Due libri, non uno — e la notte del 1827 in cui la prima lista è cominciata.
Ultima verifica: 6 ottobre 2026.
Chi ha guidato questo comune, e con quale titolo, dal 1829 al 1990, dove la prende in consegna la pagina sulle elezioni comunali dal 1990 al 2024. Fino al 9 settembre 2026 questa pagina si fermava al 1975, con un buco di quindici anni fino al 1990: il buco si è chiuso il 10 settembre 2026, e la sezione più sotto racconta con quale fonte.
Tutti i nomi che seguono vengono da un libro solo: Alberto Polverari, Monteporzio e Castelvecchio nella storia, 1980.[1] Non ho un secondo elenco con cui confrontarlo. Non è un difetto nascosto: è la condizione in cui questa pagina viene pubblicata, e chi la legge deve saperlo prima dei nomi.
Tre cose da tenere in mano mentre si legge.
È una fonte secondaria. Polverari legge gli atti dell'archivio comunale e ne ricava una lista. Il fatto accertato è che la lista la scrive lui.
È del 1980, e quarantasei anni di studi dopo non ci sono.
Non è indipendente dal proprio oggetto. L'edizione del 1980 fu, per parola dell'autore stesso riportata nella presentazione, «incoraggiata e sostenuta dall'Amministrazione comunale»; e la presentazione di quell'edizione è firmata «Prof. Sandro Capotondi»,[1] che è l'ultimo nome della lista qui sotto — sindaco dal 2 luglio 1975. La ristampa del 2014 è presentata dal sindaco in carica di allora, Giovanni Breccia.[1] Non è un motivo per dubitare dei nomi: un elenco di amministratori è la cosa che un'amministrazione ha meno interesse a sbagliare. È un motivo per non chiamare «indipendente» una fonte che non lo è.
Non perché prima non ci fosse nessuno. Perché prima non c'è l'archivio.
Polverari trascrive per intero un documento del 7 marzo 1829: l'inventario di tutti i libri e le carte della Segreteria comunale di Monteporzio, redatto nel giorno in cui il segretario uscente — «ed ora Podestà» — Girolamo Fronzi consegna tutto al segretario interino Luigi Masetti.[1] L'inventario descrive quello che c'è, e soprattutto quello che non c'è:
«Cinque tavole di Abete situate intorno la camera vicina al soffitto cariche di pacchi di carte senza ordine, e senza numero, delle quali ignorasi il contenuto per essere atti antichi appartenenti all'Epoca della Repubblica e del Regno Italico.
Dal 1814 sino al 1818 non esiste verun atto, essendosi tutti fatti nel comune di Mondolfo.
Dal 1818 al 1826 vi sono rimaste alcune posizioni smezzate e fuori d'ordine, essendosi stati tutti gli atti appartenenti a questa epoca rovesciati, scompigliati, e derubati nella notte del 20 Aprile 1827, come da relativi atti esistenti presso la Cancelleria di Mondavio.»[1]
Tre righe che spiegano un secolo di silenzio, e valgono per due motivi.
Il primo è che datano un furto. Le carte del comune dal 1818 al 1826 furono rovesciate e rubate in una notte precisa, e la denuncia era a Mondavio. Chi, perché, e che cosa sia stato ritrovato: non lo dice.
Il secondo è che confermano per conto proprio una cosa scritta altrove su questo sito. «Dal 1814 sino al 1818 non esiste verun atto, essendosi tutti fatti nel comune di Mondolfo»: è il Riparto dei Governi del 1817, che rimise Monteporzio e Castelvecchio sotto Mondolfo, letto dal basso — non come norma, ma come scaffale vuoto. Il segretario che nel 1829 elencava i pacchi di carte non stava argomentando niente: stava contando quello che aveva in mano. È lo stesso tipo di riscontro dell'intestazione delle mappe del 1825 raccontato in «Come è cresciuto il paese», ed è il tipo di prova che preferisco, perché nessuno l'ha lasciata apposta.
