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Il generale morto in Crimea

Suo padre era presidente del Consiglio comunale di Monteporzio e morì in carica nel 1810. Lui morì alla Cernaia. Due fonti — una del 1858, una del 1980 — raccontano la stessa vita e non vanno d'accordo sul giorno della sua morte.

Ultima verifica: 3 ottobre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Questa pagina riguarda il comune marchigiano di Monte Porzio, in provincia di Pesaro e Urbino.

Questa pagina non parla di un uomo di Monte Porzio. Rodolfo Gabrielli di Montevecchio nacque a Fano, visse a Torino e morì in Crimea, e nessuna delle due fonti che lo raccontano lo fa mai passare per questo paese.

Sta qui per una riga sola, che però è una riga di anagrafe comunale: suo padre era presidente del Consiglio comunale di Monteporzio, ed è morto in carica.[1] Il resto — la famiglia, il feudo, il viale davanti al municipio, i soldi con cui nel 1899 si alzò la chiesa parrocchiale — viene dietro a quella.

Perché un conte di Fano c'entra con questo paese

I conti di Montevecchio, ramo della famiglia Gabrielli di Gubbio, tennero Monteporzio in feudo dal Quattrocento fino alla soppressione napoleonica, e restarono in paese anche dopo, «spesso alla carica principale del comune; inoltre sempre qualcuno di essi è nel consiglio».[1] Sono i signori della partita a bocce del 1770, lo stemma sulla lapide dell'orologio, e due nomi nello stradario.

La lista dei nomi che hanno amministrato il paese comincia, per quel poco che se ne sa prima del 1829, con tre righe. La seconda dice:

1810 — Antonio di Montevecchio, «Presidente del Consiglio»; muore nell'anno.

E la terza, del 18 ottobre 1810, registra l'elezione dei sostituti «del defunto Antonio di Montevecchio».[1]

Quell'Antonio è il padre di Rodolfo. Non è una mia deduzione dal cognome: è Polverari a scriverlo per esteso nel capitolo sulla famiglia, dove dice che Rodolfo «perde il padre, che aveva militato sotto Amedeo III di Savoia, nell'aprile 1810, come già sopra detto, essendo stato questi nella carica di presidente del Consiglio comunale di Monteporzio».[1]

In che mese morì, il libro non lo sa dire

Fin qui questa pagina ha dato per acquisito «aprile 1810» e ha scritto, nella riga qui sopra, «marzo-ottobre 1810» come durata della carica. Le due cose non stanno insieme, e la seconda l'avevo costruita io. Nello stesso libro ci sono tre passi:

1. Capitolo VIII: Rodolfo «perde il padre… nell'aprile 1810… essendo stato questi nella carica di presidente del Consiglio comunale di Monteporzio».[1] 2. Appendice, regesto del documento n. 9, datato 1810 ottobre 1: «Il Presidente (del Consiglio Comunale di Monteporzio, il Signor Antonio di Montevecchio) rende nota una lettera del Vice Prefetto…».[1] 3. Capitolo XIII: il 18 ottobre 1810 «in "rimpiazzo" al signor Antonio di Montevecchio "defonto"» sono eletti Rinaldo di Montevecchio e Pelinga Piermaria.[1]

Il primo passo lo fa morire in aprile; il secondo lo fa presiedere una seduta il 1° ottobre. O è sbagliata la data del capitolo, o è sbagliata la parentesi del regesto, e sono tutte e due di Polverari — che anzi, scrivendo «come già sopra detto», credeva di rimandare a sé stesso senza contraddirsi.

Un elemento c'è, e restringe il campo: il documento del 1° ottobre non fa nessun nome. Dice «il Signor Presidente» e, più sotto, «il Signor Sindaco Presidente».[1] Il nome lo aggiunge il regesto, fra parentesi: è una identificazione dell'autore, non una riga della carta. Il capitolo VIII invece dà una data che non è dedotta da nulla di visibile qui.

