Un foglio disegnato a Fano nel 1764 celebra fra i cittadini illustri due conti di Montevecchio, e sono due poeti. Uno morì nel 1687, l'altro nel 1750 a novantotto anni. Di tutti e due si legge ancora un libro.
Ultima verifica: 3 ottobre 2026.
I conti di Montevecchio sono la famiglia che tenne Monteporzio in feudo dal Quattrocento alla soppressione napoleonica, e che dalla seconda metà del Seicento fece del paese la propria residenza abituale.[1] I loro nomi stanno sulla lapide dell'orologio, nella partita a bocce del 1770, nello stradario e nella lista di chi ha amministrato il paese.
Quello che non si sapeva su questo sito — e che non sta nel libro di Polverari — è che due di loro scrivevano versi, e che i loro libri esistono ancora.
Alla Biblioteca Federiciana di Fano si conserva un foglio a inchiostro di Onofrio Gramignani, 1764, catalogato come Notizie su fanesi illustri: un foglio grande — 519 × 388 millimetri — diviso a griglia in quarantotto medaglioni numerati (dal 47 al 94), ciascuno con l'elogio latino di un cittadino illustre e, sotto la cornice, la fonte da cui l'elogio è preso.[2]
Il foglio è stato digitalizzato dalla biblioteca stessa e pubblicato con dichiarazione di pubblico dominio: è leggibile.
Fra i quarantotto ci sono cinque Montevecchio: Giulio, Ludovico, Francesco Maria, Rodolfo e Pompeo.[2] Due di questi cinque sono ricordati per i loro versi.
Il testo, letto sull'immagine:
«IULIUS E COMIT. MONTIS VETERIS, POETA AMOENISSIMUS, IN DIFFICILLYM. RYTHMIS FACILLIMUS, PRINCIPIB. DOCTISQUE VIRIS QUO' ACCEPTIOR, EXPETITÆ EVULGATIONI PROPRIORUM OPERUM EO' PLUS INUITUS, IN URBE DIU MORATUS ULT. CLAUSIT DIEM ANNO 1687.»
Cioè, sciogliendo le abbreviazioni: Giulio dei conti di Montevecchio, poeta piacevolissimo, facilissimo nei ritmi più difficili; quanto più gradito ai principi e agli uomini dotti, tanto più restio alla desiderata pubblicazione delle proprie opere; a lungo dimorato nella città, chiuse l'ultimo giorno nell'anno 1687.
Due cose vanno dette su questa traduzione. «In urbe» è la città, cioè Fano, e non Monteporzio: il foglio è un elenco di fanesi illustri e parla da Fano. E l'elogio dice il contrario di quello che ci si aspetterebbe da un uomo che si celebra per i versi: non pubblicava, o pubblicava malvolentieri.
«POMPEJUS COMITUM MONTISVETERIS IN URBE LITTERIS INCUMBENS A TENERIS USQUE ANNIS, AD ITALICAM MUSAM IMMENSO ESTRO PERCITUS, TREVOLTIANORUM JUDICIO PINDARICÆ VENUSTATIS EGREG. ÆMULATOR ITALUS, EDITUS, INED. POETA, NATURÆ CONCESSIT ANNO 1750. ÆT. 98.»
Cioè: Pompeo dei conti di Montevecchio, dedito alle lettere in città fin dai più teneri anni, spinto verso la Musa italiana da un estro immenso, a giudizio dei ⟨Trevoltiani⟩ egregio emulatore italiano della grazia pindarica, poeta edito e inedito, cedette alla natura nell'anno 1750, di anni 98.
«ÆT. 98» significa che nacque intorno al 1652, e la cifra è stata riletta sull'immagine ingrandita cinque volte perché un 9 e un 6 si confondono: il cerchietto sta in alto e l'asta scende, è un 9.