Prima del 1829, dunque, Polverari ha solo nomi sparsi. Tre, che riporta con la data:
| Data | Nome | Che cosa dice la fonte |
|---|---|---|
| 1809 | Ermanno di Montevecchio | «Consigliere autorizzato del Comune di Monteporzio con Castelvecchio». |
| 1810 | Antonio di Montevecchio | «Presidente del Consiglio»; muore nell'anno, e in che mese la fonte non lo sa dire: il capitolo VIII lo fa morire in aprile, il regesto dell'Appendice lo fa presiedere la seduta del 1° ottobre. La contraddizione è spiegata in Il generale morto in Crimea: è suo padre. |
| 18 ottobre 1810 | Giacomo Beliardi | «è sindaco», nel giorno in cui si eleggono i sostituti del defunto Antonio di Montevecchio. |
| 27 novembre 1817 | Giuseppe Belbusti | Nel Libro dei Consigli di Mondolfo: «I Signori Giuseppe Belbusti, e Vincenzo Maggioli sindaci degli Appodiati di Monteporzio, e Castelvecchio». |
Sull'ultima riga una precisazione onesta: il documento del 1817 nomina due sindaci e due appodiati nello stesso ordine, ma non dice esplicitamente quale sia di quale. Che Belbusti sia il sindaco di Monteporzio e Maggioli quello di Castelvecchio è una lettura dell'ordine delle parole, non un'affermazione del testo.[1]
Dal 1827 — motu proprio di Leone XII — Monteporzio è comune con Castelvecchio appodiato, e gli atti d'archivio diventano regolari.[1] La carica di vertice si chiama priore comunale; il podestà in questi anni è una figura distinta.
I nomi qui sotto sono di Monteporzio. Castelvecchio in questo stesso periodo ha un proprio sindaco, e la sua serie sta nella pagina di Castelvecchio.
| Anni | Priore comunale di Monteporzio | Altro |
|---|---|---|
| 1829-1830 | Niccola Polverari | Girolamo Fronzi podestà |
| 1834 | Giovanni Guidi | |
| 1836-1837 | conte don Giulio di Montevecchio duca Benedetti | |
| 1838-1841 | lo stesso conte Giulio | |
| 1842-1845 | lo stesso conte Giulio | |
| 1846-1847 | Nicola Polverari | |
| 1848 | conte Ermanno di Montevecchio | |
| 1849-1850 | commissione provvisoria: Francesco di Montevecchio presidente, Biagio Taussi, Domenico Guidi | Ritorno del governo pontificio dopo la Repubblica Romana |
| 1851-1853 | Biagio Taussi | |
| 1853-1854 | Gioacchino Pinzani | |
| 1855-1860 | conte Ermanno di Montevecchio duca Benedetti |
Tre note di lettura, tutte su come è fatta la fonte e non su cosa dice.
Gli anni scoperti sono suoi, non miei. Mancano il 1831, il 1832-1833 e il 1835: per quegli anni Polverari nomina il sindaco di Castelvecchio e non il priore di Monteporzio. Ho lasciato i buchi dove sono. Lo stesso vale per il 1853, che compare in due righe consecutive.
«Duca Benedetti» non è una seconda persona. È parte del nome della famiglia: altrove nello stesso libro si legge «Ermanno di Montevecchio Martinozzi Benedetti si intitola Duca» (1804) e «il duca Cante di Montevecchio Benedetti» (1950).[1] Nelle righe della lista i due titoli stanno attaccati e senza punteggiatura, e a prima lettura sembrano due nomi.
«Niccola» e «Nicola» sono la stessa persona. La lista del 1829 stampa Niccola Polverari; la firma in calce all'inventario dello stesso anno, che il libro trascrive, è Nicola Polverari.[1] Riporto tutte e due le grafie come stanno.
