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I comuni scomparsi intorno

Quattordici comuni della provincia di Pesaro e Urbino cessarono di esistere nel solo 1869, e dodici di loro per una seduta del Consiglio provinciale del 20 aprile 1868. La legge chiedeva tre condizioni, e una era una soglia: meno di 1.500 abitanti. Monte Porzio, che nel 1861 ne aveva 1.965, non si mosse.

Ultima verifica: 4 ottobre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Questa pagina riguarda il comune marchigiano in provincia di Pesaro e Urbino, codice ISTAT 041038, nella valle del Cesano. Il comune laziale con un nome quasi uguale sta nei Colli Albani e non c'entra nulla.

Nei registri dell'ISTAT il comune di Monte Porzio è una riga sola e non fa niente. La banca dati sulla storia dei comuni, interrogata sul codice 041038, risponde: 18/03/1861 Unità d'Italia … IL COMUNE È ATTUALMENTE ESISTENTE, e nient'altro.[1] Nessun cambio di nome — questo si sapeva già.[2] Nessuna acquisizione, nessuna cessione, nessun cambio di provincia: cercato in quattro registri diversi dell'ISTAT, zero righe in tutti e quattro.[3]

Sembra un dato vuoto. Non lo è, e per capirlo bisogna guardare che cosa succedeva ai vicini negli stessi anni.

Nel solo 1869 la provincia perse quattordici comuni

Fra il 1° gennaio 1866 e il 1° dicembre 1869 quindici comuni della provincia di Pesaro e Urbino cessarono di esistere e furono aggregati a un comune confinante. Quattordici dei quindici sparirono dentro il 1869, in cinque date: il 1° gennaio, il 1° giugno, il 1° luglio, il 1° agosto e il 1° dicembre. Il quindicesimo, tre anni prima, il 1° gennaio 1866.

Le date della tabella sono quelle che ogni decreto fissa nel proprio articolo 1, letto per intero.[4] Non sono le uniche date che circolano su questi eventi, e più sotto è spiegato quali sono le altre e perché qui si usa questa.

comune soppressocessa ilregio decretoaggregato a
Montalto Tarugo1° gen 1866R.D. n. 2670 del 10 dic 1865Fossombrone
Montemontanaro1° gen 1869R.D. n. 4593 del 26 ago 1868Montefelcino
Monteguiduccio1° gen 1869R.D. n. 4593 del 26 ago 1868Montefelcino
Isola di Fano1° giu 1869R.D. n. 5006 dell'11 apr 1869Fossombrone
Montefabbri1° giu 1869R.D. n. 5018 dell'11 apr 1869Colbordolo (e la frazione di Ripe a Montelabbate)
Sant'Andrea di Suasa1° lug 1869R.D. n. 5025 dell'11 apr 1869Mondavio
Torre San Marco1° lug 1869R.D. n. 5025 dell'11 apr 1869Fratte Rosa
Montebello Metaurense1° lug 1869R.D. n. 5193 del 23 mag 1869Orciano di Pesaro
Fenigli1° ago 1869R.D. n. 5124 del 27 mag 1869Pergola
Monterolo1° ago 1869R.D. n. 5124 del 27 mag 1869Pergola
Montesecco (nei registri ISTAT «Montesecco Antico»)1° ago 1869R.D. n. 5124 del 27 mag 1869Pergola
Montevecchio1° ago 1869R.D. n. 5124 del 27 mag 1869Pergola
Montalfoglio1° ago 1869R.D. n. 5124 del 27 mag 1869San Lorenzo in Campo
San Vito sul Cesano1° ago 1869R.D. n. 5124 del 27 mag 1869San Lorenzo in Campo
Casteldimezzo1° dic 1869R.D. n. 5308 del 18 ott 1869Firenzuola (oggi Fiorenzuola di Focara)

In grassetto i quattro che riguardano i vicini di casa. Il 1° agosto 1869 sei comuni cessarono nello stesso giorno per lo stesso atto, il decreto n. 5124: quattro dentro Pergola e due dentro San Lorenzo in Campo.

Chi lo chiese: una seduta del 20 aprile 1868

Il perché di questa ondata non sta nei numeri, sta nella prima riga di ogni decreto. Sei degli otto — cioè dodici comuni soppressi su quindici — cominciano citando la stessa identica seduta:

Vista la deliberazione emessa dal Consiglio provinciale di Pesaro-Urbino nell'adunanza del 20 aprile 1868, e quelle dei Consigli comunali di S. Andrea di Suasa, Fratte Rosa, Torre S. Marco e Mondavio, in data 16, 25 e 31 agosto, e 6 settembre 1868 […][5]

È il preambolo del decreto n. 5025, quello che riguarda i due vicini di Monte Porzio; ma la formula «adunanza del 20 aprile 1868» torna uguale nei decreti nn. 5006, 5018, 5124 e 5193, e nel n. 5308 accanto a una seconda seduta del 23 maggio 1869.[4] Una sola riunione del Consiglio provinciale, e diciotto mesi dopo dodici comuni non c'erano più.

E c'è la seconda metà del meccanismo, che ripete quello già visto sui cambi di nome del 1862:[2] accanto alla deliberazione provinciale ogni decreto elenca le deliberazioni dei Consigli comunali interessati — compresi quelli dei comuni che venivano soppressi. Quattro consigli e quattro date nel decreto 5025 (16, 25 e 31 agosto, 6 settembre 1868); otto consigli nel decreto 5124 — i sei comuni soppressi più Pergola e San Lorenzo in Campo che li ricevevano — con deliberazioni scaglionate fra il 17 agosto 1868 e il 10 febbraio 1869. (Il decreto elenca prima i nomi e poi le date: l'abbinamento nome-data per ordine è la lettura naturale, non è scritto, e qui non viene usato.) La base giuridica è quasi sempre la stessa: l'articolo 14 della legge sull'amministrazione comunale e provinciale del 20 marzo 1865, allegato A, citato da sette decreti su otto (gli articoli 13 e 14 nei decreti nn. 5006 e 5124; l'articolo 15, e nient'altro, nel n. 4593).

Questo non vuol dire che i comuni fossero contenti — un consiglio comunale delibera anche sotto pressione, e nessuno di questi verbali è stato letto. Vuol dire che la procedura passava per loro, e che una scelta di questo tipo, in quegli anni, lasciava una traccia con una data precisa.

La legge che li cancellava: tre condizioni e una soglia

Quell'articolo 14 sta nell'allegato A della legge 20 marzo 1865 n. 2248, il testo che riordinava l'amministrazione comunale e provinciale del Regno. È corto, e dice per intero che cosa serviva per cancellare un comune:

I comuni contermini che hanno una popolazione inferiore [a] 1.500 abitanti, che manchino di mezzi sufficienti per sostenere le spese comunali, che si trovino in condizioni topografiche da rendere comoda la loro riunione, potranno per decreto reale essere riuniti, quando il consiglio provinciale abbia riconosciuto che concorrono tutte queste condizioni.

