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Com'è fatto il territorio

Diciotto chilometri quadrati di collina sul fianco sinistro della bassa valle del Cesano, alti fra 34 e 254 metri. Un fiume che d'estate quasi non c'è — e che si è chiamato Suasanus per un migliaio d'anni —, quattro terrazzi fluviali e tre sorgenti minerali, di cui una ha lasciato il nome a una via.

Ultima verifica: 4 ottobre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Questa pagina riguarda il comune marchigiano in provincia di Pesaro e Urbino, codice ISTAT 041038, nella valle del Cesano. Il comune laziale con un nome quasi uguale sta nei Colli Albani, a circa 250 chilometri, e non c'entra nulla.

Sul sito ci sono pagine che contano gli abitanti, le imprese, i voti e i sindaci. Nessuna finora diceva com'è fatto il posto: dove sta, quanto è alto, che acqua ha. Questa prova a dirlo.

Quasi tutto quello che segue viene da un capitolo solo — il primo del quaderno di Alberto Polverari,[1] intitolato Morfologia del territorio — e da un file dell'ISTAT sulle altimetrie comunali.[2] Sono due fonti molto diverse e vale la pena dire subito in che modo: l'ISTAT misura il terreno di oggi con un modello digitale; Polverari, nel 1980, riassume e trascrive la Carta Geologica d'Italia e alcune opere ottocentesche sulle acque minerali. Del secondo si legge il resoconto, non i documenti. Dove trascrive, è segnalato.

Dove sta

Il comune è tutto nella fascia collinare della valle del Cesano. Polverari lo dice in una riga: «Il territorio di Monteporzio è tutto nella fascia collinare della valle del Cesano di formazione geologica risalente al Pliocene superiore».[1] La scheda della Provincia aggiunge da che parte del fiume: sui «rilievi collinari del versante sinistro della bassa Val Cesano»,[3] cioè — la sinistra di un fiume si conta guardando verso la foce, e il Cesano scende dal Catria verso il mare — sul fianco nord-occidentale della valle.

I due centri abitati, Monteporzio e Castelvecchio, stanno su due colline distinte e vicine. La descrizione che il paese usa da secoli per sé stesso non è sua: è di Gaetano Torri, che nelle sue memorie su Mondolfo giudicava «invidiabile» il sito dei due paesi,

«Posti distanti tra loro un quarto di miglio, come spirante un'aria soave, e adorni all'intorno d'altre vaghe Collinette, leggiadre Pianure, e soggiacente vista del Fiume Cesano».[4]

La frase torna tre volte nel quaderno, ed è la stessa che l'associazione che ha ristampato il libro nel 2014 ha rimesso in copertina. Un quarto di miglio sono all'incirca quattrocento metri.

Le misure

Superficie18,33 km²
Altitudine minima34 m s.l.m.
Altitudine massima254 m s.l.m.
Escursione220 m
Altitudine media113,8 m s.l.m.
Altitudine mediana107 m s.l.m.
Altitudine del centroide della sezione dov'è il municipio81 m s.l.m.
Deviazione standard delle quote45,5 m

Fonte: ISTAT, Altimetria dei Comuni al 31 dicembre 2021.[2] La superficie è ricavata dai confini amministrativi con un sistema informativo geografico; le quote sono elaborazioni ISTAT su modello digitale del terreno NASADEM.

Due righe di questa tabella non erano mai state pubblicate qui e dicono qualcosa che la media da sola non dice. La mediana è 107 metri, sotto la media di 113,8: metà della superficie del comune sta più in basso di 107 metri. E la deviazione standard è 45,5 metri su un'escursione di 220 — le quote non sono sparpagliate fra il fondovalle e la cima, ma raccolte attorno al centinaio di metri. È un territorio di collina bassa e regolare, non di crinali.

Corretto il 30 agosto 2026. Qui c'era scritto: «Il municipio, a 81 metri, sta più in basso della metà del comune». Quel numero non è l'altezza del municipio, ed è stata la riga più incauta di questa pagina per ventuno giorni.

Il campo dell'ISTAT si chiama ALT CENTR MUN, e il foglio «Legenda» dello stesso file lo definisce per esteso: «Altitudine calcolata sul centroide della sezione di censimento 2021 dove risulta collocato il Municipio del Comune».[2] Non è la quota dell'edificio: è la quota del punto medio della sezione di censimento che contiene l'edificio. Per un comune di collina la differenza non è un dettaglio — una sezione può scendere per intero lungo un fianco, e il suo centroide cadere molto più in basso di ogni casa che ci sta dentro.

Quanto in basso, qui, non lo so, e la pagina non lo dice più. Il municipio è in viale Cante di Montevecchio, cioè nella parte del capoluogo cresciuta nel secondo dopoguerra,[5] e il capoluogo è un centro abitato a cui l'ISTAT, in un altro suo file, attribuisce 105 metri.[6] Fra le due cifre non c'è contraddizione, perché non misurano la stessa cosa: una è un centroide di sezione, l'altra una quota di località.

La stessa definizione, letta per intero, sta da sempre in Il Comune di Monte Porzio — che la riporta correttamente sotto la sua tabella. Due pagine di questo sito avevano lo stesso numero e una sola aveva la sua definizione, e quella senza ci ha costruito sopra una frase.

La superficie non è cambiata in novant'anni. I censimenti del 1931 e del 1936 stampano, in una colonna «Territorio Km²», 18,36 km² per questo comune; il rilievo ISTAT del 2021, fatto sui confini digitali, dà 18,33.[7] Tre centesimi di chilometro quadrato — tre ettari, lo 0,16% — che stanno dentro la differenza fra due modi di misurare, il catasto e il sistema informativo geografico, e non dentro uno spostamento di confine. Lo conferma per via indiretta la colonna della densità che i censimenti stampano dal 1971: 102, 117, 120 e 121 abitanti per km² nel 1971, 1981, 1991 e 2001, che sono i numeri che si ottengono dividendo la popolazione di quegli anni per una superficie di 18,3 km². Quattro censimenti su cinque; il quinto, il 2011, dà 152 dove il conto darebbe 153, e nella stessa riga sbaglia anche la densità di Fano.

Vent'anni prima, però, il censimento ne stampava un'altra. La Tavola I del censimento del 1911, letta nel volume originale, dà per questo comune una «superficie complessiva» di 1.741 ettari, cioè 17,41 km²:[8] novantacinque ettari meno del 18,36 del 1931, il 5% in meno. E non è che nel 1911 si misurasse più stretto in generale — nella stessa pagina San Costanzo ha 4.085 ettari contro i 40,70 km² del 1931 (quindici ettari di differenza, cioè niente), mentre Mondolfo ne ha 2.566 contro 22,84 km², 282 ettari in più. Tre comuni confinanti, tre scarti di segno e taglia diversi: non è uno spostamento di confine, è una colonna che nel 1911 non era compilata con lo stesso metro dappertutto. Le due misure si pubblicano tutte e due, senza sceglierne una: quella del 1931 ha dalla sua il rilievo del 2021, che le dà ragione a tre centesimi.

Nella stessa riga il censimento del 1911 stampa anche l'«altimetria centrale» delle due frazioni: 110 metri per Monte Porzio e 99 per Castelvecchio.

Corretto il 30 agosto 2026. Dal 16 agosto qui c'era scritto che quelle due cifre «si accordano con la misura di oggi — media 113,8, mediana 107». Non si accordano, perché non misurano la stessa cosa.

L'«altimetria centrale» del 1911 è la quota di un punto: il centro della frazione, «ricavata dalle carte dell'Istituto topografico militare».[9] La media e la mediana dell'ISTAT sono invece statistiche calcolate su tutta la superficie del comune — 18,33 km² di collina e di fondovalle, compreso il punto a 34 metri.[2] Una quota di paese e la media di un territorio possono avvicinarsi per caso, e qui lo fanno perché il comune è di collina bassa e regolare; ma un numero che si avvicina non è un numero confermato. È lo stesso errore che il 29 agosto ha portato a correggere il «40/56» in Dove finisce il comune: due cifre confrontate senza chiedersi che cosa fosse ciascuna.

