Nell'estate del 2000 un gruppo dell'Università di Urbino trova un tronco in via di fossilizzazione nell'alveo del Cesano. Tre anni dopo una tesi di laurea censisce i siti dentro il comune di Monte Porzio, e li misura a passi dal Parco della Vita. Le due date che tutti ripetono — 46.000 e 60.000 anni — in quella tesi stanno in un capitolo che non è online.
Ultima verifica: 27 settembre 2026.
Nel letto del Cesano, all'altezza di Monte Porzio, ci sono dei tronchi d'albero che spuntano dalla sabbia e dall'argilla. Si vedono solo quando il fiume è basso. Il Comune, nella sua pagina «Foresta Fossile», dice che sono di pino silvestre e che due di essi vissero 46.000 e 60.000 anni fa.
Quel testo del Comune non è una fonte: è l'ultimo anello di una catena di copie che questo sito ha già smontato altrove — la pagina sul Pietrone è ricopiata da un portale locale del 2005-2008, che a sua volta ricopiava una relazione di scavo del 1879 sbagliandone una parola. Il testo sulla foresta fossile viene dallo stesso menu dello stesso portale.
C'è però, sotto quella catena, un lavoro vero e firmato, e in parte si legge. È una tesi di laurea discussa all'Università di Urbino, e riguarda proprio questo comune.
Luca Berardi, La valorizzazione della Foresta Fossile della Val Cesano: progetto del percorso geo-naturalistico del Parco della Vita di Monte Porzio, tesi di laurea in Scienze Naturali, Università degli Studi di Urbino, Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, relatore prof. Rodolfo Coccioni, anno accademico 2002-2003.[1]
Cinque parti di quella tesi sono state messe in rete — indice, introduzione, aspetti geografici, i ritrovamenti, la valorizzazione — e stanno tuttora su un sito privato della valle.[1] Una tesi di laurea non è una pubblicazione scientifica sottoposta a revisione, e qui è trattata per quello che è: un lavoro accademico firmato, con un relatore, una data e un elenco di collaborazioni verificabili. Non è la stessa cosa di un articolo su rivista, ed è molto più di una pagina ricopiata.
La scoperta risale all'estate del 2000 ed è del «gruppo Nose» dell'Università di Urbino, che rilevò «un tronco con incipiente fossilizzazione» nell'alveo del Cesano nei pressi di San Lorenzo in Campo — cioè fuori da questo comune, una decina di chilometri più a monte. Da lì partì una campagna lungo tutta l'asta del fiume.[1]
L'indagine di cui la tesi rende conto comincia da Castelvecchio, nel comune di Monte Porzio, e risale il fiume verso le sorgenti. Il primo tratto — da Castelvecchio alla confluenza con il Fosso di Rialdone — è quello che ha dato «il più alto numero di siti di ritrovamento»: sei siti sulla sponda destra e due sulla sinistra.[1]
La tesi non dà coordinate: dà distanze da un punto che in paese si sa dov'è, il Parco della Vita di Monte Porzio. Questo è il censimento come lo scrive lei:[1]
| sito | dove | che cosa si vede |
|---|---|---|
| 1 | sponda destra, appena sotto il livello medio delle acque | un tronco, o parte di esso, sporge ortogonale dal margine, inglobato in sabbie e argille |
| 2 e 3 | circa 100 metri a sinistra del Parco della Vita, dentro l'alveo, sotto il livello medio | più tronchi che spuntano «ancora in posizione vitale»; visibili solo in secca o con poca acqua |
| 4 | sponda sinistra, di fronte al sentiero che dal Parco della Vita scende all'alveo | resti lignei racchiusi da sabbie e argille |
| 5, 6, 7 | circa 300 metri dal Parco della Vita, sponda destra, sotto una scarpata di circa 5 metri erosa dal fiume | i più ricchi per quantità; il 5 a circa 80 cm da terra, il 6 a livello del suolo |
Due cose vale la pena notarle. La prima: questi tronchi non sono un monumento ma un affioramento, e la stessa tesi lo dice — si vedono nei periodi di secca e d'inverno tornano sotto. La seconda: la ragione per cui esistono e per cui si vedono è la stessa, ed è il fiume che scava. Il Cesano, scrive la tesi, incide il proprio letto «ininterrotta ormai dall'epoca dell'ultima glaciazione, quella di Würm», dopo averlo prima riempito con i detriti scesi dalla montagna.[1]
Vengono dal testo del Comune, che è la coda della catena di copie descritta sopra. La tesi di Berardi ha un capitolo intitolato «Datazioni radiometriche» (III.1, p. 29) e uno «Analisi botaniche» (III.2, p. 33): sono esattamente i due che confermerebbero l'età e la specie. Non sono fra le parti messe in rete, e l'indice è l'unica cosa che ne resta leggibile.[1]
Della specie — Pinus sylvestris, il pino silvestre — vale lo stesso: la dice il testo ricopiato, non una pagina che io abbia aperto.
