Due documenti diversi dello stesso archivio parlano — quasi certamente — delle stesse tre persone. Il censimento del 1769 le conta in casa loro; gli atti del 1770 le mettono una contro l'altra per una partita a bocce.
Ultima verifica: 7 ottobre 2026.
Questo cantiere ha già due pagine che vengono dall'archivio comunale e dalla cancelleria vescovile: lo stato d'anime del 1769, che conta una per una le 99 famiglie della parrocchia di Monteporzio, e il processo del 1770-1771, in cui Andrea Renzi detto il Bravo scaglia una boccia in una partita «di una foglietta», viene esiliato dal Distretto di Monteporzio e supplica i conti di essere graziato.
Sono due documenti diversi, di due archivi diversi, a un anno di distanza. Le persone che nominano sono tre: Antonio Galli e Biagio Bedinotti, che presentano la querela, e Andrea Renzi, che la subisce. Tutti e tre stanno nel censimento dell'anno prima, nel castello.
Le tre crepe da tenere in vista, dichiarate una per una più sotto: il cognome è stampato Rensi nel censimento e Renzi negli atti; l'età dell'accusato non è scritta da nessuna parte negli atti; e in una parrocchia di poco meno di seicento anime l'omonimia è un rischio reale. La terza è quella che oggi si è potuta misurare, e si è ristretta parecchio.
Tutte e tre le famiglie stanno nella sezione «Del Castello», che nel documento comincia con la famiglia n. 41: cioè dentro il paese murato, non nella campagna.[1]
| n. fam. | riga del censimento | età |
|---|---|---|
| 48 | Biagio Bedinotti | 48 |
| Francesco suo fratello | 41 | |
| 68 | Giovanni Rensi | 63 |
| Alessandra sua moglie | 60 | |
| Bernardino suo figlio | 28 | |
| Andrea figlio | 20 | |
| 69 | L'Isabetta di Paolo | 66 |
| 70 | Antonio Galli | 42 |
| Porzia sua moglie | 45 | |
| Francesco figlio | 17 | |
| Gioseppe figlio | 8 |
Le famiglie 68 e 70 sono separate da una sola riga, e quella riga è una famiglia di una persona sola. Nell'ordine in cui il pievano ha girato il castello, i Rensi e i Galli sono l'uno accanto all'altro. Che questo significhi case vicine è un'ipotesi ragionevole e non un dato: il documento non dichiara di seguire un percorso.
Casa Bedinotti, la n. 48, è di due persone: Biagio di 48 anni e suo fratello Francesco di 41. Il cognome Bedinotti nel castello è frequente — sono cinque le famiglie che lo portano, le nn. 48, 62, 78, 82 e 84 — ma un solo Biagio. Il cognome Galli, invece, compare una volta sola fra i 99 capifamiglia di Monteporzio, e così Rensi.
La domanda vera non è se un Andrea Renzi ci sia. È quanti Andrea ci siano: se in paese ce ne fossero stati otto, l'identificazione non varrebbe niente.
Le quattordici pagine a stampa dello stato d'anime di Monteporzio — 99 famiglie, 572 righe di persone — sono state rilette una per una cercando quel solo nome di battesimo.[2] Il nome Andrea compare due volte in tutta la parrocchia:
E qui interviene il secondo documento, che di quell'Andrea dice una cosa che non riguarda il nome. La supplica del 1771 non è una lamentela generica: è la descrizione di una situazione familiare precisa. Renzi scrive di trovarsi «privo di alimenti fuori di casa senza poter avere l'assistenza paterna e materna», e che ciò gli è «di cruccio maggiore per la lontananza de' propri genitori e parenti».[3]
Cioè: al momento dell'esilio il padre e la madre erano vivi tutti e due, e lui era abituato a essere mantenuto da loro. Andrea Guidi, vedovo di 66 anni e capofamiglia lui stesso, non può essere descritto così. Andrea di Giovanni Rensi, vent'anni nel 1769 in casa dei genitori, sì.