L'omologo vero c'era, ed è in un'altra pagina di questo sito. L'ISTAT attribuisce oggi a ciascuna località una quota: 105 metri al centro abitato di Monte Porzio, 102 a Castelvecchio.[6] Quelle sì sono grandezze dello stesso genere — l'altezza attribuita a un paese —, e distano dal 1911 di cinque metri e di tre.

E nemmeno questo è una verifica. Prima di scriverlo ho controllato quanto quel campo si muove, e si muove pochissimo: le quote delle quattro località storiche del comune sono identiche in tutte e quattro le edizioni delle Basi territoriali — 1991, 2001, 2011, 2021 —, e su tutte le Marche 1.889 località su 1.928 rintracciabili dal 1991 al 2011 tengono la stessa cifra, il 98,0%.[10] Una quota di località, nelle Basi, non si rimisura a ogni censimento: si eredita. Quanto sia vecchia quella di Monte Porzio il file non lo dichiara, e da dove venga neppure. Il 110 del 1911 e il 105 di oggi sono vicini; se siano due misure indipendenti, non lo so — ed è la stessa cautela che il 29 agosto ha fatto declassare un controllo su Padana, dove due cifre coincidevano perché venivano dallo stesso tracciato.

Quello che resta, e che vale: la riga dell'altimetria del 1911 non ha il difetto della riga della superficie, che sbaglia di 95 ettari. E le avvertenze del volume dicono perché le due colonne possono avere qualità diverse — vengono da due uffici diversi, l'una dall'Istituto topografico militare, l'altra dall'Ufficio di statistica agraria.[9]

E la colonna non è del censimento. Lo dice il volume stesso, nelle avvertenze alla Tavola I: dopo le cifre di popolazione «si è creduto conveniente di illustrare queste cifre con alcuni elementi estranei al censimento, e cioè con la superficie del territorio comunale, tratta da recente pubblicazione dell'Ufficio di statistica agraria (Superficie territoriale ed agraria-forestale dei comuni del regno d'Italia al 1° gennaio 1913, Roma, tip. Bertero, 1913), e con l'altimetria centrale delle frazioni, ricavata dalle carte dell'Istituto topografico militare».[9] I 1.741 ettari non sono una misura fatta per il censimento: sono una riga presa da un'altra amministrazione, e stampata accanto a cifre che invece il censimento aveva rilevato.

Il volume lo sapeva. La sua errata-corrige — quattro pagine in testa, prima delle tavole — comincia proprio da lì: prescrive di aggiungere a quella frase un asterisco e, a piè di pagina, la nota «Le aree indicate nel presente volume sono per alcuni comuni diverse da quelle riprodotte nella citata pubblicazione dell'Ufficio di statistica agraria, perchè quei comuni subirono variazioni territoriali nel periodo che corre dall'11 giugno 1911 al 31 dicembre 1912, mentre debbonsi qui presentare cifre che corrispondano allo stato delle circoscrizioni territoriali dei comuni alla data del censimento».[11] E nelle sei pagine di questa provincia la stessa errata corregge due superfici: per Pergola (p. 398) e per Sant'Agata Feltria (p. 401) la cifra sottolineata, cioè quella da correggere, è l'ettaraggio — 11.205 e 8.544. Due su sedici comuni in sei pagine.

Questo non dice quale delle due misure sia giusta per Monte Porzio, e la contraddizione resta pubblicata com'è. Dice però di che natura è: non è il censimento che nel 1911 misurava diverso, è una colonna presa in prestito da una rilevazione agraria del 1913 e riferita a confini del 1911 — con l'ammissione, a stampa e per iscritto, che per alcuni comuni le due cose non coincidono.

E l'altra spiegazione possibile si può escludere: fra il 1911 e il 1931 i confini non si sono mossi. Il registro storico delle amministrazioni territoriali dell'ISTAT — che parte dal 18 marzo 1861 e arriva al 30 aprile 2013 — per Monte Porzio ha una riga sola: la costituzione del 18 marzo 1861, con validità aperta, il codice 041038, e nessun provvedimento di variazione. Non una cessione, non un'acquisizione, non un cambio di nome né di provincia.[12] Non è un silenzio da poco, perché nello stesso file gli altri comuni le variazioni ce l'hanno, con il decreto accanto: Mondavio e Orciano di Pesaro acquistano territorio da comuni soppressi nel 1869 (R.D. n. 5025 e n. 5193), e Pergola e San Lorenzo in Campo si prendono, con il R.D. 27 maggio 1869 n. 5124, i territori di Montevecchio, Fenigli, Montesecco antico, Monterolo, San Vito sul Cesano e Montalfoglio. Il registro sa registrare quel genere di fatto; per Monte Porzio non ne ha nessuno da registrare.

Questo dato era stato letto su una copia ridistribuita da terzi; ora è confermato dall'ISTAT direttamente. Il registro è vivo e si interroga: si chiama SITUAS, e pubblica microservizi che rispondono a domande su qualunque periodo. Interrogato sull'intero arco 17 marzo 1861 – 17 agosto 2026, il report «Comuni con variazioni territoriali» restituisce 5.927 righe per l'Italia, di cui 62 per la provincia di Pesaro e Urbino, distribuite su trentaquattro comuni. Il codice 041038 non compare — né come comune che varia, né come controparte di una variazione altrui.[13] Il controllo di sensibilità regge sulla fonte nuova come sulla vecchia: nelle stesse 62 righe ci sono le acquisizioni del 1869 di Mondavio, Orciano di Pesaro, Pergola e San Lorenzo in Campo, e anche due più tarde — San Lorenzo in Campo acquisisce da Fratte Rosa il 10 novembre 1928 e le cede territorio l'11 luglio 1937. Il registro continua ad annotare per settant'anni; per questo comune non annota mai niente.

(Una nota che vale come promemoria: cercando «Porzio» in quelle 5.927 righe si trovano quattro risultati, e sono tutti e quattro Monte Porzio Catone, che il 21 agosto 1951 scambia territorio con Frascati. È l'unica variazione territoriale di un comune di nome Monte Porzio in centosessantacinque anni, e non è questo.)

Il registro però non ha la superficie prima del 2001, e questo chiude una strada. Lo stesso sistema pubblica un report «Comuni - Dimensione» che a ogni data restituisce popolazione e superficie: interrogato per Monte Porzio alle otto date censuarie dal 1951 a oggi, dà la popolazione legale sempre, e la superficie solo dal 2001 in poi.[13] Il 1911 e il 1931 non si possono chiedere all'ISTAT: la contraddizione dei novantacinque ettari non si chiude di lì.

Quello che la serie dà, però, è una misura di quanto si muove il numero a confini fermi:

DataSuperficie ISTAT
21 ottobre 200118,2874 km²
9 ottobre 201118,2874 km²
31 dicembre 202118,334 km²
17 agosto 202618,334 km²

Fra il 2011 e il 2021 la superficie ufficiale di questo comune cresce di 4,66 ettari senza che sia successo niente al confine — è la stessa base geografica ridisegnata meglio.[13] Quattro ettari e mezzo non sono novantacinque, e non spiegano lo scarto del 1911; ma tolgono ogni dubbio sul fatto che una superficie amministrativa possa cambiare per sola misura, che è esattamente la prima delle due spiegazioni rimaste.

E qui questo sito può fare una cosa che l'ISTAT non fa: dire dove sono finiti quei 4,66 ettari. La pagina Dove finisce il comune non prende la superficie da un report: la calcola sui poligoni di dieci edizioni successive della cartografia dei limiti amministrativi, scaricate il 9 agosto 2026, pezzo per pezzo.[14] Le due strade non si erano mai incrociate, e messe accanto dicono tre cose.

Superficie ISTAT (report 74)Calcolo sui poligoni (edizione)
21 ottobre 200118,2874 km²18,2874 km² (edd. 2017, 2019, 2021)
9 ottobre 201118,2874 km²idem
31 dicembre 202118,334 km²18,3340 km² (ed. 1° gennaio 2022)
17 agosto 202618,334 km²18,3340 km² (ed. 2026)

La prima è che i numeri combaciano alla quarta cifra decimale, cioè a meno di cento metri quadrati su diciotto milioni, e per due valori diversi. Non è una conferma dell'ISTAT — è lo stesso ente da tutt'e due le parti —, ma è una conferma seria di come ho misurato io: una superficie calcolata a mano su uno strato vettoriale e una superficie pubblicata in un report finiscono sulla stessa cifra. Era già successo, su un altro dato, che due prodotti ISTAT sovrapposti collaudassero la lettura di una scansione a 300 dpi fatta qui dentro; questa volta collaudano un conto geometrico.

