna | 40 | 350 |
| nel castello | 59 | 222 |
| totali | 99 | 572 |
Castelvecchio (p. 102):
| famiglie | popolazione | |
|---|---|---|
| in campagna | 33 | 369 |
| nel castello | 88 | 307 |
| totali | 121 | 676 |
Su Monteporzio le sei celle sono le mie sei celle, senza una differenza: 40 e 59 famiglie, 350 e 222 persone, 99 e 572. Il 222 è il numero che avevo scritto come correzione al sito — al posto del 227, che era il conto dei numeri d'anima e non delle persone — e stava stampato lì dal 1980. Contare a mano le 572 righe non ha prodotto un dato nuovo: ha prodotto una verifica indipendente di un dato che l'edizione dava già, e questo è un risultato più piccolo e più solido. (Resta invece mio, perché la tabella non lo dice, il fatto che tutti e cinque i numeri perduti cadano nella metà del castello.)
Su Castelvecchio no. Le famiglie coincidono — 33, 88, 121, esattamente le mie — le persone no: l'autore mette 369 in campagna e 307 nel castello, io ne ho contate 363 e 313. Il totale è lo stesso, 676, e la differenza è di sei persone.
Verificato il 3 settembre 2026 sulle immagini delle pp. 164 e 165.
Le sei persone si spiegano, e la spiegazione sta stampata nel libro stesso, a piè di pagina.
A p. 164, in fondo alla parte del castello, la famiglia n. 77 (Agostino Cottoni) occupa cinque righe, numerate da 268 a 272. La famiglia successiva, n. 78, Piergirolamo Casa Nova, ne occupa quattro — ma i numeri d'anima stampati accanto sono, nell'ordine: 273, 271, 272, 273. L'edizione se ne accorge e lo dice in nota, sulla stessa pagina:
«Ripete i numeri 271, 272, 273 e quindi la numerazione è in difetto di tre unità.»
Le quattro righe non sono una riga doppiata dal tipografo: sono quattro persone diverse con età diverse — Piergirolamo 53 anni, Angela moglie 57, Giovanne figlio 16, Agnese figlia 12 — mentre i numeri 271 e 272 della famiglia n. 77 appartengono a Domenico figlio, 12 anni, e a Maria Antonia figlia, 8. Numeri riusati su persone nuove: da qui in avanti le righe sono tre più dei numeri, che è esattamente quello che la nota dichiara.
L'altro capo del conto è a p. 165: la parte del castello si chiude con la famiglia n. 88, Sante d'Agostino, anime 305-310; subito sotto comincia l'intestazione Contadini con la famiglia n. 89 e l'anima 311. L'ultimo numero del castello è dunque il 310, e il confine fra le due parti cade fra due famiglie intere, come dicono tutte e due le versioni.
Messi insieme i due capi:
| conto | risultato | |
|---|---|---|
| righe del castello, contate a mano (17 agosto → 2 settembre) | — | 313 |
| ultimo numero del castello più le tre unità della nota | 310 + 3 | 313 |
| ultimo numero del castello meno le tre unità della nota | 310 − 3 | 307 |
307 è il numero che il prospetto a) stampa. E la distanza fra le due ripartizioni — sei persone — è esattamente il doppio del tre della nota: la firma aritmetica della stessa correzione applicata nel verso opposto. Sull'altro lato il conto si chiude da sé: 676 − 313 = 363, che è il numero che ho contato in campagna; 676 − 307 = 369, che è il numero stampato.
Questo non è più «la mia lettura contro quella dell'autore»: è una nota dell'edizione contro una tabella dell'edizione, e le righe del documento stanno con la nota.
E resta una possibilità che non posso escludere dal libro: che le quattro righe della famiglia n. 78 siano un guasto della stampa del 1980 e non del manoscritto del 1769. Contro questa lettura c'è che le quattro righe portano nomi ed età diversi da quelli delle righe 271-272, e che la nota è dell'editore, che il manoscritto ce l'aveva davanti.
Subito dopo i prospetti l'autore dà l'età media. Sono numeri che questo sito non aveva per Castelvecchio, e che per Monteporzio aveva senza poterli controllare:
| 1769 | in campagna | nel castello | in tutto il territorio |
|---|---|---|---|
| Monteporzio (p. 94) | 28,39% | 30,65% | 29,27 |
| Castelvecchio (p. 103) | 26,39% | 31,09% | 28,52% |
e in chiusura: «Rispetto infine a tutta la popolazione del territorio, campagna e castelli, di Monteporzio e Castelvecchio l'età media è 28,87%».
Un'età media è una media pesata sulle persone, e quindi si può collaudare. Il collaudo dice questo:
Il primo di questi tre conti è la seconda conferma indipendente del 222, e non passa dalle stesse righe: viene da una media, non da un conteggio.
Sono le due tabelle interamente nuove. Le riporto per intero.
Monteporzio (p. 93):
| anni | maschi | femmine | totali |
|---|---|---|---|
| 1-6 | 33 | 27 | 60 |
| 7-12 | 43 | 42 | 85 |
| 13-20 | 46 | 44 | 90 |
| 21-60 | 152 | 130 | 282 |
| 61-70 | 16 | 23 | 39 |
| 71-80 | 9 | 4 | 13 |
| oltre 80 | 2 | 1 | 3 |
| (totale popolazione) | 301 | 271 | 572 |
Castelvecchio (p. 102):
| anni | maschi | femmine | totali |
|---|---|---|---|
| 1-6 | 49 | 43 | 92 |
| 7-12 | 47 | 24 | 71 |
| 13-20 | 62 | 60 | 122 |
| 21-60 | 157 | 192 | 349 |
| 61-70 | 17 | 16 | 33 |
| 71-80 | 1 | 5 | 6 |
| oltre 80 | 3 | — | 3 |
| Totali | 336 | 340 | 676 |
(Le due righe dei totali maschi/femmine di Monteporzio sono una mia somma: la tabella stampa in quella riga il solo 572. Quella di Castelvecchio è stampata.)
Tutte e due le tabelle quadrano in ogni riga e in ogni colonna, e i due totali sono 572 e 676 — cioè i due numeri che ho contato riga per riga. È quanto di più vicino a un collaudo si possa fare senza rifare il conteggio per sesso, che non ho fatto.
Quel che si legge senza interpretare: a Monteporzio ci sono trenta maschi più delle femmine (301 contro 271) e a Castelvecchio quattro femmine più dei maschi (340 contro 336) — due paesi vicini, stesso anno, sbilanciamenti opposti. E dentro Castelvecchio lo sbilanciamento cambia di segno con l'età: fra i 21 e i 60 anni ci sono 192 donne contro 157 uomini, mentre fra i 7 e i 12 anni ce ne sono 24 contro 47.
Un secondo punto, più piccolo: le classi partono da «1-6», non da zero. Dove finiscano i lattanti — a Monteporzio i tre «di giorni 8», «due mesi», «tre mesi» — la tabella non lo dice, e i totali non permettono di dedurlo.
Monteporzio (p. 94):
| componenti | famiglie contadine | nel castello | totale |
|---|---|---|---|
| 1 | — | 7 | 7 |
| 2 | 2 | 8 | 10 |
| 3 | 5 | 11 | 16 |
| 4 | 2 | 16 | 18 |
| 5 | 5 | 8 | 13 |
| 6 | 5 | 4 | 9 |
| 7 | — | 3 | 3 |
| 8 | 4 | 1 | 5 |
| 9 | 3 | — | 3 |
| 10-15 | 8 | 1 | 9 |
| 16-20 | 5 | — | 5 |
| 29 | 1 | — | 1 |
| (somma) | 40 | 59 | 99 |
Le colonne fanno 40, 59 e 99: coerenti con il prospetto a). Ma due celle contraddicono il mio conteggio a mano.
La prima è la riga in fondo. La tabella dice che la famiglia contadina più grossa ha 29 componenti; io ho contato 22. L'ho riverificata sull'immagine della p. 150, ingrandita: la famiglia n. 35 è quella di Sebastiano Tommassetti vedovo, 87 anni, e occupa le anime da 303 a 324 — ventidue righe, l'ultima delle quali è «Maddalena moglie di Gioseppe», 33 anni. È l'unica cifra esatta che il prospetto c) stampi per una famiglia grande, ed è l'unica che si possa controllare riga per riga: il documento dice 22, la tabella dice 29. Non scelgo fra le due.
La seconda è la prima riga: nel castello di Monteporzio la tabella conta sette famiglie di una persona sola, io ne ho contate otto. Sulle famiglie di tre persone o meno andiamo d'accordo — 7 + 8 + 11 = 26, e 26 è il numero che ho scritto — quindi la differenza è tutta nella ripartizione interna di quelle ventisei. Riverificata il 3 settembre, e il risultato sta qui sotto.
Verificato il 3 settembre 2026 sulle immagini delle pp. 152-157.
La colonna «nel castello» del prospetto c) è corta — dieci celle piene — e il documento la può controllare tutta, non solo la prima riga. Ho riletto le pp. 152-157 famiglia per famiglia, prendendo per ognuna il primo e l'ultimo numero d'anima. Il metodo si collauda da sé: la somma delle taglie deve fare 221 (le 222 persone del castello meno il pievano, che sta in fondo senza numero di famiglia) e il numero delle famiglie deve fare 59.
| componenti | prospetto c) | il mio conteggio |
|---|---|---|
| 1 | 7 | 8 |
| 2 | 8 | 8 |
| 3 | 11 | 10 |
| 4 | 16 | 16 |
| 5 | 8 | 8 |
| 6 | 4 | 4 |
| 7 | 3 | 3 |
| 8 | 1 | 1 |
| 9 | — | — |
| 10-15 | 1 | 1 (dieci) |
| famiglie | 59 | 59 |
| persone implicate | 223 | 221 |
Nove classi su dieci coincidono cella per cella. La divergenza è tutta in due celle contigue e si somma a zero sulle famiglie: il prospetto ha una famiglia di una persona in meno e una di tre in più del mio conteggio. Sulle persone non si somma a zero: sono due persone, e infatti moltiplicando la colonna del prospetto per le sue classi si arriva a 223, mentre le righe del castello sono 221 (222 col pievano).
Le otto famiglie di una persona sola che ho contato sono, con il loro numero d'anima:
| fam. | anima | chi |
|---|---|---|
| 47 | 387 | D. Vitale Coli, «che celebra in età d'anni 40» |
| 59 | 435 | Camilla Monaldi, 73 anni |
| 69 | 480 | L'Isabetta di Paolo, 66 anni |
| 72 | 487 | Marco Fajani (?), 74 anni |
| 76 | 498 | Maria Ghitroli vedova, 65 anni |
| 91 | 554 | Giovanna Peccorelli, 66 anni |
| 92 | 555 | Benedetto Busaia, 62 anni |
| 94 | 561 | Domenico Bernabei fattore, 42 anni |
Sono sette persone anziane o sole più un fattore di 42 anni; sei su otto sono donne o vedove, e uno è un sacerdote. Ciascuna di queste righe è seguita immediatamente dal numero di famiglia successivo, senza righe in mezzo.
Va detto anche il verso opposto: su questa riga non ho un secondo testimone. Il collaudo che ho — la somma 59 famiglie / 221 persone — torna sul mio conteggio e non su quello del prospetto, ma è il mio stesso conteggio a produrlo. Quel che resta solido è che le altre nove classi coincidono, il che rende improbabile un errore diffuso da una parte o dall'altra.
Castelvecchio (p. 102):
| componenti | famiglie contadine | nel castello | totale |
|---|---|---|---|
| 1 | — | 11 | 11 |
| 2 | 1 | 20 | 21 |
| 3 | 2 | 22 | 24 |
| 4 | 2 | 10 | 12 |
| 5 | 2 | 11 | 13 |
| 6 | 2 | 10 | 12 |
| 7 | 1 | 3 | 4 |
| 8 | 2 | 1 | 3 |
| 9 | 4 | 1 | 5 |
| 10-15 | 6 | 1 | 7 |
| 16-20 | 6 | — | 6 |
| oltre 20 | 3 | — | 3 |
| (totale famiglie) | 31 | 90 | 121 |
Qui non è il mio conto contro il suo: è una tabella del libro contro l'altra tabella del libro, nella stessa pagina.
Lo stesso scarto si vede sulle persone, ed è più grosso. Moltiplicando la colonna del castello per le sue classi — 11×1 + 20×2 + 22×3 + 10×4 + 11×5 + 10×6 + 3×7 + 1×8 + 1×9 = 310, più l'unica famiglia della classe 10-15 — il prospetto c) mette nel castello almeno 320 persone; il prospetto a) ne mette 307.
Un indizio che non è una prova: su questa riga il mio conteggio sta con il prospetto c), non con a). Ho contato undici famiglie di una persona sola nel castello di Castelvecchio, ed è il numero della tabella c). Ma ho contato cinquantuno famiglie di tre persone o meno, mentre la tabella c) ne dà 53 (11 + 20 + 22) — e due è esattamente il numero delle famiglie su cui le due tabelle litigano. Sull'unica cifra grossa, invece — le 88 famiglie del castello — il mio conto sta con a). Non basta per dare ragione a nessuno.
Tre cose, e nessuna è un ritocco.
1. Il conteggio di Monteporzio non è più una scoperta: è una verifica, e come verifica è riuscita in pieno — sei celle su sei. Chi legge deve saperlo, e la sezione «Contate una per una» lo dice ora nell'apertura. 2. Su Castelvecchio l'edizione e io non diciamo lo stesso, per sei persone, e la pagina pubblica tutte e due le ripartizioni. 3. Il libro si contraddice da solo, per due famiglie e almeno tredici persone, fra la sua tabella a) e la sua tabella c) di Castelvecchio. È il tipo di cosa che si vede solo mettendo due tabelle una accanto all'altra e sommandole — cioè facendo alle tabelle quello che ho fatto agli elenchi.
Il 26 marzo 1769 — lo stesso anno di questi due elenchi — la Congregazione del Buon Governo ordina l'esecuzione del censimento dello Stato della Chiesa, il quinto. Le cifre di quel censimento per il nostro circondario sono state pubblicate nel 2023, in un volume che di questo cantiere non sa niente e che non cita mai Polverari: Gli abitanti di Mondolfo nell'Italia che cambia, a cura di Sergio Anniballi.[2] Nella sua tabella del 1769 si legge:
| Comunità | Abitanti | Nota |
|---|---|---|
| Monte Portio | 577 | «Luogo baronale» |
| Castel Vecchio | 674 | «Appodiato a Mondolfo» |
Sono esattamente i due numeri di quest'altra pagina: 577 anime numerate a Monteporzio, 674 a Castelvecchio. Due libri diversi, due autori diversi, due catene di trasmissione diverse, le stesse due cifre.
Il censimento successivo, quello del 1782, dà 608 abitanti a Monte Portio e 706 a Castel Vecchio, con le differenze sul 1769 stampate accanto: +31 e +32. 577 + 31 = 608 e 674 + 32 = 706. È un controllo interno che poteva fallire e non fallisce: le due tabelle del volume si parlano fra loro.
Quelle due cifre del 1782 sono poi state lette alla loro fonte, ed è la stessa di questo sito. Il volume del 2023 rimanda, in nota, a Francesco Corridore, La popolazione dello Stato romano (1656-1901), 1906, «Censimenti pp. 246-249»[2] — che è il volume già usato più sotto in questa pagina. Andate a guardare, le pagine 248 e 249 danno Castel Vecchio 706 e Monte Porzio 608: la trascrizione del 2023 è esatta. Ma il rapporto fra i due libri cambia natura, e va detto: per il 1782 il volume del 2023 non è una seconda fonte, è un passaggio in più fra questo sito e la stampa del 1906.
E la fonte, guardata, dice una cosa che la trascrizione non poteva dire, perché non sta nelle cifre ma nell'indice. Le due voci non sono due righe vicine dello stesso elenco: dentro lo «Stato e Ducato di Urbino» Castel Vecchio sta nella sezione I, «Ducato di Urbino», subito sotto Mondolfo; Monte Porzio sta nella sezione IV, «Luoghi Baronali», insieme a Stacciola e a Frontone, e quella sezione ha un totale suo (9.399 anime) — quella colonna è letta per intero più sotto, in «Gli stessi trenta, quarantasei anni dopo». È la stessa distinzione che il censimento del 1769 fa a parole — «Luogo baronale» contro «Appodiato a Mondolfo» — e che l'elenco dei baroni del 1701 attribuisce a un nome, i conti Montevecchi. Tre documenti, tre modi diversi di dire la stessa cosa: nel Settecento i due paesi non stanno nella stessa casella amministrativa.
Ci sono due letture, e da qui non riesco a distinguerle.
La prima: sono due rilevazioni indipendenti — una parrocchiale, una civile — che hanno contato le stesse persone nello stesso anno e sono arrivate allo stesso numero. In questo caso i totali dello stato d'anime sono confermati da fuori.
La seconda: il numero che è arrivato a Roma è quello contato dal pievano, cioè il censimento dello Stato ha ricevuto e ricopiato il conteggio della parrocchia. In questo caso non c'è nessuna conferma — c'è la stessa mano contata due volte, che è la trappola in cui questo cantiere è già caduto una volta — ma si è imparata una cosa diversa e non piccola: dove sono finiti questi due elenchi. Il volume stesso avverte che dal censimento del 1736 in poi la rilevazione «non venne più svolta per parrocchie e diocesi, ma effettuata per circoscrizioni civili», il che spingerebbe verso la prima lettura; ma poche pagine dopo cita, per gli anni 1793-1795, proprio gli «stati delle anime» delle parrocchie come fonte dei suoi numeri.[2] Le due cose convivono nello stesso libro.
Un dettaglio che vale in tutti e due i casi, e che è la ragione per cui questo riquadro non è solo un dubbio: le cifre del censimento coincidono con i totali come sono scritti nel documento (577 e 674), non con quelli che l'edizione del 1980 corregge nelle sue note (572 e 676). Qualunque sia stata la strada, il numero che ha viaggiato è quello sbagliato.
com. sono 439 non è accertato. L'unica combinazione aritmeticamente possibile fra i numeri contati è pubblicata sopra, in un riquadro che la dichiara possibile e non dimostrata.Nel 1769 la parrocchia di Castelvecchio contava più anime di quella di Monteporzio (674 contro 577, oppure 676 contro 572 con le correzioni). È lo stesso rapporto che si ritrova ottantaquattro anni dopo in una fonte del tutto diversa e indipendente da questa: la Statistica numerativa dello Stato Pontificio, riferita alla fine del 1853, dà 1.019 abitanti a Castelvecchio e 929 a Monteporzio.[3] Due fonti che non si parlano, a distanza di quasi un secolo, dicono la stessa cosa: la frazione era il centro più popoloso dei due.
Lo stesso rapporto c'era già, e si può risalire di altri sessantotto anni. Un volume di statistica del 1906 — Francesco Corridore, La popolazione dello Stato romano (1656-1901) — stampa per intero due manoscritti del 1701, e i due paesi ci sono tutti e due.[4]
Il primo è una Nota dei Luoghi e delle Parochie dello Stato Ecclesiastico divise per Provincie e per Diocesi, dall'Archivio Camerale. Sotto «Sinigaglia e sua Diocesi» si legge, in colonna, luogo per luogo con le sue anime e le sue parrocchie:
| Luogo | Anime | Parrocchie |
|---|---|---|
| Mondolfo | 2.218 | 2 |
| Castel Vecchio | 406 | 1 |
| Monte Portio | 334 | 1 |
| Stacciola | 237 | 1 |
| Monte Rado | 564 | 1 |
| Tomba | 950 | 1 |
Il secondo è un elenco di tutt'altro genere, dalla Biblioteca Casanatense: Baroni che godono feudi nello Stato Ecclesiastico, ordinato «per alfabeto ne' cognomi». Alla lettera M, sotto «Dioc. di Sinigaglia», c'è una voce che vale più della cifra che porta:
Montevecchi Conte — Monte Portio . . . . 334 1
Nel 1769 il censimento dello Stato della Chiesa marcherà Monteporzio come «Luogo baronale» senza dire di chi (vedi sopra, «Le stesse due cifre arrivano a Roma»). Questo documento, di sessantotto anni prima e di provenienza del tutto estranea a Polverari, dice di chi: dei conti Montevecchi — i Montevecchio della lapide del 1743 sul vecchio municipio e del processo del 1770-71. Lo stesso conte teneva, «in parte», anche Miralbello nella diocesi di Sant'Angelo in Vado, per altre 500 anime; il totale stampato sotto le sue due voci è 834.
Ed è quel totale ad avere salvato la cifra. Il testo automatico ricavato dalla scansione dà «Monte Portio 994», non 334. La pagina stampa sotto le due righe la loro somma, 834: e 994 + 500 fa 1.494, non 834. La pagina è stata allora resa a 300 punti per pollice e la riga riletta ingrandita: 334, con la somma che torna e le parrocchie che tornano (1 + 1 = 2). È la stessa tecnica con cui, in questa pagina, si è controllata la somma del pievano — e qui non ha convalidato un documento, ha smentito uno strumento.
È la trappola già incontrata su questo sito nel 1911 e nel 1918: due documenti di anni diversi con la stessa firma non sono un riscontro incrociato. Qui è perfino più netto, perché l'anno è lo stesso.
Lo stesso volume del 1906 stampa un documento più antico di tutti: il Documento I, «ANNO 1656 — ANIME DAI TRE ANNI IN SU», cioè la prima numerazione delle anime mai fatta nello Stato della Chiesa.[5] Sotto «Senigaglia e Diocese» i due paesi ci sono tutti e due, e i loro numeri dicono il contrario di tutto il resto di questa pagina:
| Luogo | Anime dai 3 anni in su |
|---|---|
| Senigaglia | 4.977 |
| Mondolfo | 1.831 |
| Castel Leone | 910 |
| Castel Vecchio | 285 |
| Ripe | 757 |
| Monte Portio | 302 |
| Stacciola | 121 |
| Tomba | 619 |
Nel 1656 Monteporzio è più grande di Castelvecchio, di diciassette anime.
Il documento dice anche perché quel conteggio esiste, e non è per sapere quanta gente c'era. Corridore lo scrive in apertura: papa Alessandro VII ordinò la nota delle anime nel 1656, la conta fu fatta nella Pasqua di quell'anno dai parroci, e lo scopo era fiscale — si tassavano le anime, «ciascuna delle quali doveva pagare annualmente bai 71 e quattrini 4½, escluse quelle sotto i 3 anni». I bambini più piccoli non sono contati perché non pagavano.
(Fino al 13 agosto 2026 questa pagina scriveva «bai 7½»: era un mio errore di lettura, non della fonte. La pagina 13 di Corridore stampa «bai 71», con le due cifre alla stessa altezza, e sulla stessa riga stampa «4 ¹/₂» con l'uno in apice e il due in pedice — cioè mostra da sé che aspetto ha una frazione in quel carattere. Il testo del 2023 di Anniballi, che da questo libro copia, scrive «71 baiocchi e 4,5 quattrini»: non è una seconda fonte sulla tassa, ma è un secondo lettore della stessa pagina, ed è quello che ha fatto sospettare l'errore.)
La somma torna, e la cifra che mancava è stata decisa guardandola. La pagina stampa, in fondo alla diocesi, «Sommano in tutto: 36143», e un'altra tabella dello stesso libro — il Sommario I, che riepiloga per diocesi — ripete 36143 e dichiara 25 luoghi. I luoghi stampati in colonna sono 25: il conto delle voci torna al numero dichiarato.