Questo è un riscontro di genere diverso dal nome: viene da un documento che non sapeva di dover confermare niente, e riguarda un dettaglio — chi è vivo in famiglia — che nessuno aveva motivo di inventare.
Rensi contro Renzi. Il censimento stampa Rensi, gli atti del processo Renzi. Le due grafie stanno nello stesso volume, a ottanta pagine di distanza, e nessuna delle due è più autorevole dell'altra: la prima viene da un elenco compilato in parrocchia, la seconda da carte di cancelleria. Nel Settecento la s e la z si scambiano di continuo nei cognomi, ma questo è un argomento generale, non una prova su questo cognome.
L'età non è scritta. Gli atti del 1770-1771 non dicono quanti anni avesse Andrea Renzi. Se aveva vent'anni nel 1769, ne aveva ventuno o ventidue il 26 agosto 1770, la data che il libro associa alla querela — e che, come è scritto nell'altra pagina, potrebbe essere quella dell'atto che la richiama invece che della querela stessa. Un'età che si accorda bene con una rissa a bocce, con un soprannome come «il Bravo» e con una supplica che chiede di poter tornare dai genitori. Si accorda: non lo dimostra.
Il conto vale per una parrocchia e per un anno. Il censimento fotografa la parrocchia di Monteporzio nel 1769. Non copre Castelvecchio, che allora era parrocchia a sé — e non c'era ragione di cercarlo lì, perché la supplica dice «Andrea Renzi detto il Bravo da Monteporzio». E non esclude che fra il 1769 e il 1770 in paese sia arrivato qualcun altro con quel nome.
La lettura a vista può aver saltato un nome. Le pagine sono immagini, non testo, e il conto degli Andrea l'ha fatto un lettore, non una macchina. Se un giorno qualcuno rileggerà quelle quattordici pagine e ne troverà un terzo, questa pagina va corretta.
Non dice che i Rensi e i Galli fossero vicini di casa: dice che sono vicini nell'elenco.
Non dice niente sui discendenti. Nessuno di questi cognomi è stato seguito oltre il 1769: che ci siano ancora Bedinotti, Galli o Renzi a Monte Porzio oggi è una cosa che questa pagina non sa e non ha cercato di sapere.
Non dice che Andrea Renzi fosse il figlio minore, né che facesse un mestiere. Il censimento registra nome, età e sacramenti; di lavoro non parla, se non nei casi in cui il mestiere è scritto accanto al nome («fattore», «servo», «maestro»).
Il censimento e gli atti del processo sono trascritti tutti e due nell'appendice del volume di Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia (1980, ristampa 2014): sono quindi la stessa pubblicazione, e questo va detto chiaro. Non sono due fonti indipendenti nel senso pieno del termine — è la stessa mano che ha scelto che cosa stampare. Sono però due documenti di origine diversa: uno redatto in parrocchia e giurato davanti a un notaio nel 1769, per ordine del vescovo di Senigallia; l'altro nato in cancelleria comunale nel corso di un processo, l'anno dopo. Le due mani che li hanno scritti non si conoscevano, e nessuna delle due lavorava per l'altra.
Questa pagina non ha fonti web vive: è fondata per intero sul quaderno 150 di Polverari (PDF statico) e sul confronto interno con lo stato d'anime del 1769 e la giustizia dei conti. La riverifica è stata quindi un controllo di coerenza, non un controllo di rete.
Il PDF del quaderno 150 è stato riscontrato con una richiesta diretta:
7.515.448 byte, identico a tutte le letture precedenti (Last-Modified
ancora 13 novembre 2018). Risletto il confronto interno: i dati di famiglia 48,
68, 69, 70 e 2 citati qui tornano con la tabella di anime-1769.md
(incluso il terzo «Andrea» di quel documento, il servo di 14 anni nella famiglia
n. 101 — ma quella famiglia è nella parte di Castelvecchio dell'elenco, 676
anime, non nelle 572 di Monteporzio di cui parla questa pagina, e non la
contraddice); le citazioni della supplica e la data del 26 agosto 1770 tornano
con giustizia-dei-conti.md.
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