La seconda è che il 4,66 ettari si scompone, e non sta dove uno se l'aspetta. Fra l'edizione del 1° gennaio 2021 e quella del 1° gennaio 2022 — le due che stanno a cavallo dell'aumento — i tre pezzi del comune si muovono così: il corpo principale da 17,5016 a 17,5019 km², cioè 300 metri quadrati; l'isola a sud-ovest cala di 1,79 ettari (0,3959 → 0,3780); l'isola a nord-est cresce di 6,42 ettari (0,3899 → 0,4541). Somma: +0,0466 km². Il corpo del comune è praticamente fermo: quasi tutto il movimento è nelle due enclave dentro Trecastelli, ridisegnate in senso opposto l'una dall'altra. La «base geografica ridisegnata meglio» ha dunque un luogo preciso, ed è il posto più piccolo e più strano del comune — quello di cui parla Piaggiolino.

La terza è una precisazione sulle due righe più vecchie della tabella. I 18,2874 km² che l'ISTAT dà per il 2001 e per il 2011 non sono la misura del poligono di allora: il poligono dell'edizione 2001, calcolato nel sistema in cui l'ISTAT lo distribuiva (ED 1950), dà 18,2877 km². La differenza è di 300 metri quadrati ed è la stessa che confini.md osserva fra l'edizione 2016 e quella 2017, che hanno lo stesso numero di vertici: è il cambio di sistema di riferimento, non un confine che si muove. Vuol dire che la serie storica del report 74 è calcolata in un sistema solo, quello moderno, anche per le date vecchie. (Se invece l'ISTAT avesse applicato all'indietro la geometria del 2017-2021, il risultato sarebbe identico — fra il 2001 e il 2021 quella geometria non cambia se non per il datum. Dalle due cifre che ho, le due spiegazioni non si distinguono, e non serve distinguerle.)

Restano dunque in piedi due sole spiegazioni dei novantacinque ettari: che la rilevazione agraria del 1913 misurasse questo comune con un metro diverso da quello del 1931, o che una delle due cifre sia sbagliata. Lo spostamento di confine, che era la terza, non c'è. (Coerente con questo: le due isole di territorio comunale dentro Monterado — vedi più avanti — non sono il residuo di uno scambio recente; se ci sono, ci sono almeno dal 1861.)

Il fiume

Il Cesano nasce a circa 1.000 metri sulle pendici sud-orientali del Monte Catria (1.701 m) e sfocia nell'Adriatico a 5 chilometri da Senigallia dopo 55 chilometri di corso. Ha due soli affluenti, tutti e due nell'alta valle: il Cenisco presso Pergola e il Nevola presso San Lorenzo in Campo.[1]

E poi la cosa che conta per chi ci vive:

«Tuttavia il Cesano ha una portata irrilevante e in certi periodi estivi quasi nulla; ciò si deve alla natura prevalentemente carsica di quella fascia preappenninica della valle».[1]

Un fiume che ha modellato tutta la valle e che d'estate quasi non c'è. Va detto che è una descrizione del 1980: quale sia il regime del Cesano adesso, e se le magre siano cambiate, questa pagina non lo sa.

Come si è chiamato prima

Aggiunto il 25 agosto 2026. «Cesano» è un nome recente solo all'apparenza. Fra il 24 e il 25 agosto 2026 il lavoro su questo punto è finito tutto nella pagina Storia, e qui non c'era arrivato niente: questo paragrafo è il riassunto, e la discussione — con le citazioni per esteso, le contraddizioni e i limiti di ciascuna fonte — sta in una pagina sua, Il Cesano: come si chiamava il fiume, uscita da Storia il 31 agosto 2026.

quandocome lo chiamadove
sec. VII-VIII ca.Suasanon (nella restituzione degli editori del 1860; le edizioni precedenti stampavano Suasnon)Anonimo Ravennate, Cosmographia IV, 36
1° novembre 782Suasanus, confine di terre nel territorio di Fanoprecetto di papa Adriano I per Sant'Apollinare in Classe, tràdito da una copia del 1053 e stampato negli Annales Camaldulenses, tomo I
sec. XII-XIVSuasanus (e Sesano, Sexanus, Sasano, Sazani…)carte del Codice di San Gaudenzio
1624Sena / SenoCluverio, Italia antiqua
1746SuasanumSiena, Storia della città di Sinigaglia
1825Suasano, il fiume «che ora corrottamente chiamasi Cesano»Brandimarte, Piceno Annonario

Il filo, per quel che se ne è verificato, è questo: il nome del fiume e quello della città romana di Suasa, che sorgeva su questo corso d'acqua presso l'attuale Castelleone di Suasa, sono lo stesso nome; e da Suasanus si passa a Sesano e poi a Cesano. In quale direzione sia andato il nome non è cosa decisa: Brandimarte nel 1825 lascia aperte tutt'e due le possibilità — la città «prese il nome, o lo diede al fiume» — mentre Bosio, oggi, fa derivare dal Suasanon del Ravennate sia l'idronimo attuale sia il toponimo. Quel che non è in dubbio è che la forma Suasanus non è un'invenzione erudita del Sei-Settecento: è tardoantica, e resta nei documenti per un migliaio d'anni — con la riserva scritta in fondo a questa sezione, che a chiamare così questo fiume, nei due testi più antichi, sono i loro lettori moderni. Con un'eccezione che non si scioglie: Cluverio nel 1624 questo fiume lo chiama Sena, e nel 1825 Brandimarte scrive che «errò». Su questo il sito non sceglie — registra tutte e due le letture e lascia a ciascuna la sua fonte.

La data più antica della tabella è stata controllata. Il precetto del 782 è noto solo attraverso una copia notarile del 1053, e un documento così va guardato prima di fidarsene. Il 25 agosto 2026 è stato cercato nei due repertori generali degli atti dei papi — Jaffé-Ewald 1885 e l'Italia pontificia di Kehr, 1911 — e nessuno dei due lo marca come falso, benché tutti e due marchino i falsi con un segno apposito e ne segnino parecchi: Jaffé anzi usa proprio la formula finale di questo documento come uno dei tre esemplari del modo di datare che Adriano I aveva introdotto nel 781. La discussione, con le citazioni e con quello che questo controllo non risolve, è in Il Cesano.

E nel XII secolo Suasano non è solo il fiume: è un distretto. Due conferme papali per il monastero di San Paterniano di Fano, stampate nel 1751 dall'Amiani e lette sulla sua pagina il 25 agosto 2026, elencano fra i beni «quod habetis in Curte S. Eleutherii in Suasano» (5 maggio 1156, Adriano IV) e «omnia, quae habetis in Monte Avij, & Suasano» (17 aprile 1178, Alessandro III). Sono nomi di curtes e di castelli, non di corsi d'acqua — e sono fuori dalla tabella qui sopra apposta, perché quella conta i nomi del fiume. Le due date stanno per esteso nei documenti e sono state controllate sull'indizione; il testo e i limiti in Il Cesano. Quali castelli fossero, questo sito non lo sa: identificarli senza uno studio che li localizzi sarebbe inventare.

Due cose che questa tabella non dice, e che vale la pena tenere separate. La prima: che il Suasanon del Ravennate e il Suasanus del 782 siano il Cesano non lo dicono i documenti, lo dicono i loro lettori — l'identificazione poggia sulla posizione e sulla parentela con il nome di Suasa. La seconda: nessuna di queste fonti nomina Monte Porzio, che nel 782 e nel VII secolo non esiste ancora come castello; nominano il fiume che gli passa sotto.

I quattro terrazzi

La pianura fra le colline e il fiume non è piana: è fatta a gradini. Polverari riporta i dati della Carta Geologica d'Italia, foglio 110 «Senigallia», su rilevamento 1:25.000, e conta quattro ordini di terrazzi dell'era quaternaria, ciascuno a un'altezza diversa sul fondovalle:[1]

OrdineAltezza sul fondovalleDove
Quarto5-8 mlungo il fiume
Terzo15-20 msul piano, fra le colline di Monteporzio e Castelvecchio e il fiume
Secondo30-40 mverso Piaggiolino e Ponte Nuovo
Primo45-60 mpiù vicino alle due colline

La numerazione va al contrario di come verrebbe da leggerla: il quarto ordine è il più basso e il più recente, il primo è il più alto e il più antico. Sopra i terrazzi, verso le sommità, il terreno cambia era: Pliocene superiore, argille marnose azzurre con fossili di fauna marina — foraminiferi, che Polverari elenca per nome.