Fino al 15 agosto 2026 la somma delle 25 cifre, lette una per una sulla pagina resa a 300 punti per pollice, dava però 36.140, tre in meno, e questa pagina lasciava la differenza aperta. L'unica cifra dubbia era l'ultima di Scapezzano, «165…»: se è un 4 e non un 1, la somma chiude esatta — ma deciderla così vuol dire spegnere il controllo, perché si sceglie la cifra dal totale che dovrebbe verificarla. È stata decisa invece per la forma della lettera, confrontandola con le altre cifre della stessa colonna ingrandite dieci volte a pixel pieni, senza interpolazione. In questo carattere l'1 ha una bandierina obliqua in alto a sinistra e un piede largo che sporge dalle due parti: si vedono nette nell'1 finale di «121» (Stacciola) e di «371» (Villa della Gennara), e nel primo 1 della cifra di Scapezzano. Il glifo finale non ha né la bandierina né il piede, e porta invece una traversa orizzontale attaccata all'asta a mezza altezza — cioè ha la forma del 4 di «424» (Monte Rado, due righe più su), che in questa scansione ha perso allo stesso modo la diagonale in alto. Scapezzano 1654.
E allora il collaudo che restava sospeso passa: le 25 cifre sommano 36.143 esatte, cioè il totale stampato in fondo alla colonna e ripetuto nel Sommario I. La trascrizione della diocesi di Senigallia nel 1656 è chiusa, e la differenza di tre anime era mia, non della stampa.[6] Le due cifre che contano qui non erano comunque in dubbio: 302 e 285 si leggono nitide, e sono state rilette ingrandite.
Ci sono quindi due difetti diversi, e vanno tenuti separati:
Quello che resta, e che regge, è il confronto fra i due paesi nello stesso anno: nel 1656 sono contati nello stesso modo, dallo stesso ufficio, sulla stessa pagina. Che nel 1656 Monteporzio superasse Castelvecchio è quindi un fatto della fonte; di quanto esattamente, no.
Il volume del 2023 apre con una misura più antica di tutte queste, e non è un censimento dello Stato della Chiesa: è il «conteggio delle bocche» che Francesco Maria II della Rovere fece fare nel 1591 nel ducato di Urbino.[7] La tabella dà, per ogni comunità, gli abitanti divisi fra maschi e femmine:
| Comunità | Abitanti | Maschi | Femmine | Nota della fonte |
|---|---|---|---|---|
| Mondolfo | 1.456 | 723 | 733 | |
| San Gostanzo | 1.693 | 864 | 829 | |
| Ceregia | 558 | 270 | 288 | |
| Monte Portio | n.d. | n.d. | n.d. | Luogo baronale |
| Castel Vecchio | 254 | 137 | 117 | |
| Sinigallia | 6.760 | 3.366 | 3.394 | Città e ville |
| Fano | n.d. | n.d. | n.d. | Governo della Chiesa |
| Pesaro | 6.891 | 3.253 | 3.638 | Città |
| Urbino | 4.557 | 2.146 | 2.411 | Città |
| Stato di Urbino | 132.706 | 64.288 | 68.418 |
Castelvecchio nel 1591 ha 254 abitanti. Monteporzio non ha un numero, e la fonte dice perché: è luogo baronale, cioè non è una comunità del ducato ma di un feudatario, e il conteggio del duca non lo tocca. È la stessa etichetta che il paese porterà nei censimenti del 1736, del 1769 e del 1782 — solo che allora un numero ce l'avrà.
Le cifre di questa tabella si controllano da sole, e il controllo è passato: in tutte e otto le righe con i dati, maschi più femmine fa esattamente il totale stampato, riga del ducato compresa (64.288 + 68.418 = 132.706). Il testo intorno aggiunge una verifica in più senza volerlo — dice che nel ducato le femmine superano i maschi «di 4.130 unità», e 68.418 − 64.288 fa 4.130. Su un volume in cui l'estrazione automatica appiattisce le tabelle in una riga sola, un controllo così vale quanto una seconda lettura; la riga di Castelvecchio e quella di Monteporzio sono state comunque riguardate sulla pagina resa a 300 punti per pollice.
La supposizione è sua e resta una supposizione — Mondolfo cresce del 25% e Castelvecchio cala del 5,5%, e una reticenza fiscale che agisce in due versi opposti va spiegata. Ma la cosa da tenere è che fra il 1591 e il 1594 esistono due misure della stessa comunità che non coincidono, e che chi pubblica la prima lo dice.
Va aggiunto che né l'una né l'altra le ho lette in originale: il volume del 2023 le riprende da un periodico del 1982, che a sua volta le trae dall'Archivio Metaurense. Fra me e il conteggio del 1591 ci sono due passaggi, e il primo non l'ho visto.
Fra il 1701 e il 1769 lo Stato della Chiesa si contò altre due volte, nel 1708 e nel 1736, e tutti e due i censimenti sono stampati per intero nel volume del 1906.[8] Il 1708 è quello che serviva di più, perché è ecclesiastico come il 1656 e il 1701: è l'unico anno che si possa mettere in fila con quei due senza l'avvertenza di p. 22.
Alla p. 163, dentro la sezione «XIII. Sinigaglia Dioc.», in mezzo a Mondolfo, Ripe, Tomba, Stacciola e Castelleone:
| 1708, diocesi di Sinigaglia | Anime | Parrocchie |
|---|---|---|
| Mondolfo | 2.421 | 2 |
| Castelvecchio | 344 | 1 |
| Stacciola | 225 | 1 |
| Monte Portio | 378 | 1 |
Nel 1708 Monteporzio è di nuovo davanti, di trentaquattro anime — sette anni dopo esser rimasto indietro di settantadue. La cosa che questo cambia non è una cifra, è una frase: in precedenza questa pagina diceva che il primato di Castelvecchio «comincia fra il 1656 e il 1701». Non comincia lì, perché nel 1708 non c'è ancora. Nelle tre misure confrontabili fra loro il vantaggio passa da un paese all'altro a ogni rilevazione: Monteporzio +17 nel 1656, Castelvecchio +72 nel 1701, Monteporzio +34 nel 1708.
Il 1736 è invece il primo censimento fatto per circoscrizioni civili, e la pagina lo mostra in due modi. Il primo: alla p. 209 Castelvecchio non ha una riga propria fra le comunità, ma sta sotto Mondolfo, e la voce si legge così —
Mondolfo e Annesso dioc. di Sinigaglia … 2602 Mondolfo … 2372 Annesso Castel Vecchio … 230 2602
— cioè 2.372 + 230 = 2.602, il totale stampato. L'appodio di Castelvecchio a Mondolfo, disposto nel 1733, si vede nella forma della tabella tre anni dopo: il borgo non è più una voce, è un annesso di un'altra voce. Il secondo modo è un'assenza: in quelle pagine Monteporzio non ha una cifra, e il volume del 2023 alla riga del 1736 scrive «n.d. — Luogo baronale», come nel 1591.
Castelvecchio, fra il 1708 e il 1736, passa da 344 a 230 abitanti: perde un terzo della popolazione in ventotto anni.
Fino al 13 agosto 2026 questa pagina poteva dire soltanto che Monteporzio nel 1736 non l'aveva trovato. Adesso può dire di più, e la differenza fra le due frasi è tutto il mestiere di questo sito: il censimento del 1736 nomina Monteporzio e non lo conta.
La sezione dello Stato di Urbino occupa nove pagine, dalla 205 alla 213, e ha una struttura in tre pezzi che si vede solo leggendole tutte:[8]
1. «Luoghi Baronali e altri esistenti nello Stato di Urbino» (p. 205, titolo in grassetto): è l'elenco principale, in ordine grosso modo alfabetico, con le anime di ogni comunità. Comincia con «Acinelli dioc. di Cagli … —», cioè con un trattino al posto della cifra: questo censimento sa scrivere che un luogo esiste e non ha un numero. Qui stanno Barchi, Barbara, Cagli, Mondolfo con il suo annesso Castel Vecchio, Pesaro, Urbania, Urbino. Chiude a p. 212 con il totale 140.830. 2. «Feudi dipendenti dalla Legazione d'Urbino» (p. 206, secondo titolo in grassetto): tredici voci di feudi, ciascuna con le sue anime. Fra queste Stacciola dioc. di Sinigaglia 341 e Porcozzone (con Vacarile, 329), che sono due luoghi confinanti con Monteporzio, e poi Biscina, Basciucheto, Castiglione, Carpine, Cocorano e Ponte Novo, Frontone e S. Savino, Isola del Piano, Monte l'Abbate, Metola, Piobico, S. Angelo e Montecchio. Monteporzio non c'è. 3. Dopo il totale, alle pp. 212-213, un «ELENCO dei Luoghi che compongono lo Stato e Ducato di Urbino»: nomi soli, senza cifre, divisi per Provincia Feltria, Massa Trabaria, Stato d'Urbino, Ducato e — ultima sezione — «Luoghi Baronali». Lì, fra «Monte l'Abbate» e «Offredi», è stampato «Monte Porzio». Nello stesso elenco compaiono Stacciola e Porcozzone, e nella prima colonna «Mondolfo» è seguito immediatamente da «Castel Vecchio».
Cioè: per il censimento del 1736 Monteporzio è uno dei luoghi che compongono lo Stato e Ducato di Urbino, ed è classificato baronale dal censimento stesso, non da un curatore del 2023 — e non ha una cifra. «Non trovato» diventa «nominato e non contato», che è una cosa diversa e più forte.
E rovescia la spiegazione che questa pagina dava prima. Il 12 agosto avevo scritto che Monteporzio manca nei conteggi civili perché «non è una comunità da contare, è il feudo di qualcuno». Nel 1736 quella frase non regge: i feudi questo censimento li conta, tredici, in una sezione fatta apposta, e conta proprio i due vicini di casa di Monteporzio. Essere un feudo, nel 1736, non bastava a restare fuori dal conto.
Il 13 agosto 2026 quell'elenco della p. 213 è stato contato invece che guardato, e la domanda è cambiata di nuovo.
Sotto il titolo «Luoghi Baronali» ci sono trenta nomi, in ordine alfabetico: Baccaresca, Biscina, Carlano, Carpini, Castel Leone e Mirabello, Castiglione Aldovrando, Castiglione di Cagli, Civitella Ranieri, Coccorano, Colle Rosso, Col Stregone e Colle Longo, Frontone, Isola del Piano, Massa, Migliara, Montefiore e Fumo, Montegrino, Monte l'Abbate, Monte Porzio, Offredi, Pecorari, Piobbico, Poggio di Berni, Poggio manente, Porcozzone, Rocca Leonella, S. Angelo e Montecchio, S. Cristina e Torricella, Stacciola, Valcodale.[9]
Nelle tabelle dello stesso censimento, quelli con una cifra accanto sono undici: Biscina, Carpini, Castiglione, Coccorano, Frontone, Isola del Piano, Monte l'Abbate, Piobbico, Porcozzone, S. Angelo e Montecchio, Stacciola. Gli altri diciannove non hanno un numero da nessuna parte — e Monteporzio è uno dei diciannove.
Il rapporto non torna nemmeno nell'altro verso: tre dei tredici feudi contati (Basciucheto, Metola, Vacarile) non compaiono fra i trenta nomi dell'elenco. Le due liste non sono l'indice l'una dell'altra.
Questo sposta la domanda. Prima sembrava che il censimento contasse i feudi e saltasse proprio il nostro; contati, i feudi con una cifra sono meno di un terzo di quelli che il censimento stesso dichiara di avere. Nel 1736 essere nominato e non avere un numero non è l'eccezione di Monteporzio: è la condizione di maggioranza dei luoghi baronali dello Stato di Urbino. Quello che resta da spiegare non è perché manchi Monteporzio, è perché ce ne siano undici che non mancano.
Il fatto è documentato in tutte e due le direzioni: il paese è nominato dall'elenco finale del censimento fra i «Luoghi Baronali», e non compare in nessuna delle nove pagine della sezione di Urbino con un numero accanto. Le nove pagine le ho lette tutte — le pp. 205-209 il 12 agosto 2026, le pp. 210-213 il 13 — rese a 300 punti per pollice, che è la risoluzione nativa della scansione.
Le spiegazioni possibili sono almeno tre, e non ho niente per sceglierne una: che i baroni mandassero la cifra solo quando gli conveniva (il censimento del 1736 si faceva per il riparto delle spese militari, e chi non paga non dichiara); che le cifre mancanti siano andate perdute prima della copia manoscritta da cui il volume del 1906 trascrive; oppure che i luoghi non contati fossero censiti altrove, in fascicoli che non stanno in questo libro.
Della terza ho potuto verificare un pezzo, il 13 agosto 2026, e la risposta è no. Il censimento del 1736 non è fatto del solo Stato di Urbino: ha altre cinque sezioni — Marca, Romagna, Umbria, Patrimonio, Marittima e Campagna — e un luogo baronale poteva benissimo essere stato contato dentro una di quelle. Non c'è. Ho cercato tutti e trenta i nomi dell'elenco in tutte e sei le sezioni: le uniche cifre stanno nella sezione di Urbino, e ogni altra occorrenza è un omonimo di un'altra diocesi (ci sono Castiglione, Massa, Monte Fiore, Montecchio, S. Cristina, Torricella e Colle Longo sparsi per mezzo Stato pontificio, e non sono questi).
Per Monteporzio il controllo si può fare meglio, perché dentro questa fonte il discrimine non è il nome ma la diocesi. La diocesi di Sinigaglia in questo censimento è divisa fra due sezioni — una parte in Marca (Corinaldo, Belvedere, Morro, Monte Alboddo, Monte Nuovo, Monte S. Vito, Rocca Contrada, Serra de' Conti) e una nello Stato di Urbino (Sinigaglia, Mondolfo, Barbara, Stacciola, Tomba) — quindi cercarlo solo fra i luoghi di Urbino non sarebbe bastato. Ho letto tutte le righe del censimento che nominano quella diocesi, in tutte e sei le sezioni: Monteporzio non è in nessuna. E sulla pagina resa dove il nome cadrebbe in ordine alfabetico — la p. 174, colonna di sinistra — la fila va da «Monte Nuovo dioc. di Sinigaglia 2802» a «Monte Santo dioc. di Fermo 3577» senza niente in mezzo.[10]
Resta in piedi la parte della terza spiegazione che da qui non posso toccare: che la cifra stia in un fascicolo diverso, fuori da questo libro. Il documento stesso avverte di essere incompleto — dichiara mancanti lo Stato d'anime del Ducato di Ferrara e quello dello Stato di Castro e Ronciglione.
La terza spiegazione che avevo scritto è caduta. Diceva: forse il feudo dei Montevecchio non dipendeva dalla Legazione d'Urbino, e per questo non è fra i tredici «dipendenti» da essa. Ma diciannove luoghi su trenta sono nella stessa condizione, e fra loro ci sono paesi che con i Montevecchio non c'entrano nulla: una spiegazione che riguarda un solo feudatario non può spiegare diciannove assenze.
C'è però una coincidenza che vale la pena scrivere, dichiarandola per quello che è. Fra i diciannove senza cifra c'è «Castel Leone, e Mirabello» — e nel 1701 lo stesso volume, nell'elenco dei baroni, attribuisce al conte Montevecchi esattamente due feudi: Monte Portio 334 anime, diocesi di Sinigaglia, e «Miralbello in parte» 500 anime, diocesi di Sant'Angelo in Vado, con la somma stampata «834» e «2» parrocchie.[11] Cioè nel 1736 nessuno dei due luoghi dei Montevecchio ha un numero. Non lo scrivo come prova: le due grafie non coincidono («Mirabello» / «Miralbello»), il 1736 accoppia quel nome a Castel Leone e non a Monteporzio, e trentacinque anni separano le due rilevazioni. È una coincidenza da verificare, non un fatto.
La domanda del riquadro qui sopra — perché ce ne siano undici che non mancano — non ha ancora una risposta, ma dal 16 agosto 2026 ha un vincolo in più, e viene dal censimento successivo.
Nel censimento del 1782, dentro lo «Stato e Ducato di Urbino», la sezione IV, «Luoghi Baronali», occupa la terza colonna della p. 249. Sono trenta voci, e ognuna porta la sua cifra. Sotto, la riga di somma stampata: 9399. Poi il totale generale dello Stato di Urbino, «In tutto: 166.575».[12]
Sono gli stessi trenta nomi del 1736. Non trenta all'incirca: gli stessi, uno per uno, confrontati con l'elenco della p. 213 già letto qui il 13 agosto. Cinque coppie hanno grafie diverse e sono un'identificazione, non una lettura — «Castiglione Aldovrando» / «Castiglion Aldovr.», «Castiglione di Cagli» / «Castiglion de' Cagli», «Montefiore e Fumo» / «Monte fiore e Contea del fumo», «Massa» / «Massa ed ann.», «Poggio manente» / «Poggiomanente» — e due sono varianti di una lettera: «Baccaresca» / «Baccoresca», «Valcodale» / «Valcoldale». Nessun nome entra, nessuno esce. La lista dei luoghi baronali dello Stato di Urbino è la stessa a quarantasei anni di distanza; quello che cambia è che nel 1736 diciannove non avevano un numero e nel 1782 ce l'hanno tutti.
Ecco la colonna intera, in ordine di grandezza, con accanto la cifra del 1736 dove il censimento di quell'anno gliene dava una (sono i sei che si possono confrontare, letti sulla p. 207 dello stesso volume):
| # | Luogo baronale (grafia del 1782) | 1782 | 1736 |
|---|---|---|---|
| 1 | Castel Leone, ed an. | 1.707 | — |
| 2 | S. Angelo, e Montecchio | 1.208 | 1.162 |
| 3 | Poggio de Berni, ed ann. | 749 | — |
| 4 | Frontone | 662 | 639 |
| 5 | Isola del piano | 617 | 443 |
| 6 | Monte Porzio | 608 | — |
| 7 | Monte l'Abbate | 591 | 410 |
| 8 | Piobbico | 394 | 188 |
| 9 | Carpini | 344 | — |
| 10 | Stacciola | 341 | 341 |
| 11 | Massa ed ann. | 320 | — |
| 12 | Coccorano | 226 | — |
| 13 | Civitella Ranieri | 221 | — |
| 14 | Rocca Leonella | 182 | — |
| 15 | S. Cristina, e Torricella | 165 | — |
| 16 | Castiglion Aldovr. | 139 | — |
| 17 | Biscina | 116 | — |
| 18 | Baccoresca | 108 | — |
| 19 | Offredi | 98 | — |
| 20 | Poggiomanente | 96 | — |
| 21 | Pecorari | 89 | — |
| 22 | Porcozzone | 89 | — |
| 23 | Valcoldale | 79 | — |
| 24 | Carlano | 70 | — |
| 25 | Montegrino | 65 | — |
| 26 | Castiglion de' Cagli | 38 | — |
| 27 | Migliara | 37 | — |
| 28 | Col Stregone, e Colle longo | 20 | — |
| 29 | Colle Rosso | 10 | — |
| 30 | Monte fiore e Contea del fumo | 10 | — |
| somma | 9.399 |
La somma delle trenta cifre lette sull'immagine fa 9.399, che è esattamente il totale stampato sotto la colonna. È un controllo che poteva fallire — basta una cifra letta male su trenta — e non fallisce: la colonna è completa e le trenta letture sono buone.
Da qui si ricava il posto di Monteporzio, che è la ragione per cui questa colonna sta su questa pagina: sesto di trenta, con il 6,5% delle 9.399 anime baronali dello Stato di Urbino. Sopra di lui ci sono solo cinque luoghi, e uno solo — Castel Leone — è quasi tre volte più grande. Dei trenta, i tre che stanno dalle nostre parti sono Monteporzio (608), Stacciola (341) e Porcozzone (89): il paese è il maggiore dei tre di quasi il doppio.
Che cosa cambia per la domanda aperta. Non la chiude, ma toglie di mezzo una spiegazione che nel 1736 sembrava possibile: che i diciannove senza numero fossero luoghi non contabili — troppo piccoli, troppo dispersi, o fuori dalla portata dell'amministrazione. Non lo erano: quarantasei anni dopo, la stessa identica lista è contata per intero, e ci stanno dentro anche i due luoghi da dieci anime (Colle Rosso, Montefiore e Contea del Fumo). Il buco del 1736 è un difetto di quella rilevazione, non una proprietà di quei posti. Fra le tre spiegazioni del riquadro qui sopra ne restano in piedi due — la dichiarazione che non arriva e la carta che si perde — e questa pagina non sa scegliere fra loro.
E c'è la coincidenza dei Montevecchio, che va aggiornata perché cambia di segno: nel 1736 nessuno dei due luoghi attribuiti al conte Montevecchi dall'elenco dei baroni del 1701 — Monteporzio e «Castel Leone e Mirabello» — aveva una cifra; nel 1782 tutti e due ce l'hanno, e sono il primo e il sesto della colonna. Resta una coincidenza, e resta da verificare: ma se nel 1736 fosse stato il feudatario a non dichiarare, nel 1782 avrebbe dichiarato.
Delle sei voci che si possono confrontare fra il 1736 e il 1782, cinque cambiano — e cambiano parecchio: Isola del Piano da 443 a 617, Monte l'Abbate da 410 a 591, Piobbico da 188 a 394, Frontone da 639 a 662, S. Angelo e Montecchio da 1.162 a 1.208. La sesta, Stacciola, è 341 tutte e due le volte.
Le letture sono buone: 341 è stato letto sull'immagine della p. 207 e su quella della p. 249, tutte e due a 300 punti per pollice, che è la risoluzione nativa della scansione. Quindi o Stacciola in quarantasei anni non è cresciuta di una persona, oppure nel 1782 quella riga è stata ricopiata dal censimento precedente invece che rilevata. Da qui non posso deciderlo, e la seconda ipotesi è abbastanza seria da dover essere scritta accanto alla tabella: se capitò a una riga, può essere capitato ad altre che non ho modo di controllare, perché il 1736 non le contava.
Per Monteporzio, però, questo dubbio non si applica, ed è l'unico punto in cui posso essere netto. Il 608 del 1782 non è un numero orfano: la stessa fonte stampa accanto alla riga la differenza sul 1769, +31, e 577 + 31 = 608 — il controllo interno discusso in cima a questa pagina. Una cifra ricopiata da quarantasei anni prima non tornerebbe con la rilevazione di tredici anni prima.
Che cosa vuol dire «luogo baronale», detto da chi ha studiato quei feudi. Questa pagina finora ha trattato l'etichetta come un fatto amministrativo — una casella diversa da quella di Castelvecchio — senza dire che cosa ci fosse dentro. Una ricerca di Stefano Lancioni sulle aree feudali del Ducato e della Legazione di Urbino, che poggia sugli studi di Bandino Giacomo Zenobi, la descrive così: il feudatario, investito per bolla, «governava, amministrava la giustizia e riscuoteva imposte in base alla bolla d'investitura che descriveva minuziosamente i diritti di cui i feudatari (a cui era concesso il titolo comitale) godevano», e le sue entrate erano il tributo annuo della comunità, le multe e le confische, gli appalti, i «proventi di forno, osteria, mulino, fornaci, ecc., di proprietà del feudatario, che i sudditi erano obbligati ad utilizzare», le esenzioni fiscali, la libera estrazione dei grani, «giornate di lavoro (generalmente una all'anno per famiglia)» e la riserva di caccia. Dopo la Devoluzione del 1631 non se ne crearono di nuovi, e i vecchi sopravvissero: alla fine del Settecento erano «una trentina di feudi» con «complessivamente 9399» anime.[13]
Va preso per quello che è: una descrizione generale dei feudi del Ducato, non un documento su Monteporzio, e su nessuno di quei diritti questa pagina ha un atto che riguardi il nostro paese. Serve a sapere che cosa si sta guardando quando la tabella mette Monteporzio in una colonna a parte — e la cifra dei «9399» che quella ricerca dà per l'intero Stato di Urbino è la stessa che si legge sotto la colonna della p. 249, cioè viene di lì.
