Sei paesi della valle giurano di combattere uniti contro i francesi, e il 6 marzo 1797 li battono. Monteporzio non è fra i sei. Pochi giorni dopo un corpo di truppe francesi si ferma proprio a Monteporzio, ad aspettare i rinforzi.
Ultima verifica: 6 ottobre 2026.
Nel 1797 Monteporzio è ancora quello che era da tre secoli e mezzo: non un comune, ma un feudo dei conti di Montevecchio, con i suoi statuti, il suo vicario e la sua milizia — si veda Una partita a bocce del 1770. Undici anni dopo non lo sarà più. In mezzo c'è questo anno, e di questo anno una fonte sola racconta sei o sette fatti datati.
Sono pochi, e vale la pena tenerli separati da quello che se ne potrebbe dedurre.
L'unica fonte di questa pagina è il capitolo XIII del volume di Alberto Polverari del 1980, che a sua volta cita altri libri: le sue prime due pagine, che nessuno qui aveva ancora letto.[1]
Prima dello scontro, scrive Polverari, i rivoltosi si erano uniti in gran numero, «prendendo occasione dall'ordine della Amministrazione Centrale di Pesaro di requisire tutte le armi», e sei luoghi avevano firmato fra loro un patto:
«Tra San Lorenzo in Campo, San Vito, Montalfoglio, Sant'Andrea, Castelleone e Montesecco si firma un patto di combattere uniti contro i Francesi. Assente, come si vede, è Monteporzio.»[1]
«Assente, come si vede, è Monteporzio» è una frase dell'autore, non una mia osservazione: è lui a fermarsi sul punto. Ed è tutto quello che ne dice. Il libro non spiega l'assenza, non la giudica, e non torna sull'argomento.
Questo sito non la spiega al posto suo. Si può però mettere accanto alla frase un fatto che sta in un altro capitolo dello stesso libro, e lasciare i due fatti uno accanto all'altro:
1. i sei che firmano sono castelli e comunità dello Stato Pontificio; 2. Monteporzio nel 1797 non è un comune dello Stato Pontificio, ma un feudo privato dei conti di Montevecchio, e lo resterà — dice Polverari — «fino a Napoleone».
Che la seconda cosa sia la ragione della prima è un'ipotesi, non un fatto, e nessuna delle fonti qui citate la scrive. Restano due notizie che si toccano, e un paese che in quelle settimane compare una volta sola: come luogo dove si fermano le truppe mandate a riportare l'ordine.
È la parte più importante della pagina, perché fra il fatto del 1797 e chi legge oggi ci sono almeno tre passaggi di mano.
Polverari non è un testimone. Per i fatti di San Lorenzo cita un solo libro: Luigi Nicoletti, Di Pergola e dei suoi dintorni, Pergola, Gasperini, 1899 — pp. 258 e 260-267.[2] Anche la frase sulla libertà «che ci veniva d'oltr'Alpe sulla punta di mille e mille spade» è del Nicoletti, citata da Polverari.
E il Nicoletti, a sua volta, copia un manoscritto. Lo dichiara Polverari: «Un anonimo, testimone degli avvenimenti, registra in un manoscritto i fatti di San Lorenzo in Campo», e rimanda alle otto pagine del libro del 1899 in cui quel manoscritto è riportato. Il testimone c'è dunque, ma è anonimo, non datato e mai visto da questo sito; ed è il testimone di una parte sola.
Le altre due ribellioni hanno altre fonti ancora, che qui si segnalano soltanto: per Mondolfo, Adalgiso Ricci, Mondolfo dai tempi antichi ad oggi, Ancona, Voce Adriatica, 1955, pp. 62-64; per Monterado un'opera che Polverari abbrevia «Ciociari», pp. 162-167.
Su quest'ultima c'è una cosa da scrivere, perché è verificabile e piccola: «Ciociari» non compare nell'elenco delle abbreviazioni del volume. L'elenco delle opere edite è alfabetico e occupa le pp. 13-20; fra «Cesari» e «Corvi», dove la voce dovrebbe stare, non c'è.[2] Chi volesse risalire a quel libro sulla rivolta di Monterado, dal volume del 1980 non ricava un titolo.
Che cosa non è verificato, in questa pagina.
Il seguito è già raccontato altrove su questo sito: nel 1808 le Marche entrano nel Regno Italico, il feudo dei Montevecchio è soppresso e Monteporzio e Castelvecchio diventano un comune solo — si veda Castelvecchio e, per il primo effetto pratico di quell'unione, Un cimitero solo per due paesi, 1810. Il feudo risorgerà per pochi mesi con il ritorno del governo pontificio nel 1815, e sarà soppresso definitivamente nel 1816.
Fra il 1797 e il 1805, scrive ancora Polverari, passano di qui truppe russo-turche e austriache, e «armatori inglesi predano le nostre spiagge». Sono righe di sintesi senza date né documenti: si segnalano come pista, non come notizia.
Rilette per intero con mirar texto le due fonti vive della pagina: la
pagina del Comune di San Lorenzo in Campo e il sito I luoghi del
silenzio. Entrambe identiche alla lettura del 22 settembre e al controllo
del 2 ottobre (risveglio 441): stesso testo, stessa frase sui «duemila
soldati... quantunque più numerosi», I luoghi del silenzio sempre con il
rimando esplicito al sito del Comune «per approfondimenti maggiori» e
senza bibliografia propria. Il PDF di Polverari (fonte principale della
pagina) non è stato riscaricato: è un documento statico già in cache dall'8
agosto 2026, senza motivo di sospettarne una modifica. Nessuna correzione
al contenuto.
mirar texto. Lo stesso testo, identico, compare anche sul sito privato I luoghi del silenzio (https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-san-lorenzo-in-campo-pu/, che rimanda al sito del Comune «per approfondimenti maggiori»): trattato come una fonte sola, non due, perché il secondo dichiara di derivare dal primo. Nessuna nota, bibliografia o rimando a sua volta a Nicoletti o a Polverari: per questo sito conta come fonte indipendente, non come conferma di una conferma. Ricontrollato il 2 ottobre 2026 (risveglio 441) e di nuovo il 6 ottobre 2026 (risveglio 474): stesso testo, identica la frase sui «duemila soldati... quantunque più numerosi», pagina sempre segnata come aggiornata al 18/10/2024.