Sull'età, cita un tentativo di datazione dei terrazzi fluviali del Cesano fatto dall'Istituto di Scienze della Terra dell'Università di Urbino: il terrazzamento più recente risalirebbe a 7.500 anni fa. E ne trae l'immagine che chiude il capitolo — «quando in Egitto si avvicinava l'era dei Faraoni, qui ancora c'era il mare».[1]

Le tre cime, e una contraddizione

Chiudendo la descrizione geologica, Polverari nomina i tre rilievi che stanno in alto rispetto ai terrazzi, e per ciascuno dà la quota: Monte Bonello (263 m), Monte Cucco (231 m) e Monte San Martino (192 m).[1]

Monte Cucco è un nome che torna. Descrivendo l'atto di investitura del 24 ottobre 1428, Polverari elenca i quattro lati della concessione: il fiume Cesano, il rio San Michele o Saletto, il Rio Maggiore, e «la "serra" ossia lo schienale delle colline da Monte Cucco a San Giovanni», che chiosa come il lato «al confine con San Giorgio e San Costanzo».[1] Nel Quattrocento, cioè, quel crinale era una linea di confine, non un rilievo interno.

Monte Bonello è più alto del punto più alto del comune. Polverari lo dà a 263 metri; l'ISTAT dà come altitudine massima di Monte Porzio 254 metri. Nove metri di differenza, e le due cose non possono essere vere insieme se la cima è dentro il confine.

Le spiegazioni possibili sono almeno due, e non ho gli elementi per scegliere. Può darsi che la cima stia appena fuori dal comune — Polverari elenca questi rilievi come lo sfondo del quadro, non come cime comunali, e di Monte Cucco sappiamo che nel Quattrocento era un punto di confine. Oppure una delle due quote è semplicemente diversa dall'altra: quella del libro viene da una carta degli anni Settanta, quella dell'ISTAT da un modello digitale del terreno.

Non ho una carta dei confini per deciderlo, e quindi resta scritto così.

Aggiunta del 30 agosto 2026: per Monte Cucco la carta adesso c'è, e dice fuori. Le Basi territoriali dell'ISTAT registrano, in comune di Terre Roveresche, un nucleo abitato di nome Montecucco: 23 abitanti, 8 edifici, quota dichiarata 228 m. Sta appoggiato al confine ovest di Monte Porzio per 358,5 metri, fuori dal comune, su un tratto che fino al 31 dicembre 2016 era il confine con San Giorgio di Pesaro — cioè con il comune che l'atto del 1428 nomina in quel punto. Le misure, i controlli e le cautele — il nome è comune, e la quota è quella della località, non della cima — stanno in Dove finisce il comune.

Questo non scioglie la contraddizione di Monte Bonello, che è un altro rilievo e di cui nessuna carta qui dice dove sia la cima. Sposta però il peso fra le due spiegazioni: una delle tre cime di Polverari sta davvero fuori dal confine, e non per congettura.

L'acqua: nessuna sorgente di rilievo, e tre fonti minerali minuscole

Il capitolo cita una descrizione dei fianchi collinari che spiega, in tre righe, perché qui il terreno si muove:

«Sui fianchi delle colline, ove maggiore è l'azione delle acque meteoriche e dilaganti, il mantello Pliocenico scompare per dar luogo in ampi tratti alle molasse, alle marne ed alle argille di fondo, a volte alternate e intercalate da stratificazioni calcarifere. I terreni sono fortemente erosi, ampiamente modellati; frequentissime le frane e gli smottamenti a causa della presenza d'argille commiste alle sabbie. — I torrenti sono esclusivamente alimentati dalle piogge, mancano sorgenti di notevole entità».[15]

Questa è una citazione di secondo grado: Polverari la trascrive da un'opera sulle acque salutari dell'alta valle del Cesano, e quell'opera qui non l'ho letta.

Sorgenti di rilievo non ce ne sono, ma tre piccole fonti minerali sono registrate — e registrate parecchie volte. Compaiono nella Statistica del Regno d'Italia. Acque minerali, anno 1868 e poi in una fila di opere che Polverari elenca per autore e anno: Marieni 1870, Perone 1870, Pascale 1875, Tioli 1894, Vinaj 1906, Vinaj e Finali 1923, Piccinini 1924.[15]

LocalitàTipoTemperaturaPortata giornaliera
Campo Arsiccioferruginosa29 °C100 litri
Campo Arsicciosolfurea19 °C180 litri
Puzzilocosolfureanon indicata da Polverarinon indicata da Polverari

Le due caselle della terza riga non sono un dato mancante a me: della fonte di Puzziloco il capitolo dà il tipo e non i numeri, mentre per le due di Campo Arsiccio li dà tutti e due.

Una delle opere elencate da Polverari, letta di persona. Fra i sette nomi della fila qui sopra, Perone 1870 è ora leggibile per intero: Antonio Perone, Dizionario universale topografico storico fisico-chimico terapeutico delle acque minerali, Napoli, 1870, alla voce «MONTEPORZIO».[16] Il testo conferma entrambe le cifre della tabella, alla lettera:

«In una contrada di Monteporzio, detta Campo arsiccio, viene fuori un'Acqua ferruginosa, con temperatura non ben certa di 29 centigradi; ed in quantità di 100 litri in ogni giorno. Nello stesso luogo trovasi anche una sorgente di Acqua solforosa, con temperatura presso a poco di 19° centigradi: e ne sorgono circa 180 litri al giorno.»[16]

Non è più «un'opera non letta»: è la prima delle fonti ottocentesche di Polverari che questo cantiere legge di persona, e i numeri coincidono esatti — nessuna correzione, nessuna contraddizione.

Perone aggiunge una riga che Polverari non riporta: «Adopransi in bevande; e, poiché l'efficacia loro diminuisce dopo le prime piogge di agosto, non vi accorrono che poche persone entro quel mese.»[16] Le due fonti erano dunque frequentate — non solo censite — e la stagione buona finiva con le piogge di agosto.

E c'è una fonte più vecchia di Perone, trovata dopo. Sette anni prima, nel 1863, Adone Palmieri scrive del territorio di Monte Porzio che «abbonda di tutti i generi, di gelsi, e viti, e vi sono sorgenti d'acque salse ferruginose, delle quali si fa uso in Agosto, e con molta utilità».[17] Non dà località né portate — il «Campo Arsiccio» resta un dettaglio solo di Perone — ma conferma, con sette anni d'anticipo e da un libro indipendente, sia il tipo d'acqua sia il mese in cui si usava: due fonti che non si copiano a vicenda dicono la stessa cosa su un dettaglio piccolo, il mese.

La stessa voce apre con un dato amministrativo che è una conferma indiretta, non una scoperta: «comune di 1948 abitanti, nel mandamento di Mondavio, circondario e provincia di Pesaro; da cui dista sette chilometri».[16] Il numero 1.948 non è nuovo — è esattamente la cifra che Comune di Monte Porzio attribuisce al decreto 22 dicembre 1860 n. 4495, nella sezione «Il paese nel 1862, in otto caselle», già incrociata con altri tre comuni. Qui è una terza fonte indipendente che riprende lo stesso numero, dieci anni dopo. Il «sette chilometri» — la distanza dal capoluogo di mandamento, Mondavio — non compare altrove su questo sito.

Cento litri al giorno sono poco più di un secchio ogni due ore: sono fonti minuscole, censite perché minerali, non perché servissero a bere.

La terza però ha lasciato il nome. Nello stradario ufficiale del Comune, pubblicato in questa pagina, esiste tuttora una Via Pozziloco — e c'è anche una Via Pozzoline. Polverari scrive Puzziloco con la u e parla di «località omonima»: il nome della fonte e quello del luogo erano già lo stesso nel 1980, e il luogo è ancora sulla toponomastica di oggi. La differenza di grafia fra la fonte e lo stradario resta, e non la sciolgo qui.