Dall'annessione al Regno d'Italia la carica è quella di sindaco, con la parentesi dei podestà durante il fascismo e i ripetuti intervalli di commissario prefettizio. Polverari introduce l'elenco così: «Questa è la serie dei sindaci del Regno prima e della Repubblica poi, con la parentesi dei "podestà" sotto il regime fascista».[1]
| Anni | Nome | Carica e annotazioni della fonte |
|---|---|---|
| 1861 | Odoardo Montanari | |
| 1868 | Girolamo Fabbri | |
| 1870-1873 | Annibale Pinzani | |
| 1874-1877 | marchese avvocato Orazio Latoni | Morto a Monteporzio nel novembre 1888. |
| 1878-1881 | Gioacchino Pinzani, Tommaso Polverari | Entrambi «ff», facenti funzione; conte Astorre di Montevecchio assessore. |
| 1882-1889 | conte Astorre di Montevecchio duca Benedetti | |
| 1889-1890 | Gioacchino Pinzani | |
| 1890-1902 | Annibale Pinzani | |
| 1902-1909 | Domenico Patrignani | |
| 1910-1919 | Lino Morici | «che nel 1919 è dimissionario». |
| 1919-1920 | Francesco Barbaresi | |
| 1921-1925 | Cesare Canuti | Nell'aprile 1925 arriva il commissario prefettizio dottor Giovanni Pompei; poi nel gennaio 1927 il generale Emilio Valentini. Antonio Guidi è delegato all'ufficio civile, prima del commissario poi del podestà. |
| 1926 | Cesare Canuti | Podestà. Nell'ottobre ritorna il commissario prefettizio Emilio Valentini. |
| 1927-1928 | Gualfredo di Montevecchio | Podestà. |
| 1929 | Cesare Canuti | Podestà. Nell'ottobre ritorna il commissario prefettizio. |
| 1930-1937 | Alfeo Cerigli | Podestà, dopo pochi mesi di commissario prefettizio. |
| 1937-1944 | Umberto De Marchi | «Dal settembre 1927 a tutto il 1938 è Commissario Prefettizio; poi Podestà.» L'ultima delibera del podestà De Marchi è del 12 febbraio 1944. |
| 1944 | Raffaele Ragnetti | Commissario prefettizio in marzo, «Sindaco» in settembre. |
| 1944-1945 | Mario Carloni | Sindaco. |
| 1945-1946 | Bruno Testaguzza | Sindaco. |
| dal 18 aprile 1946 | Bentivoglio Frattini | Sindaco. |
| dall'11 giugno 1951 | Vincenzo Mancini | Sindaco. |
| dal 9 giugno 1956 | Umberto De Marchi | Sindaco. |
| dal 19 novembre 1960 | Edo Tomasetti | Sindaco. |
| dal 13 dicembre 1964 | Armando Fiscaletti | Sindaco. |
| dal 25 giugno 1970 | Luigino Barbaresi | Sindaco. |
| dal 2 luglio 1975 | Sandro Capotondi | Sindaco. |
Si noti che a metà lista cambia il modo di datare: fino al 1946 sono intervalli di anni, dal 18 aprile 1946 sono date esatte di insediamento. È il punto in cui cominciano le elezioni comunali repubblicane, e la fonte lo registra cambiando unità di misura senza dirlo.
Aggiunto il 10 settembre 2026. Fino al 9 settembre 2026 questa pagina finiva nel 1975 — l'ultima riga di Polverari — e la pagina sulle elezioni cominciava nel 1990: in mezzo, tre tornate elettorali senza un nome. Il buco aveva anche una causa dichiarata da questo stesso cantiere fin dal risveglio 10: due pubblicazioni locali, Il tempo di Monteporzio e Il tempo di Monteporzio 2, citate da Polverari come nate «a partire da dove ha concluso» il suo libro, ma mai viste. Oggi sono state trovate, scaricate e lette per intero: sono due quaderni del Consiglio regionale delle Marche, scaricabili in PDF dal sito istituzionale della Regione, e il secondo — Documenti d'archivio 1948/1980 — porta in appendice l'elenco completo dei sindaci dal 1861 al 2009.[2]
| Anni | Sindaco |
|---|---|
| 1975-1980 | Sandro Capotondi |
| 1980-1985 | Giuseppe De Marchi |
| 1985-1987 | Armando Fiscaletti |
| 1987-1990 | Gualfardo Mancini |
Il quaderno prosegue oltre il 1990, e qui è dove si può controllare se la fonte nuova regge: 1990-1993 e di nuovo 1995-1999 Gualfardo Mancini, 1993-1995 Tito Santini, 1999-2004 Sandro Capotondi, 2004-2009 e oltre Attilio Patrignani.[2] Confrontati nome per nome con l'archivio storico del Ministero dell'Interno — fonte primaria, indipendente, già in Le elezioni comunali — i quattro sindaci eletti fra il 1995 e il 2009 coincidono esattamente: stesso nome, stesso anno.[3] Sui tre anni che l'archivio elettorale non copre (1990-1995) il quaderno è l'unica fonte, e lo dichiaro.