Una parola non la so leggere: TREVOLTIANORUM. Le lettere sono chiare, il
significato no — è quasi certamente il nome di un'accademia, e non l'ho
identificata. Sta qui come la vedo, fra parentesi uncinate nella traduzione.
L'elogio di Pompeo dice «poeta edito e inedito», e il libro edito esiste.
Poesie del conte Pompeo di Montevecchio dedicate all'eminentissimo principe il signor cardinale Pietro Ottoboni, stampate «in Fano, & in Cremona, per Pietro Ricchini nelle Beccharie Vecchie, 1712»: trecentoundici pagine di liriche, esemplare della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, digitalizzato.[3] La lettera di dedica è firmata «Fano 25 luglio 1705», sette anni prima della stampa.
Di Giulio — quello che non voleva pubblicare — resta invece una cosa più piccola e più curiosa: nel 1690, tre anni dopo la sua morte, esce L'imperio vendicato del barone Antonio Caraccio, e il frontespizio annuncia che il poema va «con gli Argomenti, e Chiaue dell'allegoria del conte Giulio di Monteuecchio».[4] Le sue pagine sono dentro il libro di un altro.
Nessuno dei due medaglioni nomina Monteporzio. Dicono «dei conti di
Montevecchio» e dicono «in urbe», cioè a Fano. Il titolo latino è però
esattamente lo stesso che sta inciso sul vecchio municipio di Monteporzio
nel 1743 — COMITES MONTIS VETERIS — e il primo dei tre nomi di quella lapide
è Pompeo.[1]
Su Pompeo l'incastro cronologico regge:
Un uomo nato verso il 1652 avrebbe firmato la dedica a ventitré anni dalla fine — cioè a cinquantatré — e sarebbe morto a novantotto due anni dopo che il figlio aveva preso in mano i conti di casa. Torna, e non è una prova. Che il Pompeo poeta di Fano e il Pompeo Camillo di Annibale conte di Monteporzio siano la stessa persona è una mia conclusione, costruita su un titolo comune e su due date che non si contraddicono.
Un secondo indizio, indipendente da Polverari, trovato il 22 settembre 2026. Il portale SIUSA (Sistema informativo unificato delle Soprintendenze archivistiche, Ministero della Cultura) registra una famiglia «Di Montevecchio Martinozzi Benedetti», di origine da Gubbio poi stabilita a Fano, il cui vero cognome era Gabrielli: «Nel 1746, per volontà testamentaria del conte Pietro Martinozzi, Giulio di Pompeo Camillo di Montevecchio, suo pronipote, aggiunse il cognome e l'arma di casa Martinozzi al proprio.»[5] Un «Giulio di Pompeo Camillo di Montevecchio» attivo nel 1746 coincide, nel nome e nella data, con il «conte Giulio di Pompeo Camillo» che Polverari fa subentrare nei libri di conti il 3 dicembre 1748. Attenzione: la scheda SIUSA non nomina mai Monteporzio — parla solo di «feudo comitale posseduto fin dal sec. XII» senza dire quale. Che questa famiglia Gabrielli-Montevecchio di Fano sia la stessa dei conti di Monteporzio resta quindi un'inferenza rafforzata da un secondo nome e una seconda data che coincidono, non un documento che lo dichiari.
Per Giulio l'incastro è più debole: Polverari nomina un conte Giulio, ma è quello di Pompeo Camillo, del Settecento. Il Giulio morto nel 1687 sarebbe un altro, di due generazioni prima. Non l'ho collocato nell'albero.