C'è un'ultima cosa che si vede solo mettendo le due pagine una accanto all'altra, ed è sull'etichetta più che sulla cifra. Nel 1701, nello stesso volume, la Nota dei Luoghi e delle Parochie dello Stato Ecclesiastico divise per Provincie e per Diocesi elenca la diocesi di Sinigaglia luogo per luogo, e Monteporzio ci sta dentro come tutti gli altri: fra Ripe e Stacciola, con le sue 334 anime e la sua parrocchia, senza nessuna qualifica.[14] Nel 1736 lo stesso paese è sotto il titolo «Luoghi Baronali» e non ha un numero.
Il che toglie forza a un modo di dire che questa pagina ha usato per due giorni. «Luogo baronale» non è una condizione permanente che spieghi da sola le caselle vuote: nel 1701 il paese era feudo dei conti Montevecchi — lo dice, per lo stesso anno, l'elenco dei baroni a p. 132 di questo volume — ed era contato lo stesso. Quello che cambia fra le due rilevazioni non è che cosa fosse Monteporzio: è chi contava, e con quale perimetro. Il 1701 conta diocesi, il 1736 conta comunità civili — la distinzione che il volume stesso raccomanda a p. 22, e che questa pagina segna in tabella nella colonna «perimetro».
Il salto del 1701. Fra il 1701 e il 1708 Monteporzio guadagna 44 anime e Castelvecchio ne perde 62: 106 persone che si spostano in sette anni fra due parrocchie confinanti di poche centinaia di abitanti l'una. Le spiegazioni possibili sono le stesse tre già elencate più avanti in questa pagina per il sorpasso degli anni Novanta, e non so sceglierne una. Quello che è cambiato è dove cade il sospetto: prima il 1701 era l'inizio di una serie coerente, adesso è l'unica delle tre misure ecclesiastiche a stare fuori linea.
L'assenza di Monteporzio nel 1736. Chiusa il 13 agosto 2026, e in un modo che non mi aspettavo: le pp. 210-213, che il giorno prima non avevo letto, portano l'elenco dei luoghi dello Stato di Urbino in cui Monteporzio è nominato. Il paragrafo «L'assenza del 1736 è scritta nella fonte», qui sopra, racconta che cosa cambia — e smentisce la spiegazione che questa pagina dava. (Quando questo riquadro fu scritto, la riga diceva: «non ho letto le pagine 210-213, e "non trovato" non è "non c'è"». Era vero, ed è la ragione per cui quelle quattro pagine erano nel piano del giorno dopo.)
L'unico «Monte Porzio» che quelle pagine stampano non è il nostro. Alla p. 204 c'è «Monte Porzio dioc. di Frascati 1120»: è Monte Porzio Catone, nel Lazio. Il discrimine, dentro questa fonte, non è mai il nome — è la diocesi.
Il collaudo, e questa volta non chiude. Il censimento del 1708 stampa il totale della diocesi di Sinigaglia: «In tutto: 45714, 45 parrocchie». Le voci in colonna sono quaranta e la somma della colonna delle parrocchie fa 45 esatte — controllo che poteva fallire, e che avrebbe rivelato una riga saltata al cambio di pagina. La somma delle quaranta cifre delle anime fa invece 45.814, cento in più del totale stampato. Le tre cifre di testa (Sinigaglia 2.700, Ebrei 500, Nel Porto 1.226) e le due che servono qui (378 e 344) sono state rilette ingrandite e non sono in dubbio. Lo scarto resta aperto: non ho modo di sapere se sia mio, dell'ottocentesco copista o della stampa del 1906, e sceglierne una cifra da correggere per far tornare il conto significherebbe spegnere l'unico controllo disponibile.
Il 13 agosto 2026, sulla stessa rilevazione del 1701, sono state rese e lette anche le pp. 114-115. Dicono due cose, e la seconda risponde in parte alla domanda aperta più vecchia di questa pagina.
La prima: nel 1701 i luoghi baronali non sono trattati allo stesso modo da una diocesi all'altra. Nello stesso documento, a poche pagine di distanza, ci sono tre forme diverse.
Cioè «luogo baronale», in questa fonte, non è una casella che decide se e come sei contato: è un'informazione che ogni compilatore diocesano dà, o non dà, come gli pare.
La seconda: cinque di quei luoghi, che nel 1701 hanno una cifra, nel 1736 non ce l'hanno più. Nove dei nomi baronali del 1701 tornano trentacinque anni dopo nell'elenco dei trenta «Luoghi Baronali» dello Stato di Urbino, e si dividono esattamente a metà:
| luogo (diocesi nel 1701) | 1701 | 1736 |
|---|---|---|
| Piobbico (Cagli) | 207 | 188 (dioc. d'Urbino) |
| Frontone (Cagli) | 705 | 639 (con S. Savino) |
| Rocca Leonella e Monte Grino (Cagli) | 239 | nessuna cifra |
| Biscina (Gubbio) | 74 | 77 |
| Castiglione (Gubbio) | 156 | 220 (dioc. di Gubbio) |
| Coccorano (Gubbio) | 207 | 186 (con Ponte Novo) |
| Civitella (Gubbio) | 165 | nessuna cifra |
| S. Cristina (Gubbio) | 73 | nessuna cifra |
| Baccaresca (Gubbio) | 200 (con Il Peglio) | nessuna cifra |
| Monte Portio (Sinigaglia) | 334 | nessuna cifra |
Le cifre del 1736 sono quelle della sezione «Feudi dipendenti dalla Legazione d'Urbino», pp. 206-207.[18]
Questo non spiega perché il censimento del 1736 lasci in bianco diciannove luoghi su trenta. Ma toglie di mezzo una delle risposte che venivano più facili: che quei luoghi non avessero una cifra perché non erano contabili — troppo piccoli, troppo sparsi, fuori da ogni parrocchia. Non è così. Trentacinque anni prima, nello stesso libro e nella stessa serie di documenti, cinque di loro un numero ce l'avevano — e Monteporzio con loro. Quello che manca nel 1736 è mancato nel 1736: è una proprietà di quella rilevazione, non di quei paesi.
Nel 1701 i nomi sono nudi («Civitella», «Castiglione», «S. Cristina»); nel 1736 portano un secondo elemento («Civitella Ranieri», «S. Cristina, e Torricella», e ci sono due Castiglioni, «Aldovrando» e «di Cagli»). Il legame è forte dove il 1736 stampa anche la diocesi e coincide con quella del 1701 — Biscina, Castiglione e Coccorano, tutti e tre «dioc. di Gubbio» — e più debole dove il 1736 dà solo il nome (Civitella, S. Cristina, Baccaresca, Rocca Leonella, Monte Grino).
E una riga si comporta male proprio dove dovrebbe essere facile: Piobbico, che nel 1701 è fra i luoghi baronali di Cagli e nel 1736 è «dioc. d'Urbino». O il paese ha cambiato diocesi in trentacinque anni, o uno dei due compilatori l'ha assegnato male: in tutti e due i casi vuol dire che la diocesi, in questa fonte, non è un'etichetta stabile come questa pagina l'ha usata finora. Il discrimine resta il migliore che ci sia per distinguere il nostro Monte Porzio da quello di Frascati — lì i due sono lontani mille chilometri e nessuna delle due diocesi è in dubbio — ma su nomi comuni e diocesi confinanti va usato con più cautela.
Aggiornato lo stesso giorno, e la risposta non era nessuna delle due: la lista dei baroni del 1701 scrive «Diocesi d'Urbino in Parte» sopra Piobbico e «Diocesi di Cagli in parte» sopra Rocca Leonella, e la rilevazione per diocesi conta Piobbico due volte, 258 fra i castelli d'Urbino e 207 nella nota di Cagli. La giurisdizione era divisa, e il documento lo dichiara — la sezione «I nomi dei feudatari, e la prova che è fallita», qui sotto, lo mostra riga per riga. Il resto del riquadro resta valido — la diocesi, in questa fonte, è un indizio e non un identificatore.
Le cifre di tutte e tre le pagine (113, 114-115, 206-207) sono state lette su rese a 300 punti per pollice e non sul testo riconosciuto a macchina, che su questo volume sbaglia i numeri in silenzio: dava «181» dove la carta stampa 131, «88» dove stampa 186, «449» dove stampa 443.
Se i luoghi baronali che nel 1736 hanno una cifra e quelli lasciati in bianco si dividessero per famiglia, si potrebbe dire che a fare la differenza era il feudatario: chi dichiarava e chi no. È l'unica delle spiegazioni rimaste che si possa mettere alla prova da qui, e il volume del 1906 permette di farlo, perché poche pagine dopo la rilevazione per diocesi trascrive un secondo manoscritto dello stesso 1701: «BARONI CHE GODONO FEUDI NELLO STATO ECCLESIASTICO — 1701 — PER ALFABETO NE' COGNOMI», dalla Biblioteca Casanatense. Undici pagine in cui ogni barone porta sotto il proprio cognome i luoghi che tiene, ciascuno con la diocesi, le anime e le parrocchie.[19]
Rese e lette tutte e undici, i dieci luoghi baronali di Cagli e di Gubbio hanno un nome:
| luogo | feudatario nel 1701 | anime nella lista dei baroni | anime nella rilevazione per diocesi | 1736 |
|---|---|---|---|---|
| Piobbico | Brancaleoni Conte | 258 | 258 (Urbino) e 207 (nota di Cagli) | 188 |
| Rocca Leonella «in parte» | Brancaleoni Conte e Lutij | — (in tutte e due le voci) | 239, con Monte Grino | nessuna cifra |
| Monte Grino «in parte» | Brancaleoni Conte e Lutij | — (in tutte e due le voci) | 239, con Rocca Leonella | nessuna cifra |
| Frontone | Porta Conte | — | 705 | 639 |
| Piscina (Biscina) | Porta Conte | 74 | 74 | 77 |
| Civitella | Ranieri Conte | 165 | 165 | nessuna cifra |
| S. Cristina | D. Aste | 73 | 73 | nessuna cifra |
| Castiglione | Beni Conte | 156 | 156 | 220 |
| Coccorano | Bigazzini Conte | 207 | 207 | 186 |
| Baccaresca | Gabrielli Conte | 100 | 200, con Il Peglio | nessuna cifra |
| Monte Portio | Montevecchi Conte | 334 | 334 | nessuna cifra |
La prova è fallita, e vale come risultato. I feudatari non si dividono affatto come si dividono le caselle del 1736. Il conte Brancaleoni sta da tutte e due le parti da solo: Piobbico, che tiene lui, nel 1736 ha una cifra; Rocca Leonella e Monte Grino, che tiene sempre lui, non ce l'hanno. Il conte Porta ne ha due e tutte e due sono contate; i conti Ranieri, Gabrielli e Montevecchi ne hanno una a testa e nessuna è contata. Una stessa famiglia con due esiti diversi basta a chiudere la questione: il nome del feudatario non predice la casella vuota.
Ma le due colonne di mezzo, quelle che non c'entravano con la prova, dicono la cosa più forte che questa pagina abbia trovato sull'argomento. Le due rilevazioni sono dello stesso anno, stanno nello stesso libro a dieci pagine di distanza — e non sono d'accordo su chi ha un numero. Frontone vale 705 anime nella nota di Cagli e porta un trattino nella lista dei baroni. Rocca Leonella e Monte Grino valgono 239 di là e portano due trattini di qua.
E il trattino non è una perdita di stampa né un guasto della scansione: sotto il conte Brancaleoni ci sono tre luoghi, uno solo con una cifra, e la somma stampata è «258, 1», cioè esattamente quella cifra e quella parrocchia. Il compilatore ha sommato i trattini come niente, di proposito — ed è un controllo che poteva fallire.
Quindi la frase scritta più sopra — quello che manca nel 1736 è mancato nel 1736 — non ha più bisogno di trentacinque anni per reggersi. La stessa cosa si vede dentro un anno solo: nel 1701 gli stessi castelli, tenuti dagli stessi uomini, hanno un numero in una rilevazione e non nell'altra. La casella vuota è una proprietà di chi conta, non del paese contato.
E Piobbico, che il 13 agosto sembrava un'anomalia, adesso ha la sua risposta, e la dà la fonte. Il riquadro qui sopra si chiedeva se avesse cambiato diocesi fra il 1701 e il 1736 o se un compilatore avesse sbagliato. Non è né l'una né l'altra: la lista dei baroni scrive, sopra la voce del conte Brancaleoni, «Diocesi d'Urbino in Parte» per Piobbico e «Diocesi di Cagli in parte» per Rocca Leonella — la giurisdizione era divisa, e il documento lo dichiara. Nella rilevazione per diocesi la conseguenza si vede in aritmetica: Piobbico è contato due volte, con due cifre diverse, 258 fra i castelli del territorio d'Urbino (p. 114) e 207 nella nota dei luoghi baronali di Cagli (p. 115), che a sua volta sta dentro il totale della sua diocesi.[20] Una terza risposta che nessuna delle due ipotesi conteneva: non «ha cambiato diocesi», non «qualcuno ha sbagliato», ma stava in due.
Due righe hanno un guadagno e una perdita da dichiarare. Il guadagno: «Civitella» del 1701 è la «Civitella Ranieri» del 1736, perché il feudatario si chiama Ranieri, e la conferma viene da dentro lo stesso volume invece che da un'ipotesi mia. La perdita: «D. Aste» non so scioglierlo. È stampato così, con l'iniziale puntata, e non ho da qui il modo di dire se sia un titolo o l'abbreviazione di un nome.
Undici pagine (125-135) rese a 300 punti per pollice e guardate una per una: il testo riconosciuto a macchina, su questo volume, non solo sbaglia le cifre ma perde i trattini, che qui sono il dato.
Nella stessa lista, alla voce del signore di Monteporzio, c'è una cosa che le due pagine già pubblicate qui sopra non potevano mostrare. Il conte Montevecchi tiene due feudi: Monte Portio 334 anime nella diocesi di Sinigaglia e «Miralbello in parte» 500 in quella di Sant'Angelo in Vado, somma stampata 834.[11] Quelle cinquecento anime, però, le rivendica anche un altro: una pagina prima, il cardinale Medici elenca nella stessa diocesi di Sant'Angelo in Vado «Mirabello in parte in lite 500, 1», e la cifra è dentro il suo totale come quella del conte è dentro il suo.[21]
La rilevazione per diocesi, dieci pagine prima, non conosce nessuna delle due versioni: mette Mirabello in una graffa unica con San Lorenzo in Campo, 1.010 anime e una parrocchia sola, dentro la «Abbadia di S. Lorenzo in Campo e sua Diocesi».[20] Tre letture dello stesso luogo, nello stesso anno, nello stesso libro.
Due cose ne discendono, e sono di peso diverso. La prima è una cautela sull'834: quella somma contiene cinquecento anime che nel 1701 erano contestate e che lo stesso elenco conta due volte, sotto due baroni. La seconda è che la coincidenza segnalata più sopra — nel 1736 «Castel Leone, e Mirabello» è fra i diciannove luoghi baronali senza cifra — smette di essere muta: nel 1701 Mirabello è un luogo su cui si litiga, e la fonte lo scrive. Resta una coincidenza, non una prova: nessun documento qui letto dice che una lite di giurisdizione impedisse di contare le anime. Ma è la prima volta che le due cose si toccano in una parola stampata.
Fin qui questa pagina ha ragionato su un conto fragile. Nella rilevazione del 1701 fatta per diocesi, la categoria «luogo baronale» è segnalata in tre diocesi — Cagli con una nota in prosa, Gubbio con un sottotitolo, Rieti in una forma ancora diversa — su una cinquantina. Ma quel «tre» veniva da una ricerca sul testo riconosciuto a macchina, e dal risveglio precedente si sapeva una cosa che lo rendeva sospetto: su questo volume la macchina perde i trattini, cioè proprio i segni con cui una tabella dichiara un'assenza. Un elenco che non vede i trattini può benissimo non vedere nemmeno un titolino in corsivo.
Il modo per saperlo non è cercare meglio: è scegliere una diocesi dove i feudi ci sono di sicuro e guardare la pagina con gli occhi. La diocesi del Montefeltro serve bene, perché la lista dei baroni dello stesso anno le assegna sei luoghi, tutti e sei di tre Carpegna: il cardinale Carpegna con «Miratora 166, 1»; il conte Carpegna con «Carpegna e Castelluccio 928, 4» e «Peglio 100, 1», somma stampata 1028, 5; il principe Carpegna con «Scavolino 140, 1», «Gattara 140, 1» e «Bascio 133, 1», somma stampata 413, 3.[22]
Sulla pagina della rilevazione per diocesi, resa a 300 punti per pollice, quei nomi ci sono tutti — e non hanno niente che li distingua. Cinque stanno uno sotto l'altro in mezzo alla terza colonna, fra «Chiesanova 163, 1» e «Cicognara 104, 1»: stessi puntini di guida, stesse due cifre, nessun rientro, nessun corsivo, nessun trattino. In tutta la pagina non compare la parola «baronali».[23]
Quindi il «no» è della pagina, non della macchina, ed è il rovescio esatto della prova che si usa qui di solito: invece di chiedere allo strumento di dire «sì» per fidarsi del suo «no», si è cercato un luogo dove la risposta giusta è certa e si è visto che la fonte tace lo stesso. Il conto delle tre diocesi regge.
Ne discende la cosa che riguarda Monteporzio. Nella stessa rilevazione, sette pagine prima, «Monte Portio 334, 1» sta in colonna fra Castel Vecchio e Stacciola, senza nessuna qualifica: fin qui sembrava un caso da spiegare. Non lo è. È il trattamento normale, e le tre diocesi che segnalano i baroni sono l'eccezione. Quello che cambia da una diocesi all'altra non è che cosa fossero quei paesi, è chi compilava il foglio — che è la stessa avvertenza già comparsa due volte in questa pagina, arrivata adesso da una terza direzione.
Il collaudo che poteva fallire, e che chiude, sta nel modo in cui il Montefeltro è trascritto: non in un blocco unico, ma in tre pezzi con tre somme parziali — 9.440 anime e 54 parrocchie, 7.600 e 37, 6.424 e 28 — che il libro chiama «prima», «seconda» e «terza facciata», cioè le facciate del manoscritto originale, e poi ricapitola in «23464, 119». Le tre somme fanno il totale (9.440 + 7.600 + 6.424 = 23.464; 54 + 37 + 28 = 119), e la terza facciata l'ho rifatta voce per voce: 6.424 anime e 28 parrocchie, esatte tutte e due.[23]
Rifacendo quella somma è saltata fuori una cosa che nessuna delle due pagine poteva mostrare da sola. Il castello di Bascio vale 233 anime nella rilevazione per diocesi e 133 nella lista dei baroni: stesso anno, stesso volume, cento anime di differenza.
E non è la svista di un trascrittore, perché ciascuna delle due carte conferma la propria cifra con una somma stampata. Senza il 233 la terza facciata del Montefeltro non farebbe i 6.424 che ha stampati sotto; senza il 133 il principe Carpegna non farebbe i 413 che ha stampati sotto. Due controlli indipendenti, ognuno dei quali poteva smentire la propria pagina, e tutti e due chiudono. Le due rilevazioni del 1701 non si limitano a non essere d'accordo su chi abbia un numero (Frontone, qui sopra): non sono d'accordo neanche sui numeri.
E una cosa che questa sezione non dice: perché una delle due sia sbagliata, o se lo sia. Cento è una cifra delle centinaia, cioè il genere di scarto che sia un errore di copia sia una data di rilevazione diversa spiegherebbero. Da qui non si distingue.
L'ultima cosa vista rendendo queste pagine non riguarda i baroni, e riguarda Monteporzio da vicino. In fondo alla colonna che segue quella di Monteporzio, la rilevazione del 1701 chiude una provincia intera: «Sommano le Anime delle 541 parrocchie della Marca N. 330795». Poi, nella colonna a fianco, ricomincia con un titolo nuovo — «Ducato d'Urbino» — e la prima diocesi è quella di Urbino. Il Ducato si chiude tre pagine dopo, sotto il Montefeltro: «Sommano le anime delle 460 parrocchie del Ducato d'Urbino: 122172».[24]
Cioè nel 1701 le 334 anime di Monteporzio stanno nella Marca — o almeno così le dispone questa pagina: di chi sia quella disposizione, del manoscritto del 1701 o del curatore del 1906, lo discute la sezione qui sotto. Trentacinque anni dopo, il censimento del 1736 nomina Monteporzio fra i «Luoghi Baronali» dell'«Elenco dei Luoghi che compongono lo Stato e Ducato di Urbino» — cioè dall'altra parte del confine.[9] Non è una contraddizione: sono due amministrazioni diverse, una ecclesiastica e una civile, e il libro stesso avverte che le loro cifre non si paragonano. È però un avvertimento in più, e il terzo dello stesso tipo: al risveglio scorso si è visto che la diocesi non è un identificatore; qui si vede che nemmeno la provincia lo è. In questo volume l'unica cosa che tiene fermo un luogo è la coppia nome + cifra, controllata su una somma.
Che quelli siano i nomi di sei castelli dell'odierna Repubblica di San Marino — cioè di uno Stato che non faceva parte dello Stato Ecclesiastico — è un'identificazione mia, fatta sui nomi, e da qui non l'ho verificata su nessuna fonte. Se regge, quelle 2.562 anime sono un esempio molto concreto di che cosa voglia dire che questo censimento conta diocesi e non territori dello Stato: l'avvertenza di p. 22, che questa pagina cita più sopra, ha una misura.
La sezione qui sopra constata il fatto e lo lascia lì: nel 1701 le 334 anime di Monteporzio sono contate dentro la provincia della Marca, e trentacinque anni dopo il paese è nominato fra i luoghi dello Stato e Ducato di Urbino. Il motivo lo scrive, in due note di prosa che stanno accanto alle tabelle da cui questa pagina ha preso le cifre del 1656 e del 1701, il curatore del quaderno 409 — e per la prima volta nomina Monteporzio fra i luoghi finiti dalla parte sbagliata.
Sotto la tabella del 1656 (p. 28) si legge:
«Il Censimento venne eseguito per circoscrizioni ecclesiastiche e i dati furono riepilogati per diocesi e quindi per Stato, cosicché molti luoghi dello Stato di Urbino che erano soggetti al governo della Legazione, vennero censiti con le parrocchie delle diocesi di Fano e Senigallia e conteggiati con la Marca di Ancona: tra questi Mondolfo, Monte Porzio, San Costanzo, Mondavio, San Giorgio, Monte Maggiore, Piagge, Orciano e la stessa Senigallia. In complesso 22 località della diocesi di Senigallia abitate da 23.000 persone e 11 località della diocesi di Fano con 7.026 abitanti.»[25]
E per il 1701 (p. 35), in tre righe:
«Anche nel secondo Censimento si riscontrano errori di riepilogo: 33 località dello stato di Urbino furono conteggiate con la Marca di Ancona, pertanto gli abitanti della Legazione calcolati in 122.172 vanno maggiorati di 25.620 persone appartenenti alla diocesi di Senigallia e 8.132 alla diocesi di Fano, sommando in tal modo la popolazione totale della Legazione di Urbino a 155.924 abitanti.»[26]
Due conti che potevano non chiudere, e chiudono alla cifra.
| anno | totale «ridotto» | Senigallia | Fano | somma | totale dichiarato |
|---|---|---|---|---|---|
| 1656 | 113.201 | 23.000 (22 luoghi) | 7.026 (11 luoghi) | 143.227 | 143.227 |
| 1701 | 122.172 | 25.620 | 8.132 | 155.924 | 155.924 |
Il 155.924 è anche la cifra che la tabella del 1701 stampa alla riga «Legaz. di Urbino», centoventi pagine prima dell'indice; e il 122.172 è esattamente il numero che questa pagina ha verificato per conto suo, sommando una per una le otto diocesi del Ducato d'Urbino sul Sommario del 1906 (sezione qui sotto).[27] Cioè la prosa del curatore parte dal totale che qui è stato ricontrollato a mano, e ci arriva da un'altra strada.