In questi casi i consigli comunali dovranno dare le loro deliberazioni, e gl'interessati saranno sentiti nel modo prescritto nel secondo paragrafo dell'articolo precedente […][6]

Sono tre condizioni insieme — un confine in comune, meno di millecinquecento abitanti, la mancanza di mezzi — più una quarta di comodità topografica; e nessuna basta da sola. Ma la riga che conta è l'ultima: a riconoscere che c'erano tutte doveva essere il consiglio provinciale.

Il che dice, senza bisogno del verbale, che cosa fu il 20 aprile 1868. Non un indirizzo politico generico, non una proposta: era l'atto che la legge richiedeva, e senza il quale il decreto reale non poteva essere firmato. Quel giorno il Consiglio provinciale di Pesaro e Urbino riconobbe — per una dozzina di comuni in una volta sola — che le condizioni dell'articolo 14 concorrevano. Il verbale resta da leggere, e dentro dovrebbero esserci i nomi uno per uno, le cifre su cui il Consiglio si basò e gli eventuali voti contrari; ma la sua funzione giuridica adesso si sa.

La soglia messa alla prova: quanti erano davvero

La soglia è scritta nella legge; le cifre no. Undici dei quindici comuni soppressi si ritrovano contati, uno per uno, in una fonte coeva e ufficiale ma di un altro Stato: la Statistica numerativa delle popolazioni dello Stato Pontificio alla fine del 1853, pubblicata dal Ministero dell'interno pontificio nel 1857 — la stessa che dà Monte Porzio e Castelvecchio su due righe distinte.[7] Sedici anni prima delle soppressioni, e sotto un altro governo: non è la cifra su cui il Consiglio provinciale deliberò, ed è il primo limite da dichiarare. Resta qui perché è il termine di paragone più lontano che si possa mettere accanto al numero 1.500 — la cifra vicina, quella del censimento del 1861, viene subito dopo e li conta tutti e quindici.

Il volume ripartisce la provincia di Urbino e Pesaro in giurisdizioni governative e stampa, in fondo a ciascuna, il totale della giurisdizione. Il totale è quello che rende la lettura verificabile: l'OCR di queste tabelle separa i nomi dalle cifre, e l'unico modo di sapere se una cifra sta sulla riga giusta è rifare la somma e vedere se chiude sul totale stampato. Nelle due giurisdizioni che seguono chiude all'unità.

Giurisdizione di Pergola — totale stampato 13.375, somma delle dieci righe 13.375:

popolazione stabile, fine 1853
Pergola6.293
Fenigli716
Montesecco541
Montalfoglio611
Montevecchio727
Monterolo515
Cartoceto piccolo319
San Lorenzo in Campo1.578
San Vito635
Serra Sant'Abbondio1.440

Giurisdizione di Fossombrone — totale stampato 12.779, somma delle quattordici righe 12.779:

popolazione stabile, fine 1853
Fossombrone6.660
Bellaguardia373
Isola di Fano791
Caspessa147
Isola del Piano944
Castel Gagliardo109
Montalto (Tarugo)611
San Biagio79
San Gervasio340
Torricella201
Montefelcino704
Montemontanaro312
Sant'Ippolito1.189
Reforzate319

Giurisdizione di Mondavio — qui la somma non si può chiudere: le prime righe della pagina sono illeggibili nell'OCR, capoluogo compreso, e le nove righe leggibili fanno 7.937 sul totale stampato di 14.673, cioè mancano all'appello 6.736 abitanti, quasi la metà della giurisdizione. (Dal 18 agosto al 4 settembre 2026 questa riga diceva 4.895: era una sottrazione sbagliata, rifatta sulle stesse nove cifre stampate qui sotto. Il buco era più grande di quanto la pagina dichiarasse, non più piccolo.) Le righe leggibili si riportano perciò con questa riserva, e sono: Montebello 565, Rupoli 200, Montemaggiore 1.206, Monte Porzio 925, Castelvecchio 1.019, Orciano 1.806, Sorboluogo 633, San Giorgio 844, Sant'Andrea 739. Due di queste cifre non dipendono dalla somma per essere credute: Monte Porzio e Castelvecchio sono già state lette, su un'edizione moderna della stessa tabella, nella pagina sui censimenti — 929 (925 stabili più 4 mutabili) e 1.019.[8] Il «Sant'Andrea» di questa giurisdizione è Sant'Andrea di Suasa, che nel 1869 sarebbe finito dentro Mondavio; il nome nel volume è però stampato senza specificazione, e l'identificazione la fa la compagnia in cui si trova, non la fonte.

Messe in fila, le undici cifre dicono una cosa sola e la dicono senza sfumature. Il più popoloso dei comuni soppressi di cui si abbia una cifra ne aveva 791; il più piccolo, Montemontanaro, 312. Nessuno arriva a metà della soglia. Dall'altra parte, i quattro comuni riceventi di cui questa statistica dà una cifra stanno tutti e quattro sopra i 1.500: Fossombrone 6.660, Pergola 6.293, Orciano 1.806, San Lorenzo in Campo 1.578. (Quattro su nove, e non è un campione: i riceventi sono nove in tutto, e più avanti — sulle cifre del censimento del 1861, che li conta tutti — si vedrà che tre di loro stavano sotto la soglia . Qui non si può dire «tutti», e non lo si dice.) E San Lorenzo in Campo sta sopra di settantotto abitanti: il paese che nel 1869 si prese Montalfoglio e San Vito era, sedici anni prima, il meno lontano di tutti dall'essere a sua volta cancellato.

Quattro precauzioni, perché la tabella non dica più di quello che sa:

1. Non è la cifra della decisione. Fra questi conti e i decreti ci sono il 1° censimento del Regno (1861) e sedici anni. Servono a mostrare un ordine di grandezza, non a ricostruire l'istruttoria. 2. La colonna è quella della popolazione «stabile». Il volume ne stampa accanto una seconda, «mutabile», che su queste pagine vale poche unità per riga e che l'OCR non permette di attribuire riga per riga. 3. Le frazioni sono già dentro, gli appodiati no. Le Avvertenze del volume dichiarano che le frazioni sono comprese nella popolazione del comune di cui fanno parte; gli appodiati hanno invece una riga propria. Dove un comune soppresso ne aveva, la somma non cambia il risultato: Montalto con San Biagio, San Gervasio e Torricella fa 1.231, Isola di Fano con Caspessa 938 — sempre sotto i 1.500. 4. Quattro dei quindici mancano, in questa tabella: Monteguiduccio e Montefabbri stanno nella giurisdizione di Urbino, la cui pagina si chiude con un «(Segue)» e non con un totale — senza il totale la somma non si può collaudare, e le cifre non si pubblicano; Torre San Marco e Casteldimezzo non si sono trovati in una forma leggibile. Nel censimento del 1861, qui sotto, ci sono tutti e quattro.

E resta il limite di sempre: la soglia era una condizione fra tre. Che undici comuni su undici stessero sotto i 1.500 non dimostra che furono soppressi per quello, e non dice nulla sulle altre due condizioni — i mezzi insufficienti e la comodità topografica — che solo il verbale del 20 aprile 1868 potrebbe raccontare.