Non ho un terzo documento e non scelgo. Quello che questa pagina non può più dire è che il padre fu in carica fino a ottobre: quella era una mia lettura del giorno in cui gli furono eletti i sostituti, e la stessa fonte, altrove, lo dà morto sei mesi prima. Che sia morto in carica regge in tutte e due le letture, ed è la riga per cui questa pagina esiste.

Le due fonti

Sono distanti centoventidue anni. Che siano anche indipendenti — questa pagina lo scriveva, e non lo sa: vedi qui sotto, dove si dice l'unica cosa che se ne può dire.

Mariano D'Ayala, I Piemontesi in Crimea, Firenze, Barbera 1858. Un libro sulla spedizione, uscito tre anni dopo i fatti, che si chiude con una galleria di ritratti degli italiani morti in Crimea. Quello di Rodolfo Gabrielli di Montevecchio sta alle pp. 452-455.[2] È la fonte più vicina ai fatti che questo sito abbia su di lui.

Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, 1980. Il libro su cui questo sito lavora da molte pagine. Ne parla nel capitolo VIII, quello della famiglia Montevecchio, alle pp. 110-111, dove ricorda due Montevecchio «che si siano adoperati per l'Italia unita»: Rodolfo e il cugino Annibale.[1] È secondaria, ha quarantasei anni, e cita a sua volta un'opera che io non ho letto — una storia di famiglia indicata come Montevecchio Almerici — più una Enciclopedia popolare illustrata.

D'Ayala non compare fra le fonti citate da Polverari. Non ne concludo che non lo conoscesse, e nemmeno che i due siano indipendenti: Polverari lavora su una storia di famiglia che io non ho letto, e una storia di famiglia scritta dopo il 1858 può benissimo avere D'Ayala dietro. Quello che si può dire è meno, ed è questo: nessuno dei due copia visibilmente l'altro, e le loro parole non si somigliano. È abbastanza per metterli uno accanto all'altro; non è abbastanza per contare le loro concordanze come due testimonianze separate.

Dove le due fonti concordano

D'Ayala 1858Polverari 1980
Nascita«Il 15 di marzo 1802 nacque in Fano»«nato il 15 marzo 1802 a Fano»
PadreAntonio Gabrielli di MontevecchioAntonio
MadreBarbara Richelmi de' BoylBarbara Richelmi dei conti di Boyl di Torino
Perde il padre«mentr'era ancor bambino»aprile 1810 — ma vedi sopra: lo stesso libro lo fa presiedere il 1° ottobre
Studiseminari di Sinigaglia e di Pesaroseminario di Senigallia, poi di Pesaro
Accademia militare di Torino18161816, «all'età di 14 anni»
Decorazionecroce Mauriziana da Carlo Albertocroce dei Santi Maurizio e Lazzaro, a Vigevano
Crimeacomando della IV brigatacomandante della IV brigata
Ferita16 agosto 1855, alla Cernaiadalle alture della Cernaia
Grado alla mortemaggior generale «da pochi giorni»Maggiore Generale

Le righe sono dieci, ed è bene dire con precisione che cosa mostrano, perché la frase che stava qui — «su una decina di punti verificabili, dieci volte le due fonti dicono la stessa cosa» — diceva più del vero in tre modi.

Resta un riscontro vero: su dieci righe, nessuna contraddizione — che non è la stessa cosa di dieci conferme, ma non è poco, ed è quello che rende netta la divergenza sulla data della morte.

Un avvertimento sull'unica data che ho dovuto guardare a occhio. Il testo di D'Ayala che si scarica da Internet Archive è un riconoscimento automatico di caratteri, e in questo libro la cifra 1 è stampata in una forma che le due digitalizzazioni disponibili leggono come 4 o come lettera: «1802» diventa «4802», e la data di nascita esce una volta come «IH 5 di marzo» e l'altra come «II lodi marzo». Nessuna delle due è leggibile.

Non ho risolto il punto per somiglianza: ho scaricato l'immagine della pagina 452 e l'ho letta. Sulla carta c'è scritto «Il 15 di marzo 1802». Lo stesso ho fatto per la data di morte, a p. 454. Le due cifre che questa pagina pubblica vengono da lì, non dal testo automatico.