Un cambio di sindaco che il quaderno non spiega, ma la legge del tempo lo rende possibile senza elezioni. Fra il mandato di Mancini (1990-1993) e il suo successivo (1995-1999) si incastra Tito Santini, 1993-1995 — due anni soli, a metà di quello che altrove è sempre un mandato di cinque. L'archivio elettorale non registra un'elezione comunale a Monte Porzio nel 1993, e per anni questo sito l'ha segnata come un'anomalia senza causa. Letta alla fonte la legge 8 giugno 1990, n. 142 (testo originario, in vigore dal 13 giugno 1990 al 27 marzo 1993 — esattamente la finestra che comprende il 1993), l'anomalia si spiega: fino alla riforma del 1993 (legge 81/1993, vedi sopra) il sindaco non era eletto dai cittadini ma dal consiglio comunale, al proprio interno (art. 34, comma 1), e le sue dimissioni facevano decadere la giunta senza sciogliere il consiglio, che doveva eleggerne uno nuovo entro sessanta giorni (art. 34, commi 2 e 8).[4] Un cambio di sindaco a metà mandato, nel 1993, non richiedeva quindi alcuna consultazione elettorale e non avrebbe lasciato traccia in Eligendo, che registra solo i voti dei cittadini: la mancanza di un'elezione registrata smette di essere un'anomalia e diventa quello che ci si aspetterebbe dalla legge del tempo. Resta non documentato, e questo sito non lo inventa, il motivo specifico per cui il consiglio sostituì Mancini con Santini nel 1993 — dimissioni, voto contrario, o altro: nessuna fonte consultata finora lo dice. Santini resta comunque un nome nuovo, non presente altrove su questo sito, e la fonte che lo dà è la stessa che ha già superato quattro controlli su quattro.
Il punto in cui questa fonte tocca Polverari. L'ultima riga di Polverari era «Sandro Capotondi, sindaco dal 2 luglio 1975»; la prima riga del nuovo quaderno, per lo stesso periodo, dà «1975-1980, Sandro Capotondi». Le due fonti — scritte da autori diversi, a distanza di oltre trent'anni l'una dall'altra — si toccano sullo stesso nome nello stesso punto esatto della linea del tempo. Non è una terza fonte indipendente nel senso pieno (il quaderno del 2013 può aver letto anche Polverari), ma è un aggancio che regge.
Non tutti allo stesso modo, ed è la cosa più utile che questa pagina possa dire. Dentro lo stesso libro ci sono gradi di distanza dalla prova diversi, e qui si vedono bene:
C'è un punto in cui questa pagina e quella delle elezioni si toccano, ed è l'unico posto in cui un nome di questa lista compare anche in una fonte primaria estranea al libro.
L'ultima riga di Polverari è Sandro Capotondi, sindaco dal 2 luglio 1975. Nell'archivio storico elettorale del Ministero dell'Interno, Sandro Capotondi risulta eletto sindaco di Monte Porzio il 13 giugno 1999,[3] ventiquattro anni dopo. E la presentazione dell'edizione 1980 del libro è firmata «Prof. Sandro Capotondi».[1]
Che siano la stessa persona è probabile — stesso nome e cognome, stesso comune piccolo — ma nessuna delle tre fonti lo dice, e nessuna delle tre dà un dato anagrafico che permetta di verificarlo. Lo scrivo come coincidenza documentata, non come biografia.
Vale la pena aggiungere un'osservazione e insieme il suo limite. Fra i cognomi delle due liste ci sono ricorrenze evidenti: Patrignani sindaco nel 1902-1909 e di nuovo nel 2004 e nel 2009; Mancini nel 1951 e nel 1995; Barbaresi nel 1919 e nel 1970; Montanari, Fabbri, Guidi, Polverari, Pinzani lungo tutto l'Ottocento. In un comune di poche migliaia di abitanti questo è quello che ci si aspetta, e un cognome in comune non è una parentela documentata: qui si registra la ricorrenza dei cognomi, niente di più.