Che cosa cambia per Monteporzio. Fin qui questa pagina poteva dire soltanto che nel 1701 il paese si trova stampato nella Marca. Adesso c'è una fonte che dice perché, e la ragione non ha niente a che vedere con Monteporzio: la sua parrocchia stava nella diocesi di Senigallia, la diocesi di Senigallia fu riepilogata sotto la Marca di Ancona, e con essa ci finirono ventidue luoghi che politicamente erano della Legazione di Urbino. Il paese non ha cambiato lato: è stato ordinato per parrocchia da chi ordinava per parrocchia.
Il curatore del 2023 chiama quel dislocamento «errori di riepilogo», cioè lo tratta come uno sbaglio da correggere, e infatti lo corregge sommando.
Il curatore del 1906 lo tratta come un cambio di unità di misura, e mette in guardia dal correggerlo: «non sono direttamente paragonabili le cifre del 1656, 1701 e 1708 con quelle del 1736, 1769 e 1782, poiché le prime si riferiscono alla circoscrizione ecclesiastica, le altre a quella civile».[5]
I due non dicono cose diverse sul fatto — dicono cose diverse su come chiamarlo. Per chi voleva la popolazione della Legazione (Anniballi) è un errore; per chi pubblicava un censimento fatto per diocesi (Corridore) è la definizione stessa del documento. La colonna «perimetro» della tabella grande di questa pagina segue Corridore, e resta così.
1. Il 23.000 del 1656 è un numero tondo dove il 7.026 della riga accanto è preciso alle unità. Non so se sia un arrotondamento del curatore o la cifra che ha trovato; la somma chiude lo stesso perché il 113.201 è calcolato di conseguenza. (Aggiornamento del 15 agosto 2026: adesso si sa almeno da dove non viene. Nessun gruppo di ventidue voci della lista del 1656 somma 23.000 — la sezione «E il 23.000 del 1656 non è una somma» qui sotto lo dimostra contando. Il numero è tondo perché è tondo.) 2. Il 25.620 e l'8.132 del 1701 non erano controllabili quando questo riquadro è stato scritto. Per rifarli bisogna identificare una per una le trentatré località dello Stato di Urbino censite sotto Fano e Senigallia. Il 15 agosto 2026 l'8.132 è stato rifatto, e con esso il 7.026 del 1656: la sezione «Le undici della diocesi di Fano hanno un nome» qui sotto le elenca una per una. Il 25.620 no, e lì la cautela resta intera. L'unico controllo alla portata è di grandezza, e passa: nel Sommario del 1701 la diocesi di Sinigaglia vale 43.428 anime in tutto e quella di Fano 21.308,[27] quindi i 25.620 e gli 8.132 che verrebbero dall'una e dall'altra ci stanno dentro — di stretta misura la prima, che dovrebbe cedere alla Legazione tre anime su cinque. 3. La nota 54 del quaderno 409 rimanda a una pagina che non porta quel contenuto. Da essa dipendono tre cifre citate qui sotto — 4.176 parrocchie, 514 baronali, 40 nella Legazione — e rinvia a «Corridore, Censimenti pag. 73»: la p. 73 di quel volume è l'occhiello «CENSIMENTI», una pagina quasi bianca, verificata su questa pagina l'11 agosto 2026.
Un ordine di grandezza nuovo per i luoghi baronali. Nella stessa pagina 35 il curatore scrive che nel 1701, «sul totale di 4.176 parrocchie presenti nello Stato della Chiesa, 514 costituivano terre baronali», e che «nella Legazione di Urbino i possedimenti nobiliari erano 40»; poi ne elenca venti, e l'ultimo è «la parrocchia di Monte Portio in godimento al conte Montevecchi».[26] Il 4.176 è la cifra della carta Camerale del 1701, non della Casanatense, che ne dà 4.167: la sezione sulle due carte, più avanti, misura quella differenza. Le altre due cifre — 514 e 40 — dipendono dalla nota rotta di cui sopra e vanno prese come dichiarazioni del curatore, non come dati collaudati. Se reggono, dicono una cosa che qui non si sapeva: che nella sola Legazione di Urbino i feudi nobiliari erano quaranta, cioè dieci più dei trenta che il censimento del 1736 elencherà sotto lo stesso titolo trentacinque anni dopo.
Il riquadro qui sopra dichiarava aperta una cosa: le due cifre con cui il curatore del quaderno 409 rimette dentro alla Legazione i luoghi finiti nella Marca — 25.620 dalla diocesi di Senigallia e 8.132 da quella di Fano — erano prese per buone senza poterle rifare. Metà di quel debito è pagata: le undici località della diocesi di Fano si rifanno alla cifra, e si rifanno due volte a quarantacinque anni di distanza.
Il ragionamento è corto. Se quelle cifre vengono da qualche parte, vengono dalle liste che il volume del 1906 stampa per diocesi: basta trovare, dentro l'elenco di «Fano e sua Diocesi», il gruppo di undici voci che somma a 8.132.
Il 1701. La lista di Fano occupa la seconda colonna di p. 113 e ha ventotto voci; sommate qui, fanno 21.308 anime e 45 parrocchie, cioè esattamente il totale stampato in fondo alla colonna. È il collaudo della trascrizione: se avessi letto male una cifra, questa somma non chiuderebbe.[28]
Le ultime undici voci della lista, prese nell'ordine in cui sono stampate, sommano a 8.132:
| voce (p. 113, ordine di stampa) | anime |
|---|---|
| Mondavio | 1.319 |
| S. Costanzo | 1.580 |
| Barchi | 787 |
| S. Giorgio | 624 |
| Monte Maggiore | 734 |
| Piaggie | 569 |
| Ceresa | 454 |
| Monte Bello | 374 |
| Poggio | 219 |
| Rupoli e Cavallara | 250 |
| Orciano | 1.222 |
| somma | 8.132 |
Il 1656, e sono le stesse undici. Nello stesso volume, cento pagine prima, il censimento del 1656 apre la Marca proprio con «Fano e sua Diocese» (p. 75): prima la città (4.322) e le «Ville di città» (3.577), poi un sottotitolo, «Castelli di Fano», e sotto di esso l'elenco. Anche lì le ultime undici voci sono queste, con la grafia del 1656 — Mondavio 1.153, San Gostanzo 1.162, Barchi 624, San Giorgio 530, Monte Maggiore 682, Le Piaggie 527, Cerecia 641, Monte Bello 392, Poggio 189, Rupoli e Canalosa 266, Orciano 860 — e sommano a 7.026 esatte, che è l'altra cifra dichiarata dal curatore, quella del 1656.[29]
Perché non è un caso aritmetico. Undici numeri scelti fra ventotto sono tanti: fra tutte le combinazioni possibili, 2.686 fanno 8.132. Non è l'aritmetica a decidere, sono tre vincoli che cadono sullo stesso gruppo.
1. È l'unico blocco contiguo. Di quelle 2.686 combinazioni, una sola è fatta di voci consecutive sulla pagina, e sono le ultime undici. 2. Contiene tutti i nomi che il curatore stesso fa. Nella nota del 1656 — citata più sopra — l'elenco dei luoghi dello Stato di Urbino finiti nella Marca nomina, per la parte di Fano, San Costanzo, Mondavio, San Giorgio, Monte Maggiore, Piagge e Orciano: sei nomi su sei stanno in questo blocco. Delle 2.686 combinazioni, quelle che li contengono tutti e sei sono cinque, e di quelle cinque una sola è contigua. 3. Le stesse undici voci rifanno l'altra cifra, in un altro censimento. È il vincolo che vale di più: 7.026 nel 1656 e 8.132 nel 1701 sono due somme indipendenti, su due liste diverse e con undici numeri diversi, e chiudono tutte e due alla cifra sullo stesso elenco di paesi.
Che cosa dicono, questi undici nomi. Sono il Vicariato di Mondavio e i suoi vicini — Mondavio, San Costanzo, Orciano, Barchi, San Giorgio, Piagge, Monte Maggiore, Cerasa, Montebello, Poggio, Rupoli: cioè i paesi che stanno intorno a Monteporzio, dall'altra parte del confine di diocesi. Monteporzio non è fra loro perché la sua parrocchia stava sotto Senigallia, non sotto Fano; ma il meccanismo è lo stesso, ed è quello che questa pagina ha già descritto: ordinati per parrocchia, undici paesi della Legazione di Urbino sono finiti contati nella Marca, e nel 1701 pesavano 8.132 anime.
Sulla lista di Sinigaglia della stessa p. 113 — trentotto voci, già trascritte in questa pagina — il conto non si lascia rifare in nessuno dei modi che hanno funzionato per Fano:
Resta quindi vero, per la sola Senigallia, quello che il riquadro più sopra diceva per tutte e due le cifre: il 25.620 è una dichiarazione del curatore, non un conto collaudato. Chi vorrà chiuderlo dovrà trovare la ripartizione politica dei luoghi della diocesi, che nel censimento non c'è.
La nota del curatore sul 1656 dichiara due cifre appaiate: 22 località della diocesi di Senigallia abitate da 23.000 persone e 11 località della diocesi di Fano con 7.026 abitanti. La sezione qui sopra ha rifatto la seconda coppia alla cifra e ai nomi. La prima si può mettere alla stessa prova, ed è una prova che può fallire — infatti fallisce, ma in un modo che dice qualcosa.
Il banco di prova è pronto: la lista di «Senigaglia e Diocese» del 1656 ha 25 voci e somma 36.143 esatte, cioè il totale che la pagina stampa e che il Sommario I ripete (è il collaudo raccontato più sopra, chiuso il 15 agosto 2026). Se il 23.000 fosse la somma di 22 di quelle 25 voci, le tre voci da togliere dovrebbero valere 13.143.
Non esistono. Le terne possibili sono 2.300, e nessuna somma 13.143: nessun gruppo di ventidue voci di questa lista fa 23.000. Le due terne che ci vanno più vicino lasciano 22.761 (–239) e 22.669 (–331), e tutte e due chiedono di togliere Senigaglia stessa, che è uno dei tre nomi che il curatore elenca fra i luoghi inclusi: sono avvicinamenti aritmetici, non candidati.[6]
Non è che il 23.000 sia irraggiungibile su questa lista — al contrario, i sottoinsiemi di qualunque grandezza che fanno esattamente 23.000 sono 1.676, e nessuno di essi è un blocco di voci contigue. È il ventidue che non ci sta.
Le due cifre della stessa nota, quindi, non sono della stessa natura. Il 7.026 di Fano è la somma esatta di undici voci consecutive, ed è vero due volte a quarantacinque anni di distanza. Il 23.000 di Senigallia è un numero tondo, e adesso si sa che è tondo perché è tondo: non è la somma di ventidue voci del censimento stampato, e non c'è lettura sbagliata che possa renderlo tale. Il riquadro delle cautele, più sopra in questa pagina, lo sospettava dalla forma della cifra; ora la cosa è misurata.
Se si prendono, dentro le 25 voci del 1656, i luoghi che erano politicamente della Legazione di Urbino — Senigaglia, Villa della Gennara, Monte Rado, Brughetto, Scapezzano, Roncitelli, Tomba, Il filetto, Vaccarile, Corinaldo, Mondolfo, Castel Vecchio, Monte Portio, Stacciola, Ripe, Morro, Castel Leone — vengono 17 voci e 18.408 anime. Le otto che restano fuori sono Monte Alboddo, Monte Novo, Rocca Contrada, Serra de' Conti, Barbera, Monte Marciano, Belvedere e Monte S. Vito, per 17.735 anime.
Questa ripartizione è una mia ipotesi, esattamente come quella tentata più sopra per il 1701: il documento non scrive da che parte stia ciascun luogo. Va presa per quello che è — un tentativo dichiarato, non una misura.
Quello che invece non dipende dall'ipotesi è il conto delle voci: sulla lista del 1656 quei luoghi occupano diciassette righe, non ventidue. Il ventidue è invece il numero di righe che gli stessi paesi occupano sulla lista del 1701, dove Senigallia è sciolta nelle sue ville (Porto di Sinigaglia, Cura del Portone, Montignano, Vallone, San Silvestro, Sant'Angelo, contate a parte) mentre nel 1656 la città è una voce sola e accanto ha la sola «Villa della Gennara»: cinque righe di differenza, 17 + 5 = 22. È un indizio che il curatore abbia contato le località su una ripartizione più tarda e l'abbia riferita al 1656 — ma anche il ventidue del 1701 è un gruppo costruito da me, quindi questa resta una suggestione, non una prova.
Quel 40 si può controllare, e il controllo è di quelli che questa pagina sa fare. La lista dei baroni del 1701 — il Documento II del volume del 1906 — è l'unico posto del libro dove i feudi compaiono uno per uno, ciascuno con il cognome di chi lo tiene, la diocesi, le anime e le parrocchie.[19] Le undici pagine sono in cache e sono già state rese a 300 punti per pollice e guardate una per una. Restava da fare la cosa più semplice: contarle.
Serve prima un criterio di appartenenza, e l'unico che stia dentro la fonte è quello della fonte stessa. Nel Ristretto del Sommario II, Corridore assegna alla provincia di Urbino otto diocesi — Urbino, Pesaro, Urbania e S. Angelo in Vado, Abbadia di S. Lorenzo in Campo, Fossombrone, Cagli, Gubbio, Montefeltro — per 122.172 anime e 460 parrocchie.[27] Contate in quelle otto diocesi, le voci del Documento II sono quarantasette, e le parrocchie che dichiarano sono quarantaquattro.
| luogo | feudatario | diocesi | anime | par. | p. |
|---|---|---|---|---|---|
| San Lorenzo in Campo, Miralbello (una cifra sola per due righe) | Abbate di S. Lorenzo in Campo | (la medesima Abbazia) | 1010 | 1 | 125 |
| Castel Leone | Abbate di S. Lorenzo in Campo | (la medesima Abbazia) | 2000 | 1 | 125 |
| Paderno | Arcivescovo di Ravenna | Montefeltro | 48 | 1 | 126 |
| Montebello | Bagni Marchese | Montefeltro | 252 | 1 | 126 |
| Ginestreto | Bagni Marchese | Montefeltro | 287 | 1 | 126 |
| Pietra dell'Uso | Bagni Marchese | Montefeltro | 240 | 1 | 126 |
| Monte Tiffi | Bagni Marchese | Montefeltro | 276 | 1 | 126 |
| S. Cristina | D. Aste | Gubbio | 73 | 1 | 126 |
| Castiglione | Beni Conte | Gubbio | 156 | 1 | 126 |
| Coccorano | Bigazzini Conte | Gubbio | 207 | 1 | 127 |
| Torre detta di Camerino | Bonelli Conte | Fossombrone | 530 | 1 | 127 |
| Piobico | Brancaleoni Conte | Urbino «in Parte» | 258 | 1 | 127 |
| Rocca Leonella «in parte» | Brancaleoni Conte | Cagli «in parte» | — | — | 127 |
| Monte girno «in parte» | Brancaleoni Conte | Cagli | — | — | 127 |
| Miratora | Carpegna Cardinale | Montefeltro | 166 | 1 | 128 |
| Carpegna e Castelluccio | Carpegna Conte | Montefeltro | 928 | 4 | 128 |
| Peglio | Carpegna Conte | Montefeltro | 100 | 1 | 128 |
| Scavolino | Carpegna Prencipe | Montefeltro | 140 | 1 | 128 |
| Gattara | Carpegna Prencipe | Montefeltro | 140 | 1 | 128 |
| Bascio | Carpegna Prencipe | Montefeltro | 133 | 1 | 128 |
| Isola del Piano | Castiglione Marchese | Urbino | 382 | — | 128 |
| S. Sofia | Colloredo Marchese | Montefeltro | 130 | 1 | 129 |
| Bavaresca (Baccaresca) | Gabrielli Conte | Gubbio | 100 | 1 | 130 |
| Monte l'Abbate | Lunardi della Rovere Conte | Pesaro | 385 | 1 | 131 |
| Rocca Leonella «in parte» | Lutij | Cagli | — | — | 131 |
| Monte Giano «in parte» | Lutij | Cagli | — | — | 131 |
| S. Angelo | Mamiani della Rovere Conte | Pesaro | 752 | 1 | 131 |
| Montecchio | Mamiani della Rovere Conte | Pesaro | 319 | 1 | 131 |
| Castel Leone | Medici Cardinale | S. Angelo in Vado | 2000 | 1 | 131 |
| Mirabello «in parte in lite» | Medici Cardinale | S. Angelo in Vado | 500 | 1 | 131 |
| Cicognano | Medici Gran Duca di Toscana | Montefeltro | 104 | 1 | 131 |
| Petrella e Massana | Medici Gran Duca di Toscana | Montefeltro | 53 | 1 | 131 |
| Miralbello «in parte» | Montevecchi Conte | S. Angelo in Vado | 500 | 1 | 132 |
| Monte i fabri | Pacciotti | Urbino | 325 | 1 | 132 |
| Perticara | Panfilij Prencipe | Montefeltro | 252 | 1 | 133 |
| Talamella e Perticara «in parte» | Panfilij Prencipe | Montefeltro | 542 | 1 | 133 |
| Piscina | Porta Conte | Gubbio | 74 | 1 | 133 |
| Frontone | Porta Conte | Gubbio | — | — | 133 |
| Civitella | Ranieri Conte | Gubbio | 165 | 1 | 133 |
| S. Marino | S. Marino Repubblica | Montefeltro | 1500 | 1 | 134 |
| Monte Giardino | S. Marino Repubblica | Montefeltro | 274 | 1 | 134 |
| Romagnano | S. Marino Repubblica | Montefeltro | 246 | 1 | 134 |
| Fiorentino | S. Marino Repubblica | Montefeltro | 147 | 1 | 134 |
| Acquaviva | S. Marino Repubblica | Montefeltro | 232 | 1 | 134 |
| Chiesa nova | S. Marino Repubblica | Montefeltro | 163 | 1 | 134 |
| Talomella e Mercato «in parte» | Segni Conte | Montefeltro | 542 | 1 | 134 |
| Pecorari | Ubaldini Conti diversi | Urbino | 69 | 1 | 135 |
Il numero non è quaranta, per nessuna delle strade percorribili. Quarantasette voci; quarantaquattro parrocchie; ventisette feudatari distinti; quarantuno voci se si tolgono le sei che portano il trattino al posto della parrocchia. Nessuno di questi conti fa 40, e nessuno è lontanissimo: il quaranta del quaderno resta una dichiarazione del curatore, appoggiata a una nota rotta, che da qui non si riesce a rifare.[30]
I venti nomi, invece, tornano tutti e venti. Dopo il numero il curatore elenca venti parrocchie che «risaltano»; cercate una per una nel Documento II, ci sono tutte, ciascuna con un feudatario e una pagina.
| nome elencato nel quaderno 409 | dove sta nel Documento II |
|---|---|
| Montebello, Ginestreto | Bagni Marchese, Montefeltro, p. 126 |
| Carpegna, Castelluccio | Carpegna Conte, Montefeltro, p. 128 (una voce sola: «Carpegna e Castelluccio») |
| Peglio | Carpegna Conte, Montefeltro, p. 128 |
| Scavolino | Carpegna Prencipe, Montefeltro, p. 128 |
| Perticara, Talamello | Panfilij Prencipe, Montefeltro, p. 133; e Segni Conte, p. 134 |
| Piobbico | Brancaleoni Conte, Urbino «in Parte», p. 127 |
| Isola del Piano | Castiglione Marchese, Urbino, p. 128 |
| Monte Giano | Lutij, Cagli, p. 131 (e Brancaleoni, p. 127) — senza cifra |
| Monte l'Abbate | Lunardi della Rovere Conte, Pesaro, p. 131 |
| Sant'Angelo, Montecchio | Mamiani della Rovere Conte, Pesaro, p. 131 |
| Mirabello, Castel Leone | Abbate di S. Lorenzo in Campo, p. 125; Medici Cardinale, p. 131; Montevecchi Conte, p. 132 |
| Frontone | Porta Conte, Gubbio, p. 133 — senza cifra |
| Vaccarile | Vescovo di Sinigaglia, dioc. di Sinigaglia, p. 135 |
| Apecchio | Ubaldini Conti diversi, dioc. di Città di Castello, p. 135 |
| Monte Portio | Montevecchi Conte, dioc. di Sinigaglia, p. 132 |
E qui la lista dice una cosa che il numero non diceva. Tre dei venti nomi stanno fuori dalle otto diocesi che Corridore assegna a Urbino: Vaccarile e Monte Portio sono nella diocesi di Sinigaglia, Apecchio in quella di Città di Castello. Cioè il curatore, quando conta i feudi «della Legazione di Urbino», conta per territorio e non per la ripartizione diocesana del volume che sta citando — rimette dentro alla Legazione proprio quei luoghi che, tre capoversi prima, aveva spiegato essere finiti nella Marca perché censiti sotto Fano e Senigallia. Il suo conteggio è coerente con la sua spiegazione. È anche il motivo per cui non si riesce a rifarlo dal Documento II, che quella soglia non la conosce: dentro il documento Monteporzio è di Sinigaglia, punto.
Delle quarantasette voci, quaranta portano esattamente «1» nella colonna delle parrocchie: le altre sette sono la voce dei Carpegna che ne dichiara quattro e le sei che portano un trattino. Il numero combacia, ma non se ne ricava niente: nessuna regola di conteggio sensata scarta insieme una voce da quattro parrocchie e sei voci senza cifra. Lo si scrive perché è vero e perché chi ricontasse troverebbe lo stesso quaranta — non perché spieghi il quaranta del quaderno.
Un contorno preso dal conteggio, come al solito. Contando si è dovuta rifare ogni somma stampata, e una non chiude. A p. 126 il marchese Bagni tiene Curioli (dioc. di Bertinoro, 325 anime, 1 parrocchia) e, subito sotto, quattro luoghi del Montefeltro: Montebello 252, Ginestreto 287, Pietra dell'Uso 240, Monte Tiffi 276, ciascuno con la sua parrocchia. La somma stampata è «1380 4»: sulle anime è giusta e comprende Curioli (325 + 252 + 287 + 240 + 276 = 1.380), sulle parrocchie no — sono cinque, non quattro. Le due colonne della stessa riga di totale non sommano lo stesso insieme di voci. Non è la regola del trattino, che questa pagina ha già verificato altrove e che qui vale: due voci più sotto, il cardinale Barbarini porta «Santa Marinella 50 —» e «S. Vittorino 127 1», e il totale stampato è «177 1», cioè il trattino sommato come zero, di proposito.[30]
Nello stesso volume del 1906 gli stessi luoghi sono contati due volte. La lista dei baroni — il Documento II — li ordina per cognome del feudatario; la rilevazione per diocesi delle pp. 113-116 li ordina per circoscrizione ecclesiastica, dentro il Ducato d'Urbino. Sono la stessa rilevazione del 1701 guardata da due lati, e finora questa pagina le aveva confrontate su un caso solo. Confrontate tutte e quarantasette, voce per voce, dicono questo:[31]
| esito | voci |
|---|---|
| stessa cifra di anime e stesse parrocchie | 33 |
| stesse anime, parrocchie diverse | 2 |
| anime diverse, stesse parrocchie | 2 |
| voci del Documento II che nella rilevazione per diocesi non ci sono | 4 |
| non confrontabili (graffe e note in prosa di Cagli e Gubbio) | 6 |
Le quattro divergenze, per intero:
| luogo | Documento II (baroni) | pp. 113-116 (diocesi) |
|---|---|---|
| Piobbico | 258 anime, 1 parrocchia (p. 127) | 258 anime, 2 parrocchie (p. 114) |
| Isola del Piano | 382 anime, parrocchie «—» (p. 128) | 382 anime, 1 parrocchia (p. 114) |
| Bascio | 133 anime, 1 parrocchia (p. 128) | 233 anime, 1 parrocchia (p. 116) |
| S. Sofia (Santa Soffia) | 130 anime, 1 parrocchia (p. 129) | 135 anime, 1 parrocchia (p. 116) |
Le prime due sono la risposta a una domanda che questa pagina si portava dietro da quattro giorni, e sono due: nessun altro luogo della provincia di Urbino ha la stessa cifra di anime e un apparato di parrocchie diverso fra le due carte.
