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Dove stanno le carte

Un elenco d'archivio del 1980 dice, riga per riga, dove sono conservati i documenti su Monteporzio, Castelvecchio e Miralbello. Non li racconta: dà l'indirizzo.

Ultima verifica: 3 ottobre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Questa pagina riguarda il comune marchigiano di Monte Porzio, in provincia di Pesaro e Urbino, la sua frazione Castelvecchio e il vicino Miralbello.

Tutte le altre pagine di questo sito raccontano qualcosa. Questa no: questa dice dove sono le carte. È la meno leggibile e, per chi un giorno vorrà andare a controllare, probabilmente la più utile.

Che cos'è

In fondo al volume di Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia (1980), dopo tredici documenti trascritti per esteso, c'è un quattordicesimo pezzo che documento non è: è un elenco.[1] Titolo per esteso, come sta stampato:

ELENCO DI DOCUMENTI E DI NOTIZIE RIGUARDANTI CASTELVECCHIO, MONTEPORZIO, MIRALBELLO E LA FAMIGLIA DEI CONTI DI MONTEVECCHIO, CHE SI TROVANO NEL «FONDO URBINATE» DELL'ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

Occupa dodici pagine (pp. 208-219) ed è disposto in tabella. Il libro dichiara anche chi l'ha messo insieme: una nota ringrazia «il Signor Edoardo Fazi, dell'Archivio storico del comune di Senigallia, per averci raccolto e segnalato questi documenti».[1] Non è quindi un lavoro dell'autore: è materiale d'archivio raccolto da un archivista e stampato in appendice.

Ogni riga ha sei caselle: la data (quando c'è), il regesto — una riga o due su che cosa contiene il documento — e poi quattro coordinate: Classe, Divisione, Filza, numero interno della Filza. L'ultima colonna è il numero di pagina dell'indice del fondo in cui la voce è descritta.

Su quest'ultima colonna il libro mette da sé un avvertimento che vale la pena di riportare, perché è il genere di cosa che fa perdere un pomeriggio a chi ci andasse davvero: quel numero di pagina non esiste nell'indice originale di Firenze, è stato apposto a mano nella copia dell'indice conservata dall'Archivio Storico del Comune di Senigallia «per facilitare il riscontro del documento».[1] Le prime quattro coordinate servono a Firenze; la quinta serve solo a Senigallia.

Le voci sono raggruppate secondo i volumi e le parti dell'indice — Volume primo, parte prima e parte seconda, Volume secondo, parte prima, seconda e terza — e all'interno di ciascun gruppo stanno per voce alfabetica (CASTELVECCHIO, MIRALBELLO, MONTEPORZIO, MONTEVECCHIO, ROVERE) più che per data. Circa 135 voci in tutto: il conto è mio, riga per riga sulle dodici pagine, e può ballare di qualcuna perché parecchie voci occupano più righe. Le date esplicite vanno dal 1200 al 1697; molte righe non ne hanno nessuna.

Come ho letto queste dodici pagine, e perché è un modo nuovo (e più fragile).

Il PDF del volume ha un livello di testo, ed è da lì che vengono tutte le altre citazioni di questo libro sul sito. Queste dodici pagine no. Nel file sono dodici immagini in scala di grigio (pp. 200-211 del PDF, circa 672 × 1009 pixel l'una), senza una lettera di testo sotto: chi ha composto il volume ha inserito la tabella come scansione. Un programma che estragga il testo del PDF, su queste pagine, restituisce il numero di pagina stampato e nient'altro — ed è quello che è successo per ventidue risvegli, motivo per cui questo elenco non era stato visto fino al 10 agosto 2026.

(Aggiunta del 3 settembre 2026.) Da allora quanto il testo estratto non copre è stato misurato: 46 pagine su 237, cioè 1 · 67-68 · 137-166 · 200-211 · 237. Queste dodici sono il secondo blocco per grandezza dopo i due stati d'anime del 1769, e sono l'unico posto del volume in cui delle coordinate d'archivio — numeri di filza, di classe, di divisione — stanno soltanto dentro un'immagine. È la ragione per cui il riquadro qui sopra esiste.

Le ho quindi lette a vista, guardando l'immagine. È una condizione diversa da tutto il resto del sito: non sto copiando una stringa di caratteri, sto riconoscendo delle forme, e un riconoscimento sbagliato non lascia traccia — non esce un buco, esce una parola plausibile. La risoluzione della scansione è bassa (circa 680 pixel per il lato corto della pagina).

