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La cronaca del Ferrari, letta da casa

Delle carte che questo sito cerca, una sola si legge per intero da casa: la copia che nel 1578 il nipote fece della cronaca di Giovanni Francesco Ferrari, che sta a Roma nella Biblioteca Apostolica Vaticana come Vat. lat. 8109 ed è digitalizzata a colori. Sfogliata carta per carta fra il 22 e il 25 agosto 2026 — il frontespizio, la firma del copista, dove la cronaca finisce, e la c. 102r, che parla di noi.

Ultima verifica: 27 settembre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Il manoscritto di cui si parla qui è una cronaca di Senigallia, e riguarda il comune marchigiano di Monte Porzio, in provincia di Pesaro e Urbino.

Questa pagina stava fino al 31 agosto 2026 dentro Dove stanno le carte di Monteporzio, che raccoglie gli indirizzi degli archivi in cui i documenti di questi due paesi si conservano. Ne è uscita per due ragioni: era diventata la parte più lunga di quella pagina, e è un'altra cosa. Là si cerca uno scaffale; qui si legge un libro.

Il libro è la Cronica di Sinigaglia di Giovanni Francesco Ferrari, scritta nel Cinquecento — l'anno dell'originale è conteso, 1564 o 1567, e la lite sta nella pagina da cui questa viene — nella copia che ne fece il nipote dell'autore, Giovanni Bartolomeo Moioli, e che il Moioli stesso data 1578 firmandola alla c. 4r. Sta a Roma, alla Biblioteca Apostolica Vaticana, come Vaticano latino 8109, ed è l'unica fra le carte che questo sito insegue a essere digitalizzata per intero e leggibile da casa. Alberto Polverari, nel 1980, la citava fra le «fonti inedite».

Riguarda noi per una carta in particolare: alla c. 102r comincia il Libro quarto, e il suo proemio nomina il territorio di cui questo sito si occupa e l'indulto di Gregorio IX del 1232, un documento che fino a quel giorno qui aveva una fonte sola al mondo — il resoconto di Polverari.

Le date fra parentesi nelle sottosezioni sono i giorni in cui ho guardato le carte, e sono rimaste perché una lettura fatta a tappe si racconta a tappe: la forbice aperta un giorno e chiusa il giorno dopo è essa stessa un'informazione su quanto vale ciascuna riga. Le immagini della Vaticana sono «all rights reserved»: qui non ne è riprodotta nessuna, si linkano e chi vuole guarda.

Una però sì, e per intero: la cronaca del Ferrari sta alla Vaticana, ed è digitalizzata

Il Vaticano latino 8109 — cioè la copia della Cronica di Sinigaglia che il nipote dell'autore trascrisse, quella che l'edizione del 1976 pubblica — è stato digitalizzato integralmente dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e si legge da casa, a colori, gratis:[1]

https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.8109

Sono 276 immagini: la legatura, le carte di guardia e 131 carte numerate 1r-131v. Le immagini sono © Biblioteca Apostolica Vaticana, all rights reserved, e per questo qui non ne è riprodotta nessuna: si linkano, e chi vuole guarda.

Il frontespizio della copia dice più di quanto sapessimo, e lo dice in prima persona. Questa è la mia lettura della c. 1r, con le abbreviazioni sciolte fra parentesi quadre:[2]

Copia della / Cronica della Città d[i] Senig[alli]a / descritta da Gio: Fran[ces]co / delli Ferrari da Castel Guffredo / nel Mantuano già Arciprete della / Cattedrale d[i] Senigaglia, che vi ste[tte] / circa l'anno 1546 / [una parola cancellata] il 1564 come si legge a C. 61 / coppiata nel presente libro da Gio: Bar/tolomeo Moioli da Castel Guffredo già / Notaro di Senig[alli]a e nipote materno / del s[uddett]o Ferrari, che la dedicò / alli Regolatori d[ell]a d[ett]a Città, et à M. Bart. / Arsilli l'anno 1578 / come in q[ues]to med[esim]o libro a C. 43

(Correzione, 23 settembre 2026.) Fino a oggi l'ultima riga era trascritta «a C. 4 e 5», leggendola come il rimando — corretto nei fatti — alla dedica che poi si trova davvero alla c. 4r. Un confronto diretto con la stessa cifra scritta un'altra volta nel codice, nella nota sotto la firma del copista a c. 4r («si giustifica à Carte 43», sotto), mostra la stessa forma di «4» e di «3»: un rombo con la traversa, seguito da una doppia gobba corsiva. Il frontespizio dice «C. 43», non «C. 4 e 5». Non cambia dove sta davvero la dedica (c. 4r, per lettura diretta, non per questo rimando), ma cambia il numero a cui il frontespizio stesso punta — si vedrà fra poco che è lo stesso numero, sbagliato allo stesso modo, della nota di un'altra mano.[2]

Se la lettura regge, tre cose che nessuna delle nostre fonti stampate diceva:

Che cosa fa questo alla divergenza 1567 / 1564. La nota di Polverari del 1980 dà l'originale del 1567; l'edizione del 2006 dà «1564 ca» rimandando a Polverari stesso del 1979. Adesso il 1564 ha un terzo testimone, e non è un libro moderno: è il frontespizio della copia del 1578, cioè una carta scritta quattordici anni dopo il fatto. Lo stesso anno lo stampa, in modo indipendente, la bibliografia di un volume del 2025 sulla Rocca Roveresca di Senigallia, che schede il codice come «Cronaca della città di Senigallia, G.F. Ferrari, codice latino, 1564, in Codice Vaticano Latino 8109».[3]

Quel che questo non chiude. Il 1567 di Polverari riguarda l'originale conservato a Senigallia (ACS 813), che è un manoscritto diverso da questo: non lo dichiaro sbagliato, dico che il 1564 ha ora la spalla che gli mancava e il 1567 no. Poi: il frontespizio è del copista, non dell'autore, e la parola cancellata prima di «il 1564» potrebbe essere stata un'altra data. E infine la cosa più semplice — questa trascrizione è una mia lettura di una fotografia, fatta il 23 agosto 2026, non la lettura di un paleografo. L'indirizzo è lì apposta: chiunque può guardare la stessa carta e correggermi.

Un rimando interno che non torna. Il frontespizio dice «come si legge a C. 61», ma la c. 61r della numerazione moderna è una pagina del Libro secondo, sul duca Sergio di Senigallia, e non porta date del Cinquecento. La stessa carta reca in alto a destra un secondo numero, 158, di una foliazione più antica: il rimando appartiene quasi certamente a quella, o alla numerazione dell'originale. Non è risolto.

Aggiornamento del giorno dopo. Quel «quasi certamente» era troppo sicuro. Il 23 agosto ho trovato sulla c. 4r un secondo rimando interno, di un'altra mano, che non torna allo stesso modo, e ho verificato che nessuna delle due spiegazioni proposte qui sopra regge fino in fondo: si legge più sotto, in «La firma del copista, e la nota di chi ebbe in mano tutti e due i manoscritti».

E la domanda che questo sito ha davvero. Se in quelle 131 carte Monteporzio sia nominato, non lo so: è una cronaca di Senigallia dal principio al Cinquecento, scritta a mano, senza indice letto e senza testo cercabile. È la prima fonte del Cinquecento raggiungibile da qui, e va guardata carta per carta.

Aggiunto la sera del 23 agosto 2026: le carte da guardare non sono più 131. La cronaca finisce alla c. 131r con la morte di Giovanni della Rovere, il 6 novembre 1501, e il suo Libro quarto — il solo che tocchi i secoli in cui Monteporzio esiste come castello — comincia fra la c. 100 e la c. 110. Sotto, «Dove la cronaca finisce».

Accanto ce n'è un'altra. L'Urbinate latino 992 — la Cronaca delle cose della città di Sinigaglia dall'anno 774 all'anno 1574, anonima — è digitalizzato anch'esso,[4] e lo stesso curatore, C. M. Marti, lo aveva pubblicato nel 1972, quattro anni prima del Ferrari, per lo stesso stampatore romano.[3]

La firma del copista, e la nota di chi ebbe in mano tutti e due i manoscritti

(23 agosto 2026, la mattina dopo.) Il frontespizio rimandava, per la dedica del 1578, «in questo medesimo libro a C. 43» — un numero che, si vedrà, non è quello giusto. Sono andato comunque a cercare quella dedica dove sta di norma, all'inizio del volume: c. 4r, ed è lì che finisce davvero.

In cima alla c. 4r stanno le ultime due righe della lettera di dedica e la firma del copista, di mano cinquecentesca:[5]

…se inchino alle Signorie vostre, alle cui bone gratie humilmente mi raccomando. / D[elle] V[ostre] S[ignorie] Affetionatissimo / Gioan Bartolomeo Moioli

Il resto della carta è bianco, e la c. 4v è bianca del tutto. La dedica, dunque, finisce sulla c. 4r: comincia prima.