Il decreto che li aveva contati tutti e quindici, nel 1860

Fra la statistica pontificia del 1853 e il censimento del 1861 c'è un terzo conteggio, e non è una statistica: è una tabella allegata a un decreto. Il 22 dicembre 1860, tre mesi dopo l'annessione delle Marche e tre prima della proclamazione del Regno, Eugenio di Savoia-Carignano, luogotenente generale, firma a Torino il decreto n. 4495, Divisione delle Marche in Provincie, Circondarii, Mandamenti e Comuni. Il decreto ha due soli articoli; il primo dice che «il regio territorio delle Marche è diviso in Provincie, Circondarii, Mandamenti e Comuni, come nell'annessa tabella».[9] La tabella occupa quattordici pagine e ha quattro colonne: circondario, mandamento, numero progressivo del comune, popolazione.

È il primo elenco dei comuni marchigiani fatto dallo Stato italiano, ed è anche l'ultimo che li conti tutti prima delle soppressioni. Ci sono tutti e quindici i comuni che spariranno, compresi i quattro che la statistica del 1853 non riesce a dare.

Una nota sulla colonna «(1853)», qui e nella tabella del 1861 più sotto: dove un comune aveva appodiati, la cifra è quella del comune con i suoi appodiati, perché è così che le altre due colonne lo contano. Sono due righe su undici, ed è per questo che qui si legge Montalto Tarugo 1.231 e Isola di Fano 938 dove la tabella della giurisdizione di Fossombrone, qui sopra, stampa 611 e 791: la differenza sono San Biagio, San Gervasio e Torricella per il primo, Caspessa per il secondo. Le altre nove cifre sono identiche nelle due tabelle.

comune soppressomandamento nel 18601860(1853, coi suoi appodiati)(1861, di diritto)
Montalto TarugoFossombrone1.2341.2311.294
MonteguiduccioUrbino1.329—1.337
Isola di FanoFossombrone938938977
MontefabbriUrbino949—875
MonteroloPergola834515810
MontevecchioPergola730727723
Montebello MetaurenseMondavio765565680
Sant'Andrea di SuasaMondavio739739666
FenigliPergola716716631
San Vito sul CesanoPergola635635620
MontalfoglioPergola611611640
Torre San MarcoMondavio601—548
CasteldimezzoPesaro546—561
MonteseccoPergola541541541
MontemontanaroFossombrone314312340

Due cose vanno dette subito, e la seconda vale più della prima.

Uno: anche qui stanno tutti e quindici sotto i 1.500, e il più grande — Monteguiduccio, 1.329 — resta a centosettantuno abitanti dalla soglia. La conclusione della pagina non cambia: cambia il numero di fonti indipendenti che la reggono, che da due passa a tre.

Due: questa colonna non è indipendente dal 1853, e si vede. Sei delle undici cifre confrontabili sono identiche alla persona a quelle della statistica pontificia del 1853 — Isola di Fano 938, Sant'Andrea 739, Fenigli 716, San Vito 635, Montalfoglio 611, Montesecco 541 — e altre tre le sfiorano (Montalto +3, Montevecchio +3, Montemontanaro +2). Sei coincidenze esatte su undici non sono un caso: il nuovo Stato divise le Marche usando, in buona parte, le cifre dell'ultimo censimento pontificio, aggiornate qua e là. Dove i due conti si allontanano davvero — Monterolo 515 contro 834, Montebello 565 contro 765 — la spiegazione più probabile sta negli appodiati, che nella statistica pontificia hanno una riga propria e nel decreto no; ma è un'ipotesi, non un riscontro.

Non ho trovato nel decreto nessuna indicazione della fonte delle sue cifre, né dell'anno a cui si riferiscono. La coincidenza con il 1853 è un fatto misurato su undici righe; l'affermazione che il decreto copi dal censimento pontificio è un'inferenza da quel fatto, e resta tale finché non salta fuori una circolare o una relazione che lo dica.

Come si collauda questa lettura, che viene da una scansione a bassa risoluzione. La tabella del decreto stampa in fondo a ogni mandamento il totale del mandamento: sono somme di quattro-quattordici righe, cioè una maglia strettissima. Le sette somme che contengono i quindici comuni — Mondavio, Pergola, Pesaro (in due tronconi, con il riporto di pagina), Fossombrone, Urbino, e per controllo Fano e Mondolfo — chiudono tutte all'unità. Non chiudevano alla prima lettura, e i due errori erano miei: Isola di Fano letta 958 invece di 938 (Fossombrone mancava di venti) e Monterolo letta 831 invece di 834 (Pergola mancava di tre). Nel primo caso è bastato l'ingrandimento; nel secondo è stato il Dizionario del 1865, che stampa 834 nella colonna «negli anni precedenti», a dire dove guardare.[10] La lezione è la stessa del censimento del 1861: una colonna che somma è un correttore di bozze.

E c'è un articolo 2, di tre righe, che riguarda direttamente questa pagina: «I Consigli Provinciali nella prima loro sessione potranno proporre al Governo quelle modificazioni che fossero riputate acconcie a meglio raggiungere il fine della legge.»[9] Il decreto che disegna la mappa prevede, nello stesso foglio, che siano i Consigli provinciali a chiederne le correzioni. Otto anni dopo, il 20 aprile 1868, il Consiglio provinciale di Pesaro e Urbino farà esattamente questo — anche se per allora la strada sarà quella dell'articolo 14 della legge del 1865, non più quella dell'articolo 2 di questo decreto.

Le cifre giuste: il censimento del 1861, e ci sono tutti e quindici

Le due tabelle qui sopra sono un ordine di grandezza: la prima presa da un altro Stato e da sedici anni prima, la seconda da un decreto che in buona parte la ricopia. La cifra su cui il Consiglio provinciale poteva davvero ragionare, nell'aprile del 1868, era un'altra e una sola: il 1° censimento generale del Regno d'Italia, del 31 dicembre 1861 — l'unico che conti questi comuni quando erano ancora tutti in piedi, e l'ultimo prima della deliberazione.[11]

Ci sono tutti e quindici, uno per riga, con il nome che il censimento stampa. Le colonne del volume sono due: la popolazione di fatto (chi c'era quella notte) e la popolazione di diritto (i residenti — quella che i documenti dell'epoca chiamano legale, ed è quella che conta per la legge comunale).

comune soppressonome nel censimentodi fattodi diritto(1853, coi suoi appodiati)
Montalto TarugoMontalto Tarago1.3481.2941.231
MontemontanaroMonte Montanaro330340312
MonteguiduccioMonteguiduccio1.3421.337—
Isola di FanoIsola di Fano927977938
MontefabbriMontefabbri810875—
Sant'Andrea di SuasaSant'Andrea di Suasa655666739
Torre San MarcoTorre San Marco547548—
Montebello MetaurenseMontebello Metaurense687680565
FenigliFenigli663631716
MonteroloMonterolo839810515
MonteseccoMontesecco antico539541541
MontevecchioMontevecchio709723727
MontalfoglioMontalfoglio626640611
San Vito sul CesanoSan Vito sul Cesano631620635
CasteldimezzoCasteldimezzo558561—

Quindici comuni su quindici stanno sotto i 1.500, e ci stanno con tutte e due le colonne: la legge non dice quale delle due popolazioni intenda, e qui non importa, perché il più grande dei quindici — Monteguiduccio — ne ha 1.342 di fatto e 1.337 di diritto. Il più piccolo, Montemontanaro, 330 e 340. Messi insieme, i quindici comuni cancellati facevano 11.243 abitanti, in media 750 a testa.