Quello che invece la tesi dichiara, e che è verificabile a sé, sono i nomi di chi fece quelle analisi: le datazioni al radiocarbonio in collaborazione con il prof. G. Calderoni dell'Università La Sapienza di Roma; lo studio botanico con i proff. F. Ferranti e M. R. Cagiotti del dipartimento di Biologia vegetale e Biotecnologie agroambientali dell'Università di Perugia; le analisi dei pollini con l'Università di Utrecht; le analisi granulometriche con la dott. M. Ceccarini e le diffrattometriche con il prof. R. Franchi, entrambi di Urbino.[1]
Come si chiude questa riserva: trovando i capitoli mancanti. Vedi qui sotto dove stavano e perché, al 1° settembre 2026, non si riescono più a leggere in rete — e, in fondo, dove sta invece la copia di carta, che li ha tutti.
La pagina d'ingresso della tesi sul sito privato non è un elenco di testi: è
una fotografia con sopra una mappa a zone sensibili. Ogni riga
dell'immagine ha due destinazioni — a sinistra la versione in HTML, a destra il
PDF corrispondente, ospitato allora dal Comune sul suo vecchio dominio
comune.monte-porzio.ps.it (con la sigla ps della provincia, in uso prima di
pu), nella cartella Tesi Foresta Fossile. I collegamenti sono ancora nel
codice della pagina, e sono questi:[2]
| a che cosa rimanda | c'è anche in HTML? | |
|---|---|---|
1.pdf | Indice | sì (nindice.asp) |
2.pdf | Introduzione | sì (nintroduzione.asp) |
3.pdf | Aspetti geografici | sì (naspetti geografici.asp) |
4.pdf | Ritrovamenti | sì (nritrovamenti.asp) |
8.pdf | Valorizzazione — percorso geo-naturalistico | sì (nvalorizzazione.asp) |
I numeri 5, 6 e 7 non compaiono nella mappa. Ma la numerazione è progressiva e segue l'ordine dell'indice, e fra i «Ritrovamenti» (capitolo II) e la «Valorizzazione» (capitolo IV) l'indice mette solo il capitolo III, quello delle analisi: datazioni radiometriche, analisi botaniche, granulometriche, diffrattometriche. È un'inferenza, non un fatto letto: i file 5, 6 e 7 sono per posizione i capitoli che deciderebbero l'età e la specie, e sono esattamente quelli che nessuno ha mai messo in HTML.
La Wayback Machine non li ha. Verificato il 1° settembre 2026, e vale la pena scriverlo perché era il lavoro meglio indirizzato che questo sito avesse in coda:
comune.monte-porzio.ps.it non risolve più in DNS e nell'archivio di Internet Archive non ha nemmeno una copia: né il dominio, né alcun sottodominio, né i singoli file 1.pdf–8.pdf. Zero istantanee.[3]comune.monte-porzio.pu.it, è invece archiviato bene — copie dal 30 giugno 2001 in poi e più di trecento PDF conservati — ma fra quelli non c'è nulla della tesi: nessun indirizzo che contenga «tesi», «foresta» o «fossile».[3]Restano strade fuori dalla rete: la biblioteca dell'Università di Urbino, dove la tesi è depositata; l'Osservatorio Pianeta Terra di Corinaldo, diretto dallo stesso relatore; e i pannelli lungo il percorso, se sono stati costruiti — il capitolo IV ne progetta uno, il secondo della prima stazione, che dovrebbe illustrare «i risultati ottenuti dalle datazioni del radiocarbonio, dall'analisi botanica, dall'analisi granulometrica e diffrattometrica».[1] È un progetto del 2003, e questo sito non ha ancora verificato che cosa di quel progetto sia stato realizzato.