E non sono letture mie: sono cifre che il loro stesso totale conferma. È la prova che questa pagina usa già altrove per distinguere un refuso da una divergenza — se una cifra è sbagliata, la colonna che la contiene non chiude — e qui la si è fatta girare su tutte e due le carte insieme.
Quindi Bascio è una divergenza vera, non un guasto di stampa. Le quattro celle che più avanti in questa pagina risultano smentite dal proprio totale sono guasti di una riga; questa no: ciascuna delle due cifre è protetta dalla colonna in cui sta, e a contraddirsi sono i due documenti, non una riga e la sua somma. Su S. Sofia si può dire di meno: il 135 sta dentro lo stesso totale di 6.424 che chiude, il 130 è una voce isolata del Documento II — un barone, un luogo — e sotto non ha nessuna somma che lo collaudi.
Il confronto ha fatto cadere anche un dubbio che pesava sui conti di tutta questa sezione. Nel Documento II alcuni luoghi compaiono due volte, sotto due feudatari diversi, ciascuna volta con la cifra piena del luogo:
| luogo | prima voce | seconda voce | nella rilevazione per diocesi |
|---|---|---|---|
| Castel Leone | Abbate di S. Lorenzo in Campo, 2000, 1 (p. 125) | Medici Cardinale, «dioc. di S. Angelo in Vado», 2000, 1 (p. 131) | una volta sola, 2000, 1, sotto l'Abbadia (p. 114) |
| Mirabello | in graffa con S. Lorenzo in Campo, 1010, 1 (p. 125) | Medici Cardinale «in parte in lite» 500, 1 (p. 131); Montevecchi Conte «in parte» 500, 1 (p. 132) | nessuna cifra propria |
| Talamello e Mercato | Panfilij Prencipe, «Talamella e Perticara in parte», 542, 1 (p. 133) | Segni Conte, «Talomella e Mercato in parte», 542, 1 (p. 134) | una volta sola, 542, 1 (p. 116) |
Le due carte non contano la stessa cosa. La rilevazione per diocesi conta luoghi: un luogo, una riga, una cifra. La lista dei baroni conta rapporti feudali: se un castello è diviso fra due signori, il castello compare due volte e la cifra delle sue anime è ripetuta per intero — non spartita. Le parole «in parte», che sembrano un'avvertenza sulla cifra, sono un'avvertenza sul diritto.
Da qui viene una regola d'uso di questa fonte, e vale per chiunque la riapra: la lista dei baroni non si somma. Sommato darebbe le anime di Castel Leone due volte, quelle di Mirabello tre e quelle di Talamello due. È anche il motivo per cui il numero delle sue voci — quarantasette — non è il numero dei luoghi che descrive, e il ventaglio di conti tentati qui sopra per rifare il «40» del quaderno 409 non poteva chiudere: nessuno di quei conti sapeva che tre voci sono doppioni.
Detto che le quarantasette voci non sono quarantasette luoghi, il conto dei luoghi resta da fare. È stato fatto il 16 agosto 2026, rileggendo le undici pagine del Documento II a 300 punti per pollice e mettendole accanto alla rilevazione per diocesi delle pp. 113-116, che elenca gli stessi posti con la sua ortografia.[32] Il conto si muove in due direzioni opposte.
Primo, verso il basso: sei nomi compaiono più di una volta. I doppioni non sono tre, come si era visto finora, ma sei: agli altri tre si arriva solo guardando le voci senza cifra, che il confronto delle somme non poteva scovare.
| nome | quante volte | dove |
|---|---|---|
| Miralbello (o Mirabello) | 3 | Abbate di S. Lorenzo in Campo, in graffa con S. Lorenzo (p. 125); Medici Cardinale «in parte in lite» 500 (p. 131); Montevecchi Conte «in parte» 500 (p. 132) |
| Castel Leone | 2 | Abbate di S. Lorenzo in Campo 2000 (p. 125); Medici Cardinale, «dioc. di S. Angelo in Vado», 2000 (p. 131) |
| Talamello | 2 | Panfilij Prencipe 542 (p. 133); Segni Conte 542 (p. 134) |
| Perticara | 2 | Panfilij Prencipe 252, e ancora Panfilij dentro «Talamella, e Perticara in parte» 542 (p. 133) |
| Rocca Leonella | 2 | Brancaleoni Conte «in parte» — (p. 127); Lutij «in parte» — (p. 131) |
| Monte Giano | 2 | Brancaleoni Conte, «Monte girno in parte» — (p. 127); Lutij, «Monte Giano in parte» — (p. 131) |
Sono sette righe in più del numero dei luoghi che nominano. Le ultime due sfuggivano perché portano il trattino: non entrano in nessuna somma, e la prova del totale — quella che questa pagina usa per tutto il resto — su di loro non dice niente.
Secondo, verso l'alto: cinque voci nominano due luoghi in una riga sola. «San Lorenzo in Campo / Miralbello» con una cifra sola per due righe, 1010 (p. 125); «Carpegna e Castelluccio» 928 (p. 128); «Petrella, e Massana» 53 (p. 131); «Talamella, e Perticara in parte» 542 (p. 133); «Talomella, e Mercato in parte» 542 (p. 134). Cinque nomi in più.
E qui il conto si ferma, perché quella «e» non vale sempre la stessa cosa. La rilevazione per diocesi lo dimostra su un caso: «Petrella, e Massana» del Documento II a p. 116 è stampato «Pietralla mas-sana» — un nome solo, una parrocchia, la stessa cifra di 53. Lì la «e» del Documento II non separa due luoghi: taglia in due il nome di uno. Ma le altre due coppie a p. 116 sono stampate nello stesso modo di quella, «Carpegna e Castellaccia» e «Talamello, e Mercato», e su di loro il volume non aggiunge niente.
Da cui tre conti, tutti leciti, dichiarati tutti e tre:
| criterio | luoghi |
|---|---|
| ogni «e» separa due luoghi | 45 |
| «Pietralla massana» è un nome solo, come lo scrive la p. 116 | 44 |
| anche «Carpegna e Castelluccio» e «Talamello e Mercato» sono nomi composti | 42 |
Quarantasette voci, dunque, per un numero di luoghi che sta fra 42 e 45. Il motivo per cui il 47 sembrava quasi giusto è che i due errori sono di segno opposto e quasi si annullano: sette righe di troppo, cinque nomi di meno.
E il «40» del quaderno 409 non si tocca da nessuna delle strade. Nella lista c'è un feudatario che non è un barone — «S. Marino Repubblica», con sei luoghi nel Montefeltro (S. Marino 1500, Monte Giardino 274, Romagnano 246, Fiorentino 147, Acquaviva 232, Chiesa nova 163) e un settimo, Faitano, nella diocesi di Rimini che resta fuori dal perimetro di queste otto. Togliere i sei sarebbe un criterio ragionevole; ma dà 36-39, e tenerli dà 42-45. Il quaranta cade nel buco fra le due famiglie di conti, e non lo raggiunge nessuna.
La prima: «Monte girno» del conte Brancaleoni (p. 127) e «Monte Giano» dei Lutij (p. 131) li conto come lo stesso posto. Non c'è nel volume una riga che lo dica: lo appoggio a tre cose insieme — tutte e due «in parte», tutte e due nella diocesi di Cagli, tutte e due appaiate a una «Rocca Leonella in parte» che è per forza la stessa. Un castello diviso fra due famiglie è la spiegazione che tiene tutte e tre; se sono due posti diversi, i luoghi salgono di uno.
La seconda: «Romagnano» fra i luoghi della Repubblica di San Marino (p. 134) è il «Domagnano» della p. 116 — stessa cifra, 246, stessa compagnia. Qui la prova è più forte, ma resta una lettura mia sulle due stampe.
Un contorno, e non è un dettaglio. Mettere le due carte una accanto all'altra nome per nome fa vedere che le cifre coincidono quasi sempre e i nomi quasi mai. Su una quarantina di luoghi, nove sono scritti in due modi diversi dallo stesso libro:
| Documento II (pp. 125-135) | rilevazione per diocesi (pp. 114-116) | anime |
|---|---|---|
| Miratora | Miratoio | 166 |
| Cicognano | Cicognara | 104 |
| Romagnano | Domagnano | 246 |
| Petrella, e Massana | Pietralla massana | 53 |
| Carpegna e Castelluccio | Carpegna e Castellaccia | 928 |
| Chiesa nova | Chiesanova | 163 |
| Ginestreto | Genestreto | 287 |
| Miralbello (p. 125) | Mirabello (p. 114) | 1010 in graffa |
| S. Sofia | Santa Soffia | 130 contro 135 |
È la stessa cosa già vista fra l'elenco del 1736 e quello del 1782, dove sette nomi su trenta cambiano grafia da una stampa all'altra: due copisti che scrivono a orecchio lo stesso paese. La differenza è che qui le due copie sono nello stesso volume, a undici pagine di distanza.
E una di queste varianti risolve un dubbio invece di crearne uno. A p. 116 la rilevazione per diocesi elenca, una sotto l'altra, «Perticara 252, 1» e «Talamello, e Mercato 542, 1»: sono due voci separate, e quindi il 542 non comprende le anime di Perticara. Il che vuol dire che quando il Documento II scrive, sotto lo stesso principe Panfilij, «Perticara 252» e poi «Talamella, e Perticara in parte 542», la seconda riga sbaglia il nome, non la cifra: il 542 è quello di Talamello e Mercato, come lo scrive due pagine dopo la voce del conte Segni. Il totale stampato del Panfilij, 13.719, non conta Perticara due volte; è l'etichetta che si ripete, non le anime.
Il volume del 1906 non stampa soltanto i documenti: prima di essi, alle pp. 64-66, ne stampa i sommari. Quello del 1701 — il Sommario II — ricapitola tutte le diocesi dello Stato Ecclesiastico con le loro anime e le loro parrocchie, e si chiude con un RISTRETTO per provincia.[27]
Per questa pagina è la prima fonte che si possa collaudare con il lavoro già fatto. Cinque delle otto cifre del Ducato d'Urbino sono state lette qui, una per una, sulle pagine del documento e in risvegli diversi — Urbino 17.292, l'Abbadia di S. Lorenzo in Campo 4.046, Cagli 8.394, Gubbio 25.341, il Montefeltro 23.464 — e nel Sommario tornano tutte. Le otto diocesi del Ducato sommano a 122.172 esatte, che è il totale stampato in fondo alla sezione a p. 116; le dieci province del Ristretto sommano a 1.812.812, che è la cifra stampata lì sotto, e con Roma fanno 1.954.596 — lo stesso numero che a p. 20 il libro dà come popolazione dello Stato Romano nel 1701. Quattro controlli che potevano fallire e chiudono. Un quinto non chiude: le parrocchie delle otto diocesi del Ducato fanno 462, e il totale stampato — nel Sommario e nel documento — è 460. Due sezioni più sotto quello scarto ha un nome.
Il conto che non torna davvero, però, è quello della diocesi di Monteporzio. La stessa diocesi di Sinigaglia, nello stesso libro, ha tre numeri:
| dove | anime | parrocchie |
|---|---|---|
| il documento, p. 113, totale stampato | 43.438 | 45 |
| il Sommario II, p. 65, riga 13 | 43.428 | 45 |
| il Sommario II.b, p. 67, riga 13 | 43.428 | 45 |
| le trentotto voci di p. 113, sommate qui | 43.528 | 45 |
I numeri restano tre e non quattro: il secondo sommario — che riassume l'altro manoscritto, quello della Casanatense — dà per la nostra diocesi la stessa cifra del primo, 43.428 (e con essa Ancona 24.004, l'altra che nel documento sporge). Su Sinigaglia le due carte del 1701 vanno d'accordo, ed è il documento a stare da solo.
Le parrocchie tornano: le trentotto voci fanno 45 parrocchie esatte, che è la cifra stampata da tutte e due le parti — un controllo che poteva fallire. Le anime no. E il terzo numero non è il meno interessante: il totale della provincia sta con il Sommario, non con il documento. Le quattordici diocesi della Marca elencate nel Sommario sommano a 330.795 esatte, cioè alla cifra che il documento stampa di suo a p. 113 («Sommano le Anime delle 541 parrocchie della Marca N. 330795»); con i due totali che il documento stampa per Ancona (24.008) e per Sinigaglia (43.438) — nel Sommario 24.004 e 43.428 — la stessa somma farebbe 330.809. Il documento non torna con se stesso; il Sommario torna con il documento.[33]
E le due carte del 1701 hanno un nome e un indirizzo. Da due risvegli questa pagina ripete che «le due rilevazioni del 1701» non concordano — su chi ha un numero (Frontone 705 di qua, un trattino di là) e sui numeri (Bascio 233 e 133). Le intestazioni dicono che cosa sono. La nota per diocesi, quella dove Monteporzio ha le sue 334 anime, è il Documento II: «Archivio di Stato — Archivio Camerale, busta I.ª fasc. 2.º». L'elenco dei baroni è il Documento II.b: «Biblioteca Casanatense. — Mss. 2987».[34] Non sono due anni e non sono due amministrazioni: sono due manoscritti dello stesso censimento, conservati in due archivi diversi, e non concordano.
«In questo censimento la popolazione dello Stato è divisa soltanto per diocesi e per parrocchie: Noi ci siamo permessi disporre le diocesi secondo le province, valendoci d'un'altra fonte dello stesso censimento (Biblioteca Casanatense di Roma, Ms. 2987), la quale riporta la popolazione per province, diocesi e parrocchie.»
Cioè: la divisione per province sarebbe del curatore, e presa dall'altro manoscritto. Ma il documento che quel sommario riassume si intitola, a p. 93, «Nota dei Luoghi e delle Parochie dello Stato Ecclesiastico divise per Provincie e per Diocesi» — e alle pp. 113 e 116 stampa i due totali di provincia che questa pagina cita più sopra. Le due affermazioni non stanno insieme, e da qui non si decide quale valga: bisognerebbe vedere il manoscritto.
Quello che resta certo è la riga sulla pagina: le 334 anime di Monte Portio stanno nella colonna di «Sinigaglia e sua Diocesi», e quella colonna sta sotto l'intestazione «Marca». Se la nota ha ragione, «Marca» è un'etichetta del 1906 messa su una rilevazione che conosceva solo diocesi e parrocchie — e allora l'avvertimento è ancora più forte di quello scritto qui sopra: in questo volume una provincia può essere una scelta editoriale.
Il paragrafo qui sopra lasciava aperto un conto: le otto diocesi del Ducato d'Urbino, nel Sommario II, fanno 462 parrocchie, e il totale stampato — dal sommario e dal documento — è 460. Era uno scarto verificabile da qui, perché il documento le parrocchie le stampa diocesi per diocesi: bastava andare a contarle sulle pp. 114-116.
| diocesi | il documento, pp. 114-116 | Sommario II, p. 65 | Sommario II.b, p. 67 |
|---|---|---|---|
| Urbino | 99 | 99 | 99 |
| Pesaro | 38 | 38 | 38 |
| Urbania e S. Angelo in Vado | 53 | 55 | 53 |
| Abbadia di S. Lorenzo in Campo | 4 | 4 | 4 |
| Fossombrone | 37 | 37 | 37 |
| Cagli | 41 | 41 | 41 |
| Gubbio | 69 | 69 | 69 |
| Montefeltro | 119 | 119 | 119 |
| totale stampato | 460 | 460 | 460 |
Lo scarto è tutto in una cella, ed è quella di Urbania e S. Angelo in Vado.[35] Il documento, a p. 114, non dà solo il totale di quella diocesi: dà le cinque voci che lo compongono — Urbania e suo territorio 2.652 anime e 15 parrocchie, Mercatello e suo Vicariato 2.046 e 19, Sasso Corvaro e suo Vicariato 597 e 5, S. Angelo in Vado e suo territorio 2.087 e 13, Lamoli e suo Vicariato 125 e 1 — e le cinque fanno 7.507 anime e 53 parrocchie esatte, tutte e due le colonne, che sono le due cifre stampate sotto la riga.
Questa non è una scelta silenziosa fra due fonti (regola 8): è aritmetica, e la fa la pagina. Il 55 del Sommario II è l'unica lettura che metta la colonna di quel sommario in disaccordo con il totale dello stesso sommario; sostituendovi 53, le otto diocesi fanno 460 esatte. E il secondo sommario, che riassume l'altro manoscritto, stampa 53 anche lui. Tre cose dicono 53, una cella dice 55.
E la cella che sbaglia non è sempre la stessa. I due sommari del 1906 si guastano in colonne diverse, e ciascuno si smaschera con la propria somma: nel Sommario II tornano le anime (122.172 esatte) e non le parrocchie; nel Sommario II.b tornano le parrocchie (460 esatte) e non le anime — 122.103 contro le 122.172 stampate, perché lì Urbino è scritto 17.222 dove il documento e l'altro sommario hanno 17.292, e Gubbio 25.342 dove tutti e due hanno 25.341: settanta meno uno, cioè esattamente le sessantanove anime che mancano. Un terzo refuso si prende senza uscire da una pagina sola: a p. 67, in fondo alla prima colonna della Marca, il riporto è «188737 | 259», e in testa alla colonna seguente lo stesso riporto è «188737 | 229» — le anime uguali, le parrocchie no; e il totale della provincia (541) sta con il 259.
Il Sommario II.b, alle pp. 66-67, è la sola traccia che il libro conservi di una tabella intera che non ha stampato. Il curatore dichiara che il manoscritto della Casanatense «riporta la popolazione per province, diocesi e parrocchie»: di quel manoscritto il volume pubblica per esteso soltanto l'elenco dei baroni, mentre la rilevazione per diocesi la riassume qui e basta.[36] Messo accanto al Ristretto dell'altro manoscritto, dice una cosa che nessuna delle due carte dice da sola.
| provincia | Camerale (Sommario II, p. 66) | Casanatense (Sommario II.b, p. 67) |
|---|---|---|
| Latio | 82.857 — 119 parr. | 81.109 — 113 parr. |
| Sabina | 26.207 — 58 | 26.207 — 58 |
| Marittima e Campagna | 132.101 — 200 | 131.715 — 198 |
| Patrimonio | 134.375 — 219 | 134.375 — 219 |
| Umbria | 353.365 — 1.320 | 353.116 — 1.320 |
| Marca | 330.795 — 541 | 330.795 — 541 |
| Ducato d'Urbino | 122.172 — 460 | 122.172 — 460 |
| Romagna | 288.597 — 625 | 288.357 — 624 |
| Bolognese | 228.779 — 414 | 228.779 — 414 |
| Ferrarese | 113.564 — 139 | 113.564 — 139 |
| somma | 1.812.812 — 4.095 | 1.810.189 — 4.086 |
| Roma | 141.784 — 81 | 141.784 — 81 |
| in tutto | 1.954.596 — 4.176 | 1.951.973 — 4.167 |
Fra le due carte ballano 2.623 anime e 9 parrocchie, e le quattro province che divergono le spiegano per intero: 1.748 + 386 + 249 + 240 = 2.623, e 6 + 2 + 0 + 1 = 9. È un controllo che poteva fallire e chiude, e serve a dire che la differenza è dove si vede e non altrove. Dentro quelle quattro province la differenza ha poi un indirizzo molto più stretto — otto celle su ottanta diocesi, e delle nove parrocchie soltanto tre stanno in una diocesi: vedi «Otto celle su ottanta», più sotto.
Dove le due carte litigano, non è qui. Sei province su dieci coincidono all'unità, e fra queste ci sono le due che riguardano questo paese: la Marca, dove nel 1701 sta la diocesi di Sinigaglia con Monte Portio, e il Ducato d'Urbino. Le quattro che divergono sono il Lazio, la Marittima e Campagna, l'Umbria e la Romagna. Sui singoli luoghi, invece, le due carte già si sapeva che non concordano — Bascio 233 di qua e 133 di là, Frontone 705 e un trattino — ma quelle differenze stanno fra la nota per diocesi e l'elenco dei baroni, che non è una tabella per diocesi e quindi non muove nessun totale: il Montefeltro vale 23.464 anime e 119 parrocchie in tutte e tre le tabelle.
Per questa pagina il guadagno è una cautela in meno e una in più. In meno: sull'unico numero che le riguarda da vicino — il totale della provincia in cui Monteporzio è contato nel 1701 — i due manoscritti sono d'accordo alla cifra. In più: una cifra generale del 1701 non è una sola. Chi cita «1.954.596 anime nello Stato Ecclesiastico nel 1701» sta citando uno dei due manoscritti, e l'altro ne conta 2.623 di meno.
Dentro lo stesso documento del 1701 la categoria «luogo baronale» è trattata in modi diversi da diocesi a diocesi, ed è una cosa che questa pagina ha imparato un pezzo per volta: Sinigaglia — dove sta Monteporzio — non la segnala affatto; Gubbio apre un sottotitolo «Luoghi baronali» con sei voci; Cagli tiene i feudi dentro una graffa con le ville e li identifica solo in una nota in prosa; il Montefeltro ha sei feudi dei Carpegna e li stampa in colonna come tutti gli altri, senza una parola. Restava una quarta forma, vista di sfuggita nel testo riconosciuto a macchina e mai guardata sulla pagina: quella di Rieti.
È a p. 98, nella provincia dell'Umbria, ed è la più esplicita di tutte. La diocesi si apre con «Rieti città 7174, 10» e poi, sotto il sottotitolo in corsivo «Luoghi baronali», stampa diciotto voci in cui il nome del feudatario sta dentro il nome del luogo.[37]
| luogo, come è scritto | anime | parr. |
|---|---|---|
| Castel Vecchio di Borghese | 740 | 1 |
| Colle Piccolo di Borghese | 312 | 1 |
| Coll'Alto di Palestrina | 304 | 1 |
| Colle Giove di Palestrina | 400 | 1 |
| Paganico di Palestrina | 420 | 1 |
| S. Lorenzo di Palestrina | 140 | 1 |
| Castello di Ricetto di Palestrina | 400 | 1 |
| Marcetelli di Palestrina | 350 | 1 |
| Castello di Ricatti | 260 | 1 |
| Castello dell'Asgrea | 176 | 1 |
| Castello di Pietraforte | 186 | 1 |
| Castello d'Antuni | 114 | 1 |
| Torricella de' Cesarini | 343 | 1 |
| Castello di Stipes de' Cesarini | 130 | 1 |
| Belmonte de' Lanti | 576 | 1 |
| Rocca Sinibalda e Pantana de' Lanti | 525 | 1 |
| Postucciola di S. Croce | 197 | 1 |
| Oliveto di S. Croce | 234 | 1 |
E subito sotto c'è una cosa che il cantiere non aveva mai visto in questo documento: un secondo sottotitolo, «Luoghi Cammerali», con due voci — Monte Leone in Sabina 580 e Castello dell'Ornari 155. Cioè la fonte non divide fra «baronale» e niente: dove si prende la briga di dirlo, distingue il barone dalla Camera.