Monte Porzio, nello stesso volume e nella stessa colonna, ne ha 1.965 — ed è la prima volta che questa cifra si legge sul censimento invece che in un libro che lo cita.[11]

Come si collauda questa lettura. Ogni riga porta tre numeri per colonna: totale, maschi, femmine. Maschi più femmine deve fare il totale, ed è un controllo che una riga letta male non supera quasi mai: sulle trenta caselle usate qui chiude trenta volte su trenta. In fondo al circondario di Pesaro il volume stampa poi il proprio totale, e anche quello chiude — 51.242 + 48.462 = 99.704 di fatto, 51.646 + 47.676 = 99.322 di diritto. Su Montevecchio l'inchiostro è chiaro su tutta la riga: le sei cifre lette (709 = 362 + 347; 723 = 377 + 346) chiudono entrambe, ed è quello che le rende pubblicabili.

Una cifra di questa tabella è stata corretta poche ore dopo essere stata pubblicata, e vale la pena dire come. La riga di Monterolo, popolazione di fatto, è stampata debole: la mattina del 18 agosto 2026 questa pagina l'aveva letta 829, e poiché la casella delle femmine era illeggibile ne aveva ricavato 410 per differenza (829 − 419). Era sbagliato in due punti che si tenevano a vicenda. Riletta l'immagine a maggiore ingrandimento, la casella delle femmine non è del tutto illeggibile: le ultime due cifre sono 20, solo la prima manca — quindi non può finire per 10. E il totale, confrontato con un «2» sicuro della stessa pagina (il 6.232 di Montepeloso, che ha la base piatta), è un 3: 839. Con 839 il conto chiude senza forzature, 419 + 420 = 839, e la sola cifra ricostruita resta il 4 delle centinaia. La conferma viene da fuori: il Dizionario dei comuni del Ministero di Grazia e Giustizia, stampato nel 1865 sulle stesse tabelle, dà per Monterolo 839.[12] La cifra sbagliata non ha mai toccato nessuna conclusione di questa pagina — Monterolo restava sotto i 1.500 in entrambe le letture — ma un errore di dieci abitanti è un errore, e la correzione si scrive invece di cancellarla.

Il collaudo che veniva da fuori: cinque somme di mandamento, e chiudono tutte

Le quindici cifre della tabella sono lette su un'immagine, cella per cella. Il controllo interno — maschi più femmine uguale totale — le collauda una riga alla volta, ed è il più economico che si possa avere; ma non vede l'errore che riesce a essere coerente con sé stesso. È esattamente quello che era successo a Monterolo: un totale letto male e una casella ricostruita per differenza da quel totale si davano ragione a vicenda. Serviva una somma fatta da qualcun altro.

C'è, ed è nella seconda parte del Dizionario del 1865 — la parte del volume che il risveglio precedente aveva lasciato chiusa. Quella parte non elenca i comuni in ordine alfabetico: smonta il Regno per province, circondari e mandamenti, e accanto a ogni comune apre quattro colonne di popolazione, per comune, per mandamento, per circondario e per provincia. La provincia di Pesaro e Urbino è la XLIII, alle pp. 323-324.[13]

I quindici comuni soppressi non stavano tutti insieme: erano distribuiti in cinque dei quattordici mandamenti della provincia — la quale si divide in cinque mandamenti nel circondario di Pesaro e nove in quello di Urbino, e i cinque toccati stanno tre di qua e due di là. Per ciascuno il volume stampa il totale, e quel totale è una somma che il Ministero di Grazia e Giustizia fece per conto proprio nel 1865, su una composizione tipografica diversa, senza nessun rapporto con la lettura fatta qui.

mandamentocomunisoppressi che contienesomma delle righetotale stampato
II di Mondavio12Montebello Metaurense, Sant'Andrea di Suasa, Torre San Marco14.07414.074
IV di Pergola9Fenigli, Montalfoglio, Monterolo, Montesecco Antico, Montevecchio, San Vito sul Cesano13.00213.002
V di Pesaro14Casteldimezzo39.42139.421
II di Fossombrone7Isola di Fano, Montalto Tarugo, Monte Montanaro12.69412.694
IX di Urbino9Montefabbri, Monteguiduccio25.37725.377

Cinque somme su cinque chiudono all'unità, e chiudono con le stesse cifre di popolazione di fatto stampate nella tabella qui sopra: tutte e quindici. Il controllo prosegue di un piano e poi di un altro: i cinque mandamenti del circondario di Pesaro fanno 99.704, che è il totale di circondario stampato dal volume ed è anche, alla persona, il totale che stampa il censimento; i nove mandamenti del circondario di Urbino fanno 102.864; i due circondari fanno 202.568, che è la popolazione di fatto della provincia.

Che cosa collauda, e che cosa no. Non è una seconda misurazione: le cifre vengono dallo stesso censimento, e il compilatore lo dichiara. Un errore dell'ufficio di censimento questo controllo non lo troverebbe mai. Quello che collauda è la lettura: se una sola delle quindici righe fosse stata letta con una cifra sbagliata, la somma del suo mandamento non chiuderebbe. E il caso di Monterolo lo dimostra all'indietro — con il 829 letto la mattina del 18 agosto, il mandamento di Pergola farebbe 12.992 contro i 13.002 stampati, e sarebbe stata la somma a segnalare l'errore invece della fortuna di un secondo incontro.

Le soppressioni non uscirono dal mandamento — tranne una

La stessa tabella dice una cosa che nessuna delle fonti usate fin qui poteva dire, perché è l'unica che metta ogni comune dentro il suo mandamento prima della soppressione. Confrontando la colonna «mandamento» del Dizionario del 1865 — la circoscrizione che il volume stampa, non l'anno della sua popolazione — con la colonna «aggregato a» dei regi decreti si vede che quattordici dei quindici comuni soppressi finirono dentro un comune del proprio mandamento: i quattro di Pergola dentro Pergola, i due di Pergola dentro San Lorenzo in Campo (che è anch'esso del mandamento di Pergola), i tre di Mondavio dentro Mondavio, Fratte Rosa e Orciano (tutti e tre del mandamento di Mondavio), Casteldimezzo dentro Fiorenzuola nel mandamento di Pesaro, Montalto Tarugo e Isola di Fano dentro Fossombrone, Monte Montanaro dentro Montefelcino, Montefabbri dentro Colbordolo nel mandamento di Urbino.

L'unica eccezione è Monteguiduccio, che stava nel mandamento IX di Urbino e fu aggregato a Montefelcino, che stava nel II di Fossombrone: l'unica soppressione che attraversa un confine di pretura. E ce n'è una seconda, più piccola e dello stesso tipo: quando Montefabbri fu sciolto, la sua frazione di Ripe non seguì il resto del comune a Colbordolo ma passò a Montelabbate, che era nel mandamento di Pesaro.

Non è una legge scritta da nessuna parte — nessuno dei decreti la nomina — ma è un fatto che regge in quattordici casi su quindici, e va nella stessa direzione di quello che dicono le cifre: la soglia dei 1.500 diceva chi poteva essere sciolto, e a decidere il verso, cioè dentro quale vicino ciascuno finiva, sembra aver contato la geografia amministrativa esistente — il mandamento — più della dimensione.