Dove le due fonti non concordano: il giorno della morte

Questo è il punto per cui la pagina è scritta.

D'Ayala: «La sua morte accaduta il 12 di ottobre fu rimpianta da tutto l'esercito».[2] E centocinquanta pagine prima, nel racconto della battaglia, lo dice una seconda volta senza data: ferito alla Cernaia, «della quale ferita morì dopo cinquantasette giorni».[2] Il 16 agosto più cinquantasette giorni dà il 12 ottobre. Il libro torna con sé stesso.

Polverari: «Invece poco dopo il coraggioso Maggiore Generale muore il 2 ottobre 1855».[1]

Non ho un terzo documento e non scelgo. Quello che posso aggiungere è di che qualità sono i due errori possibili, ed è tutto quello che aggiungo:

C'è anche un terzo appiglio, e non decide nulla ma va detto: D'Ayala racconta che al ferito arrivarono in ospedale gli encomi regi con la croce di commendatore dell'Ordine militare di Savoia, «in data del 28 di settembre», e che dopo quella «pochi altri giorni gli rimasero di vita».[2] Sia il 2 sia il 12 ottobre stanno dopo il 28 settembre. Non serve a scegliere.

Come lo raccontano

Le due fonti non divergono soltanto sulla data: divergono anche su che cosa raccontano, e messe insieme si completano.

Polverari cita una lettera del generale La Marmora a un amico — che prende, dichiarandolo, dalla storia di famiglia: «Ho da lodarmi di tutti in generale ed in particolare di Trotti, di Mollard e del bravo Montevecchio, che, ferito, credendosi di morire, edificò tutti gli astanti per la sua fermezza e per i nobili e generosi sentimenti spiegati. Abbiamo qualche speranza di salvarlo».[1]

D'Ayala dà i particolari militari: alla Cernaia il Montevecchio, «cui era fidata la quarta brigata esposta maggiormente al fuoco, sostenne per quasi un'ora con due battaglioni le offese di tre corpi nemici ciascuno di 1500 soldati con 16 cannoni»; ferito il cavallo ne montò un secondo, e un secondo colpo lo prese al polmone sinistro. Dà anche quello che accadde dopo: il dono al reggimento della divisa che indossava quando fu ferito, «gelosa e nobile reliquia»; il nome che i francesi diedero a una loro batteria sulle alture della Cernaia; e la cavallerizza Montevecchio nella fortezza di Alessandria.[2]

E dà una data che a Monte Porzio non serve, ma che chiude la vicenda in una chiesa a venti chilometri da qui: il 20 novembre 1855 i cittadini di Fano «ne celebravano pietosamente con severe pompe le esequie nella chiesa de' Minori Osservanti».[2]

Il generale nelle carte della parrocchia di Monteporzio

C'è un secondo punto in cui questo nome tocca il paese, e non è nel capitolo sulla famiglia: è dentro l'inventario di un parroco, trascritto da Polverari e già raccontato nella pagina della chiesa di San Michele Arcangelo.

Il filo è questo. Padre Camillo di Montevecchio lascia nel 1710 un legato di venti messe al mese, dotandolo di un terreno «del vocabolo Falcineto, ora Palazzina» nel territorio di Monteporzio. Il conte Francesco paga fino al 1802, quando muore; l'erede Antonio paga «l'intera somma fino all'anno 1810». Poi:

Morto il Conte Antonio, ed i figli Conte Francesco, Rinaldo e Rodolfo avendo rifiutato l'eredità, la Chiesa più nulla ricevette di quanto le aspettava in forza dei Legati del P. Camillo.[1]

Novant'anni dopo, nel 1899, il parroco Cesari va dalla contessa Teresa di Montevecchio in Scarselli, figlia di quel Francesco, e le chiede di sanare «le mancanze dei genitori e zii». Lei paga quattromila lire, e quei soldi servirono «per alzare la Chiesa Parrocchiale e metterle come oggi si trova altre navate».[1]