Il collaudo di questa pagina è doppio, e chiude su tutte e due le colonne. Rieti città 7.174 anime e 10 parrocchie, i diciotto luoghi baronali 5.807 e 18, i due camerali 735 e 2, i diciassette luoghi restanti della diocesi 10.428 e 17: in tutto 24.144 anime e 47 parrocchie, che sono esattamente le due cifre stampate sotto la colonna. È un controllo che poteva fallire in ventidue punti, e serve anche a un'altra cosa — ha corretto tre cifre. Il testo riconosciuto a macchina dà «Rieti città 7171», «Castel Vecchio 140» e «Marcetelli 850»; la pagina resa a 300 punti per pollice dà 7174, 740 e 350, e ciascuna delle tre letture sbagliate, da sola, avrebbe fatto saltare il totale.
Per la frase pubblicata qui sopra — che segnalare il feudo, in questo censimento, è l'eccezione e non la norma — Rieti è la quarta diocesi e il quarto modo. Non la smentisce: la rende più precisa. Le diocesi che segnalano non segnalano nello stesso modo, e quindi non c'è un modulo comune da cui Sinigaglia si scosti. Il silenzio della pagina di Monteporzio non è un'omissione dentro un formulario: è uno dei modi in cui questo censimento viene compilato.
Le otto voci «di Borghese» e «di Palestrina» dicono di chi è il luogo, ma non dicono un cognome: Palestrina è un feudo, non una famiglia. Il cognome sta nell'altra carta del 1701 — l'elenco dei baroni della Casanatense, pp. 125-135, ordinato per famiglia — e l'incrocio si può fare voce per voce, perché tutte e due le carte stampano le anime.
Torna, e torna alla cifra. Sedici dei diciotto luoghi baronali di Rieti si ritrovano nell'elenco dei baroni, sempre con lo stesso numero di anime.[38]
| chi, nell'elenco dei baroni | luoghi di Rieti | p. |
|---|---|---|
| Borghese Prencipe | Castel Vecchio 740, Colle piccolo 312 | 127 |
| Barbarini Prencipe | Coll'Alto 304, Colle Giove 400, Paganico 420, S. Lorenzo 140, Castel di Ricetto 400, Marietelli 350 | 126 |
| Cesarini Duca | Torricella 343, Castel di Stipes 130 | 128 |
| Lanti Duca | Belmonte 576, Rocca Sinibalda 525, Castel d'Autunni 114 | 130 |
| S. Croce Marchese | Oliveto 234, Posticciola 197 | 134 |
| Ossoli Marchese | Petraforte 186 | 132 |
Tre righe di questa tabella sono un guadagno vero. La prima: «di Palestrina» sono i Barberini, principi di Palestrina — il documento per diocesi dà il titolo del feudo, l'elenco dei baroni dà la casa, e nessuna delle due carte da sola lo direbbe. La seconda e la terza: Castello d'Antuni e Castello di Pietraforte sono due delle quattro voci che a p. 98 non portano nessun nome, e l'elenco dei baroni gliene dà uno — Lanti il primo, il marchese Ossoli il secondo. Le altre due senza nome, Castello di Ricatti 260 e Castello dell'Asgrea 176, non le ho trovate: ma le undici pagine dell'elenco le ho cercate nel testo riconosciuto a macchina, che su questo volume storpia i nomi propri, e una ricerca che non sa dire di sì non può dire di no — quelle due restano non verificate, non assenti.
C'è una conseguenza che riguarda la sezione qui sopra. L'Umbria è una delle quattro province in cui i due manoscritti del 1701 non si accordano sul totale (353.365 anime contro 353.116, 249 di differenza), e Rieti sta in Umbria: eppure sui suoi luoghi baronali le due carte coincidono all'unità, sedici volte su sedici. La divergenza fra i due manoscritti non è diffusa: è concentrata da qualche parte, e questa è la prima sonda che il cantiere abbia calato dentro una delle quattro province litigiose.
L'elenco dei baroni della Casanatense, a p. 127, apre la voce «Borghese Prencipe» con quattro diocesi e trentasei luoghi, e la seconda riga è questa:
Diocesi di Frascati — Monte Portio 1164, 1 — Monte Compati 1536, 1
— Corridore 1906, Documento II (Casanatense Ms. 2987), p. 127
È Monte Porzio Catone, in provincia di Roma: il paese con cui questo si confonde di continuo. Cinque pagine dopo, a p. 132, la voce «Montevecchi Conte» dà «Monte Portio 334, 1» nella diocesi di Sinigaglia, ed è questo paese. Le due righe stanno nello stesso elenco, sotto lo stesso titolo, nello stesso anno, e la sola cosa che le distingue è la diocesi e la famiglia.[39]
| Monte Portio, dioc. di Sinigaglia | 334 anime, 1 parrocchia — feudo dei conti Montevecchi |
|---|---|
| Monte Portio, dioc. di Frascati | 1.164 anime, 1 parrocchia — feudo dei principi Borghese |
Le cifre non vengono da una carta sola. Il documento per diocesi, a p. 93, apre la «Frascati e sua Diocesi» con Frascati 4967, Monte Portio 1164, Monte Compatri 1536, Colonna 280, Rocca Priora 1068, Rocca di Papa 1167, e stampa sotto «10182 | 6»: la somma delle sei voci fa 10.182 esatte e le parrocchie 6, controllo che poteva fallire. Cioè tutte e due le carte del 1701 danno 1.164 al Monte Porzio laziale e 334 al nostro, e le due cifre sono confermate ciascuna dalla propria colonna.
Fin qui questa cautela il cantiere la scriveva come una regola di prudenza — il
discrimine non è il nome, è la diocesi, imparata quando grep Porzio sul
censimento del 1736 restituì un solo risultato e quel risultato era Frascati. Da
oggi è documentata dall'interno della fonte, ed è più forte di una regola: nel
1701 tutti e due i Monte Porzio sono feudi baronali, tutti e due hanno una
parrocchia sola, tutti e due stanno nell'elenco dei baroni dello Stato
Ecclesiastico. Non si distinguono per genere, si distinguono per tre marche
insieme — la diocesi, la famiglia e la taglia (1.164 contro 334).
La sezione più sopra ha detto che i due manoscritti del 1701 non danno allo Stato Ecclesiastico la stessa popolazione, e in quali quattro province stia la differenza. Restava da dire in quali diocesi — e la risposta non ha richiesto di cercare niente: i due sommari stampano le loro diocesi una per una, sulle stesse pagine già rese. Basta metterle in fila e contare. Le celle che divergono sono otto.[40]
| provincia | diocesi | Camerale (Sommario II) | Casanatense (Sommario II.b) | differenza |
|---|---|---|---|---|
| Latio | Frascati | 10.182 — 6 parr. | 8.434 — 6 parr. | −1.748 |
| Marittima e Campagna | Abbadia di S. Salvatore Maggiore | 4.439 — 21 | 4.173 — 19 | −266 e −2 parr. |
| Marittima e Campagna | Ferentino | 11.375 — 18 | 11.285 — 18 | −90 |
| Marittima e Campagna | Aquino | 5.314 — 8 | 5.284 — 8 | −30 |
| Umbria | Rieti | 24.144 — 47 | 24.134 — 47 | −10 |
| Umbria | Narni | 15.585 — 45 | 15.348 — 45 | −237 |
| Umbria | Abbadia di Ferentillo | 307 — 4 | 305 — 4 | −2 |
| Romagna | Cervia | 5.531 — 11 | 5.291 — 10 | −240 e −1 parr. |
Controllo che poteva fallire in otto punti e chiude: le differenze di cella fanno, provincia per provincia, esattamente lo scarto stampato più in alto — 1.748 nel Latio, 266 + 90 + 30 = 386 nella Marittima e Campagna, 10 + 237 + 2 = 249 in Umbria, 240 in Romagna; in tutto 2.623, che è la differenza fra i due totali generali. Delle otto colonne rifatte a mano — quattro province per due carte — sette chiudono sul totale che portano stampato sotto, anime e parrocchie; l'ottava è il Latio della Casanatense, ed è il caso di cui parla la terza sezione qui sotto.
Detto al rovescio: su ottanta diocesi, settantadue coincidono all'unità — sessantotto portano la stessa cifra stampata nelle due carte, e altre quattro ne portano una diversa che la loro stessa colonna smentisce (è il discorso della terza sezione qui sotto). La divergenza fra i due manoscritti del 1701 non è un diverso modo di contare lo Stato: sono otto righe.
Una sola delle otto vale più della metà di tutto lo scarto, ed è la prima: Frascati, 10.182 anime nel Camerale e 8.434 nella Casanatense. È la diocesi di Monte Porzio Catone — quella con cui questo paese viene confuso da tre secoli, e che la sezione precedente ha appena messo accanto alla nostra.
Qui il libro ha una terza carta, e si può chiedere a lei. Il Documento II, la rilevazione per diocesi dello stesso archivio Camerale, stampa a p. 93 le sei voci di «Frascati e sua Diocesi» — Frascati 4967, Monte Portio 1164, Monte Compatri 1536, Colonna 280, Rocca Priora 1068, Rocca di Papa 1167 — e le sei fanno 10.182 anime e 6 parrocchie esatte. Lo stesso vale per la seconda cella dell'Umbria: le quattro sezioni della diocesi di Rieti a p. 98 fanno 24.144 e 47, che è la cifra del Camerale, non i 24.134 della Casanatense. Nei due soli casi in cui il volume conserva una terza testimonianza, questa dà ragione al Camerale — con la cautela, che va detta perché è grossa: quella terza carta non è indipendente, esce dalla stessa busta d'archivio del Sommario II.
E c'è una cosa che la differenza non è. Le 1.748 anime di Frascati non sono un castello dimenticato: nessuna combinazione delle sei voci di p. 93 fa 1.748 (provate tutte e sessantatré), e tutte e due le carte danno a quella diocesi sei parrocchie. Cioè i due manoscritti contano gli stessi sei luoghi e ne scrivono una popolazione diversa. Nel 1701 la diocesi di Monte Porzio Catone ha due numeri, come la diocesi di Sinigaglia ne aveva tre.
Non tutte le cifre diverse fra i due sommari sono divergenze fra i due censimenti. In quattro punti il Sommario II.b stampa un numero che il suo stesso totale smentisce: «Porto-Ceri 4928» nel Latio — con 4.628, che è la cifra del Camerale, la colonna fa gli 81.109 stampati sotto; con 4.928 ne farebbe 81.409 — «Bagnarea 10155» nel Patrimonio, dove il «da riportare 53749» di tre righe sotto richiede il 10.145 del Camerale, e, nel Ducato d'Urbino, «Urbino e Dioc. 17222» e «Gubbio 25342», che lasciano la colonna corta di 69 anime rispetto al totale che la chiude. Quelle quattro righe non dicono niente sul 1701: sono guasti di una riga, e il totale che sta sotto le corregge. Le otto della tabella sopra, invece, sopravvivono ai totali di tutte e due le carte, ed è questo che le rende dati.
La stessa prova toglie sei delle nove parrocchie che risultavano di differenza. Le otto diocesi del Latio hanno, nel Sommario II.b, esattamente le stesse parrocchie del Camerale — 4, 10, 6, 11, 21, 40, 24, 3 — che sommate fanno 119; ma la riga di totale, tre righe più in basso, stampa 113. Quindi lo scarto di sei parrocchie fra i due manoscritti non sta in nessuna diocesi: sta in una riga di totale, e da lì è salito al RISTRETTO di p. 67, che con i 113 chiude esattamente a 4.086 e con Roma a 4.167. Delle nove parrocchie di differenza fra i due manoscritti, tre stanno in due celle (l'Abbadia di S. Salvatore Maggiore, −2, e Cervia, −1) e sei in un numero sbagliato.
Per questo paese il guadagno è una conferma, ed è più stretta di quella di prima. Della provincia della Marca — dove nel 1701 sta la diocesi di Sinigaglia con Monte Portio — si sapeva già che i due manoscritti danno lo stesso totale, 330.795 anime e 541 parrocchie. Adesso si sa di più: le quattordici diocesi della Marca portano le stesse quattordici cifre nelle due carte, e fra queste «Sinigaglia 43428 | 45». Non è un totale uguale per compenso di errori, è un accordo cella per cella. Nel Ducato d'Urbino l'accordo è dei totali e non delle celle, ma le due celle che ballano sono proprio quelle smentite dalla loro colonna.
Fra il 1782 e il 1853 c'è un'altra misura ancora, ed è dello stesso genere di questa pagina: gli stati d'anime delle parrocchie alla vigilia dell'invasione napoleonica, riportati dal volume di Anniballi.[2] Sono quattro righe, ognuna con il suo anno:
| Anno | Parrocchia | Abitanti | Famiglie |
|---|---|---|---|
| 1794 | Mondolfo | 3.210 | 581 |
| 1793 | Castelvecchio | 716 | 132 |
| 1793 | Stacciola | 332 | 59 |
| 1795 | Monte Porzio | 731 | 130 |
Messa in fila con le altre, quella riga rovescia il rapporto fra i due paesi — e poi il rapporto si raddrizza da solo:
| Anno | Che cosa è | Perimetro | Monteporzio | Castelvecchio | Scarto |
|---|---|---|---|---|---|
| 1591 | «conteggio delle bocche» del ducato di Urbino | civile (ducale) | n.d. | 254 | (non confrontabile) |
| 1656 | prima nota delle anime, dai 3 anni in su | ecclesiastico | 302 | 285 | Monteporzio +17 |
| 1701 | Nota dei Luoghi e delle Parochie | ecclesiastico | 334 | 406 | Castelvecchio +72 |
| 1708 | 3° censimento dello Stato della Chiesa | ecclesiastico | 378 | 344 | Monteporzio +34 |
| 1736 | 4° censimento dello Stato della Chiesa | civile | n.d. | 230 | (non confrontabile) |
| 1769 | censimento dello Stato della Chiesa | civile | 577 | 674 | Castelvecchio +97 |
| 1782 | censimento dello Stato della Chiesa | civile | 608 | 706 | Castelvecchio +98 |
| 1793 e 1795 | stati d'anime delle due parrocchie | ecclesiastico | 731 | 716 | Monteporzio +15 |
| 1816 | 7° censimento dello Stato Pontificio | civile | 748 | 784 | Castelvecchio +36 |
| 1833 | 8° censimento dello Stato Pontificio | civile | 830 | 815 | Monteporzio +15 |
| 1853 | 9° censimento dello Stato Pontificio (Statistica numerativa) | civile | 929 | 1.019 | Castelvecchio +90 |
| 1861 | 1° censimento generale del Regno d'Italia | civile (comune) | 1.965 «con Castel Vecchio» | (non ha più una riga sua) | (la serie finisce qui) |
Dodici misure in duecentosettant'anni, e in nove di esse i due paesi si possono confrontare fra loro; la dodicesima è quella che chiude la serie, perché dal 1861 i due paesi hanno una riga sola (vedi «1861: la serie a due colonne finisce con una riga sola», più sotto). Il verso cambia sette volte su nove: Monteporzio davanti nel 1656, Castelvecchio nel 1701, Monteporzio nel 1708, Castelvecchio per tutto il resto del Settecento, Monteporzio negli anni Novanta, Castelvecchio nel 1816, Monteporzio nel 1833, Castelvecchio nel 1853. Non esiste quindi un «primato di Castelvecchio» con una data d'inizio, che è la cosa che questa pagina ha cercato per due risvegli: nelle tre misure più antiche — le uniche tre confrontabili anche fra loro, perché contano tutte una parrocchia — il vantaggio cambia mano ogni volta, e nell'Ottocento pontificio cambia altre due volte in trentasette anni. Le due righe del 1816 e del 1833 sono discusse nella sezione qui sotto, «L'Ottocento pontificio»; la riga del 1853 porta ora il totale (929 = 925 stabili + 4 mutabili) e non la sola popolazione stabile, per la ragione detta lì.
Le due caselle vuote non sono un buco dell'archivio: tutte e due le fonti nominano Monteporzio e lo mettono da parte con la stessa parola. Nel 1591 il conteggio del duca scrive accanto al nome «Luogo baronale» e non dà cifre; nel 1736 il censimento lo elenca fra i «Luoghi Baronali» dello Stato e Ducato di Urbino e non gli mette un numero. Ricompare nel 1769 e nel 1782, e anche allora in disparte: nel 1782 sta in una sezione a sé, la IV, «Luoghi Baronali», con un totale suo. L'etichetta è la stessa per due secoli.
Quello che l'etichetta non spiega è il buco. Fino al 12 agosto 2026 questa pagina scriveva che Monteporzio manca «perché non è una comunità da contare, è il feudo di qualcuno»: per il 1736 è falso, perché quel censimento i feudi li conta — tredici, sotto il titolo «Feudi dipendenti dalla Legazione d'Urbino», compresi i due vicini Stacciola e Porcozzone. Essere un feudo non bastava. Ma il 13 agosto il conto ha ridimensionato anche questo: i luoghi baronali con una cifra sono undici su trenta, e i diciannove senza numero sono la regola, non l'eccezione. Perché ce ne siano undici che si salvano è una domanda aperta, ed è discussa più sopra.
(La colonna «perimetro» non è un dettaglio da nota: nel 1656, nel 1701, nel 1708 e negli anni Novanta si contano le anime di una parrocchia, negli altri anni gli abitanti di una comunità civile. È la cautela che l'autore del volume del 1906 mette per iscritto — vedi il riquadro sopra — ed è anche una delle tre spiegazioni possibili del sorpasso degli anni Novanta, qui sotto.)
Il difetto non è però solo quello, perché due anni non bastano a spiegare il salto. Fra il 1782 e il 1795 Monteporzio cresce di 123 persone, il 20% in tredici anni; nello stesso periodo Castelvecchio cresce di 10 persone, l'1,4% in undici. Poi le parti si invertono di nuovo: dal 1795 al 1853 Monteporzio guadagna il 26% e Castelvecchio, dal 1793, il 42%. Perché lo scarto passi da +98 a −15 e torni a +94, in quel quindicennio uno dei due paesi dovrebbe aver fatto una cosa che nessun altro dato di questa pagina registra.
Le spiegazioni possibili sono almeno tre e non so sceglierne una: che nel Settecento avanzato Monteporzio sia davvero cresciuto in fretta e poi si sia fermato; che una delle cifre della serie sia sbagliata; oppure che le due rilevazioni degli anni Novanta contino un perimetro diverso — una parrocchia non è una comunità, e nel 1769 le due cose coincidevano per caso o per scelta di chi compilò, non per legge.
Quello che si può dire senza rischio è più corto: negli anni Novanta del Settecento le due parrocchie sono, per la prima volta, quasi uguali, e chi volesse sapere quale fosse la più grande in un anno preciso non lo ricava da queste quattro righe.
Un solo dato del gruppo è coerente con tutto il resto, ed è quello di cui non si parla mai: le famiglie. Nel 1769 erano 99 a Monteporzio e 121 a Castelvecchio; negli anni Novanta 130 e 132. La dimensione media della famiglia scende appena — da 5,83 a 5,62 a Monteporzio, da 5,57 a 5,42 a Castelvecchio — e resta la stessa nei due paesi. Quale che sia il problema di quelle cifre, non è un cambio nel modo di contare le case.
Le quattro righe sono state rilette sulla pagina resa a 300 punti per pollice, perché su questo volume le cifre vanno guardate e non estratte.
Fra il 1793-95 e il 1853 la serie di questa pagina aveva un buco di sessant'anni. Lo Stato Pontificio, in quei sessant'anni, contò i suoi sudditi almeno due volte: il 7° censimento del 6 luglio 1816 e l'8° censimento del 1833. Tutte e due le tabelle stanno nello stesso volume del 2023 da cui vengono le righe del 1769, del 1782 e del 1810 — in cache in questo cantiere da undici risvegli, e mai aperte a quelle pagine.[41]
| Anno | Monteporzio | nota stampata | Castelvecchio | nota stampata |
|---|---|---|---|---|
| 1816 | 748 | «Appodiato a Mondolfo» | 784 | «Appodiato a Mondolfo» |
| 1833 | 830 | (nessuna) | 815 | «Appodiato a Monte Porzio» |
Le due tabelle non citano Corridore, che è la cautela che questa pagina si è imposta su quel volume: la prima dichiara di venire dalla «Tabella del riparto territoriale delle Delegazioni dello Stato Ecclesiastico, Motu Proprio del 6 luglio 1816», la seconda dalla Raccolta delle leggi e disposizioni di pubblica amministrazione nello Stato Pontificio, 1835, vol. VI, pp. 253-270.[41] Per questi due anni, quindi, non è un passaggio in più verso una fonte che il sito ha già: è una fonte in più.
Le colonne «nota» valgono quanto le cifre, e sono discusse nella pagina su Castelvecchio: nel 1816 i due paesi sono tutti e due appodiati di Mondolfo, nel 1833 uno dei due è diventato comune e l'altro è appodiato del primo.
La tabella del 1816 ha una colonna «Diff. 1810» che il curatore non ha letto in archivio: l'ha calcolata fra due tabelle del suo stesso libro. Questa pagina lo sapeva già dal censimento del 1810, e stavolta la cosa si può collaudare, perché il libro stampa tutti e due i termini della sottrazione.
La regola con cui il curatore lavora si legge nelle differenze stesse: quando il 1810 conta insieme due luoghi che il 1816 separa, il confronto si fa sulla somma. Sei righe su sette tornano alla persona:
| Comunità | 1810 | 1816 | differenza | stampata |
|---|---|---|---|---|
| Mondolfo (+ Stacciola) | 3.435 | 3.071 + 320 = 3.391 | −44 | −44 |
| San Costanzo (+ Cerasa) | 3.035 | 2.303 + 180 = 2.483 | −552 | −552 |
| Senigallia | 19.123 | 18.890 | −233 | −233 |
| Fano | 16.244 | 14.673 | −1.571 | −1.571 |
| Pesaro | 14.933 | 13.586 | −1.347 | −1.347 |
| Legazione di Urbino | 182.173 | 198.145 | +15.972 | +15.972 |
| Monteporzio (+ Castelvecchio) | 1.524 | 748 + 784 = 1.532 | +8 | −8 |
La settima riga è la nostra, ed è l'unica che non torna. Il valore assoluto è giusto — otto persone — il segno no: fra il 1810 e il 1816 i due paesi messi insieme non calano di otto, crescono di otto. E la tabella del 1833, che ha la stessa colonna, torna in undici righe su undici, comprese le nostre due (748 + 82 = 830; 784 + 31 = 815).
Che il segno sia sbagliato e non le cifre lo dice anche la forma della pagina. Nel 1816 Monteporzio e Castelvecchio hanno due righe ma una sola casella di differenza, alta il doppio, a cavallo delle due: il curatore li tratta da coppia perché nel 1810 erano un numero solo, «Monteporzio 1.524, Con Castelvecchio». Nel 1833, dove il termine di paragone è separato, le caselle tornano due. Questo dettaglio nel testo estratto a macchina non c'è — «-8» compare fra le due righe come se fosse di una sola — e si vede solo guardando la pagina.
Il testo che accompagna la tabella rende l'errore comprensibile: dice che «nel Censimento del 1816 si registra una generale diminuzione di popolazione», ed è vero per quasi tutte le righe. Il segno sbagliato è quello che ci si aspettava.