Chi si prese chi: la soglia non spiega il verso

Il conto interessante non è quello dei soppressi — è quello dei comuni che sopravvissero e assorbirono, perché lì la spiegazione facile si rompe.

comune che assorbe1861, di dirittocomuni assorbitidopo
Fossombrone6.826Montalto Tarugo, Isola di Fano9.097
Pergola6.096Fenigli, Monterolo, Montesecco, Montevecchio8.801
Mondavio2.076Sant'Andrea di Suasa2.742
Orciano di Pesaro1.769Montebello Metaurense2.449
San Lorenzo in Campo1.673Montalfoglio, San Vito sul Cesano2.933
Colbordolo1.680Montefabbri (meno la frazione di Ripe)2.555
Fratte Rosa1.112Torre San Marco1.660
Fiorenzuola852Casteldimezzo1.413
Montefelcino721Montemontanaro, Monteguiduccio2.398

Tre dei nove comuni che si presero un vicino stavano sotto i 1.500 loro stessi, e non furono toccati. Montefelcino ne aveva 721: assorbì un comune quasi doppio del proprio, Monteguiduccio con 1.337, e ne uscì triplicato. Fiorenzuola, con 852, si prese Casteldimezzo e restò sotto la soglia anche dopo — 1.413.

Questo chiude una porta che era rimasta socchiusa. La soglia dei 1.500 non spiega chi sparì e chi restò: dice soltanto chi poteva essere sciolto. Erano sotto i 1.500 tutti e quindici i soppressi, ma anche tre di quelli che li assorbirono, e anche altri comuni della provincia che nessuno toccò — Montecalvo in Foglia 675, Frontino 445, Peglio 750, Pian di Castello 752. Sotto la soglia c'era mezza provincia. Quello che separò gli uni dagli altri non fu il numero: fu quello che il Consiglio provinciale disse il 20 aprile 1868, e che resta da leggere. Il numero era la condizione minima perché quella seduta potesse dire qualcosa.

Vale anche per Monte Porzio, ma al contrario, e in un modo più netto di prima: con 1.965 abitanti non era sopprimibile per l'articolo 14 nemmeno volendo. Non è che il Consiglio decise di lasciarlo stare: non poteva farne niente.

Le altre due strade

Non tutti gli otto decreti passano per l'articolo 14, e le differenze non sono formali:

Vale la pena scrivere la stonatura. Il R.D. n. 4593, che soppresse Montemontanaro e Monteguiduccio aggregandoli a Montefelcino, non cita né l'articolo 13 né il 14: cita l'articolo 15, quello delle frazioni. E il suo preambolo non nomina affatto il Consiglio provinciale — solo le deliberazioni dei tre consigli comunali «nelle sedute 17, 21 e 26 giugno scorso» 1868.[4] È l'unico degli otto costruito così, ed è anche l'unico dei decreti del 1868-69 che non passi per la seduta del 20 aprile. Se sia un rinvio impreciso o se dietro ci fosse una vicenda diversa da quella degli altri, questa pagina non lo sa.

Il primo dei quindici decreti, e il più vecchio: 1865

Il decreto n. 2670 — il solo dei quindici a cadere fuori dal 1869 — mostra invece quanto lunga potesse essere l'attesa. Firmato il 10 dicembre 1865, cita l'articolo 14 di una legge di nove mesi prima («la nuova Legge sull'Amministrazione comunale e provinciale in data 20 marzo scorso»), una deliberazione del Consiglio provinciale di Pesaro-Urbino senza data, e come deliberazioni dei consigli comunali di Fossombrone e Montalto Tarugo quelle del 7 settembre e 18 novembre 1861.[4] Le due carte da cui nacque la soppressione di Montalto Tarugo erano state scritte quattro anni prima della legge che le rese utilizzabili.

Che cosa succedeva il giorno dopo

Il decreto n. 5025 ha un articolo 2 che nessun registro riassume, e che è la cosa più concreta di tutta questa pagina:

Fino alla costituzione dei novelli Consigli comunali di Mondavio e di Fratte Rosa, cui si procederà a cura del prefetto della provincia entro il mese di giugno prossimo, nei modi di legge, le attuali Rappresentanze dei comuni sovraccennati continueranno nell'esercizio delle loro attribuzioni, ma cureranno di non prendere deliberazioni che possano vincolare l'azione del futuro Consiglio.[5]

Cioè: fra la pubblicazione del decreto e il 1° luglio, i consigli dei comuni condannati restano in carica — e amministrano sapendo di non poter più decidere niente che duri.

Le tre date di un comune che finisce

Su questi quindici comuni circolano date diverse, e non sono errori: sono tre cose diverse. Il decreto n. 5025 le ha tutte e tre e le tiene a due mesi di distanza l'una dall'altra:

La regola dei quindici giorni regge otto volte su otto. Per ognuno degli otto decreti la data di entrata in vigore dichiarata da Normattiva è esattamente quella della pubblicazione in Gazzetta più quindici giorni: 29 dic 1865 → 13 gen 1866; 30 set 1868 → 15 ott 1868; 10 mag → 25 mag; 13 mag → 28 mag; 19 mag → 3 giu; 13 lug → 28 lug; 19 ago → 3 set; 9 nov → 24 nov 1869. Era una regola ricavata su tre atti di natura diversa;[2] qui si conferma su otto atti nuovi, e non ha eccezioni.

Ma la data che conta per un comune non è nessuna delle due. È la terza, quella che l'atto si sceglie da sé, e cade sempre il primo giorno di un mese — perché un comune, evidentemente, si chiude a fine mese. Talvolta è prima dell'entrata in vigore: il R.D. n. 2670 entra in vigore il 13 gennaio 1866 e sopprime Montalto Tarugo a partire dal 1° gennaio 1866, dodici giorni all'indietro.

Il caso storto, e resta storto

Il R.D. n. 5193 è firmato il 23 maggio 1869 e stabilisce che Montebello Metaurense sia soppresso «a partire dal 1° luglio venturo». Ma quel decreto fu pubblicato in Gazzetta solo il 19 agosto 1869 ed entrò in vigore il 3 settembre: due mesi dopo il giorno che esso stesso fissava.[4] Il comune, sulla carta, è cessato prima che l'atto che lo sopprimeva fosse in vigore. Perché la pubblicazione abbia tardato tre mesi non lo so, e non ho trovato niente che lo dica.

Le due date dei registri ISTAT, spiegate

Al risveglio precedente questa pagina dichiarava di non saper spiegare perché i due registri dell'ISTAT dessero date diverse per gli stessi eventi. Adesso il testo dei decreti lo spiega, e la scelta fatta allora era quella sbagliata:

Ne segue una correzione a questa stessa pagina: la tabella pubblicata il 17 agosto 2026 portava le date SISTAT e le chiamava «cessa il». Erano date di un terzo tipo, e non erano quelle giuste.