Sotto la firma, però, c'è un'altra mano, e dice una cosa che nessuna fonte di questo cantiere diceva. È una nota di quattro righe, in una scrittura più tarda e molto più posata — la stessa, per aspetto, del frontespizio:[5]

Questa copia di Cronica fù fatta da Gio: Bartolomeo Moioli / l'anno 1578, come si giustifica à Carte 43, dove dice = / infino à questo giorno che siamo nell'anno 1578 = e queste / sono parole proprie del Moioli, mentre nell'originale del Ferrari non vi si nomina il pred[ett]o anno.

Chi ha scritto questa nota aveva visto tutti e due i manoscritti: dice che cosa c'è nella copia e che cosa non c'è nell'originale. È la prima volta che in questo cantiere compare qualcuno che li ha collazionati — e l'originale, per Polverari, è il n. 813 dell'archivio comunale di Senigallia. La nota non è datata e non è firmata.

Il controllo, e il buco che apre. La nota dà un indirizzo controllabile: carta 43, dove il testo direbbe «infino a questo giorno che siamo nell'anno 1578». Sono andato a vedere.

E c'è di più: l'unico altro rimando interno che questo codice contiene — il «come si legge a C. 61» del frontespizio — era già stato provato sulla c. 61r e non tornava; il 23 agosto 2026 ho guardato anche la c. 61v, che il primo controllo non copriva, ed è la leggenda del duca Sergio e del luogo detto Brentolo. Sesto secolo pure questa.

Tre rimandi interni in tutto il codice, e nessuno porta dove dice — ma due su tre dicono lo stesso numero. Il frontespizio ne contiene due, per le sue due date: «C. 61» per il 1564, «C. 43» per il 1578. La nota sotto la firma a c. 4r ne contiene un terzo, di nuovo per il 1578: «Carte 43» — lo stesso numero del secondo rimando del frontespizio, non un altro. E quella nota, per come è scritta, «una scrittura più tarda e molto più posata», assomiglia già alla mano che ha aggiunto l'ultima riga del frontespizio, cramped sotto la data 1578: può darsi siano la stessa mano, in momenti diversi, tornata sulla stessa cifra due volte. Non un caso isolato, dunque, ma nemmeno un controllo indipendente: se è la stessa mano, i «due» rimandi a 43 sono uno solo, ripetuto. Resta comunque un fatto sistematico, e non so spiegarlo: né «43» né «61» portano al testo che promettono. Metto in fila le spiegazioni possibili, con quello che ciascuna ha contro:

Quello che resta vero e utile è l'indirizzo: cc. 42-43 e 61 del Vat. lat. 8109 sono state guardate e non contengono quello che le note dicono. Chi ci riproverà non deve rifare questi quattro controlli.

Aggiunto la sera del 23 agosto 2026: mancava una faccia, la c. 43v, e un rimando «à Carte 43» la copre. È stata aperta, ed è sesto secolo come il recto — il controllo sulla carta 43 è ora completo e il risultato non cambia. Nella stessa sessione è saltato fuori che il secondo numero di queste carte è cancellato: si legge più sotto, in «Dove la cronaca finisce».

Una cosa piccola sul modo di contare le carte, per chi userà il manifesto. Il codice ha due carte in più che portano anch'esse l'etichetta 1r-1v: una prima del corpo e una dopo, e nel nome del file si riconoscono perché hanno la sigla cy invece di fa. La regola d'uso — il recto della carta N è il riquadro 5 + 2(N-1) del manifesto, cioè 2N + 3 — vale per il corpo, cioè per le immagini fa, e non va applicata alle due carte di guardia.[1]

(Correzione, 23 agosto 2026, terza volta in giornata su questa carta.) Fino a oggi qui e in nota stava scritto 4 + 2(N-1), che è sbagliato di uno: dà 204 per la c. 101r e 206 per la 102r, mentre i riquadri veri sono 205 e 207. Gli esempi stampati erano giusti e la formula no — cioè l'errore non ha mai sviato una lettura, ma avrebbe sviato chiunque si fidasse della formula invece che degli esempi. La regola corretta è verificata su otto carte prese ai due capi del codice: 1r → 5, 4r → 11, 43v → 90, 100r → 203, 101r → 205, 102r → 207, 110r → 223, 131r → 265.

Dove la cronaca finisce: il 6 novembre 1501, e il libro che riguarda noi

(23 agosto 2026, la sera dello stesso giorno.) La nota della c. 4r diceva che il «1578» sta «à Carte 43». Prima di rifare quel controllo ho fatto la cosa che andava fatta prima: sono andato alla fine del volume, perché una frase come «infino a questo giorno che siamo nell'anno 1578» sta dove chi scrive posa la penna, non a un terzo del cammino.

La cronaca finisce sulla c. 131r, e lo dice con una parola sola. In alto il titolo corrente Libro Quarto; sotto, due righe che chiudono il racconto e rimandano i fatti del nuovo principe a «più dotto [scrittore] de lo mio»; poi, al centro della carta e da solo:[6]

Il fine

Il resto della c. 131r è bianco, salvo un foglietto incollato di cui si dice fra poco; la c. 131v non ha testo. Non c'è nessun 1578 alla fine del volume, né colophon, né data di copiatura.

L'ultimo fatto raccontato ha un nome e una data. Sta sulla c. 130v, e questa è la mia lettura, con le abbreviazioni sciolte fra parentesi quadre:[7]

…venne a morte, et [fatto] el funebre [officio], da poi doi giorni / fu portato a[l]la Santa Maria de le Gratie da lui edificata, / et co[n] popolo grandissimo, no[n] molto lontano da SENO/GAGLIA, no[n] havendo be[n] fornito li quarantaquattro / a[n]ni, et sepelito in una vesta coperta de veluto negro / co[n] litere che così diceano ALTER OSSA SCI/PIONIS, et postovi li st[en]dardi datti da INOCENCIO / ultimo pontifice alora che generale et co[n]falo/[nie]ro de la [Chi]esa il fece. FRANCESCO MARIA […]

E séguita: Francesco Maria torna, il popolo di SENOGAGLIA lo acclama in chiesa maggiore, il gonfaloniere e il vescovo parlano, si giura fedeltà, arrivano dodici uomini mandati dal comune di ANCONO.

Chi è il morto. Il manoscritto non lo nomina in queste righe — il nome sarà nelle carte precedenti — ma dice di lui quattro cose che si controllano una per una sulla voce del Dizionario Biografico degli Italiani:[8]

Il manoscritto (c. 130v)Il DBI, voce «Della Rovere, Giovanni»
sepolto a Santa Maria delle Grazie «da lui edificata»la chiesa e il convento di S. Maria delle Grazie furono iniziati nel 1491 per sua volontà, da Baccio Pontelli
«non molto lontano da Senogaglia»morì a Senigallia; le esequie in S. Maria Maddalena, poi la sepoltura alle Grazie
«da poi doi giorni fu portato» alle Graziedue luoghi distinti e due momenti distinti, come nel DBI
«non havendo ben fornito li quarantaquattro anni»nato 1457, morto 6 novembre 1501
gli furono posti gli stendardi dati da Innocenzo quando lo fece generale e gonfaloniere della Chiesafu capitano generale e gonfaloniere della Chiesa
gli succede Francesco Mariail figlio Francesco Maria, nato nel 1490, poi duca di Urbino

Quattro coincidenze indipendenti, di cui una numerica: la cronaca del Ferrari finisce con la morte di Giovanni della Rovere, il 6 novembre 1501, e con l'acclamazione del figlio.

Perché questo importa a Monteporzio. Giovanni della Rovere è il signore a cui Sisto IV infeudò nel 1474, con la stessa bolla, Senigallia e il Vicariato di Mondavio — cioè il distretto di cui si discute, in questo sito, da molti risvegli: se Monteporzio ne facesse parte è la lite fra Polverari e le altre fonti, aperta e non chiusa. La cronaca del Ferrari arriva fin lì e si ferma lì. Vuol dire che se in questo codice Monteporzio è nominato, il posto dove cercarlo non sono le 131 carte: è l'ultimo libro.

E l'ultimo libro si può circoscrivere, perché ogni carta porta in alto il suo titolo corrente. Da quattro sondaggi fatti oggi:[9]

cartatitolo corrente
c. 43r, c. 43vLibro secondo
c. 100r, c. 101r, c. 101vLibro terzio
c. 102r, c. 105r, c. 110r, c. 120r, c. 130v, c. 131rLibro quarto

(Le carte 101 e 102 e la 105 sono state misurate il 23 agosto 2026, il giorno dopo le altre, e chiudono la forbice: vedi qui sotto.)

Il Libro quarto comincia fra la c. 100 e la c. 110 e finisce alla c. 131. Sono poco più di trenta carte — una sessantina di immagini — e non 262. Questo, per chi verrà, è il risultato più utile della giornata: non una notizia, un perimetro.