La riga del 1853 questo sito ce l'aveva già, e da una fonte migliore: il volume del Ministero dell'interno pontificio stampato a Roma nel 1857, letto direttamente nell'OCR di due esemplari digitalizzati.[3] Il volume del 2023 cita, per il suo 9° censimento, quello stesso volume del 1857.[41] Non è quindi una seconda fonte: è una seconda lettura della stessa fonte, e come tale vale — perché le due letture vengono da pagine diverse e si collaudano a vicenda.
925 + 4 = 929, e 459 + 470 = 929: due scomposizioni diverse dello stesso totale, prese da due tabelle diverse dello stesso libro da due lettori che non si conoscono. La prima dice di che genere sono quelle quattro persone in più (studenti, militari, ricoverati, carcerati: la «popolazione mutabile»); la seconda dice che il segno accanto a Castelvecchio vale zero e non «come sopra», perché 1.019 è già la somma di urbana e rurale.
Per questo la serie qui sopra porta ora 929 e non 925, e lo scarto del 1853 scende da +94 a +90: 925 era la popolazione stabile, non la popolazione.
Il resto della riga del 1853 non ha riscontro nella statistica del 1857 letta altrove — ma, come si legge subito sotto, ne ha trovato uno in un libro diverso:
| Alla fine del 1853 | Monteporzio | Castelvecchio |
|---|---|---|
| popolazione | 929 | 1.019 |
| urbana | 459 | 522 |
| rurale | 470 | 497 |
| nuclei familiari | 150 | 134 |
| case | 126 | 112 |
Nel 1853 Monteporzio è per metà dentro il paese e per metà in campagna (459 contro 470); Castelvecchio ha più gente nell'abitato che fuori (522 contro 497), pur avendo meno case di Monteporzio. Sono 6,2 persone per famiglia a Monteporzio e 7,6 a Castelvecchio; 7,4 persone per casa contro 9,1. Tutte e undici le righe della tabella si scompongono in urbana + rurale alla persona, e tutte e dieci le differenze rispetto al 1833 tornano: sono ventuno controlli che potevano fallire e non falliscono.
Il 10 settembre 2026, cercando tutt'altro (il riparto territoriale del 1833), è saltato fuori un libro mai visto prima su questo sito: Adone Palmieri, Topographia statistica dello Stato Pontificio, Parte Ottava, «Provincia di Urbino e Pesaro», Roma, 1863.[42] Alle voci «Monte Porzio» e «Castel Vecchio» stampa, cifra per cifra le stesse cinque righe della tabella qui sopra: 929 anime (459 in paese, 470 in campagna), 150 famiglie, 126 case a Monteporzio; 1.019 anime (522 in paese, 497 in campagna), 134 famiglie, 112 case a Castelvecchio.[42]
Non è, con ogni probabilità, un terzo conteggio indipendente: è più verosimile che Palmieri, scrivendo dieci anni dopo, abbia ripreso la stessa statistica ministeriale del 1857 invece di farne una nuova — una pratica comune in questi compendi topografici ottocenteschi. Quello che il riscontro prova è più piccolo, ma vero: la trascrizione fatta nel 2023 delle pagine avanzate del volume del 1857 — finora la sola fonte per la scomposizione urbana/rurale e per famiglie e case — non è un errore isolato di lettura. Una stampa diversa, di un altro autore e di un'altra tipografia, riporta esattamente le stesse cifre.
Il 1° censimento generale del Regno d'Italia, nella notte del 31 dicembre 1861, è il primo censimento italiano di questo paese, e per questa pagina è soprattutto la fine di qualcosa. La riga della tabella non dice «Monte Porzio» e poi, da qualche parte, «Castel Vecchio»: dice «Monte Porzio con Castel Vecchio», e porta un numero solo.[43]
| 1861 | popolazione legale | Differ. 1853 | popolazione presente | urbana | rurale | nuclei fam. | case |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Monte Porzio con Castel Vecchio | 1.965 | +17 | 1.939 | 999 | 940 | 343 | 277 |
Non è una svista del compilatore né una perdita di dati: dal 1827 Castelvecchio è appodiato di Monteporzio (vedi Castelvecchio), e il Regno d'Italia conta comuni, non appodiati. Dal 1861 in poi la domanda «chi era più grande dei due» non ha più una risposta amministrativa, perché non ci sono più due amministrazioni.
La colonna «Differ. 1853» chiude in otto righe su otto. È una colonna calcolata dal curatore fra due tabelle del suo stesso libro — come quella del 1816, che sulla nostra riga sbagliava il segno — e vale quindi la stessa precauzione: rifare la sottrazione su tutte le righe, non solo sulla nostra, perché è dalle altre che si legge la regola. Dove il 1861 conta insieme più luoghi, il confronto si fa sulla somma delle righe del 1853:
| Comune | 1853 | 1861 (legale) | differenza | stampato |
|---|---|---|---|---|
| Mondolfo | 3.660 | 3.610 | −50 | −50 |
| San Costanzo con Cerasa e Stacciola | 2.652 + 785 + 419 = 3.856 | 3.493 | −363 | −363 |
| Monte Porzio con Castel Vecchio | 929 + 1.019 = 1.948 | 1.965 | +17 | +17 |
| Fano | 19.622 | 19.161 | −461 | −461 |
| Pesaro | 19.885 | 19.610 | −275 | −275 |
| Urbino | 15.096 | 15.339 | +243 | +243 |
| Provincia di Pesaro Urbino | 257.751 | 203.459 | −54.292 | −54.292 |
| Senigallia | 23.498 | 23.527 | +29 | +29 |
Otto sottrazioni, otto cifre stampate, nessuno scarto — e stavolta la nostra riga è fra quelle che chiudono, segno compreso.
Il conto fa anche un'altra cosa, che non era stata cercata: ratifica la correzione fatta il 13 agosto 2026 su questa pagina. Il 1853 di Monteporzio è passato da 925 a 929 (925 stabili + 4 mutabili) leggendo la tabella del volume del 2023, dove la riga esce dall'estrazione automatica appiattita in una sequenza di cifre attaccate. Se quel 929 fosse stato letto male e il numero vero fosse 925, la differenza stampata dieci pagine più avanti dovrebbe essere +21. Stampa +17. Una cifra letta in una tabella si collauda in un'altra tabella dello stesso libro.
L'ultimo controllo è dentro la riga: 999 + 940 = 1.939, cioè urbana più rurale fa la popolazione presente. La popolazione legale (1.965) è quella dei residenti, la presente (1.939) quella di chi c'era davvero quella notte: 26 persone di differenza.
Dal censimento successivo le due colonne ricompaiono, e bisogna guardarle bene prima di rimetterle in fila con quelle di prima, perché non misurano la stessa cosa. Dal 1871 la tabella è «popolazione per comuni, centri e case sparse»: sotto il nome del comune il censimento elenca i suoi centri abitati e scompone fra loro la sola popolazione urbana. Il resto — la maggioranza — sta nelle case sparse, e quello non è diviso fra i due.[43]
| Anno | comune (legale) | presente | centro di Monteporzio | centro di Castelvecchio | urbana | case sparse |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1861 | 1.965 | 1.939 | (999 insieme) | 999 | 940 | |
| 1871 | 2.161 | 2.140 | 581 | 656 | 1.237 | 903 |
| 1881 | 2.301 | 2.294 | 638 | 701 | 1.339 | 955 |
| 1901 | 2.701 | 2.585 | 624 | 828 | 1.452 | 1.133 |
| 1911 | 2.605 | 2.580 | 680 | 721 | 1.401 | 1.179 |
| 1921 | 2.571 | 2.465 | 556 | 644 | 1.200 | 1.265 |
| 1931 | 2.424 | 2.383 | 511 | 572 | 1.083 | 1.300 |
| 1936 | 2.498 | 2.440 | 622 | 551 | 1.173 | 1.325 |
Quattro cose si leggono in questa tabella e nessuna delle quattro riguarda «quale paese era più grande», che è una domanda a cui dal 1861 la fonte non risponde più:
1. Il centro di Castelvecchio è il più popoloso dei due per sessant'anni, e nel 1936 non lo è più. Sei misure su sette lo danno davanti (+75, +63, +204, +41, +88, +61); nel 1936 il capoluogo passa avanti per la prima volta in questa colonna, che comincia nel 1871. La precisazione serve, perché la tabella grande di questa pagina — duecentocinquanta righe più su — dà Monteporzio davanti quattro volte prima del 1871: 1656 (+17), 1708 (+34), 1793-95 (+15) e 1833 (+15). Non è una contraddizione, ed è la ragione per cui le due tabelle stanno separate: là si contano le comunità intere, campagna compresa, qui i due abitati. Ma «la prima volta» vale dentro una colonna sola, e questa comincia nel 1871. 2. Il 1901 è il punto più alto di questa tabella per tutti e due i conti: 828 abitanti nell'abitato di Castelvecchio e 2.701 residenti nel comune. Nei trentacinque anni seguenti il centro perde 277 persone. Nessuno dei due è un massimo assoluto, e a dirlo è la tabella della Repubblica, più sotto in questa stessa pagina: il comune supera i 2.701 nel 2011 (2.802), e l'abitato di Castelvecchio supera gli 828 nel 1991, con 922. Fino al 6 settembre 2026 questa riga diceva «il massimo di Castelvecchio» e «il massimo del comune», senza il tratto di serie su cui vale. 3. La campagna cresce mentre i due paesi calano. Le case sparse passano da 903 a 1.325 abitanti: nel 1871 il 42% del comune viveva fuori dai due centri, nel 1936 il 53%. È lo stesso movimento che il volume documenta per Mondolfo, dove fra il 1921 e il 1931 il centro storico perde 662 persone e la campagna ne guadagna 908. 4. Non c'è il 1891: il Regno d'Italia saltò quel censimento, e la colonna «Differ. 1881» del 1901 misura quindi vent'anni, non dieci.
I controlli. Ogni riga dal 1871 al 1936 offre tre o cinque verifiche aritmetiche, e in tutte e sei le tabelle chiudono: i due centri sommati fanno la popolazione urbana stampata (581 + 656 = 1.237, e così via, sei volte su sei); urbana più case sparse fa la popolazione presente (sei volte su sei); e dal 1881 il censimento stampa la differenza rispetto al precedente anche per i due centri separatamente, il che collauda all'indietro le cifre dell'anno prima (638 − 581 = +57 stampato, 701 − 656 = +45 stampato, e così per il 1901, il 1911, il 1921, il 1931 e il 1936). Con le nove del 1861 fanno quarantadue verifiche che potevano fallire.
Prima: in quella tabella urbana + rurale non fa più la popolazione presente ma quella legale (1.173 + 1.325 = 2.498, che è il numero dei residenti; i presenti sono 2.440). Vale per Mondolfo e San Costanzo allo stesso modo. La base del conteggio è cambiata rispetto a tutti gli anni precedenti. Nella stessa tabella la riga di Fano non torna in nessuna delle due letture: 16.938 + 14.674 = 31.612, e la popolazione legale stampata è 31.617, cinque in più.
Seconda: per questo il +111 del centro di Monteporzio e il −21 di Castelvecchio fra il 1931 e il 1936 non si possono leggere come crescita e calo, perché mettono a confronto due basi diverse. Il sorpasso dentro il 1936 regge — i due numeri di quell'anno sono omogenei fra loro, 622 contro 551 — ma quando sia avvenuto, fra il 1931 e il 1936, questa tabella non lo dice.
Perché queste sette righe non stanno nella tabella grande di questa pagina. Sono la misura di due abitati, non di due comunità: nel 1853 le 929 anime di Monteporzio comprendevano i 470 che stavano in campagna, e qui i 622 del 1936 non comprendono nessuno dei 1.325 delle case sparse. Mettere in fila 1.019 e 656 sarebbe l'errore che questa pagina ha imparato a non fare nel 2026 con la colonna «perimetro»: due numeri veri che non parlano della stessa cosa.
Il conteggio continua nella Repubblica, con la stessa forma di tabella — «popolazione per comuni, centri e case sparse» — per sette censimenti ancora, dal 1951 al 2011.[44] Dal 1951 c'è una colonna in più, «nuclei abitati»: un gradino intermedio fra il centro abitato e la casa isolata, che prima non esisteva e che quindi ritaglia una parte di quella che nel 1936 era tutta campagna.
| Anno | comune (legale) | Differ. | centro di Monteporzio | centro di Castelvecchio | centri | nuclei | case sparse |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1936 | 2.498 | 622 | 551 | 1.173 | — | 1.325 | |
| 1951 | 2.637 | +139 | 617 | 625 | 1.242 | 185 | 1.210 |
| 1961 | 2.376 | −261 | 783 | 617 | 1.400 | 42 | 934 |
| 1971 | 1.864 | −512 | 693 | 551 | 1.244 | 44 | 576 |
| 1981 | 2.153 | +289 | 860 | 770 | 1.630 | 35 | 488 |
| 1991 | 2.198 | +45 | 1.013 | 922 | 1.935 | 66 | 197 |
| 2001 | 2.227 | +29 | 934 | 880 | 1.814 | 68 | 345 |
| 2011 | 2.802 | +575 | — | — | 2.089 | 5 | 708 |
1. Il sorpasso del 1936 non tiene: nel 1951 Castelvecchio è di nuovo il centro più popoloso, 625 contro 617. Il capoluogo passa avanti in modo definitivo nel 1961 — 783 contro 617 — e in nessuna delle misure seguenti Castelvecchio lo raggiunge: né nelle quattro che restano in questa tabella (1971, 1981, 1991, 2001), né nella misura del 2021, che questa tabella non ha e che viene da un'altra fonte — 1.194 contro 1.128.[45] Il primato del centro di Castelvecchio dura quindi dal 1871 al 1951 con una sola interruzione, il 1936; e quella interruzione, come dice il riquadro qui sopra, era già l'unica delle sette misure che non si potesse confrontare all'indietro.
2. Il 1951 ratifica, di rimbalzo, la lettura del 1936. La colonna «Differ. 1936» del 1951 stampa +139 per il comune, −5 per il capoluogo e +74 per Castelvecchio. Sono esattamente le differenze da 2.498, 622 e 551, cioè dai tre numeri letti sulla pagina del 1936 — compresa la popolazione legale, che era la cautela di quella tabella. Un censimento collauda quello di prima.
3. Il 1971 è il punto più basso della serie dal 1853 in poi: 1.864 abitanti. In dieci anni il comune perde 512 persone, il 21,5%: nel 1971 a Monte Porzio vive meno gente che nel 1861 (1.965) e meno che nel 1853 (1.948), e in mezzo non c'è nessuna misura più bassa.
Il volume che riporta la tabella dice in parole da che cosa è fatto quel calo, e non solo per questo comune: è l'emigrazione verso la costa e verso il nord-ovest industriale. Nel decennio precedente era stata la provincia intera a perdere 20.093 persone; in questo la provincia torna a crescere (+1.642) e il comune perde un quinto dei suoi abitanti, perché la crescita è tutta sul mare — Pesaro +18.746, Fano +6.824, Mondolfo +943, e Marotta da sola arriva a 2.613 abitanti.
4. Lo spopolamento è della campagna, non dei paesi. Fra il 1951 e il 1971 i due centri insieme passano da 1.242 a 1.244 abitanti — cioè non si muovono — e il comune perde 773 persone. Tutte fuori dai centri: nuclei più case sparse da 1.395 a 620. Le case coloniche si svuotano, i due paesi no.
5. Poi si torna a salire, e il 2011 è il massimo di tutti i censimenti. Dal punto basso del 1971 il comune guadagna 938 abitanti in quarant'anni e nel 2011 tocca 2.802, più del massimo precedente fra i censimenti (2.701 nel 1901). La crescita non è regolare: forte negli anni Settanta (+289) e nel primo decennio del Duemila (+575), quasi ferma negli anni Ottanta e Novanta (+45 e +29). Il 2.802 resta il più alto anche col censimento seguente, che scende a 2.752; non è però il numero più alto che l'ISTAT abbia scritto per questo comune, perché le rilevazioni annuali d'anagrafe — un'altra specie di misura — arrivano a 2.847 al 1° gennaio 2025. Il confronto fra le due, e perché non si sommano, sta in Demografia.
6. Il 2001 è l'ultimo anno in cui la fonte dice dove. Nel 2001 tutti e due i centri calano (−79 e −42) mentre il comune cresce di 29: chi arriva non va ad abitare nei due paesi. E nel 2011 la tabella non ha più nessuna sottoriga: il comune è una riga sola, come nel 1861 ma per un motivo opposto. Il motivo lo scrive il compilatore stesso, ed è tecnico e recente — la gestione informatica del censimento, dice, «si riflette negativamente sul dettaglio dei dati resi disponibili su base comunale». La serie dei due centri abitati nei volumi a stampa comincia nel 1871 e finisce nel 2001: centotrent'anni, tredici misure.
Che finisca la serie non vuol dire che finisca la misura. Il centro abitato l'ISTAT continua a contarlo: lo pubblica nelle Basi territoriali, in file di dati invece che in tabelle, e da lì viene il 2021 — 1.194 e 1.128.[45] Manca invece il 2011, e non perché la fonte taccia sui nomi: la tavola delle località di quell'anno ha i nomi e le quote e non ha nessuna colonna di popolazione. Le due strade si sovrappongono sul 1991 e sul 2001, e i quattro numeri in comune coincidono. Il conto per intero, con i controlli, sta in Le località del comune e in Castelvecchio.
I controlli: trentadue, e chiudono tutti. Per ogni anno: centri + nuclei + case sparse fa la popolazione legale stampata (sette volte su sette); la colonna «Differ.» applicata all'anno precedente restituisce il totale stampato (sette volte su sette, e la prima è il ponte con il 1936); i due centri sommati fanno la colonna «centri abitati» (sei volte su sei, il 2011 non ha sottorighe); e la differenza stampata per ciascuno dei due centri restituisce la cifra dell'anno prima (dodici volte su dodici). Le sette pagine sono state rese a 300 punti per pollice e lette a vista, perché l'estrazione automatica di questo volume appiattisce le sottorighe.
Nel 1991 il centro di Monteporzio risulta cresciuto di 153 abitanti e quello di Castelvecchio di 152, mentre le case sparse crollano da 488 a 197: le tre cifre insieme fanno pensare meno a un trasloco che a un ridisegno del perimetro dei due abitati. Dieci anni dopo il movimento si inverte in parte (case sparse da 197 a 345, i due centri in calo). La stessa tabella del 1991 elenca fra le «frazioni» di Mondolfo una voce che si chiama letteralmente «Case sparse», e quella del 1981 segnala che la popolazione di Marotta è stata «accorpata al centro abitato di Fano» — operazione che il compilatore del volume giudica lui stesso «errata». Quindi: i totali del comune sono solidi, la loro ripartizione interna lo è di meno, e i confronti fatti qui sopra sulle case sparse valgono come ordine di grandezza, non alla persona.
Una seconda cautela, minore: dal 1971 la tabella sostituisce la popolazione presente con una colonna di densità. Quella densità torna con la superficie del comune (vedi Territorio) in quattro censimenti su cinque, ma non nel 2011, dove stampa 152 ab/km² là dove il conto ne darebbe 153; e nella stessa riga del 2011 non torna nemmeno la densità di Fano. La colonna è calcolata, non rilevata: non la uso.
La tabella del 1911 del quaderno di Mondolfo porta una colonna in più di quelle usate qui sopra, «Nuclei fam.», e per il comune di Monte Porzio dà 453 famiglie, con 176 sulla riga «Centro urbano» e 184 su quella di Castelvecchio. Se quelle due cifre sono le famiglie dei due paesi, alle case sparse ne restano 93 per 1.179 abitanti: dodici persone e sette decimi per famiglia, dove nelle righe vicine della stessa tabella la campagna sta fra 5,8 (Mondolfo) e 6,8 (San Costanzo). O il 453 era un refuso, o le sottorighe contavano un'altra cosa. Le due ipotesi non valevano uguale, e la prima si chiude senza uscire dal volume.
Il 453 sta esattamente dove la sua serie lo vuole. La colonna delle famiglie c'è in sei censimenti del Regno — poi, dal 1931, sparisce e al suo posto compare «Territorio Km²»:
| Anno | famiglie | popolazione presente | persone per famiglia |
|---|---|---|---|
| 1861 | 343 (e 277 case) | 1.939 | 5,65 |
| 1871 | 368 (e 315 case) | 2.140 | 5,82 |
| 1881 | 405 | 2.294 | 5,66 |
| 1901 | 452 | 2.585 | 5,72 |
| 1911 | 453 | 2.580 | 5,70 |
| 1921 | 423 | 2.465 | 5,83 |
Sessant'anni in cui la famiglia media di questo comune non si muove di due decimi, e il 1911 ci sta dentro come tutti gli altri: 453 non è un refuso. Il sospetto era sul totale; la serie lo assolve e sposta l'accusa sulla ripartizione.
Allora si è andati a vedere la fonte che il quaderno dichiara in nota — il volume a stampa del 5° censimento generale — e la ripartizione, alla fonte, è un'altra cosa da quella che la tabella derivata lascia immaginare.[46] Le sottorighe non sono due centri abitati: sono le due frazioni di censimento in cui il comune era diviso, ciascuna con la sua campagna dentro. E la colonna delle famiglie, nell'originale, è tripla: in complesso, agglomerate, sparse.
| 1911, Tavola I | famiglie: in complesso | agglomerate | sparse | individui: in complesso | agglomerata | sparsa | popolaz. residente |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| frazione Monte Porzio | 219 | 176 | 43 | 1.207 | 680 | 527 | 1.219 |
| frazione Castelvecchio | 234 | 184 | 50 | 1.373 | 721 | 652 | 1.386 |
| Totale comune | 453 | 360 | 93 | 2.580 | 1.401 | 1.179 | 2.605 |
Superficie complessiva del comune stampata nella stessa riga: 1.741 ettari; altimetria centrale delle due frazioni, 110 e 99 metri.
I controlli chiudono tutti e quindici. 219 + 234 = 453; 176 + 184 = 360; 43 + 50 = 93; 360 + 93 = 453. 1.207 + 1.373 = 2.580; 680 + 721 = 1.401; 527 + 652 = 1.179; 1.401 + 1.179 = 2.580. Le due colonne della qualità della dimora fanno 1.200 + 1.364 = 2.564 abituali, più 16 occasionali = 2.580. I temporaneamente assenti: 19 + 22 = 41, di cui 25 in altri comuni del Regno e 16 all'estero. E la popolazione residente si ricostruisce dalla presente con la regola del censimento — 2.580 − 16 occasionali + 41 temporaneamente assenti = 2.605, che è la cifra stampata e la stessa che il quaderno chiama «popolazione legale». Una pagina che non sbaglia un conto.
Il copista di Mondolfo, quindi, ha copiato bene. I suoi 176 e 184 sono le famiglie agglomerate delle due frazioni, non le famiglie dei due centri: la sua colonna «Nuclei fam.» accosta due cose diverse senza dirlo, ma le cifre sono quelle. E soprattutto: le novantatré famiglie sparse sono stampate nel censimento, non nate da una sottrazione mia. L'anomalia è nella fonte.
Il metro giusto non sono i vicini di pagina, è il circondario intero, e il volume lo stampa due volte — una riga per riga nella parte A, e una riassunta nella parte B. Le due si possono confrontare, ed è il controllo più duro che questo volume permetta senza uscirne.
La parte B della stessa Tavola I riassume province e circondari: il circondario di Pesaro — 31 comuni, 103 frazioni, 128.048 persone presenti — ha 11.616 famiglie sparse per 70.690 persone, cioè 6,09 a famiglia, e 13.994 famiglie agglomerate per 57.358 persone, 4,10. Il circondario di Urbino dà 6,01; la provincia intera, 26.000 famiglie sparse per 157.104 persone, 6,04.[47] Sono cifre grosse, che mediano su settantaquattro comuni: e stanno tutte dentro il decimo.