Le isole territoriali

C'è un fatto sulla forma del comune che due fonti diverse registrano e che non sono riuscito a verificare.

Polverari, parlando dei confini delle parrocchie, lo chiama «il fatto caratteristico delle isole territoriali di Castelvecchio nel territorio di Monterado e viceversa», e dice di inserire nel libro una cartina «con precise indicazioni». Aggiunge che solo uno studio accurato dei passaggi di proprietà, per lui impossibile «per la ristrettezza di spazio», potrebbe spiegare «tali singolari confini».[1]

Il portale turistico della Provincia di Pesaro e Urbino lo dice al presente e con un numero: «Monte Porzio ha due exclave nel territorio di Monterado».[3]

Verificato il 9 agosto 2026. La carta dei confini che serviva è arrivata, ed è la cartografia ISTAT dei limiti amministrativi. Le isole territoriali ci sono e sono due: 0,3780 e 0,4541 km², staccate dal resto del comune di 145 e 1.172 metri, circondate per il 100% del loro perimetro dal comune che oggi occupa il territorio di Monterado. Si chiamano Piaggiolino. Il numero della Provincia era giusto; la parte di Polverari che diceva «e viceversa» non si ritrova. Tutto il conto sta nella pagina Dove finisce il comune, insieme ai cinque comuni confinanti — che questa pagina, quando è stata scritta, non sapeva nominare.

E c'è un dettaglio che oggi rende la frase difficile da controllare anche a chi volesse: il comune di Monterado non esiste più. Nel file ISTAT delle altimetrie, che elenca tutti i 7.898 comuni italiani al 31 dicembre 2021, non compare nessun Monterado; compare invece Trecastelli, codice 042050, in provincia di Ancona. Insieme a Monterado sono spariti dall'elenco anche Ripe e Castel Colonna.[2]

Non è l'unico caso attorno a Monte Porzio. Dall'elenco mancano anche Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Barchi e Piagge — e al loro posto c'è Terre Roveresche, codice 041070. Due di quei nomi, Orciano e San Giorgio, sono esattamente quelli che Polverari usa per spiegare dove passavano i confini del 1428.

Il file dimostra l'assenza e la presenza, non il passaggio fra le due: che Trecastelli e Terre Roveresche nascano dalla fusione di quei comuni era, quando questa pagina fu scritta, la spiegazione ovvia e nient'altro. Le due leggi regionali che l'hanno decisa sono state lette dopo, e stanno in I vicini che hanno cambiato nome. Quello che si può dire è che i nomi dei vicini di Monte Porzio sono cambiati negli ultimi anni, e che chi legge oggi un libro del 1980 sta leggendo una geografia amministrativa che in parte non c'è più.

Aggiunta del 9 agosto 2026. Confrontando la cartografia dei confini del 2013 con quella del 2026 si vede almeno che la linea non si è spostata: il tratto che oggi Monte Porzio condivide con Terre Roveresche misura esattamente quanto misuravano insieme i tratti di Orciano di Pesaro e di San Giorgio di Pesaro, e il perimetro del corpo principale è identico nei due file. Il territorio non è stato ridisegnato, è stato rinominato. Il conto sta in Dove finisce il comune; gli atti, in I vicini che hanno cambiato nome.

Il territorio diviso in sei classi: il piano acustico del 2007

C'è un documento del Comune che descrive tutto il territorio comunale senza parlare di paesaggio: il piano di classificazione acustica, firmato il 14 giugno 2007.[18] La legge quadro sull'inquinamento acustico obbliga i comuni a dividere il proprio territorio in sei classi, dalla I — dove la quiete è «un elemento base» — alla VI, esclusivamente industriale, e ad assegnare a ciascuna un tetto di decibel. Il documento è tecnico e in gran parte è la citazione della norma, ma quando arriva a Monte Porzio dice cose che nessun'altra fonte di questo sito dice.

Le due strade che pesano. La rete viaria del comune, ai fini acustici, si riduce a due assi, tutti e due classificati come «extraurbana secondaria» (categoria C~b~ del d.P.R. 142/2004):

StradaClasse acustica delle aree adiacentiFino a
SS 424 «della Val Cesano»IV50 m dai lati della carreggiata
SP 102 «Monte Porzio»III100 m dai lati della carreggiata

Tutte le altre sono «locali», con una fascia di pertinenza di 30 m. I flussi di traffico su cui il piano ha lavorato vengono dal censimento della Provincia di Pesaro e Urbino del 2003.[18]

Che cosa non c'è nel comune. Il piano lo dichiara due volte, e sono due assenze utili: nessuna struttura ospedaliera o di cura, e nessuna area produttiva con caratteristiche tali da rientrare in classe VI. Le zone in classe V — prevalentemente industriali — esistono e vengono dalle destinazioni del piano regolatore, bordate da 50 m di fasce di transizione.

Le quattro scuole del 2007. Il piano le elenca una per una, perché la legge regionale le mette fra le aree particolarmente protette:

ScuolaDoveClasse assegnata
S1Scuola maternaMonte PorzioIII
S2Scuola mediaMonte PorzioIII
S3Scuola elementareCastelvecchioIII
S4Scuola maternaCastelvecchioIII

Nessuna delle quattro è in classe I: sono state classificate «secondo la zona di appartenenza», e la loro presenza è segnalata in cartografia da una S cerchiata. Vale la pena notare la distribuzione, che il piano non commenta e io non spiego: la scuola media sta solo nel capoluogo, l'elementare solo a Castelvecchio, e la materna in tutti e due. Sono i due centri abitati del comune, quelli che l'ISTAT conta quasi alla pari.

L'unico punto di attrito del comune. La legge regionale vieta di mettere confine a confine due zone che differiscono per più di 5 dBA. Nel territorio di Monte Porzio il piano trova una sola situazione del genere, e la chiama A1: sta «tra il comparto produttivo di via Marche e le aree residenziali limitrofe a Castelvecchio», dove una configurazione urbanistica già consolidata non lascia spazio a una fascia di transizione. Non è un allarme — il piano distingue fra potenziale incompatibilità (i limiti oggi si rispettano) e incompatibilità vera (i limiti si superano), e per A1 non prescrive risanamenti — ma è il solo punto del comune dove il documento ammette che i conti non tornano.

Due nomi da chiarire. Il piano scrive «via Marche»; lo stradario pubblicato dal Comune, che è in una pagina propria, non ha nessuna Via Marche — ha un Viale Marche, e un Viale dell'Industria. Che si tratti della stessa strada è probabile e non è provato, e i due documenti vengono da uffici diversi dello stesso Comune a quasi vent'anni di distanza.

Un toponimo nuovo: Barbacane. Nel censire gli insediamenti zootecnici, il piano scrive che non ce ne sono di tali da giustificare la classe IV, «è individuato tuttavia un allevamento avicolo in località "Barbacane" tale da essere inserito in classe III».[18] È l'unico luogo del comune che questo documento nomina e che non compare in nessun'altra fonte raccolta in questo cantiere: non è fra le sette località dell'ISTAT, non è nello stradario, non è nel quaderno 150. Un barbacane è, in architettura, uno sperone che rinforza un muro, e in molti paesi il nome resta attaccato a un luogo molto dopo che il muro è sparito — ma questa è un'ipotesi sul nome, non una notizia sul posto. Di Barbacane, per ora, si sa questo: che nel 2007 il Comune lo chiamava così, e che c'era un allevamento di polli.

Aggiunta del 27 agosto 2026: Barbacane sta disegnato sulla tavola 1, e ora si sa dov'è. Il paragrafo qui sotto lo racconta.

Le regole di sfondo, che dicono come il comune è fatto più di quanto sembri: le aree rurali extraurbane stanno in classe II, quelle sportive in classe III, e quando un confine acustico taglia un edificio l'edificio si considera della classe più alta.

Le tre tavole, lette il 27 agosto 2026

Il piano ha tre tavole cartografiche, che il Comune pubblica a parte.[19] Sono la sola parte del piano che dica dove passano le classi, e fino a quel giorno non erano state guardate.