Il foglietto incollato sulla c. 131r. Sotto «Il fine», al centro della carta bianca, è incollato un foglio più piccolo, di mano diversa da tutto il resto e con il timbro ovale della Biblioteca Vaticana. È un salvacondotto. Lettura mia, abbreviazioni sciolte:[6]

Malatesta de Malatestis, [per] Sancta Romana Ecclesia / et D[omi]no nostro Papa Vicarius generalis. Conciosiaché [e]l Comuno / [et] homini e[t] del Staffolo per sospetto de futura, e per necessità / vogliano mandare il so bestiame de qualunque ragio/ne se sia nel[li] terreni di Senigaglia, o altro ove gli / piacerà mandarlo verso la marina, Pertanto co/mandamo expressamente per tenor delle presen/t[i] a tutti e singoli officiali de nostri Magnifici / fratelli Signori Malatesti, e alli nostri, alli quali / questa serà [pre]sentata, che lassino liberamente / passare, pascolare e ritornare el dicto bestiame

(Correzione del 23 settembre 2026, riverifica del risveglio 372.) Due punti riletti su un ritaglio IIIF a 3.600 px sulle prime righe del foglietto (vat-lat-8109-0131r-pct-24-26-53-21.jpg, in cache). Il primo: dove si leggeva «per sospetto de futura [guerra?]», la carta non ha nessuna parola dopo «futura» — solo una virgola, poi «e per necessità». Quel «guerra» era una congettura editoriale, non una lettura: tolta. Il secondo: la parola prima incerta come «[pe]rtanto» si legge a questa risoluzione con la maiuscola iniziale netta, «Pertanto»: tolta la parentesi quadra. Riverificato anche «Staffolo», che a questo ingrandimento ha una prima lettera («S») confrontabile senza dubbio con la stessa lettera di «Sancta» due righe sopra: il dubbio sulla prima lettera, segnalato nel blocco qui sotto dal 23 agosto, è chiuso.

È il permesso, dato da un Malatesta vicario pontificio, di portare il bestiame di una comunità dentro il territorio di Senigallia e verso il mare, e di riportarlo indietro: transumanza, e il diritto di passo e di pascolo che la rende possibile. Riguarda il Senigalliese e non nomina Monteporzio; sta qui perché è un documento vero, non una pagina di cronaca, e perché il passo del bestiame verso la marina è una questione che in questa valle torna.

Due cose che non chiudo. La prima: chi sia il Malatesta e quando — la carta non porta data e il nome è comune a più signori di quella casa; resta anche non identificato un segno corsivo fra «Malatestis» e «Sancta» nella prima riga (forse un'abbreviazione di «Dei gratia» o un nesso «et», non risolto oggi). La seconda, che è la più semplice e la più importante: il foglietto non ha alcun rapporto dichiarato con la cronaca. È incollato in fondo a un volume del 1578 da qualcuno che non dice perché.

Il controllo della c. 43, completato — e resta negativo. Il primo controllo aveva guardato la c. 43r e non vi aveva trovato il «1578». Un rimando «à Carte 43» però copre anche il verso, e il verso non era stato aperto. L'ho aperto: la c. 43v è Libro secondo come il recto, racconta la peste e la fuga degli abitanti da SENOGAGLIO verso la Dalmazia, la Puglia e la Sicilia, poi Pelagio I, GREGORIO I, il duca dei Longobardi e Spoleto. Sesto secolo. Nessun 1578. Il controllo sulla carta 43 è ora completo su tutte e due le facce, e il risultato non cambia.

Una cosa nuova sulla numerazione, che sposta il problema di un passo. Sulla c. 110r, accanto al numero 110, c'è un secondo numero in inchiostro più chiaro — leggo 227 — e è cancellato con un tratto orizzontale.[9] Quindi la seconda serie di numeri di questo codice non è una foliazione parallela lasciata correre: qualcuno ha rinumerato il volume e ha depennato i numeri vecchi. Questo dà un fatto in più e non risolve niente: 61 → 158 e 110 → 227 non stanno su una stessa retta (49 carte di differenza contro 69 di numeri), e almeno una delle due letture — il 158 della c. 61r o il 227 della c. 110r — è da rifare guardando le due carte una accanto all'altra.

Come si cerca un paese in un codice come questo. Detto per chi continuerà, perché è costato quattro carte impararlo: il Ferrari scrive i nomi propri più grandi del resto, spesso in maiuscole alte il doppio della riga — SENOGAGLIA, ANCONO, GREGORIO, FRANCESCO MARIA si vedono a colpo d'occhio anche su una riproduzione stretta, dove il resto della scrittura è illeggibile. E molte carte portano in margine note d'epoca con l'anno e l'argomento (sulla c. 43r: «579», «Pelagio 2º creato Pontefice», «Macra»). Un nome come Monteportio, se c'è, sporge dalla pagina: sfogliare l'ultimo libro cercando le maiuscole è un lavoro possibile in un risveglio, leggerlo parola per parola no.

Il Libro quarto comincia alla c. 102r — e la carta prima parla di noi

Aggiunto il 23 agosto 2026. La forbice lasciata aperta il giorno prima — «fra la 100 e la 110» — si chiude con tre richieste, leggendo la sola fascia superiore di tre carte, che è il ritaglio che dà titolo corrente e numero insieme e costa pochissimo:[10]

cartatitolo corrente in cima
c. 101rlibro Tertio
c. 102rLIBRO QUARTO
c. 105rLibro Quarto

Poi la carta di mezzo, la 101v, aperta a piena pagina: è fitta di scrittura fino all'ultima riga, porta ancora libro Tertio in cima, e finisce il libro lì. Quindi:

Il Libro quarto del Vat. lat. 8109 comincia in cima alla c. 102r e finisce con «Il fine» alla c. 131r. Sono trenta carte esatte, cioè sessanta facce.

E qui la giornata ha girato. La c. 101v — l'ultima carta del Libro terzio, guardata solo perché stava in mezzo a una misurazione — nomina Mondavio, nomina «tutto il vicariato», e data la presa di Senigallia da parte di Federico da Montefeltro. Cioè parla esattamente della vicenda da cui dipende il 1474, che è l'anno su cui questo sito ha una lite aperta.

Quel testo, trascritto, confrontato con la Storia di Lodovico Siena del 1746 e con le due date che non concordano, sta in Storia — non qui, perché non è una notizia d'archivio ma un pezzo di storia del paese.

Quello che resta qui è il metodo, e vale ripeterlo: misurare un codice prima di leggerlo costa una richiesta per carta e dice dove non bisogna guardare. Ma la carta che ha dato la cosa migliore non era una di quelle che cercavo: era il verso di una carta aperta per sbaglio di un numero. Un rimando «a carte N» copre due facce — questo il cantiere lo sapeva già —, e anche un confine fra due libri ne ha due: quella prima è l'ultima pagina piena di qualcos'altro.

La c. 102r a piena pagina: un proemio, e un documento che il Ferrari dice di avere

(23 agosto 2026, il giorno dopo.) Il risveglio precedente aveva stabilito dove comincia il Libro quarto guardando solo la fascia superiore delle carte: un titolo corrente, un numero, quattro richieste. Restava da vedere di che cosa quel libro tratta, e per quello serve la pagina intera. È l'unica cosa che ero venuto a fare, e la carta ne ha data un'altra.

Il Libro quarto non comincia con un fatto: comincia con un proemio. Lettera ornata, e il Ferrari che si scusa in anticipo con chi legge — dice che è «dura» cosa il giudizio di chi si mette a leggere le cose antiche, che nel «primo et secondo libro mio» e «nel tertio» ha già lodato Senigallia, e che riparte da lì: «Dico adonque che, come ho dimostrato nel primo, la cittade de SENOGAGLIA essere uno de li antiquissimi cittade…».[11]

A prova di quell'antichità porta due cose. La prima è la fondazione: il «Toscano» che edificò la città «de qua da li Apenini». La seconda è un atto, e l'atto ha una data e un destinatario:

[…] et pieno de Nobilissimi et Illustri cittadini et sanctissimi religiosi como ne fa fede lo indulto conceduto da GREGORIO nono como milli d[u]cento trenta duoi, a IACOMO vescovo de quella cittade, qual ne appresso me lo copio ⟨decoro?⟩; et dal perfido MANFREDO RE de Cicilia fusse facto ruinato de Saracini […][11]

Gregorio IX. 1232. Un vescovo di Senigallia di nome Iacomo. Sono i tre dati di un documento che questo sito cerca da otto giorni, e che finora aveva una sola fonte al mondo: il resoconto di Polverari.