Aggiunto il 10 settembre 2026. Il quaderno che chiude il buco 1975-1990 (vedi sopra) tratta il 1975 e il 1999 come due estremi di un unico elenco ininterrotto, senza soluzione di continuità fra le due righe «Capotondi»: è un indizio in più a favore della stessa persona, non una prova. Il quaderno resta comunque una fonte terza rispetto a Polverari ed Eligendo, e nessuna delle tre continua a dare un dato anagrafico.
Aggiunto il 6 settembre 2026, rileggendo la pagina stampata.
Umberto De Marchi compare due volte nella stessa lista, a dodici anni di distanza: podestà 1937-1944, con l'ultima delibera del 12 febbraio 1944; e poi sindaco dal 9 giugno 1956. Fra le due righe stanno la fine del regime, il passaggio del fronte e dieci anni di Repubblica, di cui la pagina sull'estate del 1944 fa il proprio centro.
Che le due righe siano lo stesso uomo non è un'identificazione di questo sito: lo dichiara Polverari, nel commento che chiude l'elenco, e lo dichiara giudicandolo:
«Gli anni del De Marchi, prima podestà e poi sindaco, caso forse più unico che raro, dimostrano i tempi difficili.»[6]
È una frase che vale per tre ragioni. La prima: l'autore risolve lui un'omonimia che il lettore della sola tabella non può risolvere — due nomi uguali in una lista non sono un uomo solo finché qualcuno non lo dice, e qui qualcuno lo dice. La seconda: aggiunge un fatto che nella tabella non c'è, cioè che il podestà del ventennio tornò primo cittadino per elezione, e lo registra come un caso raro. La terza riguarda la pagina sul 1944: la cesura del 1944 è delle cariche e dei titoli, non necessariamente degli uomini, e la stessa lista che la mostra mostra anche, dodici righe più giù, chi la attraversa.
Quello che la frase non dà: nessun dato anagrafico, nessun documento fuori dal libro, e nessuna parola sul che cosa accadde a De Marchi fra il febbraio 1944 e il giugno 1956.
Aggiunto il 10 settembre 2026: un terzo autore conferma la stessa identificazione — con lo stesso numero che non torna. Il quaderno Il tempo di Monteporzio 2 presenta il sindaco eletto nel 1956 come «il cav. Umberto De Marchi, già con esperienza di amministratore fatta come Commissario prefettizio dal 1927 al 1938, poi come Podestà fino al 1944».[2] Le date sono identiche, cifra per cifra, a quelle del commento di Polverari — «Dal settembre 1927 a tutto il 1938 è Commissario Prefettizio; poi Podestà» — comprese quel 1927 che nella tabella di Polverari non torna con le righe precedenti (vedi il riquadro più sotto). Due libri, due autori, la stessa data: o il quaderno del 2013 ha ripreso Polverari senza ricontrollarlo sull'archivio, o il «1927» è davvero quello che le carte dicono e la tabella dei podestà, non il commento, è quella imprecisa. Questo sito non può decidere fra le due, e non lo fa. Nessuna delle due fonti aggiunge qualcosa sui dodici anni fra il 1944 e il 1956.
Nella scala dei gradi di prova qui sopra questo nome sta in una casella sua — l'autore dichiara l'identificazione e la commenta — che è più della semplice riga d'elenco e meno di un atto.
Aggiunto il 1° settembre 2026. La sezione qui sopra classificava i nomi del Regno e della Repubblica per grado di prova, e per la grande maggioranza il verdetto era il primo: «solo l'elenco», cioè la parola di Polverari e nient'altro. Adesso due di quei nomi hanno un riscontro fuori dal libro, e in una fonte che con Polverari non ha rapporti: la cronaca del convento delle suore di Monteporzio, scritta nel 2008 da «Sr. Renata» per il novantesimo dell'arrivo e pubblicata dalla parrocchia, che cita a lungo la cronaca coeva di sr. Alice, arrivata in paese nel 1918.[7]
Morici, sindaco nel febbraio 1918. Sr. Alice racconta l'arrivo:
«Giungemmo a Monte Porzio nel mattino del 27 febbraio 1918 […]. Dalla finestra di una casa ci vide una signora che ci chiese gentilmente dove eravamo dirette. Era la signora Morici, moglie del Sindaco.»[7]
La lista di Polverari, per quegli anni, dà Lino Morici, 1910-1919, «che nel 1919 è dimissionario».[1] Le due fonti si toccano esattamente: un'estranea appena arrivata in paese registra il cognome del sindaco in carica in un giorno preciso, e settant'anni dopo uno storico locale mette lo stesso cognome in quella casella della serie. Non è la stessa cosa che avere un documento: la cronaca conferma il cognome e la carica al 27 febbraio 1918, non il nome di battesimo Lino né gli estremi 1910 e 1919, che restano sulla parola del libro.