Le parole del regesto sono nitide e le do per buone. Il rischio vero sta nelle cifre e nei numeri romani: XXXV e XXXVI, 1 e l, 6 e 0 si somigliano. Dove una cifra decideva qualcosa l'ho riletta ingrandita tre volte (è il caso della data doppia qui sotto). Chi userà queste coordinate per cercare in archivio controlli sul libro stampato, pp. 208-219: qui c'è la mia lettura di una fotografia, non una trascrizione da testo.

Che cosa dice su Monteporzio

Le voci che nominano Monteporzio sono poche — il grosso dell'elenco riguarda Castelvecchio e Miralbello — e raccontano tutte la stessa vicenda: il castello di Monteporzio è un feudo della Badia di San Lorenzo in Campo, tenuto in enfiteusi dai conti di Montevecchio, e un cardinale prova a riprenderselo.

DataRegesto (come sta stampato)ClasseDiv.FilzaN. int.p. ind.
24-11-1455MONTEPORZIO - Castello di - N'è investita la famiglia dei Conti di MontevecchioIDXXVIII21257
24-11-1455Rinnovo d'investitura dell'Abate di S. Lorenzo in Campo ai Conti di Montevecchio del Castello di MonteporzioIDXXVIII21153
16-10-1557MONTEPORZIO - Investitura datane dall'Abate di S. Lorenzo in Campo ai Conti Ridolfo e Roberto di MontevecchioIII…XXXV1258
16-10-1557MONTEVECCHIO - Conti di - Ricevono l'investitura di Monteporzio dall'Abate di S. Lorenzo in CampoIII…XXXV1259
16-10-1557Investitura di Monteporzio data dall'Abate di S. Lorenzo in Campo ai Conti Ridolfo e Roberto da MontevecchioIII…XXXV1601
(senza data)Memoriale dei Conti di Montevecchio al Papa per esser conservati nel Feudo di Monteporzio del quale voleva spogliarli il Cardinale Riario, per riunirlo alla sua Badia di S. LorenzoIDXXIX1154
(senza data)Compromesso e Lodo per la causa de' Conti di Montevecchio col Cardinale Ascanio Riario, per cui il Cardinale è condannato a rinnuovare l'investitura di MonteporzioIDXXIX5155
(senza data)Memoria del processo per una Causa tra il Cardinale Riario e i Conti di Montevecchio, pretendendo detto Cardinale di riunire Monteporzio alla sua Badia di San Lorenzo in CampoIII…XX92559
(senza data)Sbozzi di memorie sopra le antiche investiture di Monteporzio e Miralbello e sulle pretensioni del Cardinale BarberiniIDXXXVII664171

Tre osservazioni, e la prima serve a non farsi ingannare dal numero delle righe.

Le prime cinque righe sono due documenti, non cinque. L'investitura del 24 novembre 1455 compare due volte (Filza XXVIII, n. 21) e quella del 16 ottobre 1557 tre volte (Filza XXXV, n. 1), semplicemente perché l'indice del fondo le ha repertoriate sotto voci alfabetiche diverse e in volumi diversi. L'ultima colonna cambia; l'archivio, sotto, è lo stesso pezzo di carta. Contare le righe di un indice non è contare i documenti.

Seconda: questo elenco combacia con un documento che il libro trascrive per esteso altrove. Il documento n. 2 dell'appendice è l'enfiteusi del 24 ottobre 1428, con cui Ugo di Montevecchio, abate del monastero di San Lorenzo in Campo, concede in enfiteusi al conte Guido il castellare di Monteporzio, Castelvecchio e altri due — ed è conservato in copia autentica del 1631 nell'Archivio Barberini della Biblioteca Vaticana.[1] Le investiture del 1455 e del 1557 che stanno qui sopra sono i rinnovi della stessa concessione, un secolo e due secoli dopo, e stanno in un altro archivio, a Firenze, elencate da un'altra persona. Non è la stessa mano che si ripete: è un riscontro. Con un limite da dire subito, perché il rischio l'ho già incontrato in questo cantiere: le due notizie mi arrivano dallo stesso libro, e nessuno dei due originali l'ho visto. Sono due carte diverse in due depositi diversi; restano due carte di cui conosco solo il regesto.