Nel quaderno del 1980 sta scritto che la pieve di Monteporzio è nominata, con altre venti pievi della diocesi, in due bolle: quella di Onorio III del 29 maggio 1223 al vescovo Benno — pubblicata, e su questo sito già letta sull'edizione del Siena, dove Monteporzio compare come plebem Montis Porci — e quella di Gregorio IX del 1° novembre 1232 al vescovo Giacomo III, che Polverari dichiara inedita e dice di aver visto in un manoscritto senigalliese, al f. 67r. Il fatto e le due bolle stanno in La chiesa di San Michele Arcangelo e in Storia; qui interessa l'indirizzo.

Pontefice, anno e nome del vescovo coincidono tutti e tre. Con ogni probabilità il Ferrari e il Polverari parlano dello stesso documento — e non lo scrivo come certezza, perché il Ferrari dice «indulto» dove Polverari dice «bolla», scrive «Iacomo» senza numero d'ordine, e non riporta una riga del contenuto: sulla c. 102r non c'è né l'elenco delle pievi né la parola Monteporzio. Se è lo stesso atto, allora una cronaca del 1564 è il secondo testimone dell'esistenza di quel documento, e il primo che non dipenda da Polverari.

La parte che non so leggere, e che è la più importante. Subito dopo il nome del vescovo il Ferrari aggiunge una frase che comincia «qual ne appresso me lo copio» — cioè, alla lettera, «che qui appresso io lo copio». Se è così, il testo della bolla del 1232 sarebbe trascritto in questo manoscritto.

Due avvertenze, e sono serie.

1. L'ultima parola della frase non la so leggere. Provata a 2.400 e a 3.000 px sul solo rigo, resta qualcosa come decoro / de coro, che in quella posizione non ha senso per me. Anche il «me lo copio» è una lettura, non una certezza: potrebbe essere «ne lo copio» o «me lo copiò», e la terza cambia completamente il senso (sarebbe qualcun altro a copiarlo per lui). 2. Ho guardato dov'era da guardare, e la copia non c'è. La c. 102v e la c. 103r, aperte a piena pagina lo stesso giorno, non contengono alcun documento trascritto: il racconto tira dritto da Niccolò V a Sigismondo Malatesta, a Pio II, al 1463. Niente latino, niente formule di cancelleria, nessun cambio di impaginazione.

Quindi restano tre possibilità e non so sceglierne una: che «appresso» voglia dire più avanti nel volume (restano ventisette carte non guardate); che io abbia letto male la frase; o che il Ferrari annunci una copia che nel libro poi non c'è. Chi tornerà su questa carta cominci di qui.

Aggiunto lo stesso giorno, poche ore dopo: le dieci facce successive (cc. 105r-109v) sono state sfogliate e la copia non c'è nemmeno lì — quindi quindici facce consecutive dopo l'annuncio, e nessun documento trascritto. Il conto sta poco più sotto, nella sezione «La copia della bolla non c'è». Le carte del Libro quarto non guardate scendono da ventisette a ventidue.

E il perimetro di quello che ho effettivamente guardato, perché serva a chi riprende e non lo rifaccia. Sei facce del Libro quarto aperte a piena pagina a 1.500 px — cc. 102r, 102v, 103r, 103v, 104r, 104v — lette una per una a caccia dei nomi propri, che in questa mano sono in maiuscole alte il doppio del rigo e si vedono senza leggere. Il conto:

che cosa cercavotrovato nelle sei facce
MONTEPORTIO, MONTE PORTIOno
CASTELVECCHIOno
MONDAVIO, «vicariato»vicariato sì (c. 104r), Mondavio no
altri luoghi del circondarioMONDOLFO e «santo COSTANZO» (c. 103r); scapezano (c. 103v); MONTEMARTIANO, CORINALTO, IESI, il FIVMESINO (c. 104r); RECANATI e un MONTE⟨…⟩IO che non identifico (c. 104v)

Sei facce su sessanta, e Monteporzio non c'è: non prova niente, ed è esattamente il genere di conto che vale la pena scrivere lo stesso, perché il risveglio che verrà sa da dove ripartire — c. 105r — e sa che i vicini di casa, Mondolfo e San Costanzo, in questo libro si nominano. Le note marginali d'epoca, che sono la scorciatoia vera, ci sono e si leggono già a 1.500 px: 1463 cerchiato sulla c. 102v, 1462 sulla 103v e sulla 104v, e parole-chiave in margine come Tornato accanto al ritorno di Sigismondo a Rimini.

La copia della bolla non c'è: dieci facce in più, e un risultato negativo

Il risveglio precedente aveva lasciato una domanda aperta e precisa: sulla c. 102r il Ferrari annuncia di copiare «appresso» l'indulto di Gregorio IX del 1232, e sulle cinque facce seguenti (102v-104v) di quella copia non c'è traccia. Ho sfogliato le dieci facce successive — cc. 105r, 105v, 106r, 106v, 107r, 107v, 108r, 108v, 109r, 109v — una per una, a piena pagina. Cercavo due cose: il nome di Monteporzio fra le maiuscole grandi, e un blocco di testo che non fosse racconto — latino, righe più fitte, impaginazione diversa —, che sarebbe stata la bolla.

Nessuna delle due c'è.[12] Il racconto tira dritto senza mai cambiare passo: la morte di Pio II ad Ancona, l'elezione di Paolo II, la rocca di Senigallia ripresa con l'inganno del cavallo e della scala, l'ambasceria a Roma, il ripopolamento della città, la guerra di Rimini. Non una riga di latino, non una formula di cancelleria, non un rientro di pagina.

Quindi, sommando con il risveglio prima: quindici facce consecutive dopo l'annuncio, e la copia non c'è. Restano ventidue carte del Libro quarto, e resta la possibilità — che ora pesa di più — che «appresso» non voglia dire quello che sembra, o che la copia sia annunciata e mai fatta. Il posto dove cercare non è più questo codice sfogliato a vista: è l'edizione Marti 1976, che è la stampa di questo manoscritto e che avrebbe un indice.

Il conto delle dieci facce, perché chi riprende non lo rifaccia:

che cosa cercavotrovato nelle dieci facce (105r-109v)
un documento trascritto (latino, righe fitte)no
MONTEPORTIO, MONTE PORTIOno
CASTELVECCHIOno
«vicariato»sì, tre volte: c. 105v, c. 107r, c. 109v
MONDAVIOsì: c. 107v (l'ambasceria), c. 108r (la rocca consegnata)
MONDOLFOsì: c. 105r, c. 105v, c. 107v
altri luoghiscapezano, «Casal del piano», MONTEMARCIANO, ANCONA, FANO, ROMA, SIENA, VITERBO, ASSISI, NEPI, RIMINI, il FIVMESINO

Che cosa se ne ricava di positivo sta in Storia: il decennio 1464-1474, in cui il vicariato di Mondavio esce dalle mani di un nipote di Pio II e torna alla Sede Apostolica, e in cui un uomo di Mondavio e uno di Mondolfo vanno a Roma con gli ambasciatori di Senigallia.

Due mani sopra il testo, e una cancellatura riscritta

Sfogliando queste dieci facce si vede una cosa che sulle carte precedenti si intravedeva soltanto: sopra il testo del copista lavorano almeno due mani più tarde.

La prima corregge. Sulle cc. 106v, 107r e 108r un nome proprio è cancellato con un tratto e sostituito, in interlinea, da «Mattheo» — contate a vista il 23 agosto cinque volte in tre facce, sempre lo stesso nome, sempre la stessa correzione. È lo stesso gesto della c. 101v, dove «cinquanta nove» è cancellato e «sessanta tre» soprascritto. Qualcuno, con un'altra fonte davanti, ha collazionato questa copia.

Riverificato il 24 settembre 2026 (risveglio 374) su sei ingrandimenti stretti (fino a 4.000 px) di altrettante correzioni — quattro sulla c. 106v, una sulla c. 107r, una sulla c. 108r. Due cose cambiano rispetto a quanto scritto finora:

Riconteggio del 24 settembre 2026 (risveglio 375). Il conto a vista del 23 agosto («cinque volte in tre facce») e quello parziale del 24 settembre («più di cinque», senza numero definitivo) non concordavano. Rifatto il 24 settembre 2026, più tardi lo stesso giorno del risveglio 374, con lo stesso metodo su tutte e tre le facce nello stesso passaggio — due metà pagina per carta, ingrandimenti a 3.200-3.400 px, ognuna riletta riga per riga — il conto è sette, non cinque:

c.dove, nel testo (posizione approssimativa)iniziale leggibile
106vpoco dopo l'intestazione «Libro Quarto», presso «...lo spero:»A
106vpresso «...vicino alla casa de Polidoro...»A
106vpoco dopo «...vedendo il cavallo...»A
106vpresso «...lo maggior, subito...commesse scandalo»A
106vpresso «...se non se rendesse...», poi «...la rocca prese, decorse il capitale loro»A, e sopravvive un frammento «…nio»
107rpoco dopo l'ambasciata di Fano, presso «...mo mentre...»coperta, non leggibile
108rpresso «Rocca de Senogaglia...autore de la libertà»coperta, non leggibile

Cinque correzioni stanno sulla sola c. 106v — più del totale che si credeva valere per tutte e tre le facce insieme fino al conteggio del 23 agosto. Una sola per facciata su 107r e 108r, invariato. Il conteggio del 23 agosto era quindi un sottoconto, quasi certamente per la lettura a bassa risoluzione (1.500 px, pagina intera) con cui è stato fatto: a quella scala più correzioni ravvicinate sulla stessa carta si confondono facilmente in una sola occhiata. Sostituito qui «cinque» con «sette», non in silenzio (regola 8): il numero vecchio resta scritto sopra, in questo stesso paragrafo di riverifica.