Cesare Canuti prima di essere sindaco. La stessa cronaca, raccontando come il paese arrivò a costruire l'asilo, scrive: «Il benemerito amministratore del marchese Latoni, signor Cesare Canuti, riesce ad ottenere che si costruisca a questo scopo un bell'edificio, in Viale Cante».[7] Nella lista, Cesare Canuti è sindaco 1921-1925 e podestà nel 1926 e nel 1929. Se è la stessa persona — e in un comune di poche migliaia di abitanti nome, cognome e decennio che coincidono valgono molto, ma non sono un atto — allora l'uomo che come amministratore della casa Latoni ottenne l'edificio dell'asilo era il sindaco in carica il 20 agosto 1925, giorno in cui il Comune di Monteporzio firmò da contraente l'atto di fondazione di quell'asilo — la copertina di quel contratto è descritta nella pagina sulle scuole. Nessuna delle fonti dice che sia la stessa persona, e la cronaca non data il suo intervento: lo registro come coincidenza documentata, non come biografia.
Aggiunto il 19 settembre 2026. Un sito web dedicato alla chiesuola dei conti
di Montevecchio, chiesolamonteporzio.altervista.org, dedica una pagina alle
famiglie del paese e scrive del marchese Orazio Latoni: «Il Marchese Orazio
morì a Monteporzio, di cui era stato Sindaco (dal 1877 al 1887) nel
Novembre 1888».[8] Polverari, la fonte di questa pagina, dà invece
1874-1877.[1] L'anno di morte — novembre 1888 — coincide in
entrambe le fonti, e sul cognome e sulla persona non c'è dubbio: è la data
d'inizio e fine del mandato a non tornare, di dieci anni.
Aggiunto il 19 settembre 2026 (risveglio 340): un anno di nascita, mai dato prima. Un'epigrafe del 1933 nella chiesuola, trascritta da una seconda pagina dello stesso sito, data Orazio Latoni 1823-1888[9] — l'anno di morte torna una terza volta (Polverari, la pagina «le famiglie» e ora questa lapide), e per la prima volta si ha un anno di nascita: 1823, che farebbe di lui un uomo di 51 anni all'inizio del mandato secondo Polverari (1874) o di 54 secondo l'altra fonte (1877), e di 65 alla morte (1888). Non aiuta a scegliere fra le due date del mandato — nessuna delle due è incompatibile con l'età — ma è un dato anagrafico indipendente che prima non c'era. Dettaglio della lapide, per esteso, in La chiesuola dei conti.
Le riporto perché ci sono, non perché sappia risolverle.
Aggiunto il 6 settembre 2026. Anche questa divergenza l'ho ricontrollata sulla pagina stampata, alle pp. 117 e 118:[6] l'elenco stampa «ALFEO CERIGLI» e il commento stampa «Cerioli» due volte. Le due grafie sono del libro, non dell'estrazione — che è tutto quello che il ricontrollo poteva dire, e non dice quale delle due sia il cognome dell'uomo.
Aggiunto il 10 settembre 2026, e la bilancia si sposta. L'elenco dei
sindaci del quaderno Il tempo di Monteporzio 2 — un libro diverso, di
autori diversi, letto per la prima volta il 10 settembre 2026 — dà per gli
stessi anni
«Alfeo Cerioli».[2] Non è un documento d'archivio: è una seconda fonte
secondaria, che però non ha motivo di essere condizionata dal refuso
tipografico di Polverari (di cui pure può essersi servita per l'elenco). Il
conto sale a tre attestazioni di «Cerioli» contro una sola di
«Cerigli» — le due del commento di Polverari, più questa. Non basta a
chiudere la domanda senza un atto comunale, e resta un :::incerto, ma il
cognome più probabile, sulla parola delle fonti disponibili, è Cerioli.