L'identificazione è mia e la dichiaro. L'inventario parrocchiale non dice «il generale»: dice «i figli Conte Francesco, Rinaldo e Rodolfo» del conte Antonio morto nel 1810. Il capitolo VIII dello stesso libro chiama il generale «Rodolfo di Antonio» e gli fa perdere il padre nell'aprile 1810.[1] Stesso nome del padre, stesso nome del figlio, stesso anno di morte, stessa generazione — e D'Ayala aggiunge che Rodolfo era penultimo di nove figli,[2] cioè che fratelli ce n'erano abbastanza. Polverari ne nomina un quarto, che non compare nell'inventario: all'Accademia di Torino, nel 1816, Rodolfo si reca «accompagnato dal fratello Giuseppe».[1] Da non confondere con il Giuseppe Latoni di cui si parla più sotto, che è di due generazioni dopo e di un'altra famiglia.

Sono la stessa persona quasi di sicuro. Ma «quasi di sicuro» non è una fonte, e nessuno dei due passi rimanda all'altro. Se lo fosse, allora uno degli «zii» per cui la contessa pagò nel 1899 — e con quel pagamento si alzarono le navate della chiesa di Monteporzio — è il generale morto in Crimea; e la sua unica comparsa nelle carte di questo paese sarebbe una rinuncia a un'eredità fatta quando aveva otto anni.

Una sorella, e i sindaci che ne discendono

Polverari, in una nota su tutt'altro argomento, dà l'altro capo del filo. Il marchese Luigi Latoni, «patriota risorgimentale e magistrato», sposò Maddalena di Montevecchio, erede del fratello generale Rodolfo morto in Crimea. Da loro nacquero tre fratelli, e uno di questi, il sindaco marchese Orazio, morì a Monteporzio nel novembre 1888.[1]

Polverari chiama Maddalena «erede del fratello generale Rodolfo»: che questo voglia dire che il generale non lasciò eredi diretti è una deduzione mia, e nessuna delle due fonti scrive se avesse moglie o figli. E dalla sorella scende una famiglia che a Monteporzio ha dato un sindaco e il nome all'asilo: «Da Eleonora (Baviera), moglie di Giuseppe, e dalla loro figlia Agnese prende nome l'asilo di Monteporzio».[1] Giuseppe è uno dei tre figli di Luigi Latoni e di Maddalena di Montevecchio; Agnese è dunque pronipote del generale, non nipote, e l'asilo prende nome da lei e dalla madre insieme — così, almeno, è costruita la frase.

Il cugino: Annibale di Giulio

Nella stessa pagina Polverari ne ricorda un secondo, e per il paese il titolo conta: Annibale di Giulio, «conte di Montevecchio, di Mirabello, di Monteporzio, conte Martinozzi, tra i più distinti nobili fanesi». Ai moti del 1848 fu capitano di cavalleria volontario a Bologna e combatté nel Veneto; ricercato dagli austriaci riparò in Toscana; tornato, fu prigioniero nella fortezza di Pesaro. Il 17 giugno 1859 entrò nella Giunta provvisoria di governo di Fano e ne firmò il proclama; il 28 febbraio 1861 il Comitato nazionale di Fano lo dichiarò «benemerito»; fu primo sindaco di Fano e deputato provinciale quasi fino alla morte.[1]

È il titolo, non la biografia, che riguarda questa pagina: nel 1980 un libro di storia locale scrive «conte di Monteporzio» come parte del nome di un uomo che nel 1859 governava provvisoriamente Fano.

Una coincidenza di cognome, e non la risolvo

D'Ayala racconta che quando nel campo si seppe imminente la morte del ferito, «il supremo generale, il generale Cialdini, e tutti gli altri dello stato maggiore corsero alla tenda del moribondo».[2]

Cinque anni dopo, un articolo del 1912 negli Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche scrive che il 14 settembre 1860 «l'esercito del Cialdini s'accampò tra Senigallia e Mondolfo» — cioè a pochi chilometri da qui, quattordici settimane prima del decreto che fa nascere questo comune. Sta nella pagina del Comune di Monte Porzio.