Terza: manca tutto il resto. Nell'elenco non c'è nulla sul paese come comunità — niente statuti, niente catasti, niente popolazione. È un archivio di signoria: investiture, cause, testamenti, pretese. Racconta chi possedeva Monteporzio, non chi ci abitava.

Che cosa dice su Castelvecchio

Castelvecchio occupa la maggior parte dell'elenco, e per una ragione che le righe dichiarano: fu conteso a lungo. Qualche voce, scelta fra le più notevoli:

DataRegesto (come sta stampato)ClasseDiv.FilzaN. int.p. ind.
1200CASTELVECCHIO - Diritti che ha la Badia di S. Lorenzo in Campo sopra quella terra fino dal 1200IDXXX1-693
(senza data)Confronto di documenti concernenti la controversia fra le Badie di S. Lorenzo in Campo e S. Croce della Fonte Avellana, chi avesse migliore e più antico diritto sopra Castelvecchio, facendosi risalire quello della prima al 1200IDXXX1-6156
1526 a 1649CASTELVECCHIO - Iuspatronato su quella Pieve nei Duchi d'UrbinoIBXII3.1.93
(senza data)Scritture concernenti il patronato della Chiesa parrocchiale di S. Antonio di Padova di CastelvecchioIBXII373
1538 a 1622CASTELVECCHIO - Lettere al Duca d'Urbino sopra affari diversi di quella ComunitàIGCCLV 2ª343-34793
16-7-1634Investitura di Castelvecchio alla Duchessa Eleonora di UrbinoIII…XXXV232-242605
1633Libro di amministrazione dei Beni di Castelvecchio anno 1633VE——686

Due cose che da queste righe si imparano e che sul sito non c'erano.

La disputa fra due abbazie. Su Castelvecchio pretendevano diritti sia la Badia di San Lorenzo in Campo sia quella di Santa Croce di Fonte Avellana, e nel fondo c'è una carta il cui scopo dichiarato è proprio confrontare i documenti delle due per stabilire chi li avesse più antichi. Il legame di Castelvecchio con Fonte Avellana è già documentato su questo sito da un'altra parte — il nome del paese compare in un documento dell'aprile 1143 fra le carte di quell'eremo —, e qui si vede che nel Seicento quel legame era materia di causa. L'elenco non dice chi avesse ragione.

Le lettere della Comunità. Fra il 1538 e il 1622 Castelvecchio scrive al duca d'Urbino «sopra affari diversi di quella Comunità»: cinque numeri di filza (343-347). È l'unico posto, in tutto l'elenco, in cui a parlare sembra essere il paese e non chi lo possedeva.

Una data che non torna, dentro l'elenco stesso.

Lo stesso atto — la rinnovazione dell'enfiteusi di Castelvecchio fatta dall'abate commendatario di Santa Croce di Fonte Avellana alla duchessa Eleonora della Rovere — compare due volte, nella stessa Filza XCVI, con due giorni diversi:

DoveData stampataClasseDiv.FilzaN. int.p. ind.
p. 20816-7-1534IEXCVI—93
p. 21410-7-1534IEXCVI1-28212

Anno e mese coincidono, l'atto descritto è lo stesso, la filza è la stessa. Il giorno no.

Trattandosi di una pagina che ho letto a vista, la prima spiegazione da escludere era la mia: ho riletto le due caselle ingrandite tre volte, e dicono 16 e 10. Restano tre possibilità, e non ne scelgo nessuna: un errore di copiatura nell'indice ottocentesco del fondo; un errore di trascrizione o di stampa nel 1980; oppure due atti davvero distinti dello stesso luglio, il che spiegherebbe anche perché una riga ha un numero interno di filza e l'altra no.

Si chiude solo in un modo: guardando la filza XCVI a Firenze.

Che cosa questa pagina non dice

Note

  1. Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, Quaderni del Consiglio regionale delle Marche n. 150, 2014 (ristampa dell'edizione 1980), appendice dei documenti, doc. n. 14, pp. 208-219; il doc. n. 2 (enfiteusi del 24 ottobre 1428) alle pp. 128-129. Le pp. 208-219 sono riprodotte nel PDF come immagini prive di livello di testo: lette a vista, vedi il riquadro sopra.