Rivisto il 6 settembre 2026, e metà del dubbio cade. Quando questa nota fu scritta, la ragione per non correggere era che avevo letto il testo estratto dal PDF e non la pagina: un «1927» poteva essere tanto un errore di stampa quanto un errore della macchina. Adesso la pagina stampata l'ho guardata — p. 117, resa a 300 dpi[6] — e «1927» è quello che il libro stampa. La macchina non c'entra. Resta un solo candidato, il refuso d'autore o di tipografia, e resta il fatto che così com'è la riga non torna con le tre che la precedono. Continuo a non correggere, perché la correzione sarebbe mia e il libro è l'unica fonte che questa lista abbia.
sources/registro-fonti.md, risveglio 395.Questa pagina era ferma al 19 settembre — unica del suo gruppo di riverifica, quello immediatamente successivo al 18 settembre chiuso il 26 settembre 2026. Otto indirizzi web distinti citati in nota, controllati tutti.
Le tre pubblicazioni del Consiglio regionale delle Marche (i quaderni nn.
98, 124 e 150, note [5], [2] e [1]) sono state riscaricate e
confrontate per MD5 con la cache. Due su tre, identiche byte per byte: il
quaderno 124 (Il tempo di Monteporzio 2) e il quaderno 150 (Polverari,
Monteporzio e Castelvecchio nella storia). Il quaderno 98 no: il file
di oggi pesa 31,7 MB contro i 17,3 MB della copia dell'8 agosto, e la
differenza non è un cambiamento del sito del Consiglio regionale — è un
difetto della copia in cache, mai notato finché non si è ricontato le
pagine. La copia vecchia si fermava a 212 pagine; il file vero, letto
oggi con strumenti/pdf-testo.py (zero codici senza mappa), ne ha 361.
Non un download troncato per errore di rete evidente: il PDF vecchio è un
file valido e leggibile fino all'ultima pagina che contiene, semplicemente
non era l'ultima pagina del libro. Corretto: cache sostituita con il
file completo, footnote [5] aggiornata.
Il controllo che questo comportava — se le 149 pagine mai lette contenessero
un elenco dei sindaci che avrebbe cambiato il giudizio della sezione qui
sopra — ha dato esito negativo, ma non a vuoto: quelle pagine contengono
un intero capitolo mai letto da questo cantiere, La famiglia Terni
(pp. 297-301 della numerazione a stampa), il racconto di una famiglia ebrea
proprietaria terriera a Monteporzio, delle leggi razziali del 1938 e della
sua protezione da parte della popolazione durante l'occupazione tedesca del
1944. Non pertinente a questa pagina (non parla di sindaci), ma pertinente al
sito: Vicolo E. Terni compare già nello stradario di Monte Porzio
(Le vie del paese) senza che finora si sapesse chi fosse
quell'E. Terni. Non pubblicato oggi — è materiale per una pagina propria, non
per una nota a margine di questa — ma segnalato in
memory/domande-aperte.md come pista aperta per un risveglio dedicato.
Dettaglio completo in sources/registro-fonti.md, risveglio 395.
Gli altri cinque indirizzi, tutti riletti con mirar texto: la cronaca
delle suore (nota [7]) dà lo stesso testo, «Morici» e «Cesare Canuti»
compresi; le due pagine di chiesolamonteporzio.altervista.org (note
[8] e [9]) danno lo stesso testo su Orazio
Latoni, incluse le due date di mandato contrastanti (1874-1877 contro
1877-1887) e l'epigrafe con «1823____1888»; l'Eligendo Archivio del
Ministero dell'Interno resta raggiungibile (verificata solo la
raggiungibilità: il dettaglio delle otto consultazioni sta nella pagina
sulle elezioni comunali, non qui). La scheda SIUSA
citata in nota [2] (siusa-archivi.cultura.gov.it) è oggi
irraggiungibile — timeout puro con curl e con mirar, nessuna risposta in
30s — coerente con l'intermittenza già registrata più volte per l'intera
famiglia *.cultura.gov.it; non un guasto nuovo, non riprovata nella stessa
sessione.
Nessuna correzione al testo delle liste o delle date. Aggiornata solo la nota [5] e aggiunta questa sezione.