Chiusa anche la seconda contraddizione: il decreto n. 5025 compariva nel registro SISTAT con una descrizione che nominava un solo comune soppresso («aggregato al comune di Fratte Rosa il territorio del soppresso comune di Torre San Marco»), mentre due righe portavano quel numero. Il titolo ufficiale dell'atto li nomina entrambi — «Col quale i Comuni di S. Andrea di Suasa e di Torre S. Marco sono soppressi ed aggregati il primo a quello di Mondavio, ed il secondo a quello di Fratte Rosa» — e così il suo articolo 1. La descrizione del registro era parziale, l'abbinamento era giusto.

Che cosa vuol dire per Monte Porzio

Monte Porzio confina con cinque comuni, e sono Trecastelli, Terre Roveresche, Corinaldo, San Costanzo e Mondavio.[15] Due di quei cinque confini danno su un comune che nel 1869 si ingrandì assorbendo un vicino soppresso:

Gli altri due comuni che assorbirono un vicino sulla valle del Cesano — San Lorenzo in Campo (Montalfoglio e San Vito sul Cesano) e Fratte Rosa (Torre San Marco) — non confinano con Monte Porzio: stanno poco più a monte, di là da Mondavio. E due dei comuni cancellati stavano sulla stessa valle del Cesano: San Vito sul Cesano porta il fiume nel nome, Sant'Andrea di Suasa sta sull'altra riva, poco più a monte del confine di Monte Porzio.

Il limite di questo confronto va detto, perché mette insieme due epoche. I metri sono quelli della cartografia ISTAT, edizioni 2013 e 2026, non del 1869; e mentre il perimetro di Monte Porzio non è cambiato dal 1861 — è il primo dato di questa pagina, quattro registri e zero righe — quello di Orciano nel 1869 sì, perché gli fu aggiunto Montebello. Che il tratto Monte Porzio-Orciano esistesse già prima della soppressione questa pagina non lo ha verificato: sa che c'era nel 2013, e che dalla parte di Monte Porzio la linea non si è mossa.

Questo passo era sbagliato, ed è stato riscritto il 4 settembre 2026. Dal 18 agosto 2026 diceva: «Nel 1869 tre di quei cinque — Mondavio, San Lorenzo in Campo e (poco più su) Fratte Rosa — si ingrandirono ciascuno assorbendo un vicino soppresso». San Lorenzo in Campo e Fratte Rosa non sono fra i cinque confinanti — l'elenco è nella pagina sui confini, misurato metro per metro, e sono Trecastelli, Terre Roveresche, Corinaldo, San Costanzo e Mondavio. Dei cinque, quello che assorbiva era uno; il secondo si è trovato riaprendo la tabella del 2013, dove al posto di Terre Roveresche c'è ancora Orciano di Pesaro. L'errore nasce da un elenco fatto a memoria della valle invece che sulla fonte che la pagina stessa cita tre righe più in là, e la parentesi «(poco più su)» lo diceva: se un comune è «poco più su», non confina.

Monte Porzio, in mezzo, non prese e non perse niente. Nelle stesse settimane in cui i suoi vicini cambiavano forma, il suo codice non compare in nessuna riga — e adesso si sa anche dove non compare: nel preambolo di sei decreti che elencano uno per uno i consigli comunali che avevano deliberato. L'immobilità amministrativa di Monte Porzio non è l'assenza di un dato: è il dato.

E adesso, in parte, si sa anche perché. La spiegazione ovvia — che i quindici fossero comuni troppo piccoli e Monte Porzio no — non è più soltanto plausibile: l'articolo 14 fissa una soglia, millecinquecento abitanti, e tredici dei quindici furono soppressi con decreti che lo richiamano. Al 1° censimento generale del Regno d'Italia, il 31 dicembre 1861, Monte Porzio con Castelvecchio contava 1.965 abitanti.[17]

Quattrocentosessantacinque sopra la soglia. Per la strada dell'articolo 14 Monte Porzio non era sopprimibile, e la sola altra strada — l'articolo 13 — avrebbe richiesto che fosse il suo stesso consiglio comunale a chiederlo. Non è tutta la spiegazione: la soglia era una condizione fra tre, e un comune sopra i 1.500 abitanti poteva benissimo essere povero. Ma è la prima volta che l'immobilità di questo comune ha, accanto a sé, un numero e una legge.

E l'altra metà del conto, che fino al 17 agosto 2026 era a zero, adesso c'è per undici quindicesimi: di undici dei quindici comuni soppressi si conosce una cifra, quella della statistica pontificia del 1853, e il più grande di loro ne aveva 791 — meno della metà della soglia, contro i 1.944 che Monte Porzio e Castelvecchio facevano insieme nello stesso anno e con lo stesso metro. La distanza non è sottile: è di un ordine di grandezza. Con tutte le riserve del caso — sedici anni, un altro Stato, un'altra rilevazione — questo è il confronto più diretto che questa pagina possa fare, e sta qui sopra.

E adesso c'è anche il conto giusto, per intero: tutti e quindici i comuni soppressi sono contati nel censimento del 1861, l'ultimo prima della seduta del 20 aprile 1868. Nessuno arriva a 1.500; il più grande, Monteguiduccio, si ferma a 1.337, e insieme i quindici fanno 11.243 abitanti.[11] Ma lo stesso volume dice anche una cosa che toglie forza alla spiegazione facile: sotto i 1.500 c'era mezza provincia, compresi tre dei comuni che si presero i vicini — Montefelcino con 721, Fiorenzuola con 852, Fratte Rosa con 1.112. La soglia non spiega chi sparì: spiega chi era scioglibile. Per Monte Porzio, invece, la conclusione regge intera: con 1.965 abitanti non era scioglibile per l'articolo 14 in nessun caso. Di Monte Porzio, oltre al 1853 e al 1861, si sa il 1901: 2.701 abitanti.[18]