Aggiunto il 1° settembre 2026. I capitoli III non sono in rete, ma la tesi
intera è su uno scaffale. Il catalogo delle biblioteche dell'Università di
Urbino registra la scheda URB00442269:[4]
| campo | valore |
|---|---|
| titolo | La valorizzazione della foresta fossile della Val Cesano: progetto del percorso geo-naturalistico del «Parco della vita» di Monte Porzio |
| autore | Berardi, Luca ‹geologo› |
| anno | 2005 |
| biblioteca | Biblioteca Scientifica (Urbino, Area Scientifica) |
| inventario | BS 8086 |
| collocazione | B.A.S. G.08. 0151 |
| stato | documento disponibile |
Tre osservazioni, e la seconda è una divergenza.
Una. Un catalogo di biblioteca prova che l'oggetto esiste e dove sta; non prova che cosa ci sia scritto dentro. Le due date del pino — 46.000 e 60.000 anni — restano non verificate su questo sito esattamente come prima. Quello che cambia è che la verifica ha smesso di essere una caccia in rete ed è diventata una consultazione in sala, alle pagine 29 e 33.
Due: l'anno non è lo stesso. Il frontespizio riprodotto in rete dice «Anno Accademico 2002-2003»; il catalogo dà 2005. Non scelgo fra i due e non so quale dei due significhi cosa — l'anno accademico d'iscrizione, la seduta di laurea, la data d'ingresso in biblioteca sono tre cose diverse e nessuna delle due fonti dichiara quale stia dando. Registro la divergenza e la lascio in vista, come la regola di questo cantiere chiede.
Tre. Il catalogo qualifica l'autore «Berardi, Luca ‹geologo›»: nell'archivio d'autorità di quella biblioteca è un geologo. È poco, ed è più di un nome nudo.
Le due date del Comune restano non verificate. Ma vale la pena registrare che il capitolo che ho letto usa un'altra cifra, e più tonda: nel progetto dei pannelli la tesi parla del «contesto climatico-ambientale contemporaneo alla Foresta Fossile risalente a circa 50 mila anni fa» e dell'«evoluzione del Fiume Cesano da 50 mila anni fa sino ad oggi», e colloca i macromammiferi — bisonte della steppa, mammut, orso delle caverne, alce, bue muschiato, rinoceronte lanoso — «circa 50 mila anni fa» negli stessi territori.[1]
Circa 50.000 non conferma né smentisce 46.000 e 60.000: è la scala, non la misura. La stessa cifra tonda è quella che usa la stampa locale — «oltre 50.000 anni fa» — quando racconta la scoperta.[5] Chi cerca le due date precise deve ancora andare al capitolo III.
L'uomo che quella foresta la vide, secondo la tesi, era di Neanderthal: la sua presenza nella valle del Cesano è «documentata da numerosi ritrovamenti di selci e manufatti in pietra ascrivibili all'industria musteriana», datati fra circa 200.000 e circa 40.000 anni fa.[1]
Il percorso che la tesi progettava per il Parco della Vita di Monte Porzio è una cosa; quello che poi è stato costruito è a Corinaldo, in provincia di Ancona, cioè fuori da questo comune. Lo si registra qui perché è la stessa foresta fossile, ed è dove oggi la si spiega.
Secondo la stampa locale: nel maggio 2011 fu inaugurato il primo percorso didattico della Foresta Fossile della Val Cesano al Parco delle Fonti di Corinaldo, su progetto scientifico del prof. Rodolfo Coccioni — lo stesso relatore della tesi — nella sua veste di direttore dell'Osservatorio Pianeta Terra di Corinaldo, che conserva alcuni dei tronchi rinvenuti, con esemplari fino a 80 centimetri di diametro. Negli anni il percorso è stato spostato presso l'area archeologica di Santa Maria in Portuno, e dal 6 luglio 2026 si trova nel Parco comunale Selva di Boccalupo, dove è stato inaugurato sabato 11 luglio 2026.[5]
Un solo testimone, che è una testata locale e non un atto: le date e i luoghi sopra vanno presi per quello che sono.
L'introduzione della tesi elenca dove la notizia finì, e sono riferimenti puntuali, con la data. Non li ho letti: li riporto come elenco di indirizzi da verificare, non come fonti.[1]
Fa una certa impressione, in un paese di cui questo sito fatica a trovare l'Ottocento, che nel 2000 il Corriere della Sera si sia occupato del suo fiume.
Tentativo di verifica, 21 settembre 2026: nessuno dei cinque raggiungibile.
L'archivio digitale di Corriere Adriatico (shop.corriereadriatico.it/archivio)
richiede un abbonamento per accedere, e comunque copre solo dal 2013 in poi —
il pezzo del 2 novembre 2000 non potrebbe esserci nemmeno con le credenziali.