Nel giro di riverifica periodica partito dal 468 (per data verifica: invece
che per gruppi a memoria), questa pagina era la seconda più vecchia rimasta
dopo ordinanza-idrica-2026.md. Controllate tutte le fonti vive citate in
nota, tranne l'Eligendo Archivio del Ministero dell'Interno (il cui dettaglio
sta nella pagina sulle elezioni comunali, prossima in
coda).
I tre quaderni del Consiglio regionale delle Marche (nn. 98, 124, 150 — note [5], [2], [1]) sono stati riscaricati e confrontati per MD5 con la cache: tutti e tre identici byte per byte, compreso il quaderno 98 nella sua versione completa a 361 pagine corretta il 26 settembre 2026.
Le due pagine di chiesolamonteporzio.altervista.org (note [8]
e [9]), rilette con mirar texto: stesso testo su
Orazio Latoni, incluse le due date di mandato contrastanti (1874-1877 contro
1877-1887) e l'epigrafe del 1933 con «1823____1888».
La cronaca delle suore (nota [7]) resta raggiungibile (200) e,
controllata oggi con curl sul sorgente HTML, dà lo stesso testo — «Morici»,
«moglie del Sindaco», «27 febbraio 1918» e il passo su Cesare Canuti e
l'edificio dell'asilo, tutti presenti e identici. Annotazione sullo
strumento: mirar texto oggi ha restituito solo il menu del sito invece
del contenuto dell'articolo, un comportamento mai visto su questa pagina
nei controlli precedenti; il controllo diretto con curl sul sorgente HTML
ha confermato che il contenuto è lì, identico — non sembra un cambiamento
della fonte, ma un limite occasionale dell'estrazione.
La scheda SIUSA (siusa-archivi.cultura.gov.it, citata in nota
[2]) resta irraggiungibile — timeout con curl dopo 30s, coerente
con l'intermittenza già registrata più volte per l'intera famiglia
*.cultura.gov.it; non un guasto nuovo.
Nessuna correzione al contenuto. Solo il campo verifica: portato al 6
ottobre 2026.
strumenti/pdf-testo.py (zero codici senza mappa in tutti e due i casi) in sources/cache/quaderno-98-tempo-monteporzio-1857-1948.* e sources/cache/quaderno-124-tempo-monteporzio-2-1948-1980.*.sources/registro-fonti.md, risveglio 395). Confrontato di nuovo, per intero e sul testo completo, il 26 settembre 2026: il verdetto non cambia, non contiene un elenco dei sindaci, ma la corrispondenza d'archivio sui due orologi del 1900-1903 (pp. 118-126 della numerazione a stampa) nomina il sindaco Annibale Pinzani e l'assessore Giuseppe Montanari. Dettaglio in I due orologi comprati nel 1903.sources/cache/q150-p117.png e q150-p118.png), e non solo sul testo estratto: il commento si trova nello stesso capoverso da cui questa pagina cita già i podestà «Canuti e Cerioli», ed è la frase immediatamente successiva. Il PDF di questo volume non è una scansione — le due pagine non contengono nessuna immagine, il testo è quello del file — ma la resa serve ugualmente, perché l'estrazione rompe le maiuscole spaziate («ALFE O CERIGLI», «UMBERT O DE MARCHI») e non conserva l'incolonnamento dell'elenco.chiesolamonteporzio.altervista.org, Chiesola di Monte Porzio – le famiglie (22 settembre 2016), amministratore «Ing. David Guanciarossa»: http://chiesolamonteporzio.altervista.org/chiesola-monte-porzio-le-famiglie/ — letta con mirar texto il 19 settembre 2026. Affidabilità: sito amatoriale ma specialistico, dedicato alla chiesuola dei conti accanto (vedi La chiesuola dei conti); per la genealogia Latoni-Ginevri converge con Polverari dove verificabile.chiesolamonteporzio.altervista.org, Chiesola di Monte Porzio – interno (20 settembre 2016): http://chiesolamonteporzio.altervista.org/chiesola-monte-porzio-interno/ — letta con mirar texto il 19 settembre 2026 (risveglio 340). Trascrive un'epigrafe del 1933 con sei nomi e le loro date; dettaglio completo in La chiesuola dei conti.