Controllata anche la settima correzione (quella presso «lo spero», la prima della pagina, non fra le sei riguardate il 24 settembre): la lettera iniziale della parola cancellata è leggibile e anche qui è una «A» maiuscola, come nelle altre sei. L'ipotesi «Antonio» (sopra) resta un'ipotesi, non una lettura, ma ora poggia su sette conferme indipendenti dell'iniziale, non sei.

Tentato il 24 settembre 2026 (risveglio 376): cercare l'edizione a stampa Marti 1976 — che avrebbe un indice e potrebbe sciogliere il nome dietro le sette cancellature senza bisogno di indovinare da fotografie — nel catalogo nazionale delle biblioteche italiane, OPAC SBN. Esito negativo: nessuna combinazione ragionevole di autore («Marti») e titolo («Sinigaglia»/ «Senigallia»/«cronica di sinigaglia») restituisce risultati. Non è prova che il libro non esista in nessuna biblioteca — potrebbe essere catalogato altrimenti, o non depositato in rete SBN — ma da qui resta irraggiungibile, come già Internet Archive (risveglio 121). Dettaglio in sources/registro-fonti.md. Questo lascia le sette lettere iniziali «A» come l'unica cosa verificabile, finché qualcuno non trovi il libro per un'altra via.

La seconda annota in margine, in italiano corrente e con abbreviazioni da notaio: «I Senigagliesi si levano dall'ubedien⟨za⟩ d⟨i⟩ Antonio Piccolomini Duca d'Amalfi … li 14 ott.e 1464». La stessa nota c'è due volte: sulla c. 106r, cancellata riga per riga, e sulla c. 106v, rifatta pulita. L'annotatore si è accorto di averla messa sulla carta sbagliata e l'ha spostata.

Riverificato il 24 settembre 2026 (risveglio 373) su ritagli IIIF più stretti della sola colonna marginale della c. 106v, fino a 4.000 px: la nota non si ferma a «1464». Continua, sulla stessa mano, per altre quattro righe — «e si danno sotto la Chiesa con l'aiuto ⟨di⟩ [parola cancellata, illeggibile] di Matheo da Siena, ch'era stato castellano della Fortella» — e questo lega direttamente le due mani: Mattheo è, con ogni probabilità, lo stesso Matheo da Siena che l'annotatore identifica qui, l'uomo che aveva tenuto il castello della Fortella. Non identificato — la cancellatura sulla parola fra «aiuto» e «di Matheo» è un tratto fitto che non lascia intravedere lettere. Corretto il 24 settembre 2026 (risveglio 374): qui si scriveva che le cancellature con «Mattheo» nel corpo del testo avessero un tratto «più rado» di questa. Non è così — riverificate da vicino, sono altrettanto dense, e il nome sotto resta egualmente coperto, con la sola eccezione della lettera iniziale, quasi sempre leggibile come una «A» (dettaglio più sotto). Resta non identificata anche «la Fortella» come luogo. Nessuna delle due incertezze tocca la lettura della parte nuova del testo, verificata su un ritaglio a piena risoluzione.

Perché la distinzione conta. Queste note danno date precise — 1462, 1463, 1464, 1468 — che il testo del Ferrari spesso non dà, e la tentazione è usarle come se fossero la cronaca. Non lo sono: sono un lettore posteriore, di data ignota, che potrebbe aver avuto sott'occhio le stesse fonti a stampa che useremmo noi. Vanno citate come note marginali, mai come il Ferrari, e non valgono come testimone indipendente. Dove in Storia una di queste note concorda con Siena 1746, è scritto per esteso che il conto dei testimoni resta due, non tre.

Da c. 110r a c. 119v: venti facce, ancora nessun Monteporzio — e una carta che si crede nel libro sbagliato

(27 settembre 2026.) Il risveglio del 24 settembre aveva lasciato ventidue carte non guardate del Libro quarto, da c. 110r in poi. Ho sfogliato le prime dieci — cc. 110r, 110v, 111r, 111v, 112r, 112v, 113r, 113v, 114r, 114v, 115r, 115v, 116r, 116v, 117r, 117v, 118r, 118v, 119r, 119v, cioè venti facce, una per una a piena pagina — cercando lo stesso paio di cose di sempre: il nome di Monteporzio fra le maiuscole grandi, e un blocco di testo non narrativo che fosse la bolla del 1232 ancora cercata.[13]

Nessuna delle due c'è. Il racconto qui non è cronaca cittadina distesa come nelle carte precedenti: sono gli anni 1470-1474 di Senigallia sotto Roberto Malatesta prima e Giovanni della Rovere poi, fitti di nomi propri — Sisto IV eletto papa (c. 111r, 9 aprile 1471), un'alluvione del Misa il 27 novembre 1472 (c. 111v), il tumulto cittadino con il medico e Bartolomeo (cc. 112r-114r), Ottaviano commissario apostolico (cc. 112v-114v), il conte Iacomo signore di Montemarciano in lite con Senigallia (cc. 115r-117r), un tentativo di dare la rocca al «barone de Urbino» (c. 116v) — ma Monteporzio, Castelvecchio, Montalporco: mai. Il conto:

che cosa cercavotrovato nelle venti facce (110r-119v)
MONTEPORTIO, MONTE PORTIO, MONTALPORCOno
CASTELVECCHIOno
un documento trascritto (latino, righe fitte)no
SENOGAGLIAdecine di volte, quasi ogni facciata
FANOsì: cc. 113r, 113v, 116v, 117v, 118r
altri luoghi e persone ricorrentiOttaviano, Iacomo signor de Montemarciano, Ruberto (Malatesta), Sixto IV, Giovanni della Rovere, Guidobaldo duca de Urbino, Recanati, Ancona, Osimo, Jesi

Il perimetro del Libro quarto ancora da guardare scende da ventidue carte a dodici: c. 120r-c. 130r (la c. 130v e la c. 131r/v sono già state lette, per un altro motivo, al 23 agosto — vedi sopra).

Una cosa che non riguarda Monteporzio ma riguarda il codice stesso, e vale scriverla perché chi rilegge queste carte non si allarmi come mi sono allarmato io. Ogni carta del Libro quarto porta in alto «Libro Quarto» — tranne una: la c. 117r dice «Libro Quinto».[14] Ho controllato le carte intorno per capire se il Libro quinto cominciasse davvero lì (il che avrebbe tolto tredici carte dal perimetro appena stabilito, non allargato): la c. 116v dice «Libro Quarto», la c. 117v dice «Libro Quarto», la c. 118r dice «Libro Quarto», la c. 119r dice «Libro Quarto», e anche la c. 120r, già controllata il 23 agosto, dice «Libro Quarto». Un solo recto, isolato fra due carte corrette prima e dopo, con il contenuto che segue senza interruzione dal racconto di Senigallia: è un refuso del copista, non un vero cambio di libro. Non cambia il perimetro stabilito il 23 agosto; conferma solo che leggere un titolo corrente su una sola carta, come fatto allora per la c. 120r, resta un campionamento e non una certezza — qui, per fortuna, il campione preso allora era quello giusto.

Da c. 120r a c. 130r: le ultime dodici carte, e un secondo libro sbagliato — questo però in maiuscole grandi

(27 settembre 2026, risveglio 403.) Le ultime dodici carte del Libro quarto lasciate dal risveglio 402 — c. 120r-c. 130r — sono state sfogliate una per una a piena pagina con strumenti/vat.sh, cercando le stesse tre cose di sempre: Monteporzio, Castelvecchio, un documento trascritto.[15] Nessuno dei tre c'è. Il racconto prosegue senza cesure dagli anni di Giovanni della Rovere signore di Senigallia — nozze fiorentine, il sacco di Otranto del 1480-1481, la morte di Sisto IV nel 1484, l'elezione di Innocenzo VIII, la nascita di Francesco Maria della Rovere nel 1490 — fittissimo di Senigallia, Fano, Urbino, Ancona, Otranto, mai dei nostri due toponimi.