Che cosa chiuderebbe la questione. La genealogia manoscritta «Origine e Discendenza della Famiglia de' Conti di Montevecchio dall'anno di nostra salute 896 fino all'anno 1793», conservata alla Biblioteca Federiciana di Fano (sezione manoscritti, XIX Famiglia Montevecchio, n. 37), che Polverari cita fra le sue fonti e che darebbe le date di nascita e di morte.[1] Oppure la storia di famiglia stampata: Laura di Montevecchio Almerici, Famiglia Montevecchio, Roma, Stabilimento Danesi, 1909.[6]
Il foglio del 1764 non è una ricerca: è un elogio. Ogni medaglione porta sotto la propria fonte, il che è più di quanto facciano molti libri di quel secolo, ma il genere è quello della celebrazione cittadina — quarantotto fanesi illustri disegnati per la gloria di Fano. Che Pompeo fosse un «egregio emulatore della grazia pindarica» è un giudizio del 1764 su un morto da quattordici anni, e va letto per quello che è.
Quello che invece il foglio prova, e che vale, è più semplice: nel 1764, a Fano, di questa famiglia si ricordavano cinque persone, e due erano ricordate per aver scritto.
Aggiornamento del 22 settembre 2026, sulla fonte di Giulio: «Ga[r]uffi in Italia Academ. Par. II» punta quasi certamente a Giuseppe Malatesta Garuffi, L'Italia accademica. Ma la Parte I è l'unica mai stampata (Rimini, 1688); la Parte II resta manoscritta, conservata alla Biblioteca civica Gambalunga di Rimini (mss. D.IV.1-11, 20-21, 66-75, 263, 266-272, 276-304, 307), secondo il Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani).[7] Se la citazione sotto il medaglione è esatta, la fonte di primo grado per Giulio non è mai stata pubblicata e non può essere verificata online: serve una visita a un archivio di Rimini, non a una biblioteca digitale.
BifDS-B10_45, Collezione Giuseppe Castellani. Digitalizzazione pubblicata dalla biblioteca stessa su Internet Archive con dichiarazione di pubblico dominio (CC PDM 1.0): https://archive.org/details/BifDS-B10_45 — consultato il 19 agosto 2026. L'elenco dei quarantotto nomi sta nei descrittori del catalogo; i due elogi citati qui sono stati letti sull'immagine, non sul catalogo. È fonte primaria per il fatto che nel 1764 a Fano si celebravano questi nomi, e fonte di seconda mano per tutto quello che i medaglioni affermano: ciascuno rimanda a un'opera anteriore (per Giulio, «Ga[r]uffi in Italia Academ. Par. II car. 144»; per Pompeo, «Gasparoli, ubi supra»), e nessuna delle due è stata verificata. Fogli gemelli dello stesso autore e anno stanno agli identificativi BifDS-B10_43, _44, _46 e _48.bub_gb_WAZAx6Y1mAEC: https://archive.org/details/bub_gb_WAZAx6Y1mAEC — consultato il 19 agosto 2026. 345 immagini, testo che finisce a p. 311. Frontespizio, data della dedica e firma sono letti nel testo riconosciuto automaticamente, che per il resto del volume è di qualità bassa (carattere secentesco con la s lunga). Il libro non nomina mai Monteporzio: verificato con ricerca sul testo intero per «Porzio», «Portio», «Miralbello», «Mirabello».bub_gb_YbmaYtrVEbcC: https://archive.org/details/bub_gb_YbmaYtrVEbcC — consultato il 19 agosto 2026, testo integrale (OCR) letto per intero il 22 settembre 2026 (sources/cache/caraccio-1690-djvu.txt, 67.000 righe). Il frontespizio stesso — non solo la scheda del catalogo — attribuisce «gli Argomenti, e Chiaue dell'Allegoria» a «IL CONTE GIVLIO DI MONTE VECCHIO»: seconda conferma indipendente dell'attribuzione. Ma il contenuto di quegli Argomenti e di quella Chiave non si distingue nell'OCR: il poema (quaranta canti) è seguito da una sola «Tavola» (indice dei nomi), senza una sezione separata intitolata Argomenti o Chiave; solo quattro brevi «ARGOMENTO.» in prosa compaiono nel testo su quaranta canti attesi, probabile scarto dell'OCR su note marginali. Resta non verificato che cosa Giulio abbia scritto, solo che il libro lo dichiara autore di quella parte.