Le tre pagine della parte A che coprono il circondario di Pesaro sono state lette riga per riga e le sei colonne sommate a mano.[48] Tutte e sei le somme tornano al numero sulla parte B: 25.610 famiglie in complesso, 13.994 agglomerate, 11.616 sparse, 128.048 persone, 57.358 agglomerate, 70.690 sparse. E le frazioni contate sono 103, che è la cifra stampata accanto. Trentun comuni, non trenta né trentadue; nessuna riga saltata, nessuna letta due volte.
E il trentuno regge anche fuori dal volume. Il registro storico dell'ISTAT (SITUAS), interrogato per la data esatta del censimento — 10 giugno 1911 — sull'elenco dei comuni esistenti, restituisce per il circondario di Pesaro (codice 209) trentun comuni, e sono gli stessi trentuno, uno per uno, letti dalle pagine.[49] Una tavola letta a occhio su una scansione e un registro amministrativo tenuto dall'ISTAT non condividono nessun passaggio: che diano lo stesso elenco dice che la lettura non ha perso né inventato righe.
Questo chiude una domanda che restava aperta: il totale del circondario è calcolato dalle stesse cifre che si leggono nella pagina, Monte Porzio compreso col suo 93. Non esiste, a monte della tavola, un Monte Porzio diverso da quello stampato. L'anomalia non è un errore di riporto fra le due parti del volume: è entrata nell'aggregato e ci è rimasta.
Ne segue una piccola correzione onesta al confronto: il 6,09 del circondario contiene Monte Porzio. Tolto il comune di cui si discute, gli altri trenta danno 69.511 persone su 11.523 famiglie sparse, cioè 6,03. Lo scarto si allarga, non si stringe.
Ed ecco tutti e trentuno, ordinati per persone per famiglia nelle case sparse:
| Comune (1911) | famiglie sparse | popolazione sparsa | persone per famiglia sparsa | per famiglia agglomerata |
|---|---|---|---|---|
| Monte Porzio | 93 | 1.179 | 12,68 | 3,89 |
| Pozzo Alto | 80 | 673 | 8,41 | 4,39 |
| Tomba di Pesaro | 444 | 3.271 | 7,37 | 3,67 |
| Barchi | 152 | 1.101 | 7,24 | 4,28 |
| San Costanzo | 455 | 3.116 | 6,85 | 3,58 |
| Gabicce | 95 | 645 | 6,79 | 4,78 |
| Gradara | 279 | 1.825 | 6,54 | 3,83 |
| Fano | 1.775 | 11.345 | 6,39 | 4,32 |
| Ginestreto | 206 | 1.305 | 6,33 | 4,63 |
| Mombaroccio | 308 | 1.951 | 6,33 | 4,03 |
| San Lorenzo in Campo | 340 | 2.134 | 6,28 | 3,54 |
| Orciano di Pesaro | 261 | 1.616 | 6,19 | 3,35 |
| Montelabbate | 244 | 1.502 | 6,16 | 4,08 |
| Pergola | 903 | 5.552 | 6,15 | 3,72 |
| Mondavio | 437 | 2.684 | 6,14 | 3,40 |
| Serrungarina | 357 | 2.152 | 6,03 | 3,09 |
| Sorbolongo | 89 | 530 | 5,96 | 4,06 |
| San Giorgio di Pesaro | 213 | 1.258 | 5,91 | 3,05 |
| Mondolfo | 380 | 2.193 | 5,77 | 3,40 |
| Monteciccardo | 277 | 1.591 | 5,74 | 4,30 |
| Fiorenzuola di Focara | 221 | 1.267 | 5,73 | 4,17 |
| Pesaro | 1.739 | 9.648 | 5,55 | 4,40 |
| Montemaggiore al Metauro | 229 | 1.267 | 5,53 | 3,47 |
| Novilara | 239 | 1.313 | 5,49 | 4,02 |
| Cartoceto | 429 | 2.342 | 5,46 | 3,82 |
| Candelara | 337 | 1.811 | 5,37 | 3,90 |
| Serra Sant'Abbondio | 164 | 871 | 5,31 | 4,79 |
| Piagge | 144 | 761 | 5,28 | 3,51 |
| Fratte Rosa | 255 | 1.343 | 5,27 | 3,78 |
| Sant'Angelo in Lizzola | 243 | 1.265 | 5,21 | 3,78 |
| Saltara | 228 | 1.179 | 5,17 | 4,09 |
Va corretta una frase scritta qui il giorno prima. Sui tredici comuni stampati accanto a Monte Porzio — da Fratte Rosa a Orciano — il valore più alto dopo il suo era 6,79, e questa pagina diceva «il doppio del più alto». Sul circondario intero non è così: il secondo è Pozzo Alto con 8,41, e i vicini di pagina non contenevano il caso più estremo. Monte Porzio resta il primo di trentuno, ma di una volta e mezza il secondo, non del doppio. La mediana dei trentuno è 6,03, il minimo 5,17 (Saltara).
Quello che il confronto allargato rende invece più solido è la forma dell'anomalia, non la sua misura. Tre osservazioni, tutte sui trentun comuni:
Da qui il conto esatto di quanto la riga non si aggiusta. Perché le due colonne di questo comune si comportassero come il suo circondario servirebbero 1.401 ÷ 4,10 = 342 famiglie agglomerate e 1.179 ÷ 6,09 = 194 sparse: in tutto 536, cioè ottantatré famiglie in più di quelle stampate. E il totale di 453 è quello che la serie di sessant'anni conferma. Spostare famiglie da una colonna all'altra non risolve, sposta soltanto l'anomalia: con 194 famiglie sparse ne resterebbero 259 in paese per 1.401 persone, 5,41 a famiglia — il valore più alto di tutto il circondario, dove il massimo è 4,79.
Una scusante che non regge: la piccolezza. Con novantatré famiglie sparse al denominatore, il rapporto è volatile, e si potrebbe pensare che i valori estremi tocchino ai comuni piccoli. In parte è vero — il secondo valore, 8,41, è di Pozzo Alto, che ha il denominatore più piccolo di tutti (80). Ma i quattro comuni con meno famiglie sparse del circondario sono Pozzo Alto 80, Sorbolongo 89, Monte Porzio 93 e Gabicce 95, e gli altri tre stanno a 8,41, 5,96 e 6,79: due su tre sono normali. Essere piccoli non basta a produrre un 12,68.
La prima: le famiglie coloniche di questo comune erano davvero enormi, dodici o tredici persone per podere. È il sistema della mezzadria, e famiglie di quella taglia esistevano; ma i comuni confinanti hanno la stessa mezzadria e poco più della metà del rapporto — San Costanzo 6,85 e Mondolfo 5,77, e tutti e tre si toccano. Il confine non separa due modi di stare sulla terra: separa due modi di contarli, oppure un errore.
La seconda: la rilevazione locale ha classificato come «agglomerate» famiglie che stavano nelle case sparse. Basterebbe che chi compilò i fogli avesse attribuito al paese le famiglie iscritte alla parrocchia o alla via del centro: il totale resterebbe giusto — ed è giusto — mentre la ripartizione slitterebbe tutta da una parte. Nessuna somma del censimento se ne accorgerebbe, e adesso si sa fin dove: non solo le quattro somme della riga chiudono, ma le sei colonne dei trentun comuni del circondario chiudono sui sei totali della parte B, con dentro il 93 di Monte Porzio. È il caso tipico dell'errore che sta dentro una colonna che quadra — e che quadra fino in cima.
Le avvertenze del volume, lette il giorno dopo, non sciolgono il dubbio ma restringono il campo: sono riassunte qui sotto. La prova che scioglierebbe il dubbio è un altro censimento: se la stessa ripartizione fra agglomerato e sparso desse a Monte Porzio un rapporto doppio anche nel 1901 — quando il comune aveva 452 famiglie, una in meno — si tratterebbe di un modo locale di contare, ripetuto; se lo desse normale, di un incidente del 1911. Il volume del 1901 esiste in archivio e non è ancora stato aperto; quello regionale del 1921 per le Marche, cercato, non risulta archiviato. Fino ad allora, qui, il dato pubblicato resta quello stampato: 453 famiglie, 360 agglomerate, 93 sparse, con questa nota accanto.
Le quattro pagine di avvertenze premesse alla Tavola I rispondono a due delle domande lasciate aperte qui sopra e a nessun'altra.[50]
Uno: la ripartizione fra agglomerato e sparso non la decideva chi compilava il foglio di famiglia, la decideva il disegno delle sezioni. «Nell'occasione del censimento le frazioni furono suddivise in sezioni. Nel procedere a questa suddivisione si formarono sezioni separate con le case sparse per poter trascegliere la popolazione agglomerata». Cioè: prima si tiravano i confini delle sezioni, poi tutto quello che cadeva dentro una sezione di case sparse era sparso — famiglie e persone insieme, con lo stesso criterio. Questo non esclude la seconda ipotesi, la sposta: perché le famiglie di Monte Porzio risultino agglomerate mentre le persone no, non basta la distrazione di un compilatore, ci vuole qualcosa che riguardi le sezioni. Ma le sezioni sono la stessa cosa per le due colonne, e le due colonne non si comportano allo stesso modo.
Due: la definizione di frazione, che qui era stata ricostruita per via indiretta, è stampata. «Un centro di popolazione senza cinta daziaria e le circostanti case sparse per la campagna costituiscono una frazione. In casi eccezionali le case sparse, da sole, sono costituite in frazione». È il motivo per cui le frazioni di Monte Porzio e Castelvecchio hanno dentro anche la loro campagna, e per cui il copista di Mondolfo, mettendo in colonna 176 e 184, stava copiando le famiglie agglomerate di due frazioni e non le famiglie di due paesi.
Tre, e riguarda chi aveva l'ultima parola. Le cifre della tavola sono quelle «che le Commissioni comunali di censimento rilevarono e furono poi approvate dalle Giunte provinciali di statistica e rivedute ed emendate dall'Ufficio centrale del censimento». Tre passaggi, l'ultimo a Roma. Se la riga di Monte Porzio contiene un errore di classificazione, quell'errore ha attraversato tutti e tre.
E qui c'è il riscontro che si poteva fare senza uscire dal volume. Le tavole sono precedute da un'errata-corrige di tre pagine, dove l'Ufficio centrale elenca riga per riga le cifre da correggere dopo la stampa, sottolineandole. Nelle sei pagine della provincia di Pesaro e Urbino l'errata interviene due volte — a p. 398 su Pergola e a p. 401 su Sant'Agata Feltria — e tutte e due le volte la cifra sottolineata è la superficie. Sulla p. 397 non interviene affatto: fra la p. 384 e la p. 398 l'errata non tocca nessuna riga.[51]
Questo non promuove il 12,68 a dato buono. Dice una cosa più stretta e più utile: l'anomalia non è un refuso già scoperto da chi stampò il volume. Chi rivide queste pagine — e le rivide, visto che due righe più in là corresse due ettaraggi — passò sopra a novantatré famiglie per 1.179 persone senza fermarsi. O perché non guardava quel rapporto, o perché a Roma quella riga non sembrava strana. Delle due strade lasciate aperte qui sopra, nessuna si chiude; ma la terza, la più comoda — «è un errore di stampa già noto» — si chiude.
Un riscontro indipendente sul volume citato da Anniballi, trovato l'11
settembre 2026 non cercando il testo ma la sua scheda: il catalogo della
Berkeley Law Library (lawcat.berkeley.edu/record/1097117, collocazione
KKH6714.A172 P37 1833) descrive la stessa opera — Raccolta delle leggi e
disposizioni di pubblica amministrazione nello Stato Pontificio, Roma,
«Nella stamperia della R.C.A.», 1834-1837, 8 volumi (i sette tomi più
l'Indice alfabetico del 1837 già letto al risveglio 269) — e ne dà
l'indice completo per materia: «Vol. I. Debito pubblico e cassa di
ammortizzazione, camere, e tribunali di commercio; Vol. II. Istruzione
pubblica, annona e grascia, censimento, congregazione di revisione; Vol.
III. Tesorierato generale [...]; Vol. IV. Decorazioni, maggiordomato,
prefettura degli archivj, prefettura delle acque e strade; Vol. V.
Giudiziario, polizia e corpo de' vigili; Vol. VI. Camerlengato di s.
chiesa, sanità, amministrazione comunale e provinciale; Vol. VII.
Pubblica beneficenza, dicasteri e pubblici impiegati, militare.» Il
volume VI, per materia, è compatibile con una tabella di riparto
territoriale (l'«amministrazione provinciale» comprende la
riorganizzazione dei confini): conferma indiretta che Anniballi cita il
tomo giusto. Non risolve la contraddizione sulla pagina (145
nell'Indice alfabetico del 1837, 253-270 in Anniballi 2023, regola 8):
il catalogo di una biblioteca non riproduce il testo, solo la
descrizione bibliografica — il volume fisico resta da vedere.
Questa pagina fa parte del gruppo di riverifica dell'11 settembre 2026, l'ultima
rimasta aperta (rinviata dal 385 per la mole: quasi 5.000 righe, seconda solo a
wiki/storia.md). Come già per fusioni.md e storia.md, il controllo è
mirato: le fonti web viventi, non i digitalizzati statici già letti per
intero e in cache (il volume del Corridore 1906, la Biblioteca digitale ISTAT
del censimento 1911, il quaderno 150 di Polverari, il volume 2023 di Anniballi).
Tre indirizzi vivi citati nelle note: il portale SITUAS (nota [49]),
la pagina Internet Archive del volume del Corridore (nota [4]) e la
copia Wayback Machine della pagina di Stefano Lancioni su
storiapesarourbino.altervista.org (nota [13], il cui dominio originale
resta NXDOMAIN, verificato di nuovo oggi). Tutti e tre raggiungibili
(200).
La pagina di Lancioni, l'unica delle tre con un testo confrontabile parola per
parola, riletta per intero con mirar texto e confrontata con la cache
(sources/cache/spu-mi05-20230731.txt): identica, inclusa la tabella dei
trenta luoghi baronali del 1782 con le loro cifre (nota [12],
«Monteporzio (608)» compreso) e le tre grafie modernizzate rispetto
all'originale del Corridore già dichiarate in nota. Nessuna correzione
trovata.
Con questa pagina si chiude per intero il gruppo di riverifica dell'11
settembre 2026, affrontato in due risvegli: 385 (associazioni.md,
scuole.md, territorio.md) e 386 (questa).
verifica: aggiornata al 25 settembre 2026.
Pagina trattata da sola, come da piano del risveglio 458 (fuori dal gruppo
fermo al 25 settembre, già chiuso): è la seconda per mole dopo storia.md
fra quelle ancora da fare.
Gli stessi tre indirizzi vivi della riverifica precedente, tutti e tre
raggiungibili ancora oggi (200): il portale SITUAS, la pagina Internet
Archive del volume del Corridore e la copia Wayback Machine della pagina di
Stefano Lancioni (il dominio originale storiapesarourbino.altervista.org
resta NXDOMAIN, confermato di nuovo con dig).
COD_CIRC=209) con curl: 31 comuni, stessi nomi, stesso ordine alfabetico già trascritto in nota. Nessuna differenza.c3ab0413081eaaf5d67a0708c70b38be, identica a quella già in nota e a quella del file in cache (sources/cache/ corridore-1906.pdf) — stesso file, non riletto pagina per pagina.mirar texto e confrontata parola per parola con la cache (sources/cache/spu-mi05-20230731.txt). Il testo grezzo non è identico carattere per carattere — lo strumento di lettura è cambiato dal 17 settembre 2026 e ora rende diversamente la spaziatura attorno alle parentesi, gli apici (' contro ') e qualche virgoletta — ma il contenuto sì: stessa tabella dei trenta luoghi baronali del 1782, stesso totale 9399, «Monteporzio (608)» compreso, stesse tre grafie modernizzate già dichiarate in nota. Nessuna correzione.Nessuna correzione al contenuto. verifica: portata al 4 ottobre 2026.
popolazione_stato_romano_corridore_1906, marcata di pubblico dominio: https://archive.org/details/popolazione_stato_romano_corridore_1906 — consultata il 12 agosto 2026; impronta MD5 del PDF scaricato c3ab0413081eaaf5d67a0708c70b38be, identica a quella dichiarata nell'archivio. Le due pagine sono state rese a 300 punti per pollice e lette; le cifre di Monte Portio rilette ingrandite. Cautela di omonimia: lo stesso volume registra più volte un altro Monte Portio nella diocesi di Frascati, che è Monte Porzio Catone. Le voci usate qui sono soltanto quelle della diocesi di Sinigaglia, dove il paese sta insieme a Mondolfo, Stacciola, Castel Vecchio e Tomba. Lo stesso volume è la fonte del censimento del 1810 usato in Un cimitero solo per due paesi.storiapesarourbino.altervista.org/mi05.htm. Il sito non esiste più: il 16 agosto 2026 il suo nome di dominio non risolve (NXDOMAIN, verificato due volte a ore di distanza). La pagina è stata letta nella copia archiviata dalla Wayback Machine di Internet Archive, istantanea del 31 luglio 2023: http://web.archive.org/web/20230731122308/http://www.storiapesarourbino.altervista.org/mi05.htm — consultata il 16 agosto 2026, copia in sources/cache/. È una ricerca firmata, non una scheda anonima: l'autore si presenta nella stessa pagina come autore di Il castello di Montefiore (diocesi di Città di Castello), storia di un feudo degli Ubaldini nello Stato di Urbino, Fano 2005, indicando le biblioteche che lo conservano (Oliveriana di Pesaro, Federiciana di Fano, comunale di Apecchio, Planettiana di Jesi, biblioteca dell'Archivio di Stato di Pesaro). Il testo è annotato: le affermazioni riprese qui rimandano in nota a Bandino Giacomo Zenobi, Le aree feudali e Lo spessore, e la cifra dei 9399 rimanda a Corridore 1906, p. 249 — cioè alla stessa pagina letta qui. Su quella pagina la sua trascrizione è esatta in tutte e trenta le cifre (la somma lo conferma); modernizza però tre nomi rispetto alla stampa — «Baccaresca» per Baccoresca, «Stacciala» per Stacciola, «Valcodale» per Valcoldale — e per questo le grafie usate qui sopra sono quelle lette sull'immagine, non le sue.pdf-immagini.py — e guardate una per una, non sul testo riconosciuto a macchina, che su queste pagine mescola le colonne e perde i trattini. La p. 136 (PDF 142) è bianca: il documento finisce a p. 135. Criterio di appartenenza: sono state contate tutte e sole le voci sotto una diocesi che il Ristretto del Sommario II assegna alla provincia di Urbino (cit. alla nota [27]) — Urbino, Pesaro, Urbania e S. Angelo in Vado, Abbadia di S. Lorenzo in Campo, Fossombrone, Cagli, Gubbio, Montefeltro — più le due voci dell'Abbate di S. Lorenzo in Campo di p. 125, che nel documento non portano intestazione di diocesi propria e stanno sotto «Dioc. della medesima Abbazia». Le voci di Sinigaglia (Malvezzi Conte — Stancola 237, 1, p. 131; Montevecchi Conte — Monte Portio 334, 1, p. 132; Vescovo di Sinigaglia — Vaccarile 225, 1, p. 135) e di Città di Castello (Ubaldini Conti diversi — Apecchio 935, 2 e Monte fiore in parte 219, 1, p. 135) non entrano nel conto delle quarantasette, e sono citate a parte proprio perché il quaderno 409 le nomina fra le venti. Due letture rilette su ritagli ingranditi: «Bagni Marchese — Curioli 325 1» (p. 126, prima colonna) con la somma «1380 4» in testa alla seconda, e «Castiglione Marchese — Isola del Piano 382 —» (p. 128, seconda colonna), dove la colonna delle parrocchie porta un trattino mentre la rilevazione per diocesi, a p. 114, dà allo stesso luogo «382, 1» (cit. alla nota [20]). Il 385 di Monte l'Abbate è stato verificato due volte, sulla lista dei baroni (p. 131) e sui castelli della diocesi di Pesaro (p. 114): il testo riconosciuto a macchina dava 985.topographiastati02palm, testo OCR _djvu.txt (1,6 MB) letto per intero il 10 settembre 2026; copia in sources/cache/palmieri-1863-topografia-statistica-urbino-pesaro.txt. Attenzione alla data: i metadati del catalogo di Internet Archive dichiarano «1857», che è la data del volume fisico digitalizzato — rilega insieme più parti dell'opera stampate fra il 1859 (Parte Quinta) e il 1863 (Parte Ottava, quella letta qui, con il proprio frontespizio a stampa datato 1863). La data corretta da citare per queste pagine è 1863, non 1857. Dettaglio completo in sources/registro-fonti.md, risveglio 268.LocalitaPuntuali_21.zip, tavola Localita_2021_Point, campo POP21 per le righe Monte Porzio e Castelvecchio del comune PRO_COM = 41038. L'edizione 2011 (tavola LOC_R11_11) ha nomi, quote e denominazione ma nessuna colonna di popolazione: è per questo che il 2011 manca. Le edizioni 1991 e 2001 (file regionali R11_91_WGS84.zip e R11_01_WGS84.zip, tavole LOC_R11_91 e LOC_R11_01) danno gli stessi quattro numeri dei volumi a stampa: 1.013 e 922, 934 e 880. Scaricate dal portale ISTAT il 26 e il 27 agosto 2026; i file, i campi letti e i controlli sui totali stanno per esteso in Le località del comune. È una fonte primaria, ed è un prodotto diverso dai volumi a stampa citati nelle altre righe di questa sezione: misura lo stesso oggetto — il centro abitato, senza le case sparse — ma per altra via.ebiblio.istat.it/digibib/Censimenti popolazione/censpop1911/), che dal server originale risponde 403: letta nella copia archiviata dalla Wayback Machine il 29 marzo 2023. Pagina resa a 580 punti per pollice — la risoluzione nativa della scansione — e letta a vista, colonna per colonna.agglomerate + sparse = in complesso, due volte, 62 controlli) e che le righe delle frazioni sommino alla riga «Totale». Le sei somme dei 31 comuni danno 25.610 / 13.994 / 11.616 e 128.048 / 57.358 / 70.690, cioè le sei cifre stampate nella parte B, e le righe di frazione contate sono 103, la cifra stampata accanto. Due letture sono state corrette per confronto con la somma prima di entrare in tabella (Ginestreto, totale famiglie 313 e non 318; Mondavio, frazione capoluogo 334 famiglie sparse e non 354): in questo carattere il 3 in grassetto si confonde con l'8 e col 5, ed è la somma a decidere.reportspooljson, report 51 «Elenco dei codici e delle denominazioni delle unità territoriali (17/03/1861 – 11/01/1927)», alla data 10/06/1911, filtrato su COD_CIRC=209: 31 righe. Nell'ordine alfabetico del registro: Barchi, Candelara, Cartoceto, Fano, Fiorenzuola di Focara, Fratte Rosa, Gabicce, Ginestreto, Gradara, Mombaroccio, Mondavio, Mondolfo, Monte Porzio, Monteciccardo, Montelabbate, Montemaggiore al Metauro, Novilara, Orciano di Pesaro, Pergola, Pesaro, Piagge, Pozzo Alto, Saltara, San Costanzo, San Giorgio di Pesaro, San Lorenzo in Campo, Sant'Angelo in Lizzola, Serra Sant'Abbondio, Serrungarina, Sorbolongo, Tomba di Pesaro. Interrogato il 17 agosto 2026; risposta in cache, sources/cache/situas-51-circondario-pesaro-1911.json. Il confronto è stato fatto insieme per insieme con i trentun nomi della tabella qui sopra: 31 contro 31, nessun nome da una parte sola, nessuna differenza di grafia.