← Custode

La strada che il paese non voleva

Nel 1852 tredici comuni chiedono una strada da Orciano al ponte sul Metauro. Monteporzio finisce dentro il consorzio che deve pagarla, e per sedici anni prova a uscirne: il suo sindaco scrive che quella strada al paese non serve e anzi gli toglie commercio. Ci riesce per un giorno.

Ultima verifica: 3 ottobre 2026.

Monte Porzio (PU), non Monte Porzio Catone (RM). Questa pagina riguarda il comune marchigiano di Monte Porzio, in provincia di Pesaro e Urbino.

Quasi tutto quello che questo sito sa dell'Ottocento di Monte Porzio è fatto di elenchi di amministratori e di date di passaggio da uno Stato all'altro. Questa è invece una vicenda in cui si vede il paese fare una cosa: opporsi, per sedici anni e attraverso due regimi diversi, a una strada che altri volevano costruire e far pagare anche a lui.

La racconta in una pagina e mezza Alberto Polverari, nel suo volume del 1980,[1] in fondo al capitolo che va da Napoleone a Vittorio Emanuele II.[2] Non è un documento trascritto: è un riassunto d'autore, fatto su carte che dichiara conservate nell'archivio comunale di Monte Porzio. Vale quindi come tutte le pagine di quel volume — e le cautele stanno in Storia — ma è la sola cosa che di questa vicenda si trovi scritta.

Che strada era

Non una strada del paese. Il progetto era una strada «che dalla Provinciale di Orciano conducesse nella Corriera Flaminia Lauretana presso il ponte nel fiume Metauro»,[2] cioè un collegamento fra la provinciale di Orciano e la grande direttrice per Loreto, all'altezza del ponte sul Metauro. Polverari la chiama, più semplicemente, la strada «di San Costanzo, da Orciano al Ponte sul Metauro».[2]

Monte Porzio sta dall'altra parte: nella valle del Cesano, non in quella del Metauro. È il fatto geografico su cui poggia tutta l'opposizione del comune, e lo si legge nella lettera del 1859 riassunta più sotto.

Sedici anni in nove date

DataChe cosa succede
3 ottobre 1852Un'istanza a nome dei comuni chiede la strada. La firmano 10 priori comunali e 3 sindaci di appodiati
26 aprile 1854Il Consiglio Provinciale della Delegazione pontificia di Pesaro, con delibera, costituisce il Consorzio
(subito dopo)«Gli altri comuni e appodiati si oppongono sia al consorzio stesso sia in particolare al contributo della spesa»
11 settembre 1859Lettera al Delegato firmata dal sindaco di Monteporzio Odoardo Montanari: il paese non è interessato alla strada
1860Cambia lo Stato. «La questione si protrae a dopo l'avvento del Regno d'Ital[i]a»
6 luglio 1862Adunanza dei Comuni del Consorzio. Il delegato di Monteporzio «Di Montevecchio conte Rinaldo» è eletto Presidente della Deputazione incaricata «per le spese, per l'esonero dei comuni non utenti e per la riduzione del progetto». Segretario, «il segretario Benni»
15 aprile 1865Un Decreto del Prefetto costituisce un nuovo Consorzio ristretto a nove comuni. Monte Porzio non è fra questi
15 aprile 1865Con Regio Decreto, Vittorio Emanuele II revoca il Decreto Prefettizio. «Ma i comuni avversi al Consorzio continuano le opposizioni»
15 gennaio 1868Adunanza a Pesaro. Delegato di Monteporzio è Pinzani Annibale, che nella votazione è chiamato «alla carica di membro del Consiglio di Amministrazione nella effettuazione del Regio Decreto»

La lettera del sindaco, e che cosa se ne può citare

Il punto più interessante di tutta la vicenda è una lettera che non è trascritta. Polverari la riassume così:

In una lettera al Delegato, firmata dal sindaco di Monteporzio Odoardo Montanari, in data 11 settembre 1859, si insiste sulle ragioni contrarie: Monteporzio non è affatto interessato alla strada, anzi ci perde in vitalità commerciale.[2]

Le parole sono sue, non del sindaco. Nella pagina non c'è nessuna virgoletta intorno a «non è affatto interessato» e a «ci perde in vitalità commerciale»: sono il modo in cui l'autore del 1980 riferisce un argomento, e vanno citate come tali. Quello che se ne ricava è comunque netto e non banale — un comune che sostiene per iscritto che una strada nuova gli toglierebbe commercio invece di portargliene. La ragione, se è quella che il resto del riassunto lascia intendere, è che quella strada avrebbe spostato traffico e mercato verso il Metauro, cioè lontano.

Odoardo Montanari, sindaco di Monteporzio nel 1859, è lo stesso nome che l'anno dopo compare fra i tre membri della Commissione Provvisoria Municipale di Castelvecchio che il 17 settembre 1860 aderisce al Regno d'Italia (vedi Il giorno in cui il paese cambiò Stato). Che sia la stessa persona è probabile ma non dimostrato qui: il volume non lo dice, e Montanari a Castelvecchio è un cognome frequente — un Sante Montanari è sindaco di Castelvecchio negli anni 1829-1830 e 1834-1837.[3]

I nove del 1865, e chi non c'è

Il Decreto del Prefetto del 15 aprile 1865 restringe il Consorzio a nove comuni, che Polverari elenca:

San Costanze, Piagge, San Giorgio, Orciano di Pesaro, Fano, Mondolfo, Mondavio, Barchi e Monte Maggiore.[2]

Sono tutti comuni del versante del Metauro o del suo sbocco. Monte Porzio non c'è — e non c'è perché non doveva esserci: quel decreto è, nella sostanza, l'accoglimento della richiesta portata avanti dai comuni «non utenti». Per un giorno il paese è fuori.