Che cosa questa pagina non dice

Note

  1. Comuni d'Italia — Storia dei Comuni, scheda del comune ISTAT 041038 Monte Porzio (Pesaro e Urbino), codice catastale F589 (http://www.elesh.it/), consultata il 17 agosto 2026; copia in sources/cache/elesh-storiacomuni-041038.html. Il sito ridistribuisce i dati SISTAT dell'ISTAT.
  2. Vedi Il Comune di Monte Porzio e il diario del cantiere: il R.D. 23 ottobre 1862 n. 975 e il R.D. 30 dicembre 1872 n. 1189, letti nella Gazzetta Ufficiale, mostrano che i cambi di nome erano concessi su ricorso dei comuni, e che fu il comune laziale a chiedere l'aggiunta di «Catone».
  3. ISTAT, SITUAS (Sistema Informativo sulle Unità Amministrative e Statistiche), report 98 «Comuni soppressi o ceduti a stato estero», 100, 103 «Variazioni territoriali» e 105, serie 1861-2026, scaricati il 16-17 agosto 2026; copie in sources/cache/situas-*.json. Il codice 041038 non compare in nessuno dei quattro, né come comune né come comune correlato. Le sedici righe dei quindici comuni soppressi (Montefabbri ne ha due, una per ciascun comune ricevente) portano tutte, senza eccezioni, la data fissata dall'articolo 1 del rispettivo decreto.
  4. Normattiva, banca dati ufficiale della legislazione italiana (Presidenza del Consiglio dei ministri – Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), schede degli atti nel testo originario: R.D. 10 dicembre 1865 n. 2670 (065U2670), 26 agosto 1868 n. 4593 (068U4593), 11 aprile 1869 nn. 5006 (069U5006), 5018 (069U5018) e 5025 (069U5025), 23 maggio 1869 n. 5193 (069U5193), 27 maggio 1869 n. 5124 (069U5124), 18 ottobre 1869 n. 5308 (069U5308). Consultate il 18 agosto 2026 per URI componibile normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:<data>;<numero>; copie in sources/cache/normattiva1869/. Ogni scheda dà titolo, testo degli articoli, numero e data della Gazzetta di pubblicazione e data di entrata in vigore. Nota d'uso: le schede dei decreti nn. 5193 e 5308 mostrano di default la versione aggiornata, che segnala l'abrogazione dell'atto disposta dalla legge 7 aprile 2025 n. 56 — il testo del 1869 si legge nella vista «originario».
  5. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 136 del 19 maggio 1869, parte ufficiale: «Il N. 5025 della Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno contiene il seguente decreto». Scansione scaricata da gazzettaufficiale.it/eli/gu/1869/05/19/136/sg/pdf il 18 agosto 2026; copia in sources/cache/gu-1869-136.pdf. È il riscontro indipendente della trascrizione di Normattiva, ed è la fonte primaria vera e propria: le due coincidono parola per parola. Unica incertezza, dichiarata: l'OCR della scansione legge «in data 10, 25 e 31 agosto» dove Normattiva trascrive «in data 16, 25 e 31 agosto»; sulla carta la cifra non è stata verificata a occhio e qui si segue Normattiva.
  6. Legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato A («Normativa generale per divisione del territorio e amministrazione comunale e provinciale»), articoli 13, 14, 15 e 16 — testo in vigore, come dichiara la scheda, dal 1° luglio 1865 al 9 settembre 1870, cioè per tutto il periodo di questi decreti. Letti su Normattiva (codice redazionale 065U2248, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 101 del 27 aprile 1865) il 18 agosto 2026; copie in sources/cache/legge-1865-2248/. Riscontro indipendente sulla scansione: la Gazzetta Ufficiale del Regno n. 110 dell'8 maggio 1865, supplemento ordinario — «TORINO, 8 MAGGIO 1865 … LEGGE COMUNALE E PROVINCIALE» — scaricata da gazzettaufficiale.it/eli/gu/1865/05/08/110/so/110/sg/pdf, copia in sources/cache/gu-1865-110-so.pdf. L'OCR di quella pagina mescola le colonne del giornale e non si può leggere di seguito, ma le parole dell'articolo 14 si ritrovano una per una e nell'ordine giusto: «Art. 14. I comuni contermini che hanno una popolazione inferiore a 1500 abitanti, che manchino di…», «che si trovino in condizioni topografiche da rendere comoda la loro riunione, potranno per decreto reale essere riuniti», «Ai comuni murati potrà essere dato o ampliato…». Unica differenza fra le due fonti: la scansione ha «inferiore a 1500», Normattiva «inferiore 1,500», senza la preposizione. Nella citazione qui sopra la preposizione è restituita fra parentesi quadre.
  7. Statistica numerativa delle popolazioni dello Stato Pontificio alla fine del 1853, col ripartimento territoriale modificato secondo i cambiamenti cui è andato soggetto, Ministero dell'interno pontificio, Roma 1857 — sezione «Provincia di Urbino e Pesaro». Copia OCR in sources/cache/statistica-pontificia-1853-bub.txt (digitalizzazione Google Books da esemplare della Biblioteca universitaria di Bologna, già in cache dal 12 agosto 2026); righe estratte e sommate il 18 agosto 2026. Come è stata collaudata la lettura: in queste tabelle l'OCR restituisce prima la colonna dei nomi e poi quella delle cifre, e l'abbinamento per posizione va verificato prima di essere usato. Il volume stampa in fondo a ogni giurisdizione il totale della giurisdizione stessa: la somma delle dieci righe di Pergola fa 13.375 contro il totale stampato 13.375, quella delle quattordici righe di Fossombrone 12.779 contro 12.779. Lo stesso controllo chiude su altre due giurisdizioni della stessa provincia (Mondolfo 7.490, Senigallia 27.922) e non chiude — per righe illeggibili, non per disaccordo — su Mondavio e su Urbino, che infatti qui non sono usate o sono dichiarate parziali. Il metodo dichiarato dalle Avvertenze del volume sulle frazioni è citato e discusso in Castelvecchio.
  8. Le cifre di Monte Porzio (929: 925 stabili più 4 mutabili) e di Castelvecchio (1.019) sono lette e verificate in Le anime del 1769 su un'edizione moderna della stessa tabella, dove chiudono sulla colonna «Differ. 1853» stampata dieci pagine più avanti nello stesso libro. Sono la prova, esterna a questa pagina, che la lettura per posizione della giurisdizione di Mondavio cade sulle righe giuste almeno lì.
  9. Decreto luogotenenziale 22 dicembre 1860, n. 4495, Divisione delle Marche in Provincie, Circondarii, Mandamenti e Comuni, in Raccolta degli atti del Governo di Sua Maestà il Re di Sardegna, volume vigesimo nono, anno 1860 (dal n. 3951 al 4569 octies), Torino, Stamperia reale, pp. 3505-3520. Firmato «EUGENIO DI SAVOIA, Principe di Savoia-Carignano, Luogotenente Generale di S. M. nei Regii Stati», controfirmato Minghetti, ministro dell'interno; premessa: «Visto il R. Decreto di annessione allo Stato delle Provincie delle Marche in data delli 17 dicembre 1860»; registrato alla Corte dei conti il 28 dicembre 1860, Reg. 16 Atti del Governo a c. 161. La tabella della provincia di Pesaro e Urbino sta alle pp. 3517-3519, il riassunto della provincia a p. 3520. Letto sulle immagini della scansione della Biblioteca nazionale centrale di Roma, Emeroteca digitale, esemplare TO00192073, volume v.3, carte 65-66 (testo) e 77-80 (tabella e riassunto), digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/giornale/TO00192073/1860/v.3/…/full; copie in sources/cache/bnc-raccolta/. Consultato il 18 agosto 2026. Le immagini sono a 630 × 900 pixel: le cifre sono state lette con ingrandimento locale e collaudate sui totali di mandamento, come descritto nel testo.