È lo stesso cognome. Se sia lo stesso ufficiale, nessuna delle due fonti lo dice, perché nessuna delle due ne scrive il nome di battesimo, e io non ho un documento che le leghi. Lo annoto perché è il tipo di ponte che sarebbe comodo costruire e che qui non si costruisce.

Che cosa non so

Note

  1. Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, prima edizione 1980, ristampa nella collana «I Quaderni del Consiglio regionale delle Marche», Consiglio regionale delle Marche: https://www.consiglio.marche.it/informazione_e_comunicazione/pubblicazioni/quaderni/pdf/150.pdf — consultato l'8 agosto 2026, riletto il 19 agosto 2026. Rodolfo e Annibale stanno nel capitolo VIII, «La famiglia Montevecchio», alle pp. 110-111 della numerazione a stampa (pp. 104-105 del PDF); l'origine della famiglia Gabrielli e i tre rami del Duecento all'inizio dello stesso capitolo; la nota sui Latoni e sull'asilo nel capitolo dei sindaci; il legato di padre Camillo e la rinuncia all'eredità nella trascrizione dell'inventario parrocchiale, articoli 19-20. I tre passi sulla morte di Antonio, che non stanno insieme, sono in tre punti diversi del libro: il capitolo VIII (aprile 1810), il regesto del documento n. 9 dell'Appendice — «1810 ottobre 1, Monteporzio. Il Presidente (del Consiglio Comunale di Monteporzio, il Signor Antonio di Montevecchio)…», seguito dalla trascrizione della seduta, dove il nome non compare e si legge solo «il Signor Presidente» e «il Signor Sindaco Presidente» — e il regesto del capitolo XIII per il 18 ottobre 1810. La soppressione del feudo nel 1808, con l'ingresso di Monteporzio nel Dipartimento del Metauro, è nello stesso capitolo XIII; su questo sito sta in Castelvecchio e in Un cimitero solo per due paesi. La data del 2 ottobre 1855 è stata riletta rendendo a video la pagina 105 del PDF, per escludere che fosse un difetto della mia estrazione del testo: sulla pagina a stampa c'è scritto così. È fonte secondaria e ha quarantasei anni.
  2. Mariano D'Ayala, I Piemontesi in Crimea. Narrazione storica, Firenze, Barbera 1858. Copia digitalizzata su Internet Archive, identificativo ipiemontesiincr00ayalgoog: https://archive.org/details/ipiemontesiincr00ayalgoog — consultato il 19 agosto 2026. Il ritratto di Rodolfo Gabrielli di Montevecchio è alle pp. 452-455, dentro il capitolo XII, «Omaggio agl'Italiani morti in Crimea»; il racconto della giornata del 16 agosto 1855 con i cinquantasette giorni è a p. 95. Le date pubblicate qui sono lette sulle immagini delle pagine 452 e 454, non sul testo riconosciuto automaticamente, che in questo libro sbaglia sistematicamente la cifra 1 (vedi il riquadro sopra). Una seconda copia dello stesso libro (bub_gb_c-DSU7d41wEC) è stata usata per il confronto: il suo riconoscimento automatico sbaglia negli stessi punti, in modo diverso. È fonte contemporanea ma non neutrale: è un libro commemorativo, scritto per onorare i caduti, e va letto sapendolo.
  3. Sezione manoscritti — 19. Famiglia Montevecchio, Sistema bibliotecario di Fano (Mediateca Montanari e Biblioteca Federiciana): https://sistemabibliotecariofano.it/sezione-manoscritti/19-famiglia-montevecchio/ — consultato il 12 agosto 2026, in copia locale. La scheda dichiara 754 documenti. È fonte istituzionale per l'esistenza e la consistenza del fondo; del contenuto dice una frase sola, e riguarda il porto di Fano. Il fondo è descritto anche in Dove stanno le carte di questo territorio.