TavolaScalaChe cosa inquadra
11:10.000tutto il corpo principale del comune
21:5.000la parte staccata del comune, con l'etichetta «frazione del Comune di Monte Porzio»
31:5.000Monte Porzio, Castelvecchio e la fascia di strada fra i due

Come sono state lette, e con quale margine d'errore. I tre PDF non hanno strato di testo: ciascuno contiene una sola immagine, di circa 2.170 × 1.090 pixel, per un foglio che sul disegno misura più di ottanta centimetri. Li ho resi in immagine e ingranditi un pezzo per volta. Ne segue una regola per chi legge: i nomi trascritti qui sono riconosciuti a occhio su un raster, non copiati da un testo. Sulle parole lunghe l'errore è improbabile; su una lettera finale o su una cifra piccola no, e dove ho un dubbio lo scrivo. Le misure invece non sono a occhio: vengono dal conteggio dei pixel di ciascun colore, che è un'operazione ripetibile.

Barbacane esiste, ed è un casale. Sulla tavola 1, in aperta campagna, sta scritto «C. BARBACANE» — la C. che sulle carte tecniche italiane sta per casa o casale — accanto alla quota 164,3, dentro la curva di livello dei 160 metri. Subito a fianco del nome, il disegno porta una chiazza arancione isolata, cioè un'area in classe III, stesa sopra alcuni edifici lunghi, stretti e paralleli fra loro: la forma tipica dei capannoni di un allevamento. È l'unica macchia arancione di tutta la tavola che non tocchi la fascia delle due strade — il che la rende identificabile senza leggere una lettera. L'allevamento avicolo della relazione e il casale della carta sono lo stesso punto.

I nomi vicini, sulla stessa carta: Campagnano (quota 182,8) poche centinaia di metri a est, Scopoleto e C. Salto più in basso verso sud-est, Le P… (tagliato) a est. La tavola è orientata col nord in alto — le croci del reticolo chilometrico hanno i bracci paralleli ai lati del foglio — e alla scala dichiarata Barbacane cade un chilometro e mezzo a nord di Castelvecchio, appena spostato a ovest, e quasi tre chilometri a nord del capoluogo, appena spostato a est: sui poggi che stanno sopra Monte Gardellina. Queste due distanze le ho misurate io sul disegno, prendendo i nomi al centro della scritta: valgono a mezzo chilometro, non di più.

Resta da sapere se in paese quel nome si usi ancora, e per che cosa: la domanda è partita a Pedro e Giancarla la mattina del 27 agosto 2026, prima che la carta lo mostrasse.

Quattro classi su sei, e in che proporzione. Contando i pixel di ciascun colore dentro la cornice della tavola 1 — la legenda assegna un colore netto a ogni classe, e nella mappa non ce ne sono altri — il corpo principale del comune risulta diviso così:

ClasseColoreQuota parte del corpo principale
II — prevalentemente residenzialegiallo~83 %
III — di tipo mistoarancio~10 %
IV — intensa attività umanarosso~4,5 %
V — prevalentemente industrialeceleste~2,4 %

Le percentuali sono state calcolate due volte, la seconda dopo aver tolto dal disegno le linee sottili (curve di livello, strade, scritte) con un filtro di mediana, per non lasciare che l'inchiostro nero rubasse superficie ai colori: i due conti si discostano di meno di mezzo punto, e per questo li scrivo arrotondati.

Il fatto che conta è quello che nella tabella non c'è. La classe I e la classe VI non compaiono in nessuna delle tre tavole: non un pixel. Della VI il piano lo dice a parole («nessuna area produttiva con quelle caratteristiche»); della I — la classe delle aree particolarmente protette — non lo dice da nessuna parte, e la conseguenza è che nel territorio di questo comune non esiste un solo metro quadrato di classe I, scuole comprese. È coerente con la scelta, dichiarata nella relazione, di classificare le quattro scuole «secondo la zona di appartenenza».

Dove sta l'industria. Le zone celesti sono poche e riconoscibili: due blocchi grandi lungo la strada a valle del capoluogo, uno grande a nord-est di Castelvecchio verso Ponte Nuovo, uno piccolo verso il Piano di Triaca, e uno nella parte staccata del comune (tavola 2). Quello di Castelvecchio è il comparto che la relazione chiama «di via Marche»: la discontinuità A1 è disegnata lì, come un breve segmento viola fra il celeste e le case, e sulla tavola 3 porta la sua etichetta. Le altre due tavole non hanno nessun altro segno viola: la conferma, sul disegno, che di punti d'attrito ce n'è uno solo.

Le aree di spettacolo: il documento si contraddice, e la carta dà ragione a una metà. La relazione scrive, a p. 19, che «nelle tavole non sono state individuate le aree da destinarsi a spettacoli a carattere temporaneo». Due pagine dopo, nella tabella dei simboli, la stessa relazione elenca «Aree da destinare ad attività temporanee — inserite nella Tavola 1 — a strisce verticali bianche». La legenda di tutte e tre le tavole porta effettivamente il simbolo, un rettangolo bordato d'azzurro. Nella mappa quell'azzurro non compare mai: il colore del rettangolo di legenda non ha un solo pixel dentro la cornice di nessuna delle tre tavole. Il piano dunque ha un simbolo e non ha le aree, e delle sue due frasi la carta conferma la prima. Dove si possano fare le feste all'aperto lo stabilisce, dice la relazione, un regolamento allegato, che non ho.

La parte staccata, disegnata e nominata. La tavola 2 è quasi tutta fuori dal corpo del comune: inquadra le due isole territoriali di nord-est, in mezzo a toponimi di casa d'altri — S. Vittoria, S. Antonio, S. Leone, La Pecorara, Casanova, C. Montanareto — e in mezzo alla macchia gialla scrive, su tre righe, «FRAZIONE DEL COMUNE DI MONTE PORZIO». È la prima volta che una fonte di questo cantiere disegna le isole invece di misurarle, e vale la pena metterle a confronto con la cartografia ufficiale, che è raccontata in Dove finisce il comune.

Un pezzo o due? L'ISTAT, nella cartografia dei confini del 2013 e del 2026, dà due isole distinte, di 0,378 e 0,454 km², separate da 159 metri. La tavola 2 le colora come un pezzo solo: fra i due lobi il giallo continua, e il contorno nero della zonizzazione ci gira intorno, in una strozzatura larga sul disegno circa duecento metri — cioè dell'ordine dello stacco che l'ISTAT misura. Non so quale delle due immagini sia quella giusta sul terreno. So che sono due documenti di natura diversa: una geometria ufficiale da una parte, dall'altra il disegno di un consulente del 2007, che classifica il rumore e non ha il compito di stabilire un confine. Nella stessa tavola, dentro il lobo orientale, restano fuori dal colore due strisce bianche strette e allungate, anch'esse contornate, che nella cartografia ISTAT non hanno un corrispondente che io conosca.

Un ultimo controllo, arrivato per caso. Sulla tavola 3 si leggono, lungo la strada, i nomi La Baddona (o Baldona), La Cona, Traverso, Piano di Triaca, La Palombara, Il Crocefisso, C. San Carlo, C. S. Teresa. Sono, quasi uno per uno e nello stesso ordine, le contrade trascritte in Le strade del paese da una tavola disegnata più di un secolo prima. Che dieci nomi di campagna sopravvivano intatti da una carta antica alla base tecnica di un piano del 2007 non è una notizia clamorosa, ma è una verifica: quei nomi non erano invenzioni del disegnatore né dell'ufficio toponomastica, né allora né adesso.

Che cosa questa pagina non dice

Sulle fonti di questa pagina

Le altimetrie e la superficie sono un dato primario e recente. Tutto il resto — morfologia, terrazzi, sorgenti, isole territoriali — passa per un libro solo, e per un libro del 1980 che a sua volta cita altri. Le stesse cinque cautele valgono qui come nelle altre pagine che si appoggiano al quaderno 150: è una fonte secondaria, è vecchia di quarantasei anni, su diversi punti è l'unica che ho, distingue male i gradi di distanza dal documento, e la sua edizione fu sostenuta dall'Amministrazione comunale di allora.

Su questa pagina, in particolare, la Carta Geologica, la Statistica delle acque minerali del 1868 e le opere sulle acque salutari sono trascritte da lui: le cifre dei terrazzi e delle fonti sono citazioni di secondo grado.