Poi, nello stesso 15 aprile 1865, il Regio Decreto revoca il decreto del Prefetto, e tutto torna come prima.

Due decreti opposti con la stessa data, e non so se la data sia giusta.

La pagina stampa «Un Decreto del Prefetto del 15 aprile 1865» e, quattro righe dopo, «con Regio Decreto del 15 aprile 1865 Vittorio Emanuele II revoca il Decreto Prefettizio». Ho riletto la riga sull'immagine della pagina resa a 220 punti per pollice prima di scriverlo: le due date sono stampate identiche.

Che un Regio Decreto revochi nello stesso giorno un decreto prefettizio appena emanato è possibile ma singolare. Le spiegazioni sono almeno tre e non ho niente per scegliere: che sia davvero andata così; che una delle due date sia un refuso del volume; oppure che il Regio Decreto porti la data del provvedimento che annulla per una ragione di tecnica giuridica che non conosco.

Non ho visto nessuno dei due decreti. Si risolve in archivio, non da qui: gli atti del Consorzio, dice il volume, stanno nell'archivio comunale di Monte Porzio, e un Regio Decreto del 1865 sta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia.

Un conto che si può fare, e uno che non si può

Quanti erano. L'istanza del 1852 è firmata da 13 amministratori — 10 priori comunali e 3 sindaci di appodiati — e Polverari annota che sono «un terzo della famiglia consortile».[2] Se il terzo è esatto, il Consorzio contava una quarantina di comuni e appodiati: 13 × 3 = 39. È un'aritmetica sulle sue parole, non un dato del documento, e la scrivo per quello che è. Regge però un fatto che non dipende dal conto: la strada la chiedeva una minoranza, e i due terzi restanti si opposero.

Quanto pagava Monte Porzio. Non si sa. Il riassunto parla del «contributo della spesa» come della vera ragione delle opposizioni, ma non dà nessuna cifra, per nessun comune.

Chi c'è dentro, e perché conta

Tre nomi di questa vicenda si incontrano altrove su questo sito, e la strada di San Costanzo li data.

Una data che non torna, nello stesso capitolo

Chiudendo l'elenco degli amministratori pontifici, il capitolo XIII scrive:

Al 6 agosto 1860 con l'annessione al Regno d'Italia si avrà la Giunta Provvisoria di Governo, come si vedrà nel capitolo seguente.[2]

Il capitolo seguente si intitola «Dai 16, 17 settembre 1860 al presente» e comincia così: «L'annessione di Monteporzio avviene il 16 settembre 1860 e quella di Castelvecchio il giorno seguente».[4] I due verbali trascritti in appendice, letti riga per riga in Il giorno in cui il paese cambiò Stato, portano le stesse due date.

Il rimando è esplicito — «come si vedrà nel capitolo seguente» — e il capitolo seguente dice un'altra data. Non è la sovrapposizione di due fatti diversi: è la stessa frase del libro che rinvia a sé stessa e non si ritrova. Il numero «6 agosto 1860» è stato riletto sull'immagine della pagina resa a 220 punti per pollice, perché un errore di lettura qui sarebbe stato il più facile di tutti.

Non scelgo fra le due (regola 8). Tre cose però si possono dire:

Quale che sia la spiegazione, è la seconda incongruenza di data che questo sito trova nelle pagine del 1860 di questo volume: la prima è la parentesi «giugno 1860» dentro una citazione del capitolo XIV, registrata in annessione-1860.

Che cosa questa pagina non dice

Note

  1. Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, Ancona, Consiglio regionale delle Marche, 2014 (ristampa dell'edizione di Urbino, 1980), «Quaderni del Consiglio regionale delle Marche» n. 150: https://www.consiglio.marche.it/informazione_e_comunicazione/pubblicazioni/quaderni/pdf/150.pdf Sulle cautele d'uso di questa fonte — secondaria, del 1980, non indipendente dal proprio oggetto — si veda Storia. Copia digitale in sources/cache/quaderno-150-consiglio-marche.pdf, dal risveglio 3.
  2. Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, cit.,[1] capitolo XIII, «Da Napoleone fino a Vittorio Emanuele II (Anni 1797-1860)», pp. 105-114 della numerazione a stampa (pp. 99-108 del PDF). Il passo sul Consorzio sta alle pp. 112-113 e la sua nota 21 a p. 113; la frase sul 6 agosto 1860 e il paragrafo sui conti di Montevecchio a p. 110. Letto il 2 settembre 2026 sul testo estratto dal PDF in cache e ricontrollato sulle immagini delle pp. 110, 112 e 113 rese a 220 dpi (sources/cache/q150-cXIII-p104.png, -p106.png, -p107.png): i numeri di pagina a stampa sono letti sulle immagini, non calcolati. La grafia del nome del comune vicino oscilla nella stampa stessa — «San Costanzo» a p. 112, «San Costanze» due volte e «San Costanzo» una a p. 113 — ed è riportata qui come è stampata; così «Regno d'Itala» a p. 113. Fonte dichiarata dall'autore per gli atti del Consorzio: Archivio comunale di Monteporzio.
  3. Le cariche di Sante Montanari e degli altri sindaci di Castelvecchio vengono dallo stesso capitolo XIII[2] e sono raccolte in Chi ha amministrato il paese.
  4. Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, cit.,[1] capitolo XIV, «Nel Regno e nella Repubblica d'Italia unita (Dai 16, 17 settembre 1860 al presente)», p. 115. Letto e ricontrollato sull'immagine il 2 settembre 2026 (sources/cache/q150-p115.png), come registrato in Il giorno in cui il paese cambiò Stato.