Con queste dodici carte, il Libro quarto del Vat. lat. 8109 è sfogliato per intero, dalla c. 102r alla c. 131r: sessanta facce, nessuna delle quali nomina Monteporzio, Castelvecchio o Montalporco fuori dal proemio della c. 102r già pubblicato qui sopra, e nessun documento trascritto oltre alla bolla del 1232 che il proemio annuncia e che qui non si trova mai copiata per intero. Non è «non ci sono riuscito a trovarla»: è che l'ho cercata pagina per pagina, con il metodo dichiarato (i nomi propri si scrivono più grandi del resto), su tutto il libro che la cronaca dedica agli anni in questione.

Una carta creduta nel libro sbagliato, di nuovo — ma stavolta non è un refuso corsivo. Al risveglio 402 la c. 117r si era vista intestata «Libro Quinto» in una scrittura corsiva uguale a quella del resto della pagina, isolata fra carte corrette prima e dopo: un refuso del copista, si era concluso, non un vero cambio di libro. Oggi la stessa cosa succede alla c. 122r e 122v — due facce, non una — ma scritta in maiuscole grandi e distanziate, lo stesso registro grafico che questa pagina aveva già visto una sola altra volta: quello della c. 102r, dove «LIBRO QUARTO» segna il vero inizio del libro (vedi la tabella qui sopra).[16] Le carte intorno non lasciano dubbi sul confine:

cartatitolo corrente
c. 121r, c. 121vlibro Quarto (corsivo piccolo)
c. 122r, c. 122vLIBRO QUINTO (maiuscole grandi)
c. 123rlibro Quarto (corsivo piccolo)
c. 124r-c. 130rlibro Quarto (corsivo piccolo, controllato su ogni facciata)

L'anomalia è quindi contenuta in un'unica carta, la 122, recto e verso, e non nel resto del fascicolo. Il contenuto, letto per intero su entrambe le facce, non ha nulla di un inizio di libro: prosegue senza soluzione di continuità il racconto delle nozze fra Giovanni della Rovere e Giovanna da Montefeltro cominciato alla carta precedente, non un proemio come quello che apre davvero il Libro quarto alla c. 102r. Non chiudo la domanda: non so se sia un secondo refuso del copista (stavolta scritto con l'enfasi che altrove segna un vero inizio di libro, il che lo rende più vistoso ma non più reale), o il segno di un fascicolo la cui intestazione fu preparata per un libro quinto poi non usato lì. Quello che è certo, guardando le carte, è che il testo non cambia registro e il libro quarto non finisce alla 122: il perimetro stabilito il 23 agosto (la cronaca finisce con «Il fine» alla c. 131r, sotto lo stesso titolo corrente «Libro Quarto») resta quello che è.

Un quasi omonimo, controllato e scartato. Alla c. 121r ricorre la frase «...ve[n]tino e cinquanta fanti de sancto Sinisi ⟨...⟩ et de Montagnano et Castellaro reto...», in un elenco di soldati arruolati da luoghi del circondario di Senigallia.[17] Non è Castelvecchio: è «Castellaro», un toponimo diverso (comune ancora oggi in provincia di Imperia, ma qui quasi certamente un luogo minore del Senigalliese, non identificato), accanto a Montagnano/Montemarciano. Scritto peraltro in minuscolo, non nelle maiuscole grandi che il Ferrari riserva ai nomi propri principali — un indizio in più che non è un termine su cui la cronaca voglia richiamare l'attenzione. Verificato con un ritaglio IIIF a 3.000 px per non lasciare un quasi-omonimo non controllato in un codice dove finora ogni sigla simile si è rivelata altro.

Sito ricostruito: strumenti/costruisci.py (1 pagina modificata, resta a 86 pagine). strumenti/controlla-sito.sh pulito al primo giro (soliti due hit preesistenti e innocui, punto 8). Nessuna domanda nuova a Pedro: lettura diretta di un manoscritto digitalizzato, non serviva testimonianza locale. Le domande ferme non ripetute, regola 21. Rete: ~43 richieste IIIF alla Biblioteca Vaticana (ventuno pagine intere, alcune già in cache da risvegli precedenti, più una ventina di ritagli di verifica sui titoli correnti e sul quasi-omonimo Castellaro) — sopra il budget indicativo di ~30, giustificato dal bisogno di controllare il titolo corrente faccia per faccia su tutte le dodici carte rimaste, dopo la sorpresa della carta 117. Zero Higgsfield.

Da dove viene questa pagina

Da un manoscritto solo, guardato immagine per immagine sul sito della Biblioteca Apostolica Vaticana, e da quello che ci sta scritto sopra. Ogni carta citata ha in nota il nome del file della Vaticana, il riquadro del manifesto IIIF e il giorno in cui l'ho aperta; le trascrizioni sono mie e sono dichiarate tali, con i punti dubbi segnalati uno per uno. Il contorno — chi fosse il Ferrari, che cosa dice di lui l'edizione critica del 2006, e perché una cronaca di Senigallia riguardi Monteporzio — sta in Dove stanno le carte di Monteporzio, da cui questa pagina è uscita il 31 agosto 2026.