Riverifica del 25 settembre 2026

Questa pagina fa parte del gruppo di riverifica dell'11 settembre 2026. Controllo mirato: le fonti web viventi, non i digitalizzati statici già letti per intero e in cache (Internet Archive per Perone e Palmieri, i PDF del piano acustico senza strato di testo, il quaderno 150 di Polverari).

Tre indirizzi riprovati oggi: il portale ISTAT delle statistiche geografiche (nota [2]), SITUAS (nota [13]) e la scheda turistica della Provincia di Pesaro e Urbino (nota [3]) — quest'ultima la stessa già riverificata oggi per wiki/storia.md. Tutti e tre raggiungibili, tutti 200.

La frase citata da questa pagina, «Monte Porzio ha due exclave nel territorio di Monterado», riletta con mirar texto sulla scheda della Provincia: identica. Non ripetuta oggi l'interrogazione ai microservizi SITUAS (nota [13], report 74 e 103): sono chiamate API puntuali fatte il 17 agosto 2026, non una pagina che possa essere cambiata sfogliandola di nuovo, e le due risposte non salvate in cache non si possono comunque rileggere senza tornare in rete — resta il limite già dichiarato in nota. Nessuna correzione trovata su quanto verificabile oggi.

Riverifica del 4 ottobre 2026

Questa pagina fa parte del gruppo di riverifica periodica fermo al 25 settembre 2026. Controllo mirato: le fonti web vive, non i digitalizzati statici (già letti per intero e in cache) né le chiamate API di SITUAS (nota [13], non ripetibili senza tornare in rete, limite già dichiarato il 25 settembre).

Due indirizzi vivi riprovati oggi, tutti e due raggiungibili (200): il portale ISTAT delle statistiche geografiche (nota [2]) e la scheda turistica della Provincia di Pesaro e Urbino (nota [3]). La frase citata, «Monte Porzio ha due exclave nel territorio di Monterado», riletta con mirar texto: identica.

Una correzione, non di contenuto ma di citazione: la nota [3] non riportava mai l'indirizzo della scheda della Provincia, solo il nome della fonte. L'indirizzo esatto — provinciapesaro.com/comuni/MontePorzio.asp, un dominio diverso da quanto il nome «Provincia di Pesaro e Urbino» potrebbe suggerire — era comunque nella pagina in cache fin dal risveglio 1, nel tag canonical: ricavato oggi e aggiunto alla nota. Nessuna correzione al contenuto di questa pagina.

verifica: aggiornata al 4 ottobre 2026.