  10. Dizionario dei comuni del Regno d'Italia…, Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti, Torino 1865, colonna «Popolazione negli anni precedenti» (vedi Il Comune di Monte Porzio). Per i comuni delle Marche quella colonna coincide con la tabella del decreto del 1860 in tutti i casi controllati il 18 agosto 2026: Monte Porzio 1.948, Monterolo 834, Monte Montanaro 314 e — fuori provincia, nell'Ascolano — Monte Monaco 1.649.
  11. Statistica del Regno d'Italia — Censimento generale, 31 dicembre 1861 — Popolazione di diritto, Firenze, «tipografia letteraria e degli ingegneri presso la Pia Casa di Lavoro»; l'ultima cifra dell'anno di stampa non si legge sulla scansione del frontespizio. Il secondo occhietto recita «la popolazione di fatto e la popolazione di diritto», e le tavole per circondari e comuni portano infatti le due colonne. Provincia di Pesaro e Urbino: il circondario di Pesaro alle pp. 193-194, chiuso dal proprio totale; il circondario di Urbino comincia a p. 194 e continua alla p. 195, dove stanno le righe qui usate. Volume della Biblioteca digitale ISTAT (ebiblio.istat.it/digibib/Censimenti popolazione/censpop1861/ IST7874censpop1861_popolazione_diritto.pdf), che risponde 403 a qualunque client: la copia usata è quella archiviata dalla Wayback Machine il 25 gennaio 2023, scaricata il 18 agosto 2026 e conservata in sources/cache/censpop1861-diritto.pdf. Come è stata letta. Il PDF ha un layer di testo OCR, e su queste tabelle è inservibile: mescola le sei colonne e storpia i nomi. Le pagine 105-106 del PDF sono state perciò rese a 300 punti per pollice — la risoluzione nativa della scansione, misurata prima di ingrandire — e lette a vista, riga per riga. Come è stata collaudata. Ogni riga ha, per ciascuna delle due popolazioni, totale + maschi + femmine: la somma dei due sessi deve dare il totale, e sulle trenta caselle dei quindici comuni chiude trenta volte su trenta. L'unica cella con una cifra ricostruita è la popolazione di fatto delle femmine di Monterolo, dove l'inchiostro delle centinaia non tiene: si legge 20, e il 4 che manca lo dà il totale (839 − 419 = 420). La pagina è stata riletta il 18 agosto 2026 nel pomeriggio, a ingrandimento maggiore, dopo che il Dizionario dei comuni del 1865 aveva dato per Monterolo 839 dove qui si era letto 829: alla verifica il totale è 839, e la lettura del mattino era sbagliata sia nel totale sia nella cifra che ne era stata dedotta. La correzione è dichiarata nel testo della pagina. La riga di Montevecchio è chiara di inchiostro su tutta la lunghezza, ma le due somme chiudono entrambe (362 + 347 = 709; 377 + 346 = 723) e per questo si pubblica. Il volume stampa infine il totale del circondario di Pesaro, che chiude anch'esso: 51.242 + 48.462 = 99.704 di fatto, 51.646 + 47.676 = 99.322 di diritto. Ortografia: il censimento scrive «Montalto Tarago», «Monte Montanaro», «Montesecco antico» e «Monteporzio»; i nomi usati nel resto della pagina sono quelli dei decreti e dei registri ISTAT.
  12. Dizionario dei comuni del Regno d'Italia e tavole statistiche e sinottiche della circoscrizione amministrativa, elettorale, giudiziaria ed ecclesiastica…, opera compilata per cura del Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti, Torino, 1865 — riga «Monterolo», p. 113 (carta 121 della scansione): popolazione «nel 1862» 839, mandamento Pergola, provincia Pesaro e Urbino, circondario Pesaro, tribunale Pesaro, corte d'appello Ancona, diocesi Fossombrone. Il volume dichiara in apertura di prendere la popolazione dal «Censimento generale del 1° gennaio 1862», cioè dalle stesse tabelle citate qui sopra: non è una fonte indipendente sul numero, è una seconda stampa dello stesso dato — e per questo serve a distinguere un 2 da un 3 mal stampati, non a confermare la rilevazione. Stessa opera e stessa provenienza descritte per esteso in Il Comune di Monte Porzio; copia in sources/cache/diz1861-comuni.pdf. Consultato il 18 agosto 2026.
  13. Stessa opera, seconda parte: «Quadro delle Provincie, Circondarii, Mandamenti e Comuni del Regno d'Italia, colla rispettiva popolazione». La provincia di Pesaro e Urbino porta il numero d'ordine XLIII e occupa le pp. 323-324 del volume (carte 228 e 229 della scansione, in entrambi i casi la pagina di destra e poi quella di sinistra successiva). Le colonne sono: Provincie — Circondarii — Mandamenti — Comuni — Popolazione per Comune, per Mandamento, per Circondario, per Provincia. Come è stata letta. Il layer OCR del PDF su questa tavola è inservibile come su tutte le altre: restituisce i nomi in una colonna e le cifre rimescolate in un'altra, e serve solo a trovare la carta. Le due carte sono state rese a 400 punti per pollice (risoluzione nativa della scansione) e lette sull'immagine, con ingrandimenti successivi sulle singole caselle. Una cifra è ricavata e non letta: la popolazione di Barchi, dove l'ultimo glifo è mal inchiostrato e oscilla fra 2 e 3; il totale di mandamento la fissa a 1.512 (con 1.513 la somma non chiuderebbe). Barchi non è fra i comuni soppressi e la cifra non è usata altrove in questa pagina. Consultata il 18 agosto 2026.
  14. ISTAT, SISTAT, file Marche.xls (variazioni amministrative dei comuni delle Marche, dati al 30 aprile 2013), nella copia ridistribuita da elesh.it (http://www.elesh.it/public/Marche.zip, scaricata il 26 agosto 2013 secondo la dichiarazione del sito); copia in sources/cache/sistat-marche.zip. È la fonte da cui vengono i numeri dei decreti, e su questo è esatta: tutti e otto sono stati verificati uno per uno su Normattiva e nessuno era sbagliato. Le sue date, invece, sono la data del decreto più quindici giorni. Un riscontro contemporaneo a stampa sui soli nomi sta nell'«Elenco alfabetico dei comuni soppressi dal 1° gennaio 1862 al 15 gennaio 1902» in B. Santi, Dizionario dei comuni del regno d'Italia, Hoepli, Milano 1902 (Internet Archive, item dizionariodeicom00sant), che elenca tutti e quindici i nomi sotto la provincia di «Pesaro Urbino».
  15. Vedi Dove finisce il comune, dove i cinque tratti sono misurati uno per uno sulla cartografia ISTAT e la loro somma chiude sul perimetro; e la tabella che mette a fronte le edizioni 2013 e 2026, da cui vengono i 2.172 metri di Orciano di Pesaro (2013) e i 4.462 di Terre Roveresche (2026), che sono la stessa linea con due nomi.
  16. Vedi Le tre fusioni: Terre Roveresche nasce dalla legge regionale delle Marche 7 dicembre 2016 n. 28, con effetto dal 1° gennaio 2017, dalla fusione di Barchi, Orciano di Pesaro, Piagge e San Giorgio di Pesaro.
  17. 1° censimento generale del Regno d'Italia, 31 dicembre 1861: Monte Porzio, popolazione legale 1.965 — dal 1861 i due paesi hanno una riga sola. Vedi Le anime del 1769, dove la cifra chiude la serie lunga dei censimenti, e Castelvecchio. Il 18 agosto 2026 la cifra è stata letta sul censimento stesso e non più solo sul volume del 2023 che lo cita: alla p. 194 il comune è stampato «Monteporzio», popolazione di fatto 1.939 (997 maschi + 942 femmine), di diritto 1.965 (1.018 + 947), e le due somme chiudono.[11] Le due letture, indipendenti, coincidono alla persona.
  18. Vedi Il Comune di Monte Porzio per le cifre di popolazione: 2.701 abitanti al censimento del 1901.