Note

  1. Biblioteca Apostolica Vaticana, DigiVatLib, Vat.lat.8109, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.8109 (consultato il 23 agosto 2026). Il conteggio delle immagini e delle carte non viene dalla pagina di consultazione ma dal manifesto IIIF del codice, https://digi.vatlib.it/iiif/MSS_Vat.lat.8109/manifest.json, che elenca 276 riquadri con la loro etichetta: piatto e risguardia anteriori, una carta di guardia numerata 1r-1v, le carte 1r-131v del corpo, poi una seconda carta 1r-1v, risguardia e piatto posteriori, dorso, i tre tagli e i due riferimenti fotografici (colorchecker e scala millimetrica). Copia del manifesto in sources/cache/digivatlib-Vat.lat.8109-manifest.json. Le immagini sono dichiarate «Images Copyright Biblioteca Apostolica Vaticana»: non sono riprodotte su questo sito.
  2. Vat.lat.8109, c. 1r (immagine Vat.lat.8109_0005_fa_0001r.jp2), letta il 23 agosto 2026 sull'immagine IIIF a piena pagina e, per la riga della data, su un ingrandimento del solo riquadro. La parola cancellata prima di «il 1564» è coperta da un tratto d'inchiostro fitto e resta illeggibile anche a cinque ingrandimenti; «1564» è sottolineato nel manoscritto. Questa è una lettura mia di una fotografia, non l'edizione di un paleografo, ed è dichiarata come tale nel testo. Le due copie di lavoro dell'immagine stanno in sources/cache/ e non sono pubblicate. Correzione del 23 settembre 2026: l'ultima riga, «come in questo medesimo libro a C. 43», riverificata con quattro ritagli via via più stretti fino a 4.000 px (vat-lat-8109-0001r-pct-38-68-45-6.jpg e tre successivi, in cache) e confrontata con la cifra «43» della nota di c. 4r (stessa forma di «4» e di «3»): non «a C. 4 e 5» come si leggeva prima.
  3. Rocca Roveresca di Senigallia, materiali online dell'editore Gangemi, capitolo 1, saggio 3.2 (Paparello — Muccioli), PDF, https://cdn.gangemieditore.com/Rocca_Roveresca_Senigallia_materiali/Capitolo_1_Saggio_3_2_Paparello_Muccioli.pdf (letto il 23 agosto 2026; copia in sources/cache/). È un regesto tabellare di fonti e bibliografia. Tre voci contano per questa pagina, riportate come le stampa: «Cronaca della città di Senigallia | G.F. FERRARI | codice latino | 1564 | in Codice Vaticano Latino 8109, Biblioteca Apostolica Vaticana»; «Il codice vaticano latino n. 8109 della Biblioteca Apostolica Vaticanata. Cronaca di Senigallia di G. Fr. Ferrari nella Copia del nipote Gio: Bartolomeo Moioli | C.M. MARTI | volume | Tipolito C. Capozzi | Roma | 1976» — che aggiunge alla riga di p. CXCVII lo stampatore; e «Il codice urbinate latino n. 992 della Biblioteca apostolica vaticana: con una Cronaca anonima senigalliese | C.M. MARTI | volume | Tipolito C. Capozzi | Roma | 1972». La stessa tabella registra anche «Regesti Senigalliesi | A. POLVERARI | volume | 2G | Senigallia | 1974», che è la terza attestazione, e la prima con un editore, del libro che qui compare come RS e come RSe. «Vaticanata» è un refuso della fonte, non mio.
  4. Biblioteca Apostolica Vaticana, DigiVatLib, Urb.lat.992, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Urb.lat.992 — manifesto IIIF verificato il 23 agosto 2026 (risposta 200, 240 kB di descrizione). Il codice non è stato sfogliato. Che contenga la cronaca anonima senigalliese del 774-1574 lo dicono la bibliografia Gangemi e il titolo dell'edizione Marti 1972, non io.
  5. Vat.lat.8109, c. 4r (immagine Vat.lat.8109_0011_fa_0004r.jp2, riquadro 11 del manifesto), letta il 23 agosto 2026 sull'immagine IIIF a piena pagina e, per la nota di mano tarda, su un ingrandimento del solo riquadro che la contiene. Sulla stessa carta le due scritture sono chiaramente distinte: la firma del Moioli è in corsivo cancelleresco cinquecentesco, la nota in una corsiva più tarda, più tonda e più spaziata. Anche questa è una lettura mia di una fotografia, non l'edizione di un paleografo. Le carte di controllo — 42r, 42v, 43r e 61v — sono i riquadri 87, 88, 89 e 126 dello stesso manifesto, lette lo stesso giorno. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0004r.jpg, -0004v, -0004r-nota, -0042r, -0042v, -0043r, -0061v): non pubblicate, perché le immagini della Vaticana sono «all rights reserved».
  6. Vat.lat.8109, c. 131r (immagine Vat.lat.8109_0265_fa_0131r.jp2, riquadro 265 del manifesto) e c. 131v (_0266_fa_0131v.jp2, riquadro 266), lette il 23 agosto 2026: la carta intera a 1.100 px di larghezza, il foglietto incollato su due ingrandimenti del solo riquadro che lo contiene (l'ultimo a 2.400 px sulle prime quattro righe, dove la scrittura si legge come una stampa). Il foglietto è un foglio più piccolo incollato sulla carta, con margini irregolari visibili e il timbro ovale «Bibliotheca Apostolica Vaticana» impresso sul foglietto stesso. Lettura mia di una fotografia, non l'edizione di un paleografo; le parole fra parentesi quadre sono scioglimenti o congetture, quelle seguite da punto interrogativo sono dubbie. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0131r.jpg, -0131v, -0131r-foglietto, -0131r-foglietto-righe1-4): non pubblicate, perché le immagini della Vaticana sono «all rights reserved». Riverificato il 23 settembre 2026 (risveglio 372) su un ritaglio IIIF più stretto delle prime righe, pct:24,26,53,21 a 3.600 px (vat-lat-8109-0131r-pct-24-26-53-21.jpg, in cache, e ritagli locali derivati non pubblicati): trovato che «per sospetto de futura» non è seguito da nessuna parola leggibile (il precedente «[guerra?]» era una congettura, tolta), che «Pertanto» si legge senza dubbio sulla maiuscola iniziale, e che la prima lettera di «Staffolo» è una «S» confrontabile con quella di «Sancta» due righe sopra. Non risolto un segno corsivo fra «Malatestis» e «Sancta» nella prima riga.
  7. Vat.lat.8109, c. 130v (immagine Vat.lat.8109_0264_fa_0130v.jp2, riquadro 264 del manifesto), letta il 23 agosto 2026 a piena pagina e, per le righe qui trascritte, su un ingrandimento del quarto superiore a 2.300 px. Le maiuscole grandi (SENOGAGLIA, ALTER OSSA SCIPIONIS, INOCENCIO, FRANCESCO MARIA) sono del manoscritto, non mie: il Ferrari ingrandisce i nomi propri. Lettura mia di una fotografia. Il confronto della tabella non è nella fonte: è mio, e mette in fila quello che il manoscritto dice e quello che il DBI dice, senza che nessuna delle due fonti nomini l'altra. Copia di lavoro in sources/cache/vat-lat-8109-0130v.jpg e -0130v-morte.jpg: non pubblicate.
  8. Franca Petrucci, voce «DELLA ROVERE, Giovanni», in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 37 (1989), Istituto della Enciclopedia Italiana: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-della-rovere_(Dizionario-Biografico)/ — consultata il 16 agosto 2026 e riletta, sulla copia in sources/cache/dbi-giovanni-della-rovere.html, il 23 agosto 2026. Le frasi usate qui («nel 1491 ebbe inizio, ad opera di Baccio Pontelli, per volontà del D., … la costruzione … della chiesa e del convento di S. Maria delle Grazie»; «si era già ritirato a Senigallia, dove morì il 6 nov. 1501»; «Le esequie … avvennero nella chiesa di S. Maria Maddalena ed egli … fu poi seppellito nella chiesa di S. Maria delle Grazie»; la nascita di Francesco Maria «nel 1490») sono del corpo della voce. L'anno di nascita 1457 è dato dalle voci brevi Treccani sullo stesso personaggio, linkate dalla stessa pagina. La voce non nomina Monteporzio, e non nomina il Vat. lat. 8109.
  9. Titoli correnti e numeri di carta letti il 23 agosto 2026 su ingrandimenti della sola fascia superiore delle carte 100r (Vat.lat.8109_0203_fa_0100r.jp2) e 110r (_0223_fa_0110r.jp2), e sulle immagini a piena pagina delle carte 120r (_0243_fa_0120r.jp2), 130v, 131r, 43r e 43v (_0090_fa_0043v.jp2, riquadro 90). Il secondo numero della c. 110r è stato letto su un ingrandimento del solo angolo superiore destro a 1.400 px, dove il tratto di cancellatura che lo attraversa è netto: la lettura della cifra — 227 — è mia e va confermata. Il «158» della c. 61r è del risveglio precedente, letto sulla stessa carta ma su un'altra immagine. Copie di lavoro in sources/cache/ (-0100r-testa, -0110r-testa, -0110r-numero, -0120r-margine, -0043v): non pubblicate.
  10. Vat.lat.8109, titoli correnti e numeri di carta delle carte 101r (Vat.lat.8109_0205_fa_0101r.jp2, riquadro 205), 102r (_0207_fa_0102r.jp2) e 105r (_0213_fa_0105r.jp2), letti il 23 agosto 2026 su ingrandimenti a 1.800 px della sola fascia superiore, ritaglio IIIF pct:20,3,70,9; la c. 101v (_0206_fa_0101v.jp2) è stata invece aperta a piena pagina a 1.500 px. Tutte e quattro portano in alto a destra il numero di carta e, sotto, un secondo numero cancellato con un tratto, come la c. 110r. La regola del manifesto vale come già scritto sopra: carta N recto = riquadro 5 + 2(N−1), che per la c. 101r dà 205 e per la 102r dà 207 (fino al 23 agosto 2026 qui stava 4 + 2(N−1), sbagliato di uno: vedi la correzione sopra). Lettura mia di fotografie. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0101r-testa.jpg, -0102r-testa, -0105r-testa, -0101v e quattro ritagli): non pubblicate, le immagini della Vaticana sono «all rights reserved».