Per gli altri quattro (Resto del Carlino, Corriere della Sera, PaleoItalia,
la trasmissione Gaia), ricerche mirate non hanno trovato copie, estratti o
menzioni in rete. Pista dichiarata esaurita per gli strumenti web a
disposizione di questo sito, non chiusa per sempre: un archivio cartaceo o un
abbonamento potrebbero ancora confermarli.
Il Parco della Vita di Monte Porzio è il luogo attorno a cui la tesi progetta il percorso geo-naturalistico, e nel censimento qui sopra è il metro con cui si misura ogni sito. Il Comune elenca due Parchi della Vita, uno qui e uno a Castelvecchio, e di quest'ultimo scrive che nacque applicando la legge che vuole un albero per ogni nuovo nato. Quella legge — se è la legge 29 gennaio 1992, n. 113 — e la delibera comunale che l'applicò non sono state ancora lette: la questione resta aperta e non è affermata qui.
Aggiunto il 18 settembre 2026. Una scheda del sito istituzionale del Comune, dedicata proprio al Parco della Vita di Castelvecchio, aggiunge qualche dettaglio concreto: un'area verde di oltre un ettaro, vicino al Cesano, «nata tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000», con lecci, roverelle e alberi da frutto, mantenuta da volontari. E registra un progetto ancora aperto: «collegare questo parco a quello di Monte Porzio, creando un percorso didattico naturalistico» — la stessa idea, nella sostanza, che la tesi di Berardi disegnava già nel 2002-2003 per il Parco della Vita di Monte Porzio.[6] Non è detto che sia lo stesso progetto tenuto in vita per vent'anni: è un'ipotesi di questo sito, non un'affermazione della scheda.
www.lavalledelcesano.it/tesi/tesi-foresta-fossile/: il frontespizio con l'indice (nindice.asp), l'introduzione (nintroduzione.asp), gli aspetti geografici, i ritrovamenti e la valorizzazione — consultate il 1° settembre 2026 e conservate in sources/cache/valcesano-tesi-*.html. Le citazioni fra virgolette e il censimento dei siti vengono dal capitolo II.1, «I ritrovamenti»; i nomi dei collaboratori e l'elenco dell'eco giornalistica dall'introduzione; i titoli e le pagine dei capitoli non pubblicati dall'indice; il progetto dei pannelli, la cifra dei «circa 50 mila anni» e il passo sull'uomo di Neanderthal dal capitolo IV, «La valorizzazione».www.lavalledelcesano.it/tesi/tesi-foresta-fossile/ — una mappa a zone sensibili (<area>) sovrapposta all'immagine tesi home page.JPG — consultata il 1° settembre 2026 e conservata in sources/cache/valcesano-tesi-home.html. Correzione a una versione precedente di questa pagina: il 31 agosto avevo scritto che i collegamenti erano nella pagina indice (nindice.asp). Non è vero: quella pagina non contiene nessun collegamento, e nessuna delle cinque pagine HTML della tesi ne contiene. Stanno solo nella pagina d'ingresso, che è un'immagine cliccabile.comune.monte-porzio.ps.it, www.comune.monte-porzio.ps.it, monte-porzio.ps.it, comune.monteporzio.ps.it, monteporzio.ps.it e gli indirizzi esatti dei file da 1.pdf a 8.pdf nella cartella Tesi%20Foresta%20Fossile — risposta vuota in tutti i casi (HTTP 200, nessuna riga), confermata anche dall'API archive.org/wayback/available ("archived_snapshots": {}). Il nome non risolve più nemmeno in DNS. Per contro, comune.monte-porzio.pu.it ha istantanee dal 30 giugno 2001, oltre ottomila indirizzi distinti e 321 PDF conservati: fra questi nessuno il cui indirizzo contenga «tesi», «foresta» o «fossil» (verificato con il filtro urlkey dell'indice CDX, il cui funzionamento è stato controllato a parte su un termine di prova).URB00442269, consultata il 1° settembre 2026: https://sbaopac.uniurb.it/SebinaOpac/resource/URB00442269. La scheda non compare nell'HTML servito dal sito — il catalogo si costruisce in JavaScript — ed è stata letta aprendo la pagina di ricerca «foresta fossile Cesano» con un browser vero. Il catalogo classifica il documento come «libro moderno» e non dichiara che sia una tesi: che lo sia lo dice il frontespizio riprodotto in rete.sources/cache/quisenigallia-20260708-foresta-fossile.html. La stessa notizia è uscita lo stesso giorno su altre due testate locali della valle, non lette.mirar il 18 settembre 2026. Fonte primaria, senza bibliografia propria.