Note

  1. Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, 1980; ristampa 2014, Consiglio regionale delle Marche, «Quaderni del Consiglio regionale delle Marche» n. 150. Capitolo I, Morfologia del territorio, pp. 25-28; le isole territoriali a p. 104.
  2. ISTAT, Principali statistiche geografiche sui comuni — Altimetria dei Comuni al 31 dicembre 2021, file Altimetria_Comuni-al-31_12_2021.xlsx, riga PRO_COM = 41038. Superficie da «Istat - Basi territoriali, Confini delle unità amministrative a fini statistici»; quote da «Elaborazione Istat su dati Istat e NASADEM_HGTv001», come dichiarato nel foglio «Legenda» del file. Consultato il 8 e il 9 agosto 2026. https://www.istat.it/classificazione/principali-statistiche-geografiche-sui-comuni/
  3. Provincia di Pesaro e Urbino, portale di informazioni turistiche, scheda «Comune di Monte Porzio», sezione Cenni geografici. La scheda non porta note né bibliografia. Consultata il 7 agosto 2026; copia in sources/cache/provinciapesaro-monteporzio.html. L'indirizzo non era mai stato scritto in questa nota — ricavato oggi, 4 ottobre 2026, dal tag canonical della pagina in cache, e riverificato raggiungibile e identico alla stessa pagina dal vivo: https://www.provinciapesaro.com/comuni/MontePorzio.asp
  4. Gaetano Torri, Memorie su Mondolfo, p. 15, citato da Polverari, capitolo I, p. 25. Non ho letto l'opera del Torri: la citazione è di secondo grado.
  5. Parrocchia San Michele Arcangelo, Santuario del SS. Crocifisso in Monte Porzio. Note storiche, preghiere, grazie, a cura di don Luigi Gianantoni, Monte Porzio 2000, p. 24 a stampa: nel secondo dopoguerra il paese cresce in «viale Cante di Montevecchio», e poi «nella zona dietro l'attuale sede del Comune». L'indirizzo del municipio — viale Cante di Montevecchio, 10 — è quello pubblicato dal Comune, ed è in Il Comune di Monte Porzio. Il passo del libretto è citato per esteso in Lo stradario.
  6. ISTAT, Basi territoriali 2021, tavola delle località, campo ALTITUDINE (in metri slm), righe con PRO_COM = 41038: Monte Porzio 105, Castelvecchio 102, Padana 40, Triaca 77, Piantata del Ponte 76, Zona P.I.P. Castelvecchio 63. Il tracciato record dell'ISTAT definisce il campo con tre parole — «Altitudine delle località» — e non dichiara né il metodo né la data del rilievo. La tabella completa, con abitanti e famiglie, sta in Le sette località. File in cache dal 26 agosto 2026.
  7. Roberto Anniballi, Mondolfo Marotta: gente, territorio, memoria storica, Quaderni del Consiglio regionale delle Marche n. 409, 2023. La colonna «Territorio Km²» con il 18,36 sta nelle tabelle dei censimenti del 1931 (p. 153) e del 1936 (p. 161); le colonne di densità sono nelle tabelle del 1971 (p. 216), 1981 (p. 234), 1991 (p. 258), 2001 (p. 278) e 2011 (p. 295). Le cifre di popolazione e le verifiche stanno in Le anime del 1769. Le pagine sono state rese a 300 punti per pollice e lette a vista.
  8. Ministero di agricoltura, industria e commercio, Direzione generale della statistica e del lavoro, Censimento della popolazione del Regno d'Italia al 10 giugno 1911, vol. I, «Tavola I — Popolazione presente, popolazione temporaneamente assente, popolazione residente. A. Nei comuni e nelle rispettive frazioni», p. 397 (superficie e altimetria nelle prime due colonne, «Territorio comunale»). Copia digitale della Biblioteca digitale ISTAT archiviata dalla Wayback Machine il 29 marzo 2023; pagina resa a 580 punti per pollice e letta a vista. Il confronto con il 1931 e con il rilievo ISTAT del 2021 sta in Le anime del 1769.
  9. Stessa opera, vol. I, «Avvertenze» alla Tavola I, p. 3 (pagina 11 del PDF). Citazione trascritta dall'immagine resa a 300 punti per pollice, non dal testo automatico.
  10. Conto mio sulle quattro edizioni regionali delle Basi territoriali per le Marche già in cache (1991, 2001, 2011, 2021), tavole LOC_R11_91, LOC_R11_01, LOC_R11_11 e LOC_R11_21. Le quattro località di Monte Porzio presenti fin dal 1991 — Monte Porzio, Castelvecchio, Padana, Triaca — portano in tutte e quattro le edizioni la stessa quota (105, 102, 40, 77). Sulle Marche intere, appaiando le località per comune e nome, 1.928 sono rintracciabili sia nel 1991 sia nel 2011: 1.889 hanno la stessa quota e 39 l'hanno cambiata (il 2,0%). Cifre rifatte il 4 settembre 2026: fino a quel giorno erano 1.658 su 1.685, il 98,4%, perché l'appaiamento era per codice di comune e i quaranta comuni della provincia di Fermo cambiano PRO_COM fra il 2001 e il 2011 — sparivano dal confronto senza errore. Il ponte fra i codici è quello descritto in Le sette località e in Come si sono allargati i due paesi; il conto nuovo è di strumenti/quote-ponte.py, che stampa affiancate le due cifre; quello vecchio è di strumenti/quote-edizioni.py, che resta com'era. Il controllo poteva rispondere che il campo si rimisura, e ha risposto che in larghissima parte no. Le due località monteporziesi nate dopo il 1991 mostrano l'altra faccia della stessa regola: Piantata del Ponte compare nel 2001 con quota 0 — un dato mancante scritto come zero, come spiega Le sette località — e nel 2011 ha 76; la Zona P.I.P. compare solo nel 2011, con 63. Il programma è strumenti/quote-edizioni.py.
  11. Stessa opera, vol. I, «Errata-corrige», pp. v-vii (pagine 5-7 del PDF). La nota da aggiungere è prescritta per la p. 3, riga 13; le righe corrette sono ordinate per numero di pagina e la cifra da correggere è sottolineata. Fra la p. 384 e la p. 398 l'errata non tocca nessuna riga: la p. 397, dove sta Monte Porzio, non è fra le pagine corrette. Pagine rese a 300 punti per pollice e lette a vista.
  12. ISTAT, SISTAT — Sistema Informativo Storico delle Amministrazioni Territoriali, file regionale Marche.xls, «Storia dei comuni», periodo dichiarato in testa al file 18/03/1861 – 30/04/2013: 912 righe, di cui una sola nomina Monte Porzio (riga 515: tipo CO, cioè costituzione, 18/03/1861 → 31/12/2999, codice ISTAT attuale 041038, colonne «Provvedimento variazione» e «Descrizione provvedimento» vuote). La ricerca è stata fatta senza distinzione fra maiuscole e minuscole su tutto il file, anche sulle colonne «Comuni di provenienza/arrivo» e «Descrizione provvedimento», dove i nomi sono scritti in maiuscolo: «Porzio» compare una volta sola, «Castelvecchio» nessuna. Le righe di Mondavio, Orciano di Pesaro e Pergola citate qui sopra vengono dallo stesso file e servono da controllo: mostrano che quel registro le variazioni territoriali le annota. Il file non è stato scaricato dall'ISTAT, che a questo indirizzo risponde 403 dal 9 agosto 2026, ma dalla copia messa a disposizione da elesh.it (Comuni d'Italia — Storia dei Comuni, pagina «Documentazione»), che dichiara di ridistribuire i file SISTAT scaricati il 26 agosto 2013. Il file porta in testa la propria intestazione ISTAT. Intermediario dichiarato. Non è più però fonte unica: il giorno dopo la stessa assenza è stata verificata sui microservizi pubblici dell'ISTAT (vedi nota seguente), che è l'ente stesso e non un ridistributore. Consultato il 17 agosto 2026. In cache: sources/cache/sistat-marche.zip.
  13. ISTAT, SITUAS — Sistema informativo territoriale delle unità amministrative e statistiche, https://situas.istat.it/web/, erede del SISTAT. I dati sono stati letti attraverso i microservizi pubblici che il sistema stesso dichiara e cataloga (https://situas-servizi.istat.it/publish/reportspooljson?pfun=…), interrogati il 17 agosto 2026. Report 103 «Comuni con variazioni territoriali», periodo 17/03/1861 – 17/08/2026: 5.927 righe complessive, 62 con COD_UTS 041, nessuna con PRO_COM_T o PRO_COM_T_REL uguale a 041038. Report 74 «Comuni - Dimensione», filtrato su PRO_COM_T=041038 e interrogato alle otto date censuarie dal 4 novembre 1951 al 31 dicembre 2021 più il 17 agosto 2026: il campo AREA_KMQ è assente fino al 1991 compreso e presente dal 21 ottobre 2001. Lo stesso report dichiara nella propria descrizione che «la superficie territoriale è inserita per le selezioni a partire dal 21/10/2001». In sources/cache/ c'è la risposta del report 103 (situas-103-variazioni-territoriali-1861-2026.json) e il catalogo dei microservizi (situas-microservizi.json); le risposte del report 74 non sono state salvate, e i quattro valori di AREA_KMQ riportati qui sopra non si possono dunque rileggere senza tornare in rete. (Rilevato il 29 agosto 2026, incrociando questa tabella con quella di confini.md: due dei quattro valori sono nel frattempo confermati per via indipendente — vedi la nota seguente.)
  14. Le superfici calcolate sui poligoni, e la scomposizione nei tre pezzi del comune, stanno per intero in Dove finisce il comune, sezione «Dieci edizioni, dal 1991 a oggi», con le note alle singole edizioni della cartografia ISTAT dei limiti amministrativi (versione non generalizzata, scaricate il 9 agosto 2026): edizioni 1991, 2001, 2013, 2014 e 2016 in ED 1950 / UTM 32N, edizioni 2017, 2019, 2021, 2022 e 2026 in WGS 84 / UTM 32N. Il confronto fra le due tabelle è stato fatto il 29 agosto 2026; le cifre non sono state rimisurate in quell'occasione, sono quelle che confini.md porta dal 9 agosto.
  15. Acque salutari della alta valle del Cesano, Parma, La Nazionale, pp. 8, 34, 83, citato da Polverari, capitolo I, pp. 26-27. Opera non letta direttamente.
  16. Antonio Perone, Dizionario universale topografico storico fisico-chimico terapeutico delle acque minerali e delle precipue mofette, e fumane di terreni evaporanti, ed emettenti fango, fino ad ora conosciute in tutte le provincie italiane, Napoli, 1870, voce «MONTEPORZIO» (fra «Montepoloso» e «Montepulciano»). Digitalizzazione Internet Archive, identificativo dizionariounive00perogoog (copia Google), testo scaricato per intero (_djvu.txt) e riscontrato: il brano è leggibile senza gli errori OCR gravi incontrati altrove in questo cantiere. Consultato il 9 settembre 2026; copia in sources/cache/.
  17. Adone Palmieri, Topographia statistica dello Stato Pontificio, Parte Ottava, «Provincia di Urbino e Pesaro», Roma, Tipografia Forense, 1863, voce «Monte Porzio», p. 157. Identificativo Internet Archive topographiastati02palm (i metadati del catalogo dichiarano «1857», data del volume fisico che rilega più parti: quella corretta per questa voce è 1863, dal proprio frontespizio a stampa — vedi sources/registro-fonti.md, risveglio 268). Letto per intero il 10 settembre 2026; copia in sources/cache/palmieri-1863-topografia-statistica-urbino-pesaro.txt.
  18. Comune di Monte Porzio (PU), Classificazione acustica del territorio comunale — Relazione generale, redatta da SEA Gruppo S.r.l., via Paolo Borsellino 12/d, Fano; tecnico competente in acustica dott. Gianpaolo Pretelli (riconoscimento D.G.R. Marche n. 2886 ME/AMB del 23 novembre 1998), collaboratrice dott.ssa Federica Aluigi; data, 14 giugno 2007. 23 pagine. Riferimenti normativi dichiarati dal documento stesso: legge quadro 26 ottobre 1995 n. 447, legge regionale Marche 14 novembre 2001 n. 28, D.G.R. Marche n. 896 del 24 giugno 2003, d.P.C.M. 14 novembre 1997, d.P.R. 142/2004. Le strade sono a p. 16-17, le scuole a p. 13, la classe V a p. 14, l'allevamento di Barbacane a p. 16, la zona A1 a p. 18, l'elenco degli elaborati a p. 21, la firma a p. 22. Pubblicata dal Comune alla pagina documenti/2522499/piano-acustico-relazione-generale; il PDF è servito da un archivio esterno (mycity.s3.sbg.io.cloud.ovh.net), non dal dominio del Comune. Scaricato il 26 agosto 2026, copia e trascrizione in sources/cache/. Il documento non porta gli estremi della delibera che lo approva, e quella delibera non è stata trovata: quel che si può dire è che il piano è stato redatto in quella data e che il Comune lo pubblica, non che sia il piano vigente oggi.
  19. Comune di Monte Porzio (PU), Classificazione acustica del territorio comunale, tavole 1, 2 e 3, redatte da SEA Gruppo S.r.l. di Fano, stessa testata e stesso impianto della relazione citata qui sopra. Pubblicate dal Comune alla pagina documenti/2522500/tavole-piano-acustico; i tre PDF sono serviti dallo stesso archivio esterno della relazione (mycity.s3.sbg.io.cloud.ovh.net, file PIANO_ACUSTICO_Tavola-1.pdf, _Tavola_2.pdf, _Tavola_3.pdf), con data di ultima modifica 5 marzo 2024, che è la data del file e non quella del disegno. Scaricate e conservate in sources/cache/ il 27 agosto 2026. Nessuna delle tre porta strato di testo: quanto se ne cita qui è letto sull'immagine. La base cartografica su cui il piano ha disegnato — curve di livello, quote, nomi delle case — non è dichiarata dalle tavole, e qui non le viene attribuita nessuna paternità.