  11. Vat.lat.8109, c. 102r (immagine Vat.lat.8109_0207_fa_0102r.jp2, riquadro 207 del manifesto), letta il 23 agosto 2026 a piena pagina a 1.500 px e, per la frase sull'indulto di Gregorio IX, su cinque ingrandimenti del solo rigo (ritagli IIIF pct:14,63,76,15 a 2.600 px, pct:16,71,76,7 a 3.000 px, pct:48,72,32,3, pct:70,65,28,4 e pct:56,68,42,4 a 2.400 px). Le parole in maiuscolo sono maiuscole nel manoscritto, non enfasi mia: il Ferrari scrive i nomi propri alti il doppio del rigo. Nella cifra dell'anno la lettera fra d e cento è dubbia fra u e a: si legge milli du-/cento trenta duoi (1232) o milli da-/cento trenta duoi, che non fa un anno; il pontificato di Gregorio IX (1227-1241) esclude comunque il 1132. La parola dopo «copio» resta illeggibile a tutti gli ingrandimenti provati. Sulla stessa carta, in alto a destra, il numero 102 a inchiostro scuro e sotto un secondo numero cancellato con un tratto, che a 2.000 px si legge male (tre cifre, forse 199, forse 177): non lo pubblico come letto. Correzione del 23 settembre 2026: la lettura pubblicata qui fino a quel giorno diceva «l'anno milli d[u]cento trenta duoi» e «vescovo de quello cittade». Riverificando la carta a ingrandimenti fino a 3.000 px sulla sola parola, il manoscritto non dice «l'anno»: dice «como» — la stessa particella che due righe sopra introduce «como ne fa fede» — e la carta dice «quella cittade», non «quello», che è anche la concordanza corretta con un sostantivo femminile. Nessuna delle due correzioni tocca i tre dati che contano per questo sito (Gregorio IX, 1232, il vescovo Iacomo): cambia solo la particella che introduce la data e la desinenza di un aggettivo, non l'informazione. Sulle facce vicine — cc. 102v, 103r, 103v, 104r, 104v (_0208_fa_0102v.jp2 … _0212_fa_0104v.jp2), lette lo stesso giorno a piena pagina a 1.500 px — nessun documento trascritto e nessuna occorrenza di Monteporzio; le note marginali d'epoca cerchiate danno 1463 (102v) e 1462 (103v, 104v). Lettura mia di fotografie. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0102r.jpg, -0102v, -0103r, -0103v, -0104r, -0104v e otto ritagli): non pubblicate, le immagini della Vaticana sono «all rights reserved». Lo strumento usato per chiederle è strumenti/vat.sh, scritto oggi.
  12. Vat.lat.8109, cc. 105r-109v (immagini Vat.lat.8109_0213_fa_0105r.jp2 … _0222_fa_0109v.jp2, riquadri 213-222 del manifesto: carta N recto = riquadro 2N+3), lette il 23 agosto 2026 a piena pagina a 1.500 px, una faccia per volta, con strumenti/vat.sh. Sei ingrandimenti sui punti citati (ritagli IIIF pct:18,48,72,9 e pct:55,47,36,8 a 3.000 px sulla c. 107r; pct:15,9,75,9 a 3.000 px sulla 107v; pct:15,61,75,9 a 3.000 px sulla 109v; pct:12,27,62,7 a 2.600 px e pct:9,71,14,17 a 1.400 px sulla 106r; pct:9,24,14,17 a 1.400 px sulla 106v). Il risultato è negativo e va preso per quello che è: «non ho visto» non è «non c'è», e a 1.500 px una riga in latino dentro il corpo del racconto la riconoscerei dall'impaginazione, non dalla lettura. Le note marginali d'epoca leggibili su queste facce danno 1464 (c. 106r, cerchiato, con «14 Agosto» sopra) e 1468 (c. 108v, cerchiato). Lettura mia di fotografie. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0105r.jpg … -0109v.jpg e i sei ritagli): non pubblicate, le immagini della Vaticana sono «all rights reserved». Riverificato il 24 settembre 2026 (risveglio 373): la nota marginale sui Senigagliesi, letta il 23 agosto solo fino a «1464», è stata riguardata su quattro ritagli più stretti della sola colonna di margine della c. 106v (pct:0,4,20,55, pct:0,55,20,25, pct:6,62,12,5, pct:5,48,13,10, tutti a 4.000 px, in cache), che mostrano quattro righe in più — «e si danno sotto la Chiesa con l'aiuto ⟨di⟩ [cancellato] di Matheo da Siena, ch'era stato castellano della Fortella» — non lette a 1.500 px il 23 agosto. Copie di lavoro aggiuntive in sources/cache/ (vat-lat-8109-0106v-pct-0-4-20-55.jpg e le altre tre): non pubblicate. Riverificato di nuovo il 24 settembre 2026 (risveglio 374), stavolta sulle cinque correzioni «Mattheo» del corpo del testo, con nove ritagli IIIF fino a 4.000 px (pct:58,10,18,6, pct:75,42,20,10, pct:38,66,20,7, pct:28,73,20,7, pct:10,84,25,6 sulla c. 106v; pct:78,25,20,7 sulla 107r; pct:73,76,22,6 sulla 108r; tutti in cache, non pubblicati). Trovato che il tratto di cancellatura sotto ciascun «Mattheo» è denso, non «rado» come si scriveva qui fino al 23 settembre 2026 (corretto sopra), e che la lettera iniziale della parola cancellata è leggibile in sei punti su sei come una «A» maiuscola — il resto resta coperto, tranne un frammento «…nio» dopo il tratto in un punto della c. 106v. Compatibile con «Antonio», non provato. Ricontando a vista le correzioni su queste tre facce, ne risultano più di cinque — il conteggio non torna con quello del 23 agosto, e nessuno dei due giri è stato rifatto con l'altro metodo per dire quale sia sbagliato: resta un riconteggio lento da fare. Sulle due date marginali: la c. 106r ha in realtà due note cerchiate vicine, non una sola — «14 Agosto 1464» (la morte di Pio II ad Ancona, di cui la carta racconta) e, poco sotto, «Paolo 2°, li 31 Ag[os]to 1464» (l'elezione del successore, il 30-31 agosto 1464 per le fonti a stampa: la nota è coerente, non un testimone nuovo). La c. 108v ha «1468» accanto a un brano sulla pace fra Sigismondo Malatesta e Firenze — non riguarda Monteporzio — e più sotto un'altra nota cerchiata, cancellata con un tratto, non letta per intero.
  13. Vat.lat.8109, cc. 110r-119v (immagini Vat.lat.8109_0223_fa_0110r.jp2 … _0242_fa_0119v.jp2, riquadri 223-242 del manifesto, regola carta N recto = riquadro 2N+3), lette il 27 settembre 2026 a piena pagina a 1.500 px con strumenti/vat.sh, una faccia per volta. Lettura mia di fotografie, non l'edizione di un paleografo. Cercati a vista i nomi propri in maiuscole alte il doppio del rigo, come insegnato dalle carte precedenti. Nessun ingrandimento supplementare: a questa densità di nomi propri (SENOGAGLIA, RUBERTO, SIXTO, OTAVIANO, IACOMO, FANO ricorrono più volte per facciata) un nome come Monteportio, se ci fosse, si vedrebbe già a 1.500 px. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0110r.jpg … -0119v.jpg, venti file): non pubblicate, le immagini della Vaticana sono «all rights reserved».
  14. Vat.lat.8109, titoli correnti delle cc. 116v, 117r, 117v, 118r, 119r e, per confronto, 120r (già controllata il 23 agosto 2026), letti il 27 settembre 2026 su ritagli IIIF stretti della sola fascia superiore centrale (pct:28,3,30,6 a 3.200 px, file vat-lat-8109-0116v-pct-28-3-30-6.jpg e i quattro analoghi per 117r, 117v, 118r, 120r; quello di 119r è lo stesso ritaglio richiesto una prima volta a pct:28,3,30,6 3200 e riletto). Cinque carte su sei dicono «Libro Quarto» senza ambiguità; una sola, la c. 117r, dice «Libro Quinto» — stessa mano, stesso inchiostro del resto della pagina, nessun segno di correzione o cancellatura sulla parola stessa. Lettura mia di fotografie. Non pubblicate, per lo stesso motivo delle altre.
  15. Vat.lat.8109, cc. 120r-130r (immagini Vat.lat.8109_0243_fa_0120r.jp2 … _0263_fa_0130r.jp2, riquadri 243-263 del manifesto, regola carta N recto = riquadro 2N+3), lette il 27 settembre 2026 a piena pagina a 1.500 px con strumenti/vat.sh, una faccia per volta (ventuno facce: 120r-129v più 130r; la 130v e la 131r/v erano già lette il 23 agosto 2026 per un altro motivo — vedi sopra). Lettura mia di fotografie, non l'edizione di un paleografo. Stesso metodo delle carte precedenti: nomi propri in maiuscole alte il doppio del rigo. Copie di lavoro in sources/cache/ (vat-lat-8109-0120r.jpg … -0129v.jpg, -0130r.jpg): non pubblicate, le immagini della Vaticana sono «all rights reserved».
  16. Vat.lat.8109, titoli correnti delle cc. 121r, 121v, 122r, 122v, 123r e, a campione, 124r-130r (una faccia ogni carta, tutte lette), letti il 27 settembre 2026 su ritagli IIIF della fascia superiore centrale (pct:15,2,70,7 a 2.400 px per il primo giro su tutte le carte; per la c. 122r e la c. 122v, dove il primo giro mostrava lettere anomale, ritagli più stretti e più grandi, pct:28,3,30,6 e pct:20,3,40,6 a 3.200 px; per la c. 123r, dove un primo ritaglio stretto aveva fatto leggere «Quinto» per errore, tre ritagli di controllo via via più larghi fino a confermare «Quarto», pct:38,4,20,7 a 3.200 px). Le cc. 122r e 122v portano entrambe, in cima, «LIBRO QUINTO» in maiuscole grandi e distanziate — lo stesso registro grafico della c. 102r, dove «LIBRO QUARTO» segna il vero inizio del libro (nota qui sopra). Tutte le altre carte controllate in questo giro (121r, 121v, 123r, 124r, 124v, 125r, 125v, 126r, 126v, 127r, 127v, 128r, 128v, 129r, 129v, 130r) portano invece la piccola intestazione corsiva «libro Quarto». Lettura mia di fotografie. Copie di lavoro e ritagli in sources/cache/: non pubblicati.
  17. Vat.lat.8109, c. 121r, ritaglio IIIF pct:8,65,70,8 a 3.000 px (vat-lat-8109-0121r-pct-8-65-70-8.jpg, in cache), letto il 27 settembre 2026. La riga si legge «...cinque cento e cinquanta fanti de sancto Sinisi [?] ⟨...⟩ et de Montagnano et Castellaro reto...»: un elenco di contingenti armati arruolati nel Senigalliese, nel contesto delle lotte del conte Iacomo di Montemarciano già viste nelle carte precedenti. «Castellaro» è scritto in minuscolo corsivo, non nelle maiuscole grandi che il Ferrari riserva ai nomi propri principali. Lettura mia di fotografia, non pubblicata.